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Tecnica e tattica
Pressing ultra-offensivo
Modulo 4-4-2 - Articolo tratto dal libro"Pressing" edito da www.allenatore.net

Tratto da :

Per praticare un efficace pressing ultra-offensivo è necessaria la partecipazione globale di tutta la squadra, attaccanti compresi. Lo svantaggio derivante dal fatto che la squadra, originariamente in fase offensiva, nel momento in cui ha perso la palla, non è, ovviamente, in posizione ottimale per praticare un pressing organizzato è compensato dal fatto che anche gli avversari una volta entrati in possesso palla non sono nelle posizioni ottimali per sviluppare la manovra di attacco. Una immediata azione individuale di pressione sul possessore può rallentare quindi lo sviluppo della manovra avversaria permettendo alla nostra squadra di recuperare una posizione difensiva più idonea. La pressione sul possessore può però anche stimolare costui a giocare velocemente in proiezione offensiva non dandoci il tempo di recuperare. In pratica se l'avversario che ha riconquistato palla è svelto a leggere la situazione e a far ripartire la propria squadra ecco che il tentativo di mettere pressione immediata sul possessore non è altro che uno stimolo in più che diamo a costui nell'alimentare con estrema velocità il contrattacco. Se viceversa il giocatore entrato in possesso di palla è lento, non è abituato e non riesce a far ripartire l'azione con sollecitudine ecco che su di lui la pressione immediata raggiunge l'obiettivo di rallentare ancor di più lo sviluppo offensivo della manovra avversaria. Oltre alla qualità del giocatore, al fine di valutare le potenzialità di costui nel far ripartire o meno la propria squadra, è importante considerare il contesto in cui si trova ad operare (zona di campo, posizione del corpo, ecc.).
Il pressing offensivo o meglio, il pressing immediato in zona offensiva si basa più sull'abilità della squadra nell'accorciare con rapidità sul possessore e sugli appoggi e sostegni che non sulla capacità di creare situazioni di superiorità numerica. Il giocatore che viene a trovarsi in situazione di possesso nella propria metà campo sente, ovviamente, molto di più la responsabilità di una eventuale perdita del pallone che non il giocatore che si trova ad amministrare la palla nei pressi dell'area avversaria. Tutto ciò fa si che le giocate utili o intelligenti a sua disposizione diminuiscano (ad esempio il dribbling diventa una scelta estremamente azzardata e quindi inutilizzabile) e che il possessore pensi più ad evitare di perder palla che non ad alimentare l'azione di attacco. Ecco quindi che una delle soluzioni più ricercate da parte del possessore sotto pressione sarà il rinvio. In conseguenza di ciò, per effettuare un efficace pressing immediato è necessario:
mettere pressione sul possessore;
chiudere con tempismo le possibili soluzioni in disimpegno (scarico, passaggio su appoggio corto) al possessore; essere abili nella copertura degli appoggi lunghi su cui verrà indirizzato il lancio lungo.
IL PRESSING IN ZONA OFFENSIVA

