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Tecnica e tattica                                           
Tattica individuale: la corretta opposizione fisica                                                                  
La Posizione Frontale Attiva detta la regola per stabilire come il difensore deve atteggiarsi per affrontare,

 per cercare di intercettare la palla diretta in porta o nei passaggi terminali fra avversari in modo da prevenire i gol evitabili.

di Giorgio Pivotti

Tratto dal sito calciatori.com

Considerate essenziali ed imprescindibili le componenti fondamentali del gioco del calcio, dal Regolamento alla Tecnica, alla Tattica con le sue molteplici derivazioni, sistema e modulo, si presenta quanto mai attuale ed improrogabile valutare un importante aspetto del calcio giocato che, a seconda delle situazioni prese in esame, produce effetti immediati primo quello di portare direttamente al gol o, per meglio dire, ad una particolare, specifica categoria di reti che si possono e si devono prevenire, quindi evitare.


Tale problematica, a mio avviso, non è stata finora affrontata con la dovuta attenzione e considerazione, né tanto meno risolta, da parte degli addetti ai lavori, lasciando intendere di essere poco rilevante o poco conosciuta, pur prendendo atto che in letteratura manca un preciso e chiaro riferimento in materia.

Per entrare nel merito della questione ho ritenuto opportuno e prioritario classificare i gol, tutti i gol visibili sui campi di gioco, realizzati nelle circostanze e nei modi più disparati, in due grandi categorie, evitabili ed imparabili, riportando la novità anche nel mio Dizionario-Glossario del Gioco del Calcio.

Tale classificazione trova la sua ragione d’essere, la sua giustificazione nel fatto che se si riesce a rimuovere, ad eliminare sistematicamente e correntemente la causa diretta per cui un gol viene segnato, facendo ricorso agli accorgimenti tecnici specifici più idonei, dopo aver individuato l’errore commesso dal difensore nella situazione di gioco o di palla inattiva, ciò significa che quel gol, essendo evitabile, si può prevenire e quindi eludere.
Appartengono alla prima categoria e statisticamente rappresentano oltre il 60% del totale complessivo quei gol che si possono prevenire applicando, osservando le due regole difensive da cui dipendono, la “Posizione Frontale Attiva”, che tratterò nel presente articolo ed il “Controllo Visivo Attivo”, che sarà oggetto del prossimo.

Il rimanente 40% comprende invece l’insieme dei gol, difficilmente parabili e per questo spesso spettacolari, da manuale, realizzati su episodi, situazioni di gioco tra le più svariate quali: un dribbling vincente, un intervento d’anticipo di piede o di testa, un appoggio smarcante al compagno, un tiro di rara potenza e precisione balistica, uno stacco di testa più alto, una maggior velocità nello scatto o prestanza fisica nel contrasto, un gesto atletico di finezza, imprevedibile (girata, rovesciata, colpo di tacco o di ginocchio) oppure a seguito di un calcio di rigore, di un rimpallo favorevole, di un rimbalzo ingannevole su terreno gibboso, di un errore o svista arbitrale, di un autogol, di una papera oppure di una deviazione involontaria del portiere o del difensore, di un fallo inutile, di una situazione d’inferiorità numerica, di uno schema collaudato e ben congegnato sui calci piazzati, di un tentativo mal riuscito di attuare il fuorigioco e così via.


1)      Sampdoria - Juventus        2004-05
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Nell’esaminare la tipologia di gol evitabili collegati alla “Posizione Frontale Attiva” occorre innanzi tutto individuare, mettere a fuoco le situazioni di gioco che c’interessano da vicino, emergenti dal confronto, dal rapporto diretto tra difensore e palla gestita dal suo diretto avversario, e conseguentemente valutare gli effetti negativi (gol) causati dalla reazione istintiva di girarsi con la parte posteriore del corpo per cercar di ostacolare, di intercettare la palla in arrivo, proveniente da tiri indirizzata in porta oppure da passaggi terminali tra avversari immediatamente prima della conclusione a rete.


