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Tecnica e tattica La fase di non possesso nel 4-3-3: premesse di base

di Marco Proto

Tratto dal sito calciatori.com

   
 
     
   

La questione, in effetti, è questa: come ci si difende nel calcio? E’ ovvio che la squadra in fase di attacco, per giungere alla conclusione a rete da posizione favorevole, ponga in essere movimenti e strategie di gioco che consentano di mantenere innanzitutto il possesso della palla, e quindi di creare spazi utili per liberare l’uomo al tiro.

Ed è altrettanto ovvio, allora, che la squadra difendente faccia di tutto per chiudere gli spazi utili entro cui poter condurre o ricevere la palla. Ciò, inevitabilmente, costituisce un presupposto favorevole per la riconcquista della stessa (ad esempio, per un errore dell’avversario in fase di stop o di dribbling).
Si è detto, impedire di “condurre o ricevere la palla”, e vi sono due modi per realizzare questo sul terreno di gioco: controllare l’uomo e/o controllare lo spazio, la zona di campo. Quella congiunzione ambivalente “e/o” vale a significare che non vi è spazio, nel ragionamento riguardante lo sport, per contrapposizioni teoretiche. Nella pratica, e forse anticipando un po’ le cose da dire in questa sede, una fase gestita a zona senza il contemporaneo controllo dell’uomo non servirebbe proprio a nulla…mentre una fase gestita a uomo sarebbe assolutamente inefficace senza la considerazione della zona di campo e degli spazi di gioco che fanno da background all’azione individuale.
Ma cerchiamo di capire quali sono i motivi di fondo che caratterizzano in maniera peculiare i due sistemi difensivi. In parole molto semplici, quasi da spogliatoio, si può dire che nella marcatura a uomo la squadra gestisce in tal modo la fase di non possesso: ognuno è chiamato a francobollare i movimenti di un singolo avversario; in pratica, dove si muove il loro, c’è il nostro che lo segue, che lo controlla, che lo “marca” appunto. Vediamo l’esempio in figura 1:


Figura 1


L’avversario (giallo) ha superato il proprio diretto avversario, e conduce la palla verso l’area dei neri. I suoi compagni aggrediscono spazi per sottrarsi al controllo degli avversari o quantomeno per creare spazi utili per gli altri. Come gestiscono i neri le azioni di attacco effettuate dai gialli? Con un dispositivo a uomo, cioè ciascun difendente prende il controllo dei movimenti di un singolo uomo, a prescindere dalle effettive traiettorie di passaggio o di conduzione disegnate dal possessore di palla avversario.

Se così è, è chiaro che il sistema salta nel caso in cui nessuno riesca ad affrontare il possessore di palla in un tempo relativamente immediato. E qualora il giocatore saltato non riesca proprio a recuperare la sua marcatura, il dispositivo si avvale di determinati “meccanismi d’emergenza”:
1) la predisposizione, nel reparto difensivo, di un giocatore libero da marcatura specifica, appunto il c.d. “libero”. In figura 1,è il giocatore contrassegnato da un cerchio leggermente sfumato
2) la messa in atto del contingente cambio di marcatura con relativa copertura, in maniera tale da togliere spazio e tempo alle giocate del possessore di palla. Vedi figura 2
3) uno scambio di marcatura


L’affermazione in base alla quale la marcatura a uomo sia un metodo tatticamente semplice, meno rischioso e che non richieda la concentrazione della zona, non mi trova affatto d’accordo. La responsabilità individuale, assegnata a ciascun singolo, su altri singoli avversari, spesso può comportare gravi dispensi nell'occupazione dello spazio e nei tempi delle chiusure. Per non parlare della problemetica degli inserimenti da dietro senza palla.
Probabilmente, e soprattutto in alcune situazioni di gioco, la gestione difensiva a zona risulta di più facile e naturale applicazione, più sicura e meno laboriosa dal punto di vista psicocinetico.
Ma andiamo proprio ad analizzarli questi concetti tattici del sistema a zona. Innanzitutto mi preme dire che un dispositivo difensivo “a zona” è l’ideale per ottenere la compattezza in fase di non possesso. E sappiamo che è importante per limitare o interrompere il gioco avversario rimanere compatti, chiudere gli spazi, risultare “corti” rispetto alla zona della palla. Tutto ciò perché la zona di basa su un’occupazione collettiva del terreno di gioco molto semplice: il responsabile di una determinata zona del campo va in pressione/marcatura sulla palla che che arriva o staziona in quello spazio di gioco, mentre i suoi compagni si posizionano in maniera tale da coprire la sua azione, da intercettare un passaggio diretto verso la loro zona, o comunque da poter prendere il controllo di un avversario ricevente in quella stessa zona. Sintetizzando, vi è un’azione di pressione/marcatura che gode di una serie di coperture in altre zone del campo (le cc.dd. diagonali difensive).
Prendiamo ad esempio l’azione di attacco visualizzata nelle figure 1 e 2. Come verrebbe gestita da un sistema difensivo organizzato con i concetti della zona?


