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Tratto dal sito Calciatori.com

 

Portieri
Il portiere moderno Evoluzione del ruolo e del suo preparatore
La tesi ha lo scopo di analizzare come, nel corso degli anni, il ruolo del portiere di calcio si sia evoluto da semplice guardiano della porta, a vero e proprio elemento della squadra, rientrando negli schemi offensivi del team, e non più solo negli schemi di difesa. Si andrà ad analizzare, oltre alle componenti tecniche classiche caratterizzanti del ruolo (presa, parata in tutto), anche componenti tecniche che spesso erano riservate ai soli giocatori d’azione come il gioco con i piedi, e le componenti tattiche che trasformano l’estremo difensore da semplice guardiano dei pali a primo attaccante della squadra, non appena entra in possesso di palla.
Per alcune delle componenti tecniche e tattiche analizzate si andrà ad illustrare qualche esercitazione di esempio, soprattutto per quanto riguarda i gesti tecnici solitamente meno curati nell’allenamento dei portieri, ovvero quelli racchiusi nella fase offensiva e di transazione.

di Nicola Genati


UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO
SCUOLA UNIVERSITARIA INTERFACOLTA’ IN SCIENZE MOTORIE

TESI DI LAUREA

RELATORE:
Prof TRUCCHI Luca
CANDIDATO:
GENATI Nicola

ANNO ACCADEMICO 2007/2008




ABSTRACT


CANDIDATO: GENATI Nicola
RELATORE: Prof. TRUCCHI Luca
SESSONE: Autunnale A.A.: 2007/2008
TITOLO: Il portiere moderno. Evoluzione del ruolo e del suo preparatore.
TIPOLOGIA: A
PAROLE CHIAVE: Calcio – Portiere – Tuffo – Presa – Attacco alla Palla – Tattica di squadra – Evoluzione – Uscita – Fase Offensiva – Fase Difensiva – Fase di Transazione

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

SINTESI: La tesi ha lo scopo di analizzare come, nel corso degli anni, il ruolo del portiere di calcio si sia evoluto da semplice guardiano della porta, a vero e proprio elemento della squadra, rientrando negli schemi offensivi del team, e non più solo negli schemi di difesa. Si andrà ad analizzare, oltre alle componenti tecniche classiche caratterizzanti del ruolo (presa, parata in tutto), anche componenti tecniche che spesso erano riservate ai soli giocatori d’azione come il gioco con i piedi, e le componenti tattiche che trasformano l’estremo difensore da semplice guardiano dei pali a primo attaccante della squadra, non appena entra in possesso di palla.
Per alcune delle componenti tecniche e tattiche analizzate si andrà ad illustrare qualche esercitazione di esempio, soprattutto per quanto riguarda i gesti tecnici solitamente meno curati nell’allenamento dei portieri, ovvero quelli racchiusi nella fase offensiva e di transazione.


INDICE

Premessa: Il calcio e i suoi cambiamenti

4

1-Preparatore dei Portieri: Evoluzione del ruolo

8

2-Il Portiere Moderno

10

3-Fase Difensiva

13

3.1- Attacco alla palla

14

3.2-La presa

19

3.3-La parata in tuffo

22

3.3.1- Tipologie di tuffo su palla rasoterra

27

3.3.2-Tipologie di tuffo su palla a mezza altezza

29

3.4-Le uscite e la paura di sbagliare

30

3.4.1- Aspetti psicologici

30

3.4.2-Uscite alte e basse

40

3.4.3-Le non-uscite

45

3.5-Tattica di aiuto alla difesa

49

3.6-La posizione del portiere

53

3.7-La bisettrice

55

4-Fase Offensiva

57

5-Fase di Transazione

59

Conclusioni

68

Bibliografia

69

Sitografia

70

Ringraziamenti

71









 

PREMESSA: IL CALCIO E I SUOI CAMBIAMENTI

Il calcio è uno sport in continua evoluzione, e con esso anche l’interpretazione del ruolo del portiere. Tali rinnovamenti hanno lo scopo di trasformare il calcio, sino a farlo diventare quasi uno spettacolo vero e proprio, e a tale scopo sono stati modificati i regolamenti, gli stadi e le attrezzature di gioco, come per esempio il pallone stesso. Il gioco è diventato sempre più veloce e le pause sono ridotte al minimo, facendo si che la tecnica non possa più prescindere da una più che eccellente prestazione fisica. Nelle gare analizzate nell'ultimo decennio, appare chiara la riscoperta delle fasce laterali, con una diminuzione sensibile delle palle giocate nel corridoio centrale e quindi nasce la necessità di trovare sbocchi alla manovra offensiva, che ha poi portato a ricercare un maggior utilizzo dell'ampiezza. Questo vuol dire che se in precedenza al portiere poteva bastare la capacità di respingere i tiri o gli attacchi diretti alla porta dalla zona centrale del campo, ora deve sapere anche intervenire su palloni provenienti dalle fasce laterali, e sui quali le situazioni di sviluppo del gioco offensivo, attraverso schemi sia su azione che su palla ferma, sono diventate estremamente imprevedibili. Le analisi della partite evidenziano un aumento dei cross su azione, delle punizioni dirette all’interno dell’area di rigore, dei contrasti aerei e dei palloni vaganti all’interno dell’area stessa. Di conseguenza gli allenatori hanno scelto sempre più attaccanti di notevole statura e ovviamente sono stati scelti sempre più alti anche i difensori, soprattutto quelli centrali. Allo stesso modo è incrementata anche la statura dei portieri.

Altezza Media Attaccanti

Altezza Media Difensori Centrali

Altezza Medi Portieri

Stag. 2001/2002

183,9 +- 5,6

183,9 +- 3,9

186,9 +- 5,6

Stag. 2005/2006

185 + - 5,5

185 +- 3,8

187,7 + - 4,4

Analizzando i dati relativi alle altezze medie dei portieri che hanno preso parte alle ultime 4 edizioni della Coppa del Mondo si può notare come ad ogni cambio generazionale, cioè circa ogni 8 anni, la statura dei portieri aumenta di circa 2 cm.

Mondiale

H Media

Usa 1994

184,1

Francia 1998

186,3

Corea - Giappone 2002

186,3

Germania 2006

187,8


Nelle azioni di gioco è aumentato anche il numero degli interventi in uscita e delle respinte di pugno:

Uscite Alte

Respinte Pugno

Stag. 2002/2003

2,49

USA ‘94

0,3

Stag. 2004/2005

3,43

Francia 98

1

Altro aspetto da non trascurare riguarda il retropassaggio dei compagni: in passato, in un qualsiasi momento il pallone poteva essere passato al portiere che, raccogliendolo con le mani, permetteva alla squadra di riposizionarsi ed uscire da una situazione di pericolo, per poi rilanciare il pallone verso un attaccante. Il regolamento moderno fa divieto al portiere di toccare la palla con le mani a seguito di un passaggio di un proprio compagno effettuato con i piedi e quindi è indispensabile che egli sia in possesso anche una discreta tecnica podalica, che gli consenta di rinviare in modo sicuro il pallone anche sotto la pressione degli avversari e, quando possibile, far ripartire l’azione cercando il compagno meglio posizionato facendogli pervenire il pallone con la precisione necessaria ad evitare nuove situazioni di rischio. Soprattutto col diffondersi del gioco “a zona” spesso il portiere assume quasi il ruolo del libero, dovendo spesso anticipare l’avversario usando i piedi, o altre parti del corpo che non siano le mani, anche al di fuori dell’area di rigore. Da qui la necessità di saper leggere le situazioni di gioco, saper prevedere come l’avversario giocherà il pallone, e dove quest’ultimo possa finire a seguito di deviazioni sia dei compagni, nel tentativo di fermare l’attacco, che degli avversarsi, i quali, attraverso schemi che prevedono sponde aeree, scambi rasoterra e molti movimenti senza palla, cercando di portare fuori posizione i difensori. E compito del portiere sarà proprio anche quello di richiamare i propri compagni, di guidarli nei movimenti e di richiamarli qualora perdessero il proprio uomo o la propria posizione. Il portiere diventa quindi il burattinaio che manovra i delicati fili che regolano l’equilibrio della propria squadra.
In ultimo bisogna tener conto delle nuove tipologie di palloni con cui abbiamo a che fare. I nuovi materiali fanno si che, pur mantenendo lo stesso peso e le stesse dimensioni, i nuovi palloni risultino più “leggeri” e quindi più facili da calciare, con conseguente incremento della velocità. Anche le traiettorie diventano imprevedibili, con conclusioni che a volte cambiano direzione in modo più o meno percettibile ad occhio nudo, ma che ,dovendo agire nell’ordine dei decimi di secondo, obbliga il portiere ad essere in grado di correggere uno schema motorio già avviato.