2)      Perugia - Juventus             1999-2000 (scudetto perso dalla Juve)
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Una relazione di causa-effetto che provoca ricadute sullo sviluppo del gioco, talvolta con la riconquista della palla seguita da rapide ripartente, più spesso con la realizzazione in prima o in seconda battuta di gol dalle caratteristiche similari, ben individuabili ad un occhio attento, che si possono prevenire e quindi evitare facendo ricorso agli accorgimenti tecnici previsti dalla citata regola.
Prima di analizzare nel dettaglio i singoli momenti, aspetti della gara che ci interessano, per poi fornire suggerimenti e consigli utili per attuare con efficacia e sicurezza l’azione protettiva della porta, arrivando a formulare la regola generale valida per affrontare e risolvere quest’importante problematica calcistica, occorre delineare, individuare l’area di ricerca del gioco.
Tra le molteplici azioni che caratterizzano lo sviluppo del gioco, va presa in esame la fase difensiva per inquadrare il tema tecnico in questione, per spiegare in che modo il difensore deve opporsi fisicamente alla palla in arrivo per annullare al meglio le conseguenze del tiro, del passaggio.
Risulta evidente che tali circostanze di gioco si manifestano e si configurano durante la conclusione dell’azione offensiva immediatamente prima che la palla entri in rete.
Soffermandoci sulla squadra che si sta difendendo, nello specifico si assiste sovente al comportamento sbagliato, alla reazione scomposta dei difensori i quali, sui tiri fintati, piazzati o in movimento contro la propria porta oppure sui passaggi terminali tra avversari, si voltano, si oppongono alla palla quasi sempre senza osservare la regola della “Posizione Frontale Attiva”.

3)      Messina - Lecce               2004-05
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Tale regole, riportata anche nel mio Dizionario-Glossario del Gioco del Calcio, l’ho definita come segue: Modo corretto del difensore di opporsi fisicamente ai tiri in porta contro, come pure ai passaggi di appoggio terminale del diretto avversario al compagno solitamente dalle fasce al centro, effettuati da fermo o in movimento, consistente nel rimanere rivolto al battitore, senza girarsi di fianco o di schiena, per controllare la palla in arrivo, la sua traiettoria, e, quindi, per cercare, regolarmente, con movimenti di spostamento del corpo e di allungamento delle gambe, in spaccata o in scivolata, di intercettarla, d’impedire alla stessa, stoppandola, respingendola o deviandola, di entrare nello specchio della porta o di giungere al destinatario; il giocatore deve opporsi fisicamente al tiro con la stessa mentalità e gli stessi movimenti del portiere, attivando tutte le potenzialità atletiche del corpo per “parare” la palla senza toccarla volontariamente con mani e braccia.”

4)      Juventus - Rapid Vienna    2004-05
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Nella realtà del calcio giocato succede di notare con frequenza come, già all’atto della battuta e più ancora all’arrivo della palla, i difensori, effettivi od occasionali, siano portati istintivamente, non correttamente, a voltarsi, a girarsi di fianco o di schiena, alle volte accompagnando l’avvitamento del corpo con un movimento in elevazione. Cosi facendo i difensori perdono di vista il controllo della palla, la sua traiettoria, tentano, spesso invano, di ostacolare il tiro con la parte posteriore del corpo, restando di solito immobili, fermi, mentre dovrebbero impedire alla palla di filtrare con un intervento frontale, attivo, dinamico, mirato alla sua intercettazione.
Un risvolto dalle conseguenze analoghe si riscontra anche nel dribbling, allorquando il possessore di palla vedendo inutili, vani i suoi tentativi di superare il diretto avversario, abile nel non cadere nella trappola delle mosse, decide di cambiare tattica optando per il tiro fintato, allo scopo di “far paura”, di trarre in inganno l’avversario e quindi, sfruttando la sua reazione a girarsi, cogliere l’attimo per prenderlo in contropiede e saltarlo.
La predisposizione di un programma di allenamento adeguato per imparare ad affrontare queste importanti situazioni di gioco difensive, richiede la conoscenza delle seguenti modalità di esecuzione dell’opposizione fisica, finalizzate alla corretta impostazione del gesto atletico-comportamentale.

