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Tecnica e tattica Il modulo 3.4.1.2 : una didattica utile per lo sviluppo della fase offensiva

di Marco Proto

Tratto dal sito calciatori.com


Come già detto in un precedente articolo (Calciatori.Com Magazine n.12/2005, Organizzazione offensiva e difensiva in una dislocazione 5-3-2), nella prima metà degli anni '90 è venuto prepontemente affermandosi, anche ad alti livelli, il modulo 5.3.2, ottimamente espresso sul campo da squadre come il Parma di Nevio Scala, il Padova di Sandreani e il Cosenza di Silipo. Questa impostazione tattica ha quindi raggiunto, a livello europeo, una sua consacrazione con la vittoria della Germania nell'Europeo inglese del 1996. Protagonista di quel gruppo e di quel modulo di gioco era Mathias Sammer, al quale sarebbe stato assegnato - di lì a poco - il Pallone d'Oro.
Qualche mese dopo, nel corso del campionato di Serie A 1996/1997, Alberto Zaccheroni operava una svolta epocale nell'ambito del calcio italiano. Al Delle Alpi si gioca Juventus-Udinese, e Zaccheroni - come ben ricorderete tutti - allena i friulani. Pronti e via, e al 3° minuto di gioco la squadra di 'Zac' è costretta a rimanere in dieci per l'espulsione di Genaux, terzino destro nel 4.4.2. . Ebbene, Zac non cambia, e rimane in campo con un inedito 3.4.2. . Risultato finale: Juventus-Udinese 0-3, e grande partita dei friulani. Le domeniche successive Zaccheroni vara uno spumeggiante 3.4.3, proponendo un tridente composto da Poggi, Amoroso e Bierhoff. Ben presto, nel panorama tattico italiano, nacque il compromesso storico tra il 5.3.2 e il 3.4.3 : il c.d. 3.4.1.2, che sintetizzava quindi il modulo con una formula a quattro scaglionamenti, invece che con i canonici tre (ad esempio: 4.4.2, 4.3.3); ciò perché si intendeva evidenziare la posizione di base più centrale del c.d. trequartista, in maniera tale da facilitarne l'utilizzazione tra gli undici. Questo derivava principalmente dal fatto che si considerava a rischio, nel quadro di un'evoluzione atletica del calcio, la presenza in campo di giocatori molto dotati tecnicamente, ma con un insufficiente rendimento in termini di rapidità del gesto tecnico, di resistenza organica e di esplosività muscolare nei movimenti. Non dimentichiamo che è da quel periodo storico che inizia a registrarsi un ripensamento sull'allenamento dell'atleta calciatore, ricercandone una qualità con l'attrezzo valutata in chiave dinamica e funzionale (o applicabile) a determinati obiettivi tattici. D'altronde un calcio notevolmente organizzato dal punto di vista difensivo e offensivo, non può che richiedere un certo impegno atletico e tattico a tutti i componenti del collettivo, indipendentemente dal ruolo In merito a questo discorso, si pensi che la veloce evoluzione atletica, tattica e regolamentare ha imposto un radicale mutamento di mentalità anche in riferimento ad altri aspetti profondamente tradizionali del gioco del calcio; ad esempio: il portiere ha dovuto imparare ad occuparsi anche di spazi relativamente lontani dallo specchio della porta, mentre la categoria dei difensori ha dovuto sensibilmente innalzare la propria qualità tecnica media.
. Talvolta, questa impostazione 3.4.1.2, ha rappresentato un'ancora di salvezza per il c.d. fantasista che mal svolgeva (o sopportava?) il ruolo di mezzala nel 5.3.2 o di punta esterna nel 3.4.3, e in contemporanea per il di lui tecnico che non intendeva comunque rinunciare alla sua abilità di cambiare la storia di una partita.
In chiave generale può comunque affermarsi che il modulo 3.4.1.2 ha costituito un'interessante evoluzione offensiva del 5.3.2 creando un centrocampo a triangolo con vertice orientato verso l'alto. E visto che, quando si disputa di tattica e di moduli, vale sempre la massima nulla si crea e nulla si distrugge, può altrettanto validamente affermarsi - in linea strettamente teoretica - che il 3.4.1.2 è stata una interessante variante al sistema 3.4.3, che prevede una punta centrale e due punte esterne.
Analizzando il tutto invece da un'ottica maggiormente pratica e quindi più completa, occorre osservare che - come sempre - il campo, il lavoro e il buon senso degli uomini hanno reso le cose molto più semplici e meno rivoluzionarie di quanto potessero apparire. Ciò perché, in effetti, e a seconda delle realtà concretamente esaminate, il 3.4.1.2 prevedeva il c.d. fantasista leggermente decentrato, determinandosi quindi catene di gioco del tutto similari a quelle relative ad un 3.4.3 che utilizza due punte esterne e una punta centrale Per citare un caso in particolare, si ricordi la posizione spesso assunta da Roberto Baggio nell'Inter 1998/1999: molte volte decentrato a sinistra, con spesso il contemporaneo utilizzo di Djorkaeff nella zona di centrodestra. Scendendo ancora più nello specifico, da segnalare il 3.4.3 di Lucescu nel quarto di finale di ritorno con il Manchester United, in Champions League: Baggio molto decentrato a sinistra, Ronaldo e Zamorano punte.
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D'altronde il gioco del calcio risponde a criteri e concetti semplici, e l'occupazione dinamica di uno spazio di gioco deve rispondere in generale a questi medesimi concetti e criteri, quale che sia il modulo di base. Ciò, appunto, vale sia per la fase offensiva Di qui, in particolare, l'affinità tattica tra 3.4.1.2, 5.3.2 e 3.4.3; ma più in generale l'individuazione di catene di gioco analoghe a prescindere dal modulo utilizzato. Cfr., sul punto, Il trequartista nel 3-4-1-2: mezzala nel 5-3-2 o punta esterna nel 3-4-3?, su www.calciatori.com, sezione 'Tecnica e Tattica'.