1 PREPARATORE DEI PORTIERI: EVOLUZIONE DEL RUOLO

Fino ai primi anni 80 il portiere era visto come quel giocatore il cui compito era esclusivamente quello di difendere la porta dagli attacchi avversari, intercettare in uscita i cross passanti nelle vicinanze della linea di porta e di rilanciare il pallone il più lontano possibile senza un vero e proprio obiettivo tattico, ma cercando solo di raggiungere un attaccante. La figura del preparatore non esisteva ancora: era solitamente compito dell’allenatore, con l’aiuto del suo secondo e di alcuni giocatori, preparare il portiere attraverso una seduta a fine allenamento che consisteva soprattutto in conclusioni dalla media distanza.
Con l’introduzione della figura del preparatore dei portieri, l’estremo difensore inizia a lavorare in modo specifico attraverso delle esercitazioni analitiche che prevedevano soprattutto la difesa della porta, attraverso conclusioni da varie distanze. Le condizioni di lavoro però non sono ancora le migliori: spesso costretti a lavorare in un angolo del campo, con porte rappresentate da semplici paletti e senza poter contare sui punti di riferimento tipici delle delimitazioni del campo di calcio. Si punta molto sul numero delle ripetizioni, con il risultato positivo di consolidare gli schemi motori, ma si tratta ancora di una metodica di allenamento ben lontana dalle reali esigenze del portiere: la fase situazionale è pressoché assente, e quindi anche la relazione tra l’allenamento specifico e il modello reale della situazione è ancora carente. E, ormai da qualche anno, la figura professionale del preparatore è stata inserita negli organi tecnici delle società di calcio. Il portiere moderno viene inserito nel gioco di squadra come parte integrante del collettivo di gioco sia in fase di attacco che in fase di difesa. Ecco perché la presenza di un preparatore specifico può rilevarsi di primaria importanza, in quanto può capire le sensazioni , le preoccupazioni o le paure a cui va incontro il portiere che si appresta ad affrontare una partita. Il preparatore deve mettere a conoscenza il proprio portiere delle caratteristiche di gioco della squadra avversaria e delle qualità tecniche dei giocatori che andrà ad affrontare non tralasciando niente, lavoro sicuramente più facile a livello professionistico che dilettante. Partendo da questo si svilupperà il lavoro settimanale alternando lavoro atletico a lavoro tecnico tattico e situazionale.

2 IL PORTIERE MODERNO

Forse non tutti sanno che le prime partite di calcio si disputarono senza il portiere, infatti, nel primo regolamento del gioco del calcio, fu interdetto a tutti i giocatori l’uso delle mani. Era il lontano 1863 e per molti anni ancora il pallone continuò a terminare in porta (che in quel periodo non prevedeva la traversa, quindi la rete si realizzava quando la palla passava tra i pali, indipendentemente dall’altezza che raggiungeva) senza che alcun calciatore potesse utilizzare le mani per “pararlo”. In seguito, nel 1871, fu apportata una modifica al regolamento che permise ad un solo giocatore della squadra di utilizzare le mani fino alla propria metà campo. Questo giocatore era pertanto un ibrido tra il calciatore e il rugbista, non di certo un portiere. Il ruolo del portiere, infatti, ha delle peculiarità specifiche che attengono principalmente alla difesa della porta, mentre in questo caso si era di fronte ad un giocatore “normale” autorizzato a prendere il pallone con le mani.

In seguito, nel 1875, questa particolare concessione fu limitata all’area di rigore, alle porte fu aggiunta la traversa e misurarono m. 7,32 per m. 2,44, in pratica quanto le attuali. Così facendo, l’unico giocatore che potesse utilizzare le mani nell’area di rigore iniziò a specializzarsi e ad accrescere quelle abilità necessarie per impedire principalmente che il pallone finisse in porta. Nacque così il ruolo del portiere, le cui caratteristiche si differenziarono da quelle di tutti gli altri giocatori.

Tornando a noi, questa parentesi esegetica può meglio farci comprendere come le richieste tecniche e tattiche nei confronti del portiere (deve essere leader della difesa) da parte del calcio moderno si riallacciano alla prima figura del portiere; chiaramente le doti tecniche specifiche del ruolo sono oggi notevolmente accresciute rispetto a quelle di allora, mentre le richieste tattiche sono più vicine alla peculiarità del primo portiere, che, come abbiamo visto, era anche giocatore difensivo.
Il calcio del 2000 cerca di crescere soprattutto dal punto di vista della cultura. Le conoscenze e le metodologie di lavoro (o insegnamento) sono accresciute. Da parte degli allenatori c’è la consapevolezza di doversi migliorare aggiornandosi e soprattutto vi è la convinzione secondo la quale, per raggiungere determinati obiettivi, non è sufficiente affidarsi all’estro, alle qualità del singolo fuoriclasse, ma è indispensabile trasferire ai singoli giocatori le conoscenze tattiche necessarie per la costruzione e lo sviluppo di situazioni di gioco.


Nel calcio moderno i compiti del portiere sono cambiati, e numericamente aumentati, rendendo ancora più affascinante l’interpretazione di tale ruolo. Al portiere moderno è sempre chiesto, ovviamente, di parare i tiri diretti verso la porta che sono sempre più effettuati con traiettorie ostiche e veloci, ma soprattutto, a differenza dei suoi predecessori, deve avere una notevole capacità nel leggere le situazioni tattiche difensive ed anche quelle offensive. Questa abilità consente all’estremo difensore di essere l’assoluto padrone dell’area di rigore, e a seconda delle tattiche e degli sviluppi dell’azione, di difendere lo spazio alle spalle della difesa, assumendo quasi il ruolo del “libero” .

 I moderni sistemi di gioco prevedono che il portiere in fase di possesso palla sia il primo attaccante ed in quanto tale gli vengono assegnati dei compiti tattici ben definiti.
Questo ha portato ad un’evoluzione nella metodologia d’allenamento che non si deve più limitare a preparare il portiere nelle situazioni di difesa alla porta, ma particolare attenzione deve essere dedicata alle situazione di difesa dello spazio e di gestione o rilancio della palla con i piedi.
Di conseguenza anche il ruolo del preparatore dei portieri è cambiato. Questi oltre ad avere buone conoscenze sulla tecnica specifica e sulla preparazione atletica, deve avere ottime competenze tecnico tattiche in modo da poter proporre esercitazioni situazionale che per organizzazione e contenuti, richiedono conoscenze da “allenatore” vero e proprio.


Quando il portiere è in possesso di palla, in fase di ripartenza ha la possibilità di effettuare, a seconda della situazione, un appoggio o un rilancio con le piedi o con le mani.
Per appoggio si intende si intende una trasmissione della palla effettuata con una certezza del destinatario della sfera. Il rilancio invece copre una distanza superiore, solitamente oltre la metà campo e in virtù dello spazio da coprire ed il tempo in qui la palla rimane in volo, si ha una minore certezza riguardo alla ricezione da parte del destinatario. E’ importante quindi che il portiere sia in grado di effettuare un rilancio con la massima precisione, in modo da far ripartire velocemente l’azione offensiva della squadra.

Per poter allenare al meglio un portiere moderno è fondamentale conoscere le tre fasi di azione del gioco del calcio: fase difensiva, fase offensiva, fase di transazione.

3 FASE DIFENSIVA

Per fase difensiva di intende la fase di gioco in cui la palla è in possesso degli avversari e la propria squadra sta sviluppando un’azione di difesa.

In questa fase il compito del portiere è quello di guidare i compagni in copertura con comandi verbali brevi e chiari. A seconda della situazione e dalla distanza della palla l’obiettivo può essere quello di difendere la porta o lo spazio, cercando di interrompere la manovra avversaria intercettando il pallone.
Questa fase comprende:

ƒ Intercettamento e presa
ƒ Uscite in presa e deviazione
ƒ Respinte
ƒ Tuffo in presa o in deviazione
ƒ Uno contro uno


Una corretta metodologia dell’allenamento del portiere prevede che il preparatore organizzi ogni seduta in funzione a degli obiettivi. In questo caso l’obiettivo da sviluppare è quello della tecnica di difesa. Di seguito andremo quindi ad analizzare gli elementi che caratterizzano la tecnica dalla presa, della deviazione, delle uscite alte e basse e degli interventi coi piedi.