5)      Milan - Sampdoria            2006-07
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Quando la palla è diretta contro il difensore, questi, oltre a rimanere in posizione frontale, dovrà adoperarsi per ribatterla o deviarla in tutti i modi consentiti, all’occorrenza alzando lateralmente la gamba interessata, destra o sinistra, astenendosi dal sovrapporre, dall’accavallare l’una sull’altra come spesso erroneamente si vede fare nella realtà. Infatti, se la palla calciata contro passa alla sua sinistra, il difensore dovrà tentare di toccarla allungando, allargando esclusivamente la gamba sinistra, in modo da sfruttare al meglio il movimento-gesto, controllato e funzionale, dell’arto dal basso verso l’alto e non la gamba destra sormontata alla sinistra, in modo rigido e legnoso, con una parziale rotazione del corpo; viceversa se la palla scorre alla sua destra.
In simili circostanze di gioco non è richiesto necessariamente di ribattere il tiro del diretto avversario perché, specie dalla media-lunga distanza, basta un leggero spizzico alla palla per deviarne la traiettoria fuori dello specchio della porta scongiurando la minaccia, evitando il gol.

Una maniera diversa di interpretare questa regola è la posizione frontale passiva, variante che però non risolve il problema in quanto lascia immutato il potenziale pericolo contenuto nei tiri contro. Nella fattispecie, infatti, il difensore, anche se resta rivolto al battitore, spesso rimane impassibile, immobile, non opera alcun tentativo con il corpo per impedire alla palla di filtrare, mostrando alle volte di volersene addirittura schernire, schivare: un atteggiamento che va parimenti modificato e corretto, non essendo proficuo, anzi contribuisce ad accentuare maggiormente la responsabilità del difensore qualora la palla dovesse finire in rete.
In merito a questa regola comportamentale di tattica individuale vorrei precisare un aspetto collaterale molto importante circa la sua finalità nell’ambito di applicazione sul campo, che non va intesa riferita necessariamente alla sola fase finale dell’azione offensiva, contrapposta a quella difensiva per prevenire i gol evitabili ma estesa a qualsiasi zona del terreno di gioco, reparto o interlinea, restando valida la sua efficacia e pertinenza sia per un attaccante sia per un centrocampista quando la palla è in possesso degli avversari.

6)      Lione - PSV                     2006
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Allo scopo di addestrare i giocatori, abituandoli a non voltarsi, a non lasciarsi intimorire dalla palla calciata contro, anche quando si trovano in barriera, sono solito ricorrere ad un allenamento studiato appositamente, dal quale ho potuto ricavare risultati confortanti, rispondenti alle aspettative indipendentemente dalle fasce di età dei calciatori interessati. Se i più giovani sono naturalmente meglio predisposti a recepire prima, ad applicare gli insegnamenti, i consigli, compresa la regola della Posizione Frontale Attiva, ciò non toglie che gli stessi risultati si possano ottenere anche da coloro che sono più avanti con gli anni, hanno già alle loro spalle una maggior esperienza di gioco, purché abbiano l’umiltà di saper ascoltare, la consapevolezza di mettersi in discussione e di trasferire nella pratica le direttive del mister.
Trattando questo specifico argomento tecnico specialmente nelle occasioni d’incontro con i colleghi, sono solito sostenere che il verbo aggredire e l’azione dell’aggredire vanno usati solo con riferimento alla palla e non anche all’uomo-avversario il quale, invece, deve essere pressato, attaccato, contrastato, marcato. E questo per cercare di smorzare, di attenuare l’eccessiva animosità in campo e fuori che talvolta anche le parole, usate male, possono contribuire ad alimentare.