, che per la fase difensivaDi qui, le medesime esigenze di copertura delle zone di campo in relazione a determinati contesti tattici; vedi, ad esempio le coperture sul lato debole nel 4.4.2 e nel 3.4.3.

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Metodologia generale di lavoro

Tutto si è detto e ridetto riguardo alla gestione del possesso palla da parte di una squadra di calcio, e soprattutto come allenarla e migliorarla. Tuttavia, più che uno tsunami di nozioni, illustrazioni, esercitazioni e simulazioni, ci preme qui focalizzare l'attenzione del lettore su un concetto probabilmente decisivo e fondamentale: quello dei MOVIMENTI D'APPROCCIO ad una situazione di possesso palla dal basso. Per movimenti d'approccio intendiamo quei movimenti di gioco che devono fungere da riferimenti precisi e costanti per il difensore in possesso palla, che si accinge ad impostare la manovra. Occorre convincersi che è già da questo primo passaggio che si deciderà il grado di fluidità e velocità dell'azione offensiva.
Una volta fissati questi punti di riferimento, su di essi verranno strutturati gli schemi più variegati, a più tempi di gioco e con diverse combinazioni di aggressione degli spazi sul terreno di gioco. La proposizione degli schemi di gioco, senza i movimenti d'approccio immediatamente riconoscibili e offerti a favore del possessore di palla, avrebbe una funzione più limitata, seppur importante: far capire cosa serve fare in determinate situazioni tecnico-tattiche; offrire dei canovacci interpretativi strutturati su movimenti coordinati e funzionali tra loro. Senonchè , in tale maniera, l'utilità del lavoro schematico verrebbe quindi a sovrapposrsi - sempre sotto il profilo funzionale - ad esercitazioni prettamente situazionali, e strutturate per valorizzare determinati obiettivi di gioco.
Invece, con la individuazione dei c.d. movimenti d'approccio, lo schema assurge realmente al suo fine più alto e utile: conoscere in anticipo cosa faranno i miei compagni, quali soluzioni avrò a disposizione Per dirla con le parole di Arrigo Sacchi, il tecnico riuscirebbe in una fase fondamentale del gioco offensivo ad "attenuare la paura del non conosciuto"; cfr. Il Nuovo Calcio, n.105/2001.
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Ricostruzione e individuazione dei movimenti d'approccio