3.1 ATTACCO ALLA PALLA

Prima di analizzare i gesti tecnici che caratterizzano il ruolo del portiere, è opportuno chiare il concetto di Attacco alla Palla.
Da un po’ di tempo i tecnici utilizzano sempre con maggior frequenza l’espressione Attacco alla Palla. Non è solo un neologismo calcistico ma è una vera e propria filosofia comportamentale del portiere moderno, che ha preso spunto da soluzione tecniche e tattiche adottate dai portieri più talentuosi.
Questo nuovo modo di giocare e d’interpretare il ruolo del portiere esige una nuova condizione psicologica e con essa una nuova preparazione tecnico-tattica.
Il portiere che Attacca la Palla è:

ƒ Un portiere Attivo che abbia il piacere di andare verso la palla, che non l’attenda passivamente;

ƒ Un portiere che vuole dominare uno spazio d’area di rigore sempre più ampio;

ƒ Un portiere che conosce e migliora :

1. le uscite in avanti
2. le uscite alte
3. le respinte di pugno anche in tuffo
4. le uscite basse
5. le parate a contrasto
6. le scivolate

gesti tecnici, utilizzati da sempre, ma che sono attualmente più richiesti dallo sviluppo del gioco e che caratterizzano la figura del portiere moderno.
Questa filosofia di gioco è caratterizzata da alcuni aspetti fondamentali. Il primo è la ricerca di posizioni più offensive, vale a dire avere un punto di partecipazione al gioco che consenta al portiere di governare la porta e contemporaneamente godere di un controllo ampio dell’area di rigore. Il secondo aspetto è l’utilizzo di gesti tecnici che consentano al portiere di muoversi sempre verso la palla in modo aggressivo.
Tutto ciò con il desiderio di partecipare attivamente al gioco difensivo.
In questo capito si andrà ad analizzare:

ƒ la presa
ƒ la parata in tuffo
ƒ le uscite alte
ƒ le uscite basse
ƒ la posizione del portiere

Situazioni che, per la maggior parte, vengono ovviamente ritrovate anche nei portieri del passato, ma che in questo caso saranno improntate all’attacco della palla, e soprattutto come impostare tale atteggiamento attraverso esercitazioni.
Nell’impostazione della parata in tuffo il portiere, allenato attraverso gli esercizi specifici del ruolo partirà da:

ƒ seduto
ƒ in ginocchio
ƒ posizione sagittale
ƒ in piedi

Tali posizioni, e soprattutto la gradualità, cioè partire da seduti per poi arrivare ad effettuare la vera e propria parata da in piedi, facilita l’impostazione del portiere all’attacco della palla.
Per ognuna di queste quattro posizioni l’allenatore varietà il tipo di lancio del pallone in quattro differenti modi:

ƒ rasoterra
ƒ da “schiacciare” a terra
ƒ con rimbalzo
ƒ teso


Durante l’esecuzione di tali esercitazioni il preparatore dovrà curare che il portiere si tuffi verso il pallone con le mani ed il corpo che vanno in netto anticipo rispetto agli arti inferiori.
Possono esservi diverse scuole di pensiero inerenti a una data tipologia d'intervento e si deve costatare, nella maggior parte dei casi, che in effetti non cambia di molto l'efficacia nella parata, ma di certo cambia la "filosofia di gioco" del portiere. Assume pertanto rilevanza, nell'ambito dello staff tecnico di ogni società calcistica e principalmente nell'ambito formativo o specialistico del portiere di calcio, la figura dell'allenatore dei portieri, nella misura in cui quest'ultimo incida, con le sue idee e metodologie, nella formazione o specializzazione tecnica del portiere in funzione della tattica di gioco e, nella fattispecie, nell'impostazione di un estremo difensore "attendista" oppure "d'attacco".
Il necessario preambolo introduttivo all'argomento non va inteso ad estremizzare i due concetti sopra espressi, che, infatti, devono intendersi non in modo antitetico, ma equilibrato. Al portiere devono trasferirsi l'abitudine alla lettura della situazione di gioco e quegli strumenti atti ad interpretare correttamente ed in maniera univoca il giusto atteggiamento tattico da utilizzare in una data situazione per avere la consapevolezza dell'azione motoria da compiere. Di conseguenza, così intesa la figura dell'allenatore dei portieri, il trasmettere la propria filosofia ed i contenuti didattici è ciò che affascina di questo ruolo.
Da alcuni il gesto tecnico dell'attacco alla palla è inteso come il fatto che il portiere effettui la parata in tuffo laterale protraendosi in volo non in maniera parallela rispetto alla linea della porta, ma diagonalmente. Questo starebbe ad indicare che il portiere non aspetta la palla, ma l'attacca in diagonale qualsiasi sia l'angolo d'apertura del piede di spinta. Ne consegue che la tecnica da insegnare per attaccare la palla non si discosterebbe nella sostanza dalla tecnica del passo e spinta diagonale. In questo intervento il portiere deve, pertanto, orientare ed eseguire la fase di volo in diagonale avanti.
Questo concetto sicuramente veritiero non descrive l'attacco alla palla, ma il principio secondo il quale, effettuando la parata in diagonale, è minore la distanza tra portiere e pallone rispetto a quella della parata in tuffo effettuata portando la gamba di spinta solo lateralmente, perchè la traiettoria del pallone va allargandosi man mano che si avvicina alla porta.
Il gioco moderno, molto veloce, che spesso vede le difese poste in linea e molto alte, fa sì che il portiere debba compiere degli interventi che esulano dalla "normale" parata nei pali e che, differenziandosi dalle uscite, rappresentano delle chiusure nello spazio compreso tra la linea difensiva e la porta; deve cioè andare incontro alla palla attaccando lo spazio al fine di anticipare l'intervento sul pallone, intercettandolo prima che raggiunga lo spazio utile per la giocata dell'avversario. Questo concetto, trasferito anche nell'area di porta, implica l'adozione di modalità tecniche necessarie per il tuffo in attacco, diverse da quelle per la parata in diagonale avanti. Sostanzialmente una differenza consiste nel tipo di spostamento dell'arto interno (cioè quello più vicino alla direzione del pallone). Infatti il portiere, intuita la direzione della sfera, deve portare in avanti (quindi, non laterale avanti) l'arto di spinta e, dopo aver rapidamente effettuato il caricamento, spingere in maniera esplosiva "attaccando" la palla in avanti: intercettandola.
Un'altra differenza sta nella fase di volo e nell'atterraggio. Nella parata "diagonale-avanti" sui palloni in arrivo a mezz'altezza, durante il volo, la gamba di spinta non deve essere eccessivamente alzata, in modo tale che nell'atterraggio il contatto con il terreno abbia questa sequenza d'appoggi esterni: piede, gamba, ginocchio, coscia, anca e spalla (o pallone-spalla a seconda della scuola di pensiero). Nella parata in "attacco", dopo la fase di spinta (durante il volo), il corpo si dispone quasi del tutto parallelo al terreno e il portiere si protende in tuffo verso il pallone non in modo obliquo ma frontalmente, intercetta il pallone ed "aggrappandosi" a questo lo chiude sul terreno per ammortizzare la caduta e, in questo momento, effettua una rotazione di 90 gradi che gli consente di affrontare l'impatto col terreno lateralmente, poi seguiranno nell'atterraggio: ginocchio esterno, gamba, esterno piede, coscia, anca e spalla.
Non bisogna estremizzare mai nulla, ma, al contrario, essere attenti nella lettura delle situazioni di gioco e nella valutazione delle traiettorie dei palloni. Basilare per effettuare questa scelta è avere la corretta cognizione dello spazio e del tempo. Sapere quando eseguire l'attacco alla palla è fondamentale per non incorrere in errori madornali. Il ragionamento traduce in significati tattici le diverse evoluzioni tecniche, nel momento in cui le concretizza in azioni motorie efficaci.


3.2 LA PRESA

La presa è un elemento fondamentale nella fase difensiva del portiere. A seconda della traiettoria con cui il pallone raggiunge il portiere possiamo individuare:

ƒ Presa di un tiro rasoterra centrale

ƒ Presa rasoterra a destra o a sinistra del portiere

ƒ Presa del pallone all’addome


ƒ Presa alta centrale

 

 

 

 

 

 

 

 



ƒ Presa alta con spostamento laterale e in diagonale


La corretta presa su tiro rasoterra centrale è quella che vede il portiere col busto piegato in avanti, le gambe leggermente aperte e tese, le braccia che fanno da binario scendendo parallelamente alle gambe, le mani posizionate a cucchiaio(con i pollici rivolti verso l'esterno) che chiudono la presa portando il pallone al petto subito dopo l'impatto.