7)      Palermo - Roma               2006-07

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Se il concetto di aggressione della palla, intesa come qualcosa che va cacciata, braccata, catturata per impedire di filtrare, di passare, di penetrare, facesse parte integrante della formazione, del bagaglio tecnico del calciatore, indipendentemente dal ruolo, il problema dei gol evitabili si presenterebbe senz’altro ridimensionato, avrebbe minor peso, sempre che a livello addestrativo, istruttivo ci fosse un’adeguata informativa e preparazione da parte degli operatori di settore.

8)      Italia U.21 - Austria          2006
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Bisogna tuttavia rilevare e riconoscere che vi sono dei giocatori i quali per spirito combattivo e slancio, impeto agonistico, per carattere, per scelta personale, non esitano a fare ricorso ad ogni loro mezzo, capacità, risorsa fisico-atletica e qualità tecnica per intervenire con movimenti del corpo, delle gambe, testa compresa, in difesa della propria porta, della propria zona, restando caparbiamente, intenzionalmente, coraggiosamente di faccia, frontali alla palla in arrivo.

9)      Francia - Italia                  2006
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A mio avviso l’atteggiamento di questi giocatori nell’applicare correttamente la regola della “Posizione Frontale Attiva” non rappresenta il frutto di un insegnamento specifico, finalizzato, ricevuto a monte, mancando nella realtà, ripeto, quell’azione propedeutica che gli addetti ai lavori dovrebbero saper indicare e garantire a livello di studio nei corsi per allenatori o durante la loro permanenza alla conduzione tecnica della squadra.
Al riguardo molti giocatori portano come pretesto il timore di farsi male all’impatto con la palla e in tal modo giustificano la loro reazione di girarsi, di mostrare la schiena all’avversario, cosa che non esito definire come un atto di rinuncia alla difesa. Una “paura” peraltro ingiustificata sul piano dell’effettivo pericolo personale, in quanto l’esercizio e l’addestramento, se opportunamente curati ed assimilati, sono in grado di assicurare ai giocatori quell’autocontrollo e quelle cautele che gli consentono di proteggersi, di ripararsi le parti più esposte del corpo proteggendo nello stesso tempo la propria porta.
A tal proposito torna utile e vantaggioso prendere ad esempio, imitare l’atteggiamento del portiere quando è chiamato alla parata, ad intervenire, a distanza anche ravvicinata, sui tiri piazzati o in movimento calciati contro per mandare la palla in rete in prima o seconda battuta. In simili circostanze di norma il portiere non reagisce mai girandosi o voltandosi alla palla perché evidentemente ciò non fa parte del suo schema mentale che lo spinge per ruolo, ma anche per essere stato preparato, formato a difendere la propria porta, a neutralizzare le conclusioni avversarie ricorrendo alle potenzialità fisico-atletiche del corpo per cercare di bloccare, respingere o deviare la palla fuori dei pali. Altrettanto vale a tutto campo per il giocatore e specificamente per i difensori se vogliono contribuire a prevenire i gol evitabili.

Il calciatore, pertanto, nell’applicare correttamente la tattica individuale difensiva sulla palla in arrivo è tenuto ad immedesimarsi nella funzione di portiere, affrontando la situazione con caratteristiche e mentalità uguali alla sua per aggredire la palla in modo attivo, frontale, per fare opposizione fisica come se si trattasse di “parare” il tiro, la conclusione a rete, escluse mani e braccia.
Cosa dire allora di certe entrate in takle scivolato, a gambe tese, della durezza di certi interventi, contrasti, colpi proibiti sull’uomo, spesso intenzionali per far male, che possono procurare altri e ben più gravi danni sul piano fisico e dell’incolumità del giocatore?

