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Preparazione atletica
Sistema nervoso e sistemi energetici: separati o integrati?
Scolasticamente, ad oggi, esistono due grandi categorie di capacità motorie, a rappresentare la prima importante suddivisione di una complessa classificazione, successiva ed a queste subordinata.
Le capacità coordinative e le capacità fisiche sembrerebbero caratterizzare i vari aspetti della motricità.

di Emanuele Bruzzone

Tratto dal sito calciatori.com

 

 
   

Scolasticamente, ad oggi, esistono due grandi categorie di capacità motorie, a rappresentare la prima importante suddivisione di una complessa classificazione, successiva ed a queste subordinata.
Le capacità coordinative e le capacità fisiche sembrerebbero caratterizzare i vari aspetti della motricità.
Mentre le prime assolverebbero agli aspetti qualitativi del movimento, laddove, a livello fisiologico, le fasi di reclutamento e di sincronizzazione degli interventi muscolari dovrebbero tendere alla miglior economicità, le seconde si occuperebbero di mantenere il più a lungo possibile “pulite” le procedure di cui sopra (resistenza).
Inoltre, eventuali vincoli temporali forzerebbero il tutto a svolgersi nei lassi più brevi possibili (velocità e forza).
S’intuisce immediatamente che in ogni movimento le citate capacità sono continuamente e, soprattutto, CONTEMPORANEAMENTE, implicate.
La SPECIFICITA’ dell’esercizio determinerà quindi le percentuali e le modalità con cui queste saranno chiamate ad ottemperare.
Eseguire contrazioni nel rispetto integrale degli interventi di gruppi muscolari assolutamente vincolati tra loro, attraverso successioni contrattili specifiche per ogni gesto, ed all’interno di coinvolgimenti cosiddetti “a catena”, consente di riprodurre fedelmente anche una bio – meccanica dell’esercizio, laddove inesattezze di pochi gradi produrrebbero risultati ben lontani dalle convenienze dell’azione e quindi anche maggiormente dispendiosi.
Insomma, un codice, che volesse identificare i coefficienti d’impiego delle varie capacità coinvolte in un singolo movimento risulta praticamente irripetibile.
E per un’identica azione ogni individuo manifesta coefficienti di spesa necessariamente propri.
Sul costo di un movimento s’inserisce peraltro il nodoso argomento dei sistemi di rifornimento energetico, da quando, nel lontano 1933, lo studioso R. Margaria espose e successivamente sviluppò i principi bio - chimici dai quali ancor oggi la teoria dell’allenamento sportivo prende spunto.
Purtroppo, attraverso una eccessiva semplificazione delle teorie concluse dall’autore, le metodologie di allenamento suddividono piuttosto distintamente i vari processi di approvvigionamento, identificando la fisiologia del movimento con 3 importanti riferimenti di base:
· Il lavoro aerobico
· Il lavoro anaerobico alattacido
· Il lavoro anaerobico lattacido

La quantificazione dei singoli aspetti metabolici sembra fornire sufficienti garanzie per ritenere corretta una determinazione di parametri sui quali lavorare ed incrementarne le capacità con conseguenti massimi vantaggi durante la gara.
Una sommaria suddivisione, sostanzialmente fondata sull’utilizzo o meno di ossigeno e sull’accumulo o meno di lattati nel sangue, rappresenta il sostegno dal quale progettare ogni programma di condizionamento organico.
Ed in effetti ogni attività fisica richiama a processi di rifornimento nei quali prevale un meccanismo sugli altri.
Tipicamente la corsa lunga lenta viene assimilata ai lavori di tipo aerobico, soddisfatta con la sola respirazione, i lanci e i salti, ma anche le corse di brevissima durata rientrano nei lavori cosiddetti anaerobici alattacidi, e si giovano delle risorse “a pronto impiego” (ATP preformato e fosfocreatina), mentre le corse sostenute e protratte, fino ad alcuni minuti, innescherebbero manifesti sviluppi d’intossicazione ematica, introducendo peraltro l’attivazione di un processo chimico assai oneroso, la glicolisi anaerobica.
Questa impostazione ha orientato alcuni studi e le conseguenti teorie e metodologie applicate verso programmi che portassero all’innalzamento di alcune capacità attraverso percorsi opinabili almeno sotto un paio di importanti aspetti o quantomeno non estendibili a tutte le attività:
1. i principi dell’ allenamento, anche nelle complesse ed articolate discipline di situazione, eludono il concetto dell’integrazione tra i vari sistemi bio – chimici, durante il lavoro, proponendo mezzi dedicati al potenziamento mirato ad uno specifico sistema ed ottenendo obiettivi d’incremento non sulla miscela di rifornimento utile al modello specifico, ma bensì su una precisa capacità metabolica.
2. Con riferimento particolare agli sport situazionali, la tipologia delle proposte contempla scarse connessioni con i “modelli funzionali”, che, come rilevato nelle precedenti considerazioni, constano di dinamiche assolutamente proprie, laddove capacità condizionali e coordinative sono richiamate in una contemporanea partecipazione. Tra l’altro immerse in contesti di gioco abbondanti d’informazioni, anche loro decisamente concorrenti e condizionanti sulla scelta dell’azione da compiere ed ovviamente sull’azione stessa.
La peculiarità e la ricchezza dei ragguagli derivanti da una situazione di gioco attribuisce oltretutto una evidente precedenza agli elementi nervosi del movimento, piuttosto che a quelli organico - muscolari, deputati unicamente alla fase esecutiva.
La qualità e la funzionalità di questa vanno chiaramente ricercati a livello del SNC, che nella mera contrazione trasferisce i momenti neuro – motori dell’atleta.
Ottimizzare la durata (resistenza) e la frequenza (velocità e forza) delle reiterazioni non consente di trascurare quei momenti di elaborazione – scelta su quanto analizzato, canalizzandoli in risposte economiche (coordinazione) ed evidentemente finalizzate ad uno scopo (pensiero tattico).
Questa contemporaneità degli interventi dovrebbe razionalmente far riflettere sulla possibilità di considerare l’atleta nella propria unitarietà ed unicità, organizzando programmi di condizionamento che valutino siffatte priorità.
Sollecitare per blocchi le diverse parti (?) costituenti un’espressione motoria rischierebbe senza dubbio di produrre, in definitiva, caratteristiche di lavoro improprie.
Un lavoro “a secco” sulla potenza aerobica, ad esempio, consente di adattare l’atleta, ma su prestazioni fisiologicamente non funzionali rispetto a quanto richiesto dal modello specifico, caricandolo di fatiche inutili e sottraendo tempo ad altri aspetti, magari deficitari e comunque da proporre in modo congiunto.