Un altro corretto movimento per la presa dei tiri rasoterra è quello che vede il portiere con il busto in avanti, una gamba piegata lateralmente, l'altra ben flessa con il ginocchio quasi a terra posto a circa 15 cm dal tallone del piede opposto, le mani a cucchiaio in mezzo alle gambe che aspettano il pallone per serrarlo all'addome subito dopo l'impatto.

Nel parare un pallone in movimento rasoterra alla destra del portiere il movimento è uguale a quello precedentemente descritto, ma in questo caso il portiere si sposta verso destra piegando il ginocchio sinistro e appoggiandolo a terra, il destro si flette scivolando sul terreno. Per una corretta presa del pallone, il portiere deve sempre trovarsi con il corpo dietro allo stesso. Su un pallone a sinistra il movimento è speculare.

Quando il pallone giunge all'altezza dell'addome, il portiere dovrà attendere lo stesso con le mani a cucchiaio ed il busto piegato leggermente in avanti. Nel momento dell'impatto col pallone il busto si flette per evitare traumi e le braccia si chiudono bloccando per serrare la presa.

Durante una presa alta, quando il pallone giunge all'altezza della testa o sopra la stessa per effettuare una corretta presa, la posizione delle braccia dovrà essere leggermente allungata in avanti, le mani dovranno essere aperte e posizionate dietro il pallone con i pollici distanziati tra loro di un centimetro; gli indici distanti circa tre-quattro centimetri. Appena effettuata la presa, il pallone sarà portato al petto tramite una rotazione delle mani intorno allo stesso.



Esercizio
Viene disposta una fila di paletti. Il portiere si muove da un paletto all’altro in avanzamento, e ad ognuno di essi compi uno dei gesti tecnici visti in precedenza. L’esercizio può essere eseguito in un primo momento senza palla, con il portiere che esegue il gesto tecnico a secco sotto l’occhio vigile del preparatore. In un secondo tempo un secondo portiere, ad ogni paletto, lancia il pallone al compagno che eseguirà ognuno dei gesti tecnici.


3.3 LA PARATA IN TUFFO


Il tuffo è un gesto tecnico che il portiere compie quando, non potendo intercettare in stazione eretta un pallone troppo distante o veloce, perde volontariamente l’equilibrio, cadendo con il corpo proteso ad incrociare la traiettoria del pallone. E’ uno dei gesti tecnici più amati dai portieri, ed è uno dei fondamentali che distingue questo ruolo da quello degli altri compagni di squadra.
E’ molto importante che il preparatore sappia trasmettere al proprio allievo il concetto di quando effettuare il tuffo, insegnando all’estremo difensore ad essere in primo luogo essenziale ed eseguire con precisione ogni gesto tecnico, riservando la parata in tutto solo a situazioni estreme.
La parata in tuffo può essere divisa in varie tipologie a seconda della distanza del pallone dal corpo e della sua traiettoria. Distinguiamo 7 tipi diversi di tuffo:

1. Rasoterra
2. Leggermente Battuta
3. Battuta da impattare al suolo
4. Rimbalzata
5. Mezza Altezza
6. Alta a Salire
7. Alta a Scendere


La corretta esecuzione della parata in tuffo ha diverse componenti che devono essere allenate e all’interno delle quali possono essere ricercati eventuali cause di errori tecnici nell’esecuzione globale del gesto.
Le componenti del tuffo sono:

ƒ Postura di partenza
ƒ Sbilanciamento
ƒ Momento di spinta
ƒ Linea di spinta
ƒ Attacco alla palla
ƒ Equilibrio di volo
ƒ Tecnica di caduta


Postura di Partenza. Il portiere, nel momento in cui un attaccante si appresta a calciare verso la porta, deve farsi trovare nella postura corretta, che prevede gambe leggermente piegate, divaricate alla larghezza delle spalle, piedi paralleli con le punte in direzione del pallone, talloni leggermente sollevati da terra, busto inclinato in avanti di circa 20-30 gradi e braccia flesse con le mani all’altezza del bacino. Man mano che la distanza tra il portiere e il punto da cui parte il tiro diminuisce il portiere deve assumere una posizione più bassa e raccolta.

Preparazione e Sbilanciamento. Deve essere eseguita portando la gamba omologa al lato di tuffo dalla corretta postura di partenza, in leggero avanzamento, per poter attaccare la palla. L’esecuzione prevede che, mente viene indirizzata la punta del piede in direzione del pallone, la testa, il busto e le braccia seguano contemporaneamente il movimento della gamba. Nel momento in cui il portiere sta per sbilanciarsi deve iniziare la fase di spinta. Se questa fase viene eseguita correttamente ne troverà giovamento la fase di attacco alla palla.

Momento di Spinta. Quando la parte superiore del corpo è uscita dal baricentro ed il portiere incomincia a perdere l’equilibrio, è il momento di effettuare la spinta. La forza esercitata nella spinta deve essere correttamente dosata per intercettare il pallone, senza trovarselo troppo addosso o troppo lontano. Spesso, durante questa fase, si nota che il portiere tende a portare le braccio indietro, al di la della linea del bacino, con la convinzione di avere più spinta. Va fatto notare che in queste situazioni la spinta deve essere data soprattutto dagli arti inferiori e che tenere le braccia sempre davanti al busto riduce il tempo in cui le mani, dalla posizione di partenza, raggiungono la sfera.

Linea di Spinta. Può essere definita come una linea immaginaria che congiunge la testa del portiere proteso in tuffo con la palla. Questa deve essere sempre una linea retta. Si deve evitare che il portiere esegua il cosiddetto “tuffo a pesce” o “tuffo a ponte”.


L’attacco della Palla. Questa, oltre ad essere una componente tecnica, riflette soprattutto l’atteggiamento mentale del portiere, che deve sempre andare verso la palla, invece di aspettare che questa lo raggiunga. Allo scopo di intercettare la palla nel punto più vicino al corpo, il tuffo deve essere eseguito il più in diagonale possibile, cercando di attaccare la palla con tutto il corpo, braccia, testa e busto. Ciò risulta naturale se la fase di sbilanciamento e di spinta vengono eseguite correttamente. A volte, anche a causa della velocità della palla, questa componente non può essere rispettata. Si preferisce perciò intercettare il pallone in un punto meno avanzato e di conseguenza più lontano dal corpo, ma che permetta di avere qualche frazione di secondo in più per l’intervento. Un altro caso in cui non conviene eseguire un tuffo in attacco è quando il tiro ha una traiettoria a girare.

Equilibrio di Volo. Nel momento in cui il corpo è sospeso in volo, alla ricerca del contatto col pallone, diventa molto importante mantenerlo sull’esatta linea di spinta, evitando sbilanciamenti che potrebbero pregiudicare la corretta ricaduta al suolo, provocando così la perdita della palla o traumi fisici. Soprattutto se l’intervento viene effettuato in presa, o in deviazione con la mano sotto, di deve curare che la spalla superiore non venga portata troppo avanti. Questo particolare pregiudica la riuscita della parata in presa, in quanto la prima mano a toccare il pallone risulterebbe essere quella superiore, che va cosi ad anticipare quella inferiore, allontanando la sfera. Nel caso invece di un intervento in deviazione causa la perdita di alcuni centimetri nella massima lunghezza che potrebbero risultare decisivi.

La Tecnica di Caduta. Una buona impostazione degli interventi in tuffo si ottiene ricercando la migliore coordinazione dei vari segmenti corporei. I punti di impatto corporeo devono avere una precisa sequenza ed il tutto deve essere in funzione dell’intercettamento della palla e non come gesto fine a se stesso. Quindi la coordinazione dei movimenti e la giusta sequenza d’impatto corpo-terreno risultano importantissimi. I vantaggi che ne derivano sono molteplici:

ƒ Diminuzione dei traumi all’impatto col terreno;
ƒ Massimo allungamento del corpo e quindi maggiore copertura dello specchio della porta;
ƒ Possibilità di tornate in posizione eretta senza l’appoggio delle mani, quindi con maggiori opportunità di un ulteriore intervento.