A questo punto la domanda è d'obbligo: come si prestabiliscono i movimenti d'approccio?
E' chiaro che bisogna partirte innanzitutto dal modulo di gioco, inteso appunto come dislocazione di base sul campo. Partire dal modulo significa individuarne nella struttura le catene di gioco fondamentali, direi quasi naturali.
Ad esempio, nel 3.4.3, risulta fondamentale il gioco esterno-punta esterna sul possesso palla del centrale di difesa di quel lato. Così come , nel 4.3.3, il gioco ala-mezzala sul possesso palla del terzino. Nel 4.4.2 occorre lavorare bene sul gioco terzino-ala sul possesso in zona centrale, o ala-punta-centrocampista sul possesso del terzino. E così via…

I movimenti d'approccio nel 3.4.1.2

Nei movimenti d'approccio di un modulo 3.4.1.2 gli uomini chiave sono essenzialmente tre: il mediano del lato forte, la punta del lato forte e il trequartista. Il mediano del lato forte deve essere il primo a porre in essere scelte tattiche, ossia movimenti di gioco, dirette a creare spazio utile in zona centrale Ciò, tra l'altro, in applicazione di un criterio di applicazione del principio generale della mobilità collettiva in fase di possesso, in base al quale l'uomo più vicino alla palla "decide" il tipo di collaborazione tecnico-tattica, mentre i compagni più lontani - che hanno nel cono visivo palla e uomo - leggono l'input e possono mettere in atto idonee scelte tattiche, basate su comuni, semplici e condivisi concetti spazio-temporali di gioco.
. Per fare questo: innesca un elastico nella medesima zona centrale, compiendo corse di smarcamento che devono essere adeguatamente assecondate dal compagno di reparto; oppure si allarga verso la zona esterna, formando una catena di gioco a rotazione con i movimenti dell'esterno e della punta del medesimo lato forte.
Riguardo a quest'ultima, il suo movimento di approccio è fisso: deve consistere nel movimento d'appoggio sul possesso palla del difensore, al quale bisogna offrirgli soluzioni immediate davanti alla linea della palla anche oltre la linea mediana, e al quale non bisogna far scottare la palla tra i piedi…mai!
Il trequartista è anch'egli uomo-chiave per vari ordini di motivi:
- innanzitutto viene deputato a quel ruolo un giocatore dotato di ottima tecnica individuale e di una buona abilità nel dribbling, e bisogna che vada a prendersi gli spazi entro cui può maggiormente sfruttare le sue qualità tecniche e psicomotorie;
- la sua posizione di base all'interno del modulo di gioco è idonea a mettere in difficoltà il sistema difensivo degli avversari, e gli consente un'efficace interazione - con palla e senza palla - con le due punte;
- sulla scorta del movimento di riferimento della punta sul lato della palla, produce una scelta tattica che può essere velocemente assecondata e sfruttata dall'altra punta e dagli esterni.

Nelle figure 1,2,3,4 e 5, e nelle rispettive didascalie, vengono illustrati e descritti alcuni movimenti d'approccio effettuabili in un 3.4.1.2 nella fase di impostazione della manovra.

Nelle figure 6,7,8 e 9, e nelle rispettive didascalie, abbiamo invece illustrato e descritto alcune tematiche di gioco, o appunto schemi Qui la terminologia schema viene utilizzata nel senso etimologico della parola: dal greco skhema, modello convenzionale ed operativo di una realtà; piano o rappresentazione limitati agli aspetti essenziali. di gioco.
Ciò che si è inteso evidenziare è il ruolo di anello di congiunzione, svolto dal criterio dei movimenti d'approccio, tra nozioni di tattica individuale e lavoro schematico collettivo in base al modulo prescelto. Come si può notare, infatti, la progressione didattica è così formata: conoscenza di pre-requisiti tecnico-tattici; individuazione dei movimenti d'approccio all'interno del modulo di gioco; sviluppo di tematiche di gioco strutturate proprio su riferimenti collaborativi costanti e immediatamente conoscibili.