Come si può ben vedere, il riferimento non è il proprio uomo, ma le traiettorie di movimento della palla. E il riferimento non è individuale, bensì collettivo. Prima di spiegare nei dettagli l’azione illustrata in figura 3, diamo una schematizzazione dei punti di riferimento per il difendente a uomo e per il difendente a zona. Per il primo: 1) uomo, 2) porta, 3) palla. Per il secondo: 1) palla, 2)porta, 3) uomo.
Ciò risulta chiaro da quanto illustrato in figura 3. Il giocatore “A” ha superato l’avversario “2” sulla fascia destra (fascia sinistra per i difendenti neri). Allora va in marcatura/pressione sulla palla il giocatore che era a copertura, cioè “3”. I compagni “4” e “5” scalano in copertura dell’azione di “3” e in copertura reciproca. Nel caso in cui il portatore di palla si allunghi troppo la conduzione, o comunque sbaglia un controllo o corre a testa bassa, non potrebbe innescare i movimenti di “C” e “D”, e quindi potrebbe essere attuata la strategia del fuorigioco. Ma in figura 3 abbiamo ipotizzato che “A” opti per il passaggio orizzontale verso “B”. A questo punto il sistema difensivo deve prontamente riorganizzarsi, con gli stessi concetti. Il responsabile della zona centrale, il giocatore “4”, deve andare in pressione/marcatura sul ricevente/possessore di palla (“B”), assistito dalle coperture dei compagni di reparto (si formerà la “piramide difensiva”, grazie alle diagonali di copertura effettuate da “5”-“3”-“2”, v.figura 4)


In figura 4, appunto, vediamo la piramide difensiva individuata dalla linea rossa che si contrappone al nuovo contesto di gioco. Con gli indicatori blu, inoltre, indichiamo un nuovo scivolamento difensivo delle reciproche coperture in sèguito allo spostamento del gioco sulla fascia sinistra; “5” va in pressione/marcatura, i compagni di reparto effettuano le giuste diagonali di copertura.
C’è ancora tanto da dire sulla zona, più che altro è importante chiarire, o meglio sfatare, certi luoghi comuni. Zona vuol dire imprescindibilmente fuorigioco? Zona vuol dire marcature allentate sugli avversari? Certo che no, niente di più sbagliato.
Mettere in fuorigioco l’avversario, sfruttando la regola 11 del “Regolamento del giuoco del calcio”, significa metterlo oltre l’ultimo difensore al momento del passaggio. E qui occorre lavorare sul campo su due concetti di base fondamentali:
PALLA LIBERA e PALLA COPERTA. “Palla libera” si ha quando il possessore di palla avversario ha spazi e tempi idonei alla ricerca della profondità con trasmissione della palla su un movimento di un compagno; in pratica sarebbe deleterio salire in blocco quando invece, il giocatore avversario, può tranquillamente innescare un compagno sulla profondità (vedi ad esempio l’errore visualizzato in figura 5). “Palla coperta” si ha quando il possessore di palla non dispone di gioco facile, poiché il controllo dell’attrezzo risulta difficile e laborioso. Questo per una serie di motivi: è ben marcato, vi è una pronta ed efficace pressione che gli impedisce il passaggio, si allunga la palla in conduzione o in prima ricezione, è costretto a controllare una palla alta.