Negli interventi con palla rasoterra, la corretta sequenza dell’impatto col terreno è la seguente:

1.malleolo esterno del piede

2. esterno ginocchio
3. anca
4. spalla




Nell’impatto a terra conseguente ad un intervento in volo la sequenza risulterà invertita


1.spalla
2.anca
2.esterno ginocchio
4. malleolo esterno piede



Spesso l’alterazione di tali sequenze d’impatto provoca traumi che scoraggiano i più giovani ad allenarsi al meglio nel gesto tecnico del tuffo, provando in esso timori nel contatto col terreno. L’apprendimento e, quindi, la memorizzazione della dinamica coordinativa dell’esercizio denominato “gondola” deve avvenire contestualmente, se non addirittura preventivamente, alle esercitazioni tecniche. Eseguendo la “gondola”, il portiere utilizza la naturale oscillazione del corpo per ottenere una distensione massimale costante ed un controllo quasi totale dei segmenti del corpo col minimo dispendio energetico. Effettuando la “gondola” in modo corretto si noterà che il corpo sarà sempre allungato sul fianco e non tenderà a girarsi sulla schiena, mantenendo cosi la prospettiva frontale del campo. La “gondola” è quindi quell’insieme di movimenti coordinati che permettono al portiere, in ogni tipo di intervento che richieda il contatto con il suolo, di effettuare il miglior gesto tecnico specifico, di avere una riduzione dei traumi, di ottenere la massima distensione muscolare e flessibilità articolare, di realizzare una buona copertura dello specchio della porta e realizzare un minimo dispendio energetico.


3.3.1 Tipologie di tuffo su palla rasoterra

Esistono 5 diverse tipologie di tuffo che il portiere deve sapere eseguire e, che durante le sedute di allenamento devono essere sviluppate:

ƒ Levagamba
ƒ Per Caduta
ƒ Passo Spinta
ƒ Passo Incrociato
ƒ Con piede scaccia piede


Il tuffo in levagamba serve quando il tiro è molto vicino ai piedi del portiere che, magari sorpreso per la velocità della palla, non trovo il tempo per effettuare la parata portando il corpo dietro al pallone. Il portiere deve quindi trovare il modo più rapido per cadere a terra ed intercettare il pallone. L’ostacolo che si frappone tra le mani e la terra è la gamba omologa al lato di caduta, perciò egli deve farla passare sollevandola da terra, dietro a quella opposta. In questa fase le braccia escono contemporaneamente e vanno a cercare la palla verso terra.

Il tuffo per caduta, come il tuffo levagamba, non comporta una spinta dell’arto omologo al tuffo. La corretta esecuzione richiede solamente che il portiere si lasci cadere al suolo nel più breve tempo possibile. In questo caso la distanza dalla palla dal corpo non è eccessiva.

Il tuffo in passo spinta si utilizza quando la palla è a una distanza dal portiere tale per cui deve effettuare una spinta allargando la gamba omologa dal lato di tuffo e spingendo verso la palla. La punta del piede di spinta viene spostata sempre in direzione della sfera. Ha un tempo di esecuzione molto ridotto, e se accompagnata da una buona componente muscolare, permette di coprire con facilità metà della porta.

Il tuffo in passo incrociato si utilizza quando la distanza tra la palla e il portiere è tale per cui il passo spinta non è più sufficiente. Questo gesto permette di coprire abbondantemente oltre metà della porta. La corretta esecuzione prevede che il primo passo venga effettuato con il piede opposto al lato di tuffo. La gamba omologa al lato di tuffo raggiunge e supera quella di spostamento, effettuando la spinta verso la palla come per il tutto in Passo Spinta.

Il tuffo con Piede scaccia Piede viene eseguito quando, prima di effettuare il tuffo, il portiere effettua un leggero movimento con passo laterale. Questo tipo di intervento prevede che la gamba omologa al lato di tuffo esegua uno spostamento che viene successivamente pareggiato dalla gamba opposta. A questo punto il primo arto si allarga ancora per effettuare la spinta finale.
Rispetto al Passo Incrociato offre la possibilità di essere sempre in perfetto equilibrio durante lo spostamento e, in caso di deviazione della traiettoria del pallone, di riuscire a fornire una pronta risposta motoria. Ha però una fase di esecuzione più lenta in quanto richiede l’esecuzione di tre passi invece che due, e fornisce una minore forza elastica e di spinta rispetto alla tipologia precedente.


3.3.2 Tipologie di tuffo su palla a mezza altezza

Spesso la parata a mezza altezza risulta tra gli interventi più semplici da eseguire. Si possono riconoscere due tipi di tuffi su palla a mezza altezza, ovvero quello in cui la palla può essere attaccata ed il tuffo in cui la palla deve essere “aspettata”.
In entrambe le tipologie il movimento degli arti inferiori prevede uno passo spinta, come visto per la palla rasoterra. Quando la palla deve essere attaccata il portiere effettuerà un tuffo laterale proiettandosi verso la sfera, il piede dell’arto omologo al tuffo guarda il pallone.
Nell’altra situazione la palla non può essere attaccata, perché troppo lontana dal portiere o a causa di una velocità troppo elevata. In questo caso il portiere non attaccherà il pallone, ma si proietterà in un tuffo orizzontale al punto di partenza, andando a prendere la palla in completa estensione. La corretta esecuzione di questo gesto farà si che il portiere si ritrovi in piedi, dopo una rotazione che avviene in seguito all’atterraggio successivo alla presa della sfera.




3.4 LE USCITE ALTE E LA PAURA DI SBAGLIARE

3.4.1 Aspetti Psicologici

Uno dei gesti tecnici più complessi nell’interpretazione moderna del ruolo del portiere di calcio è sicuramente l’uscita alta. Essa richiede doti di coraggio e tempra fisica, oltre che di orientamento spazio-temporale, tali da consentire un rapido, efficace, tempestivo e risolutivo intervento difensivo. Difatti, poiché il portiere ha l’unicità e la possibilità di usare le mani dentro l’area di rigore, un suo tempestivo intervento con le mani in uscita alta risolverebbe numerose situazioni di pericolo in occasione delle azioni di attacco avversarie. Di contro, un mancato intervento del portiere in uscita alta, provocherebbe una sicura opportunità di realizzazione della squadra avversaria.
Pertanto l’uscita alta del portiere è una azione difensiva che previene e non consente la realizzazione di un’azione d’attacco avversaria. Ma come faccia opposta della moneta abbiamo un portiere che, in caso di mancata coordinazione nell’uscita, regalerà quasi sicuramente il gol all’avversario e creerà in se stesso una continua paura di sbagliare. Per questo è importante analizzare, assieme a questo gesto tecnico, anche un aspetto psicologico.
Come già detto la principale capacità coordinativa utile per l’uscita alta è l’orientamento spazio-temporale, ovvero la capacità di sapersi orientare nello spazio con i giusti tempi per il raggiungimento di un determinato obiettivo; questo vale non solo, ovviamente, per l’uscita alta, ma per ogni gesto tecnico del portiere e per ogni ruolo di qualsiasi altra pratica sportiva.


La Capacità di Orientamento

Un’azione motoria intenzionale e finalizzata presuppone la capacità dell’allievo di determinare la posizione dei segmenti e della totalità del corpo nello spazio e di modificare i relativi movimenti entro uno spazio di azione circostante e ben definito, in relazione con gli oggetti (ad es. la palla) e con gli altri (compagni ed avversari) a loro volta fermi o in movimento. Questa capacità è strettamente collegata a quella di controllo e di equilibrio e risente delle informazioni sensoriali prodotte dagli analizzatori: ottico, cinestetico, acustico e statico-dinamico.
Controllare il proprio corpo e modificare la sua posizione in riferimento a se stessi, agli oggetti e agli altri, sono fattori complessi del processo coordinativo che devono essere dominati dall’allievo.
Ma le variazioni indotte dall’ambiente sono così numerose e imprevedibili che richiedono sempre una programmazione motoria flessibile.

La Capacità di Differenziazione Spazio-Temporale

Essa indica la capacità dell’individuo di dare un ordine sequenziale di tipo cronologico-spaziale ai processi motori parziali, collegandoli tra loro fino a farli diventare un atto motorio unitario e finalizzato. Questa articolazione dei movimenti parziali nel loro svolgimento temporale e spaziale e quindi la loro ricomposizione in un unico atto motorio è un processo complesso che risente dell’influsso dei ritmi oggettivi (prodotti dalla dinamica della contrazione muscolare) e di quelli soggettivi (prodotti dalla percezione sensoriale delle sequenze ritmiche presenti in ogni atto motorio) che l’individuo vive in forma del tutto personale. Lo svolgimento temporale si struttura nella dimensione del prima, del dopo, del veloce, del lento, del simultaneo ecc…
Lo svolgimento spaziale presuppone da parte dell’allievo la conoscenza di concetti topologici che gli permettono di collocarsi nello spazio rispetto agli oggetti e agli altri, fermi o in movimento: avanti/dietro, sopra/sotto, di lato, vicino/lontano, lungo/corto, largo/stretto aperto/chiuso, alto/basso, sono determinanti spaziali che aiutano l’allievo a conoscere, comprendere e padroneggiare l’ambiente. Le sequenze spaziali e temporali si succedono contemporaneamente integrandosi. Acquisire le strutture spaziali significa anche interiorizzare quelle temporali e viceversa. Questa capacità deve essere continuamente curata ed educata poiché denota lo stile motorio e i ritmi cinetici di ogni individuo, ovvero i tempi di esecuzione di ogni gesto motorio il: come - dove - quando.