Va peraltro riconosciuto che, da qualche tempo, nell’ambito dei giochi sportivi, una metodologia che preveda l’incremento degli obiettivi tecnici ed atletici ottenuto, in prevalenza, attraverso mezzi di tipo integrato e situazionale sembra incontrare significativi consensi.
Durante gli allenamenti sono sempre più numerosi quei tecnici che stabiliscono proposte “integrate” col fine d’incrementare aspetti correlati al sistema nervoso insieme a quelli di tipo bioenergetico.
Nell’analizzare i vantaggi offerti, preferendo questa alternativa metodologica,
deve pure essere sottolineata l’affermazione dell’importante principio dell’individualizzazione del carico.
Le reazioni fisiologiche di un soggetto alla somministrazione di un lavoro assumono tipicità esclusive.
Le metodologie tradizionali “a secco” stabiliscono distanze da ricoprire per un certo numero di volte, ad un certo ritmo di corsa e con un recupero prestabilito tra le corse. E questo se non per tutto il gruppo almeno per sottogruppi affini, precedentemente testati.
Tale carico determinerà aggiustamenti ed adattamenti conseguenti assolutamente personali e non standardizzati sul gruppo. Gli effetti saranno eterogenei e, nei casi più favorevoli, ogni atleta ne trarrà diverso beneficio.
Le proposte situazionali vantano il pregio di calibrarsi sul singolo atleta, coinvolgendolo in impegni che, oltre ad avere il merito di riproporre indicazioni assai prossime alla prestazione di gara, consentono di ottimizzarne il carico, tarandolo sulle capacità personali e momentanee.
L’atleta va inteso quindi nella sua unitarietà psico – fisica, ma altresì come prodotto di una sommatoria unica ed irripetibile e con risposte proprie ad ogni forma di stimolazione.
Per concludere elenchiamo alcune indicazioni - valutazioni di possibile utilità nell’ avvicinarsi a questi metodi di allenamento:

· dimensioni e forma dello spazio all’interno del quale far svolgere siffatte proposte rappresentano un parametro dal quale ne consegue una tipologia di corsa correlata con una contemporanea facilitazione/complicazione sotto l’aspetto tecnico-coordinativo.
· Il numero dei giocatori coinvolti aumenta/riduce l’intensità della proposta.

Il parametro intensità, riferito al modello funzionale, coinvolge l’incremento/decremento di tutte le capacità richiamate, laddove una semplificazione del mezzo potrebbe rientrare in una fase iniziale di apprendimento.

· Situazioni di sotto/sopranumero, aumentano/riducono le difficoltà di lettura del gioco, favorendo un rafforzamento sotto gli aspetti tecnico - tattici, ma altresì, interessando la componente organico – muscolare.
· Particolari condizionamenti ( tocchi limitati…) possono nuovamente incrementare il numero delle corse senza palla (capacità condizionali), nella contemporanea effettuazione di aspetti tecnico (trasmissione palla) – tattici (smarcamento) del gioco.
· La tipologia della meta può a sua volta indirizzare verso strategie di gioco favorevoli alla realizzazione dell’obiettivo (linea, porta, porte laterali …), sempre in abbinamento a momenti di contemporaneo coinvolgimento atletico.
Le competenze, ma anche la fantasia e l’iniziativa del tecnico andranno a rappresentare quei valori aggiunti necessari nel conferire reale spessore didattico affinché i ragguagli siano diretti al concreto insegnamento di una azione motoria finalizzata ed idonea ad uno scopo.


Ringraziamenti:

esprimo sincera gratitudine verso il Prof. Riccardo Capanna.
Dalle Sue argute considerazioni nascono inevitabilmente, in chi nutre interesse per l’argomento, consistenti dubbi sulle attuali teorie dell’ allenamento, in particolare se riferite a discipline articolate, situazionali e collettive come i giochi sportivi.

Emanuele Bruzzone:
allenatore di base FIGC,
istruttore calcio FIGC,
diplomato ISEF,
laureato in Scienze Motorie.
ebruzz@dipteris.unige.it