Si vuol dire che l’applicazione di un sistema difensivo organizzato “a zona”, facilitando la compattezza di squadra intorno alla zona della palla, è connaturato al pressing collettivo, e naturalmente un buon pressing collettivo induce al ricorso della tattica del fuorigioco. Ma non si tratta affatto di una catena obbligatoria, i giocatori in campo devono saper discriminare le situazioni che, per quanto varie e veloci, devono essere ricondotte ai due concetti generali: palla coperta, si può salire e mettere in fuorigioco; palla libera, rimaniamo nel controllo attento della zona, indietreggiamo in copertura mentre il responsabile di zona deve andare in pressione/copertura sulla palla. Lavorando sul campo, è tutto molto semplice.
E veniamo all’argomento forse più interessante di tutto l’articolo: il controllo dell’uomo nel controllo degli spazi secondo i concetti della “zona”.

Sia nel sistema a zona che nel sistema a uomo ciascun difendente è chiamato ad attuare correttamente i cinque principi di tattica individuale o tecnica applicata della fase di non possesso:
 
il marcamento
· la presa di posizione
· la difesa della porta
· l intercettamento
· il contrasto

Per marcamento si intende il controllo dell’uomo. Per presa di posizione si intende il posizionamento idoneo al prevedibile sviluppo del gioco. Per difesa della porta si intende quell’azione, importantissima nei pressi della propria porta, rivolta ad impedire che la palla venga scagliata verso la stessa. Per intercettamento s’intende quell’azione di anticipo sui riceventi avversari in sèguito all’intervento su un passaggio avversario. Per contrasto si intende la riconcquista della palla andando in tackle diretto sul portatore di palla.

Rimanendo al discorso sulla zona, è facile intuire come nell’attuazione della diagonale difensiva anche il difendente a zona sia chiamato ad applicare questi principi fondamentali del gioco difensivo. Qualunque azione collettiva è efficace se i singoli che vi sono impegnati attuano in maniera corretta questi aspetti tecnici, come d’altronde accade per la fase offensiva, che necessita di una corretta applicazione dei principi tecnici dello smarcamento, del passaggio, della conduzione, ecc….
Dicevamo dei principi nell’àmbito delle azioni di copertura, le cc.dd. diagonali. Prendiamo come esempio il classico posizionamento su attacco laterale, figura 6:




Come è ben evidenziato in figura, le diagonali difensive dei giocatori “3” e “2” non rispondono a meri criteri distanziometrici, il che sarebbe assurdo per qualsiasi appassionato che, almeno una volta, si sia cimentato nel giocare questo sport.
In realtà, i difendenti “3” e “2”, nell’ àmbito di un sistema organizzato difensivamente secondo i concetti della “zona”, applicano correttamente i cinque principi fondamentali di tecnica applicata o tattica individuale della fase di non possesso.
Difatti, nella loro azione individuale: attuano il marcamento (controllo dell’uomo nella propria zona di gioco) tra uomo e porta. La presa di posizione è quella giusta, in modo da essere pronti e mai tagliati fuori da in caso di trasmissione della palla sul “loro” uomo; “3” potrà intervenire in pressione/marcatura, con un contrasto aereo o a terra; “2” potrà anche eventualmente intercettare il passaggio, o in subordine impedire che l’avversario che riceva in quella zona di gioco possa agevolmente tirare o puntare a rete.
E’ inutile insegnare strategie collettive senza aver fatto previamente metabolizzare questi aspetti individuali, che a loro volta – in un circolo virtuoso – sono necessari per la riuscita di azioni collettive, siano esse di carattere difensivo o anche offensivo.

E passando proprio su un piano collettivo, risulta chiaro come il dispositivo a zona abbia preso sempre più piede proprio perché consente di difendersi in maniera più ordinata e semplice, e inoltre facilita l’efficacia delle cc.dd. transizioni attive, cioè le ripartenze.
D’altronde, ad una crescita sotto l’aspetto dei movimenti offensivi, doveva pur far sèguito una crescita dell’organizzazione tattica difensiva.

In linea generale occorre ragionare, sempre con il supporto delle nostre lavagne tattiche, sull’applicazione dei concetti della fase difensiva a zona in un modulo base 4-3-3, o 4-5-1 che dir si voglia. Insomma: con una difesa a quattro, due centrali e due esterni; tre mediani, con centrale più basso e due cursori; due ali e un attaccante centrale.

Sarà questa l’argomento della prossima puntata.

A cura di Marco Proto