Il tono della voce

Nelle uscite alte avere una adeguata capacità di orientamento spazio-temporale consente di attaccare la palla sul punto più alto rispetto al punto d’impatto dell’avversario, e di far propria la sfera anticipando avversari e compagni. I compagni di squadra, in realtà, in determinate situazioni di gioco, potrebbero risultare anch’essi dei potenziali elementi di disturbo, se non preventivamente avvisati negli attimi che precedono l’uscita alta del portiere. Il portiere, tra le numerose particolarità che lo contraddistinguono dagli altri ruoli calcistici, ha anche la possibilità di chiamare la palla, dichiarando preventivamente il suo intervento; ed è in tale contesto che si inserisce un altro elemento fondamentale per la buona riuscita di un’uscita alta: il tono della voce. Il tono della voce è lo specchio della personalità, del carattere e del coraggio del portiere; oltre che della sicurezza, determinazione e decisione con cui si sta per affrontare un uscita alta composta da: corsa, pre-salto, stacco ed elevazione, giusto tono muscolare e contrazioni isometriche per la sospensione, forza di braccia e di mani per la presa, capacità di decontrazione ed ammortizzazione dei para-vertebrali.
La voce non deve mal celare insicurezza o remote paure derivanti da errori tecnici precedenti, magari capitati in altre gare ufficiali; il giusto tono della voce è quello forte, rapido e deciso che incute timore agli avversari ed infonde sicurezza all’intero reparto difensivo. Un giusto tono di voce utilizzato per chiamare la palla precedentemente all’esecuzione dell’uscita alta, consente inoltre ai compagni di reparto di proteggere il proprio portiere durante l’uscita alta, schermandolo dall’attacco dell’avversario, il quale, peraltro, già di per sé risulterà essere più remissivo ed intimorito dalla decisa uscita del portiere.
Nel giovane portiere l’uscita alta non deve rappresentare lo spauracchio dei gesti tecnici a sua disposizione; viceversa deve risultare il gesto tecnico più semplice da disimpegnare in quanto, a parità di stacco con l’avversario, il portiere nelle uscite alte in area di rigore, ha la possibilità di utilizzare la lunghezza delle braccia e la presa con le mani, ovvero 40-50 cm. in più rispetto all’avversario che cercherà di impattare la palla con il capo.
Ma per far si che l’uscita alta non diventi lo spauracchio dei portieri ed un elemento di disturbo nella formazione del giovane portiere, occorre innanzitutto cambiare la cultura del nostro pensiero calcistico, fondato principalmente sulla cultura del mero risultato numerico di una partita di calcio e non più, anche a livello giovanile, come aspetto di formazione della personalità del giovane allievo di qualsiasi pratica sportiva. Il risultato sportivo ad ogni costo, vincere il torneo, vincere il campionato, ha allontanato dal calcio giovanile veri e propri talenti rimasti inespressi a causa delle eccessive pressioni provate anche in un solo momento di difficoltà o di crisi d’identità. L’uscita alta del giovane portiere è un gesto tecnico che metaforicamente rappresenta tutto questo: la sua buona o meno buona riuscita, nel tempo, condiziona la realizzazione del giovane portiere. In tal senso grande importanza riveste il ruolo del preparatore specifico dei portieri, in alcuni casi vero e proprio Personal-Trainer, Maestro non solo di Sport, unico in grado di infondere fiducia e sicurezza al giovane portiere, unico punto di riferimento sempre presente per il portiere, anche e soprattutto nei momenti di difficoltà.
Il Preparatore dei giovani portieri deve sempre essere ottimista ed utilizzare una giusta terminologia, non solo tecnica, durante ogni seduta d’allenamento. Essere sempre ottimista significa saper essere paziente, comprensivo ed intelligente, perchè chi non è paziente non può fare l’educatore a livello giovanile. Essere un preparatore dei portieri intelligente significa personalizzare la seduta d’allenamento all’interno del Gruppo Portieri, significa saper individualizzare gli interventi didattici, significa conoscere ogni sfumatura della personalità e del carattere (nucleo centrale della personalità) di ogni singolo giovane portiere. Essere Preparatore di portieri, ottimisti, comprensivi ed intelligenti significa non parlare di “limiti” ma di “margini di miglioramento”, in quanto un limite è un qualcosa di invalicabile, mentre soprattutto a livello giovanile bisogna necessariamente parlare di margini di miglioramento perchè altrimenti è evidente che i limiti non sono del giovane portiere ma dell’“impreparato” preparatore.
Per fare una buona, tempestiva e risolutiva uscita alta, abbiamo detto che serve il coraggio.
Il coraggio è la capacità di compiere una propria azione con decisione, presa di coscienza e responsabilità.
Il coraggio non è avventatezza, non è pazzia, come spesso in maniera malsana si definisce il ruolo del portiere (“per essere portieri bisogna essere pazzi!?!”); un pazzo si butta sotto un treno, un portiere si butta magari sui piedi dell’avversario con tempismo e razionale lucidità, ma consapevole dei rischi che comporta tale estrema decisione e fiducioso nella buona riuscita del suo proposito.
Non aver coraggio per fare un qualcosa, significa aver paura; avere paura significa che è successo qualcosa che ci ha tolto il coraggio, che ha annullato la nostra autostima. Ma ciò che toglie coraggio, che demotiva o che mette paura, non è l’errore tecnico del portiere (errare è umano e soprattutto quando si è giovani sbagliando s’impara). Gli errori tecnici si fanno per non essere più commessi, l’errore tecnico del portiere è motivo e momento di crescita indispensabile per la formazione del giovane portiere. Si può sbagliare, anche più di una volta, certo magari non sempre lo stesso gesto tecnico (errare è umano ma perseverare è diabolico!), l’importante è sbagliare sempre meno, ridurre la percentuale di errori tecnici attraverso delle adeguate correzioni applicative. Gli errori tecnici sono tappe di vita fondamentali per la formazione di un giovane portiere, tutto sta a saper sdrammatizzare ed a saper cogliere in maniera adeguata il momento di crescita e l’opportunità di miglioramento che ci si presenta in tali occasioni. Ad esempio un sano rimbrotto al momento opportuno fa sempre bene; è che spesso gli allenatori, accecati dalla sete di successi e gratificazioni personali, accusano il giovane portiere addebitandogli ogni segnatura avversaria ed additandolo ad unico responsabile della sconfitta (“abbiamo attaccato solo noi, loro un tiro un goal!” – “dammi retta: cambia ruolo!”), provocando delle reazioni a catena e danni incalcolabili che ricadono sulle spalle magari di un ragazzino di 13/14 anni (perdita di stima da parte dei compagni di squadra, ma soprattutto, ben più grave, perdita di autostima, demotivazioni e perdita di passione). Ecco perché poi nel giovane portiere subentrano le insicurezze, le indecisioni e le paure. Il giovane portiere deve letteralmente essere lasciato crescere in pace, deve sentire la fiducia dell’ambiente in cui pratica lo sport ed il ruolo che autonomamente ha scelto di praticare ed ha amato fin da bambino; deve avere la possibilità di poter sbagliare, perchè l’errore tecnico o di comportamento tattico, è un’opportunità di crescita comune tanto al giovane portiere, quanto al preparatore dei portieri e soprattutto all’allenatore della squadra di riferimento.