10)  Torino - Chievo                2006/07
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A supporto di questo mio studio ho provveduto a registrare in videocassette una serie numerosa di gol della specie, riprodotti da partite giocate ai massimi livelli, nei campionati di serie A-B-C, coppe e competizioni internazionali. E’ mia consuetudine, seguendo il metodo di lavoro adottato nell’approfondire argomenti o temi tecnici particolari, soprattutto se innovativi, trattare la materia non solo scrivendo o parlando, ma soprattutto accompagnando la tesi sostenuta con prove e documenti filmati ricavati dalla realtà del calcio giocato.
Un gol su tutti, tra i più clamorosi di quelli evitabili, che vorrei portare com’esempio principe per le immediate e rilevanti conseguenze avute, si riferisce alla partita Perugia - Juventus del campionato 1999/2000, vinta per 1 a 0 dai padroni di casa, costato alla squadra bianconera nientemeno che la perdita dello scudetto, laddove sul tiro del perugino Calori, con forza appena sufficiente per mandare la palla in rete, il difensore juventino che gli stava davanti si è opposto fisicamente con una girata prima di fianco e poi di schiena disattendendo in pieno la regola della Posizione Frontale Attiva. Nessuna voce critica allora si era alzata per spiegare, rilevare questo clamoroso errore difensivo.

L’analisi e la dinamica di esecuzione di questo gol decisivo che si poteva e si doveva prevenire, costituiscono temi tecnici importanti e specifici che continuano a non trovare spazio nei dibattiti, nei commenti televisivi, nei corsi per allenatori, nello stesso spogliatoio.

Tutto ciò rappresenta un’evidente lacuna informativa e culturale sul piano calcistico che mi auguro possa essere colmata con il contributo di tutti gli addetti ai lavori, come ho cercato fin qui di fare nell’ambito dell’analisi condotta su una particolare categoria di gol evitabili.


Giorgio Pivotti, ex dipendente di banca ora in pensione, abita a Castelfranco Veneto (TV).
Al calcio, il suo sport preferito, si è avvicinato fin da giovanissimo per poi proseguire a giocare in ambito dilettante.
Dopo aver partecipato nel 1978 al corso per allenatori di terza categoria, conseguita l’abilitazione si è dedicato in prevalenza alla conduzione tecnica di squadre giovanili anche se non in via continuata per motivi professionali.
Ciò tuttavia non gli ha impedito di seguire il calcio a livello di studio e di approfondimento e nel 1985, raccolte alcune considerazioni, osservazioni tecniche sul calcio giocato, le invia al Notiziario del Settore Tecnico della Figc dove vengono pubblicate come uno dei primi articoli scritti da un allenatore dilettante.
Da allora altri contributi appaiono sulla stessa rivista, su L’Allenatore dell’Aiac che nel numero di luglio/agosto 2008 pubblica il suo ultimo articolo “Tattiche moderne antigol” e dallo scorso anno anche sui siti Internet, integrati dalle immagini filmate dei gol dimostrativi.
Ha suddiviso i gol, oggetto principale dei suoi studi sul calcio, in due grandi categorie imparabili ed evitabili, facendo di quest’ultimi il suo pallino con le regole appositamente elaborate per imparare a prevenirli, la Posizione Frontale Attiva ed il Controllo Visivo Attivo. Un percorso di ricerca e di analisi che si è andato perfezionando nel tempo fino a proporre un nuovo, inedito sistema difensivo chiamato “Difesa Elastica” più rispondente alle esigenze del calcio moderno.
Nel 2004 da alle stampe il suo primo libro dal titolo “Dizionario-Glossario del Gioco del Calcio” a cura della casa editrice Nuova Prhomos di Città di Castello (PG), un lavoro voluto con convinzione e determinazione avendo verificato che un testo del genere, di così ampia portata con oltre 2.200 voci, non era mai stato scritto prima, e quindi con la consapevolezza di colmare un vuoto esistente nel panorama della nostra letteratura sportiva e calcistica in particolare.