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Portieri
La posizione eretta
Considerazioni sul metodo del tuffo lungo

Tratto dal sito Calciatori.com

di Sergio Rossi

In diversi miei interventi ho scritto che il metodo in oggetto permette di ottenere i risultati dichiarati con tutti i portieri che si sottopongono al test. Ritengo che queste affermazione possa avere almeno una situazione tipica che sembra la smentisca. E’ un caso abbastanza logico e riguarda la possibilità di un allievo di sottoporsi più volte alla prova. In questo contesto non si ottiene un miglioramento medio di 80 cm per ogni ripetizione ; può quindi succedere che un allenatore non riscontri i miglioramenti perché il portiere aveva già effettuato il test, magari con un altro preparatore. Egli può però avere la conferma che il suo estremo difensore ha memorizzato la metodologia osservando se lo spazio coperto in tuffo, senza effettuare passi di avvicinamento, sia attorno ai 360 cm. Dopo questa premessa è il caso di prendere in considerazione quella che suppongo sia la causa principale dell’incompleto sfruttamento della potenzialità biomeccanica - atletica - morfologica del portiere : la cultura occidentale. Non è uno scherzo e neppure avete letto male. Intendo proprio la cultura occidentale. Nel mio articolo “Come migliorare il tuffo lungo in una sola seduta di allenamento” (link) è stato evidenziato come, a fronte di uno spazio di cm 336 da coprire a destra e sinistra del portiere, si contrappone una potenzialità di circa cm 360, per un portiere adulto. Le partite sono invece a dimostrarci che la succitata potenzialità non viene sfruttato appieno. Perché ? La mia risposta parte dall’infanzia del portiere in esame. Nella prima fase della sua vita, questo bambino deambula a carponi. Poco alla volta acquisisce la posizione eretta e, da questo momento, l’ambiente che lo circonda lo invita sempre più pressantemente a mantenerla. Pensiamo solo ai genitori quando affermano “Stai su da terra che ti sporchi” oppure “Non rotolarti per terra che ti fai male” o, peggio ancora, pensiamo di incontrare un bambino di 8 - 10 anni che cammina a carponi per la strada come se nulla fosse. Il primo pensiero sarebbe rivolto alla sua integrità mentale. Diventa quindi obbligatorio consolidare la posizione eretta e “dimenticare” quella utilizzata in precedenza. La differenza principale tra queste due tipologie di posture sta nel fatto che :

Þ per mantenere la posizione eretta è indispensabile mantenere la proiezione del baricentro all’interno della base
Þ nei vari contatti al suolo, la proiezione del baricentro entra ed esce dalla base
Il nostro bambino in questione cresce e, a 10 anni per esempio, gioca a calcio con i suoi amici ; si trova in una porta e deve eseguire un tuffo, il primo della sua vita. Immaginiamo di entrare nel suo cervello e vediamo cosa succede. Avendo conquistato la posizione eretta attorno al primo anno di vita, egli ha consolidato ben nove anni con questa postura. Per contro, più o meno nove anni fa, egli ha smesso gradualmente di utilizzare il contatto sistematico con il suolo. Ora lui cerca di intercettare il pallone e per farlo deve attuare un gesto tecnico per la cui realizzazione occorre che la proiezione del baricentro cada all’esterno della base. Questo condizione è l’esatto contrario della sua postura consolidata, il mantenimento della proiezione del baricentro all’interno della base. Un bel problema ! In pratica egli si è “allenato” a rafforzare l’istintività e la funzionalità di una posizione che risulta essere assolutamente inidonea per l’esecuzione del gesto tecnico richiesto, il tuffo. Per contro ha dovuto smettere l’ “allenamento” ed il consolidamento delle posture e delle sensazioni che ora gli sarebbero utilissime. Qual’è il risultato conseguente ? La gamma possibile è ampissima ed è trattata in modo estesa nel libro della pubblicazione “Professione Portiere” (link)
Sintetizzando si può affermare che ne deriva una esecuzione motoria formata dalla interazione delle due esigenze principali :
1) far uscire la proiezione del baricentro dalla base per avvicinarsi al punto di passaggio della traiettoria del pallone
2) “l’esigenza istintiva” di mantenere la proiezione del baricentro all’interno della base
Ecco dove si inizia a creare dispersione tra il potenziale e la prestazione ; questa forbice è destinata ad allargarsi con il passare degli anni.
Se vi è rimasto un qualche dubbio a proposito dell’istinto del mantenimento della posizione eretta, possiamo verificarlo con una semplice prova :
se una persona in stazione eretta (quindi baricentro che cade ben all'interno della base) riceve una spinta inattesa, per esempio sulla spalla, il suo comportamento è riscontrabile tra questi:
1) la spinta è di forza così marcata per cui il baricentro esce velocemente ed in modo deciso dalla base; la persona in questione non trova difese e la caduta può diventare una conseguenza
2) la spinta non è di forza elevata per cui il baricentro resta all'interno della base in quanto la persona in questione riesce ad ammortizzare la spinta stessa (ad esempio puntellando la gamba nell'intento di ammortizzare e contrastare la forza della spinta)
3) la spinta è di forza intermedia per cui il baricentro potrebbe anche uscire dalla base originaria ma la persona in questione riesce comunque a mantenerlo all'interno spostando la base d'appoggio ed allontanandosi così dalla origine della spinta stessa.

E' da rilevare come sia costante l'intento di mantenere il baricentro sempre all'interno della base, obiettivo che viene raggiunto solo nelle ultime due reazioni. Per contro, se si anticipa a questa persona la nostra intenzione di voler dargli una spinta il relativo comportamento sarà:
4) o quello di evitare l'impatto allontanandosi dall'origine della spinta lungo la direttrice della stessa in modo da ricollocare la base in sovrapposizione alla nuova posizione del baricentro spostato dall'urto
5) oppure allargare le gambe per aumentare la lunghezza della base, puntellare il piede lontano ed inclinare la colonna vertebrale in modo che il baricentro cada sul piede più vicino alla sorgente della spinta opponendo così da subito resistenza. Questo anche per poter disporre della maggior escursione dovuta alla maggior lunghezza possibile della base onde poter ammortizzare la spinta senza che il baricentro ne esca evitando così la caduta

Tornando alla domanda posta in precedenza, la risposta non può essere che la seguente: il comportamento automatizzato e consolidato in modo primario e che sarà quindi attuato, è il mantenimento del baricentro all'interno della base. Da rilevare che, in contrapposizione a ciò, il gesto tecnico del tuffo è realizzabile solo ed esclusivamente se il baricentro si trova all’esterno della base per un tempo sufficientemente lungo.

Ricapitolando :
la cultura occidentale ed il nostro ambiente ci “impone” di consolidare la posizione eretta ponendo nel “dimenticatoio” le altre posture che sono ad essa antitetiche. Da una parte è un bene in quanto le attività giornaliere comuni sono principalmente svolte con l’intento di mantenere il baricentro all’interno della base. Pensiamo non solo alla deambulazione ma anche allo star seduti per mangiare, lavorare, colloquiare tra amici. D’altronde il non “utilizzo” di altre posture non arricchisce il bagaglio di esperienze ma, anzi, contribuisce ad “accantonarne” alcune vissute in precedenza. Ed, in questo caso, si limita il potere dell’utilizzo di quelle che sono le sue potenzialità. Un handicap non da poco.


di Sergio Rossi
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