Affinché l’uscita alta, da spauracchio per il giovane portiere diventi semplice gesto tecnico, ovvero comune o addirittura più facile degli altri componenti l’intero repertorio tecnico del portiere completo, occorre principalmente:

1°: rendere il gesto il più possibile abituale ed allenarlo ad ogni seduta d’allenamento, tanto nel lavoro specifico con il preparatore dei portieri, quanto nel tecnico-tattico di squadra ed in situazione di gioco con lo schieramento del reparto difensivo in ragione degli attacchi avversari;

2°: esercitarlo in situazioni reali di gioco, ovvero, fatta salva la prima fase di condizionamento e di percorso propedeutico, calciando (e non lanciando con le mani) svariate parabole da tutte le posizioni al limite dell’area, con diverse soluzioni didattiche (attacco a zone predefinite e delimitate definendole numericamente o con zone colorate, simulazione passiva ed attiva degli attacchi avversari, utilizzando in area da attaccanti anche gli altri portieri);

3°: esercitare le uscite alte mai fine a se stesse, ma sempre con la successiva elaborazione in chiave tattica; ovvero abbinando alla presa in uscita alta le naturali combinazioni utili per la ripartenze d’attacco della propria squadra (quando entra in possesso di palla il portiere è il primo attaccante della propria squadra): rilanci con le mani, rinvii con i piedi in chiave tattica ed in zone prestabilite;

4°: mantenere e preservare l’aspetto ludico e divertente nell’esercitare le uscite, inserendo, soprattutto a livello giovanile, dei giochi a tema o a confronto con obiettivo centrale la presa in uscita alta (ad esempio: due contro due in porte contrapposte e distanti 16 m. palla alta contesa in uscita alta e successiva possibilità di realizzazione da parte del compagno di squadra del portiere che ha preso la palla).


Per evitare che il portiere si blocchi completamente in occasione di situazioni di gioco in cui è richiesto ed è indispensabile un suo intervento in uscita alta, si consiglia di:

1°: cambiare terminologia, linguaggio, tono di voce, luogo e tempo in cui si ritiene opportuno dargli dei consigli tecnici o tattici;

2°: tramutare il significato di “limite tecnico” in quello decisamente più ottimistico di: “margine di miglioramento”;

3°: avere pazienza, comprensione ed incoraggiare sempre il giovane portiere;

4°: invogliare con esercitazione ludiche e divertenti i ragazzi che intendono svolgere il ruolo del portiere (la percentuale dei portieri nelle Scuole Calcio anche di società professionistiche è scesa al di sotto del 5% degli iscritti totali), curando l’anti-infortustica e lasciando il gruppo portieri “aperto” a nuovi iscritti in qualsiasi momento della stagione calcistica;

5°: aiutarli a divenire dei leader all’interno del gruppo della squadra di riferimento, tutelandoli e senza mai denigrarli o incolparli per una segnatura subita.
La presunta crisi del ruolo del portiere in Italia è falsa in quanto la scuola di portieri italiana, assieme a quella francese, è la migliore al mondo in quanto racchiude la praticità e l’amore per lo stile e la perfezione che è caratteristica di ogni arte italiana.
I motivi per cui in Italia arrivano sempre più portieri stranieri, non sono da ricercare in una improvvisa regressione della qualità dello scuola o perché mancano talenti, ma in quanto gli interessi economici ed i mercati aperti hanno portato la globalizzazione anche nel calcio. In tale contesto i portieri stranieri venuti in Italia, soprattutto i sudamericani (ad esempio i brasiliani: Taffarel, Dida, Doni, Rubinho), essendo dotati di un patrimonio genetico particolarmente adatto al ruolo del portiere (capacità coordinative elevate, agilità, reattività, elasticità muscolare, ma anche maggiore serenità interiore e capacità di sdrammatizzazione), hanno beneficiato del livello tecnico elevato della scuola portieri italiana. Peraltro lo stesso Frey (grande portiere e talento di scuola francese), in realtà è venuto in Italia giovanissimo (aveva 17 anni) ed ha beneficiato all’Inter della grande esperienza e capacità di un nostro grande ex portiere della Nazionale Italiana (Castellini). I portieri migliori sono sempre quelli italiani, mentre quelli stranieri che giocano in Italia sono sicuramente portieri bravissimi, ma lo sono diventati grazie alla cultura della scuola portieri italiana.

Le pressioni psicologiche sono le principali componenti condizionanti la buona riuscita di un giovane portiere a livello professionistico. Nel confrontare le schede tecniche di diversi ragazzi si è sempre notato che a parità di livello tecnico è sempre stata la personalità, o meglio l’adattamento della personalità al ruolo del portiere, che ha fatto la differenza ed ha avuto un peso specifico per la realizzazione di portieri livello professionistico. Si nota e si distingue spesso il portiere d’allenamento da quello da gara, ovvero, il portiere in grado di disimpegnarsi in gara con la stessa tranquillità con cui affrontava ogni seduta d’allenamento (portiere da gara) ed i portieri che, male incanalando gli aspetti emotivi, si fanno condizionare ed emozionare eccessivamente, a tal punto da bloccarsi completamente, non riuscendo ad esprimere nelle gare ufficiali tutto il loro reale valore tecnico dimostrato negli allenamenti specifici (portiere d’allenamento). Ovvero, purtroppo, non sempre vi è corrispondenza tra il lavoro proposto e la sua possibilità di realizzazione da parte di ogni allievo. La scuola portieri così come la scuola calcio, non è una fabbrica di cioccolatini dove vi è la possibilità di far uscire dei prodotti tutti uguali. In realtà, pur proponendo la medesima seduta d’allenamento a più allievi, i risultati possono essere differenti a seconda del patrimonio genetico di ogni allievo (ad esempio peso e altezza, forza - resistenza - velocità, capacità coordinative differenti, flessibilità più o meno disponibile), così come a seconda dell’influenza dell’ambiente (personalità, carattere, sfera affettiva, famiglia, scuola), con differenti risultanze nelle interazioni funzionali che coinvolgono la Psico-Motricità: Funzioni Cognitive - Funzioni Organiche (biologiche e motorie) - Funzioni Sociali - Funzioni Affettive ed Emotive. Peraltro è anche possibile raggiungere degli ottimi risultati di impostazione tecnica comune a tutti i portieri a disposizione, ma non tutti saranno in grado di esprimere le proprie conoscenze e, magari condizionati da fattori emotivi e da poco coraggio, non tutti sono in grado di metterle in atto nelle gare ufficiali “l’essenza della conoscenza, per chi ne dispone, è di saperla usare!”
Ma le pressioni psicologiche da cosa derivano? Paure inconsce. Paure imposte. Aspettative deluse.
Le paure inconsce possono derivare da qualsiasi episodio, anche infantile, che inconsciamente fuoriescono condizionando negativamente la libera espressione di ogni nostro atteggiamento, in particolar modo quando siamo chiamati a prendere con coraggio e decisione delle iniziative che presuppongono una capacità decisionale.
Le paure imposte sono quelle imposte dagli altri o in generale dall’ambiente esterno in cui viviamo. Nel caso specifico dell’ambiente calcistico, le paure imposte possono derivare da rimbrotti eccessivi in pubblico o con modi e tempi inadeguati, tali da demotivare l’atleta ed azzerare la propria autostima (“il tuo vero “io” è quello che tu sei non quello che gli altri hanno fatto di te!”).
Le aspettative deluse sono quelle che derivano dalla sfera affettiva (genitori troppo presenti ed invadenti, non rispettosi dei ruoli) e che possono creare, non volendo, ansie da prestazione ed eccessivo patos al momento della pratica sportiva ufficiale.
Ma le pressioni psicologiche possono derivare anche dai mass-media onnipresenti anche a livello locale e giovanile, con pubblicazione di articoli nei quali si fanno continui riferimenti ai parametri di valutazione propri del mondo del calcio adulto e con commenti ed articoli, anche quotidiani, sempre eccessivamente critici ed inopportuni (vedi pagelle con voti insufficienti anche nelle categorie Esordienti o chiacchiere di calcio-mercato giovanile).


3.4.2 Uscite Alte e Basse

L'uscita è un requisito tecnico importantissimo nel calcio attuale.
La capacità di intervenire al di fuori della propria "casa", così come è sempre stata definita la porta e lo spazio immediatamente davanti ad essa, è diventata una prerogativa indispensabile per il portiere moderno e, nella scelta dell'estremo difensore, è una componente sempre più determinante.
Le difficoltà nel rendere il più possibile efficace tale gesto sono enormemente aumentate negli ultimi anni e tendenzialmente sono in crescita. Le difficoltà che si incontrano sono dovute principalmente a:

- La velocità delle azioni di gioco e il repentino cambiamento della situazione di gioco;
- Il cambiamento strutturale dei palloni di gara che permettono una maggiore velocità di esecuzione del tiro o del cross, oltre ad aumentare la velocità della palla stessa e creare traiettorie più imprevedibili.