C’è da considerare che il pressing in zona offensiva può esser attuato per tutta la durata della gara o solo in seguito a determinati accadimenti avvenuti nel corso del match. Nel primo caso è la filosofia dell’allenatore che influenza la strategia difensiva della squadra mentre quando la squadra lega il proprio comportamento tattico a determinati fattori (sta perdendo, la squadra è in superiorità numerica e vuole vincere, manca poco alla fine ed è necessario sbloccare il risultato ecc.) sono proprio questi ultimi a condizionare, modificandola, la strategia di partenza.
Prima di addentrarci nell’analisi tattica e delle caratteristiche del pressing in zona offensiva è basilare evidenziare le enormi differenze che esistono tra il pressing offensivo e quello difensivo.
Analizzando il comportamento tattico delle squadre di calcio è possibile notare che il posizionamento dei difensori in fase offensiva è piuttosto statico e facilmente intuibile andando questi a muoversi lungo direttive ben predefinite. Viceversa, in zona offensiva, gli attaccanti movendosi sul tutto il fronte ed i centrocampisti potendo inserirsi, determinano una situazione di elevata dinamicità per cui è più complicato stabilire dei precisi punti di riferimento per coloro che sono chiamati a difendersi.
Ovviamente tutto questo avviene per ovvie ragioni tattiche: spesso i difensori ed il reparto arretrato in genere giocano in superiorità numerica rispetto al reparto avanzato avversario per cui risulta sufficiente un corretto giropalla per guadagnare campo. In secondo luogo il tourbillon di movimenti che avvengono in zona di attacco è difficilmente praticabile in zona difensiva per gli eccessivi rischi che si correrebbero nel caso di perdita di possesso palla (con la squadra che avrebbe notevoli difficoltà a ricompattarsi). All’opposto una elevata dinamicità dei giocatori è indispensabile in zona offensiva quando si affrontano difese schierate che possono oltretutto giocare in situazione di superiorità numerica.
Questi concetti ci portano a considerare che può essere più agevole dare dei punti di riferimento da “attaccare” quando si opta per il pressing in zona d’attacco piuttosto che per quello praticato in zona difensiva.
Naturalmente a questo vantaggio viene però a contrapporsi il fatto che per praticare il pressing in zona d’attacco è necessario che la palla stazioni in tali settori del campo e che ciò può non dipendere solo dalla nostra abilità nel mantenere la squadra corta e compatta con la linea arretrata schierata nei pressi della metà campo.
Un uso continuo e sistematico del lancio lungo da parte della squadra avversaria, teso a saltare il centrocampo rende, infatti, complicata l’applicazione del pressing offensivo.
Al di là di ciò, per praticare un valido pressing ultra-offensivo è fondamentale che la squadra sia brava nell'elastico per mantenersi alta e che sopratutto i giocatori siano abili nella transizione negativa (passaggio alla situazione di possesso palla alla fase difensiva) in modo da impedire sul nascere l'organizzazione della manovra avversaria.
Abbiamo visto in precedenza come più che il raddoppio sul possessore di palla (che data la zona in cui si trova ad operare deve già ridurre il ventaglio di soluzioni disponibili) sia importante per la squadra una omogeneità di tempi di pressione. Quando un giocatore va in pressione sul possessore gli altri devono contemporaneamente “accorciare” sui giocatori avversari cui può esser scaricata la palla (appoggi vicini e lontani e sostegni). La vera difficoltà nell'organizzare un redditizio pressing in zona offensiva deriva proprio dal riuscire a dare alla squadra tempi di lavoro comuni. Una delle chiavi per riuscire comunque a mascherare eventuali carenze nei tempi consiste nel far si che la squadra riesca a difendere, con tutti i suoi componenti, con la massima aggressività in ogni zona del campo. Mettere la massima pressione sugli avversari significa, infatti, (oltre che costringerli a giocare al nostro ritmo) rallentare, in linea generale, i tempi di giocata del singolo e conseguentemente dell'intero team con il vantaggio, a noi favorevole, di avere più tempo per le scalate e minori possibilità di arrivare in ritardo.
Per riassumere, è possibile evidenziare che i fattori più importanti per un'ottimale esecuzione del pressing in zona offensiva sono:

· capacità della squadra di lavorare con tempi comuni;
· rapidità nella transizione negativa e nell'adattarsi alle varie situazioni tattiche di campo;
· aggressività.

Da un punto di vista strategico, per organizzare un puntuale e redditizio pressing in zona di attacco è necessario “plasmare” il nostro schieramento in relazione al modulo tattico adottato dagli avversari, ed in particolare è importante:

· analizzare il numero dei componenti la linea di difesa;
· studiare i movimenti e le aperture ricercate dal reparto difensivo avversario in modo tale da schierare la nostra squadra secondo il sistema che meglio si adatta alla chiusura sistematica delle “soluzioni di giocata” dei difensori pervenuti in possesso palla.


Se, ad esempio, siamo chiamati ad affrontare un avversario schierato con il sistema 4-3-3 importante sarà, per ottimizzare l’efficacia del pressing in zona di attacco, andare a chiudere i giocatori e le linee di passaggio evidenziate nella figura.

I difensori esterni (punti di riferimento essenziali su cui si appoggiano i centrali nel giropalla) ed il centromediano (vertice fondamentale per costruire la manovra palleggiata) sono i giocatori che andranno “curati” maggiormente.
Ma, oltre ad identificare gli uomini su cui portare il pressing, dovranno esser chiari per i giocatori le linee di passaggio da chiudere per rendere problematico lo sviluppo della manovra avversaria. Ad esempio, con palla in possesso del terzino destro 2, gli avversari da chiudere sono:

· il difensore centrale a sostegno (6);
· i centrocampisti che fungono da appoggio interno (8 e 4);
· l’ala destra (7) in posizione laterale;
· Il centravanti (9) che funge da riferimento centrale avanzato.

Se per effettuare il pressing difensivo è importante conoscere i movimenti di smarcamento ricercati dalle punte e le direzioni degli inserimenti dei centrocampisti al fine di predisporre densità difensiva favorevole ed organizzare i raddoppi, quando si intende effettuare il pressing in zona di attacco diventa basilare definire i punti di riferimento avversari in fase di impostazione e le linee di passaggio da coprire.