Ne consegue che gli aspetti più importanti sui quali basarsi nell'allenamento, oltre a quelli puramente tecnici, siano a mio avviso tre:
- La valutazione delle traiettorie e della velocità della palla in tempi brevi;
- La posizione di partenza;
- La predisposizione mentale ad anticipare lo scatto in uscita.
Le uscite possono essere suddivise in alte e basse, frontali e laterali, con o senza tuffo.
Possono essere richieste su palloni che arrivano da 3/4 campo, o via via fino a fondo campo, calciati con traiettoria a rientrare o ad uscire, veloci o lenti, nel confronto diretto 1 contro1 oppure per interventi di piede fuori dall'area di rigore o su retropassaggi.
Per questo motivo, data la grande varietà di situazioni possibili, è bene riproporle tutte in allenamento.
La ripetizione costante aiuta sicuramente a migliorare nella valutazione delle traiettorie e della velocità della palla, oltre che a memorizzare gli schemi motori e di comportamento adatti nelle varie situazioni. Variando le distanze, il piede di calcio, le traiettorie e la velocità, si deve prestare molta attenzione alla posizione di partenza del portiere, sia come posizione in campo sia come posizione assunta del proprio corpo, perchè è il punto di partenza per un intervento tempestivo ed efficace.
Predisporsi mentalmente ad anticipare lo scatto in uscita significa non trascurare nemmeno di un centimetro la posizione da assumere, significa prepararsi mentalmente a scattare in uscita già prima che l'avversario calci la palla, "rubare" al tempo di reazione necessario per passare dalla situazione statica a quella dinamica e, naturalmente, cercare di capire cosa sta succedendo, "leggere" la situazione, anche in funzione di compagni e avversari, per poi scegliere se e come intervenire.
Per quanto riguarda l'aspetto tecnico-tattico, senza entrare in dettagli specifici, i presupposti per l'allenamento sono quelli di lavorare su:

Spostamenti e movimenti.
Il modo di correre e muoversi cambia a secondo del caso, a volte si deve correre in avanti, a volte all'indietro, a volte lateralmente, a volte non serve rincorsa ma solo capacità di spinta con due o tre passi, ed è bene avere buon equilibrio e buona coordinazione per trovare l'azione più efficace.

La presa.
Il modo di intervenire sul pallone cambia in base al tipo di uscita (alta, bassa, con o senza tuffo) e prepararsi con costanza e ripetitività ai modi diversi di impattare la palla è certamente d'aiuto per automatizzare i vari casi e ridurre il rischio di un intervento difettoso, tenuto conto che le difficoltà nascono spesso dal "tipo" di palla in arrivo (radente, rimbalzante, a mezz'aria ecc.) e non sempre c'è la possibilità di scegliere se aspettare un rimbalzo o meno.

Lo stacco.
L'eventuale rincorsa e la gamba di spinta cambiano a secondo della traiettoria o la velocità della palla. Una buona agilità e coordinazione aiutano a trovare velocemente una azione equilibrata, non sempre c'è il tempo per uno stacco "corretto".

Dove indirizzare la palla.
In caso di deviazioni, respinte o retropassaggi è bene avere delle concezioni chiare in testa, anche schematizzate, piuttosto che affidarsi al caso,

Come comportarsi nelle uscite 1 contro 1.
Il comportamento varia in base alle diverse situazioni, se il portiere è in vantaggio sull'avversario, in svantaggio oppure se arriva a contrasto, in base alla direzione di corsa dell'avversario e della palla.
Entrando in qualche modo nei dettagli, anche se è molto più semplice discuterne in campo quando si provano le varie situazioni, valutando le diverse distanze e angolazioni, alcuni particolari su cui porre l'attenzione durante l'allenamento sono:
- la posizione di partenza è più o meno avanzata rispetto alla linea di porta in base alla posizione della palla, cosa che vale anche per la postura più o meno "alta".
- La posizione dei piedi nella preparazione all'uscita ha la sua importanza; se il portiere si sta preparando per uno scatto in avanti (per esempio uscita su passaggio o lancio in profondità da parte dell'avversario) devono essere posizionati uno più avanti dell'altro, secondo me non paralleli, per facilitare lo sprint in avanti. Se il portiere è in attesa di un cross laterale non devono essere paralleli, nè orientati verso il lato della palla, nè verso il campo, bensì posizionati in modo da favorire lo scatto verso ogni direzione.
Possibilmente sarebbe bene eliminare o ridurre il più possibile i "balzelli" che frequentemente vediamo fare ad alcuni portieri in procinto di uscire, se il cross parte nel momento in cui il portiere è sospeso con i piedi da terra avrà già perso una importante frazione di tempo per scattare.
- La posizione da assumere in vicinanza del primo palo, su cross dal fondo campo, deve essere valutata in base alla distanza della palla, avvicinandosi al palo stesso fino ad arrivare anche leggermente più avanti, ma non troppo, per essere in grado di recuperare almeno una porzione di porta nel caso di passaggio al centro da parte dell'avversario.
- Nel caso di una uscita con tuffo in avanti, su palla bassa frontale, prestare cura allo "strisciamento", alla distensione delle braccia e alla protezione della palla.
- E' buona cosa che il portiere si abitui a chiamare la palla con decisione, i compagni possono agire di conseguenza proteggendolo, lasciandogli spazio, rallentando l'azione dell'avversario e difendendo la porta
- Nel caso di una uscita in situazione di 1 contro 1 spesso è preferibile orientare il corpo verso il lato stesso da cui arriva l'avversario, salvo casi particolari, e comunque generalmente orientato verso il piede di calcio dell'avversario.
L' intervento in questi casi è dettato dalla situazione: se l'avversario è in vantaggio sulla palla è preferibile non dargli la soluzione tuffandosi troppo anticipatamente, meglio cercare di chiudere lo specchio di porta aspettando le sue mosse, che spesso devono essere decise in tempi molto ristretti per cui con possibilità di errore. Se il portiere è in vantaggio deve solo eseguire correttamente il gesto tuffandosi sulla palla con decisione. Se portiere ed avversario possono arrivare più o meno contemporaneamente sulla palla, l'estremo difensore dovrà gestire con intelligenza la sua azione motoria, cercando si l'impatto alla palla, ma indirizzando corpo e braccia in modo da favorire l'impatto della palla sulle mani piuttosto che il contrario, ad evitare di colpire le gambe dell'avversario nel caso questi tocchi la palla con una frazione di tempo in anticipo, quindi per evitare il calcio di rigore. L'atteggiamento da tenere, comunque, sarà dettato anche dalla velocità e direzione della palla, dalla velocità e direzione di corsa dell'avversario (se sta correndo, palla compresa, in direzione della porta o fuori dallo specchio della porta le cose cambiano e i rischi da prendere di conseguenza.)
- Dopo una presa in uscita alta se possibile è bene portare la palla al petto in protezione dalle cariche avversarie, ma non sempre è preferibile in quanto a volte, specie nelle uscite in mischia, questo gesto potrebbe far urtare le braccia con conseguente perdita della palla stessa.
Ricadere su due piedi è preferibile per attutire meglio l'impatto e mantenere un maggiore equilibrio. E’ invece utile atterrare su un piede in seguito ad un uscita eseguita e senza particolare pressione degli avversari in modo tale che il portiere si trovi già in corso e sia in grado di far ripartire velocemente la squadra.

3.4.3 Le Non-Uscite

Vi sono però alcune situazioni in cui non è possibile effettuare un’uscita. In tutti i sistemi di gioco sono previsti schemi offensivi per portare qualche giocatore, solitamente un esterno, al cross dalla posizione laterale.
Questa soluzione tattica mette spesso in difficoltà anche le difese più organizzate ed è statisticamente una delle soluzioni offensive che genera un maggiore numero di segnature.
I difensori possono spesso andare in difficoltà e non sono infrequenti i casi in cui può scaturire oltre ad una conclusione diretta anche un’occasione su una respinta imperfetta della difesa o talvolta si arriva anche ad un’autorete.
A seconda delle caratteristiche tecniche e fisiche degli attaccanti, l’obiettivo di chi deve effettuare il cross varia. Se si dispone di una punta veloce che va ad anticipare sul primo palo si cerca una palla con una traiettoria bassa o tesa, se invece l’attaccante è più prestante fisicamente o forte in acrobazia si cerca un cross più alto o a parabola per la conclusione aerea.
In queste situazioni almeno il 50% delle volte il portiere non riesce ad uscire, perciò deve essere in grado di gestire correttamente la situazione opponendosi efficacemente anche in questo caso.
In questo paragrafo si analizza come allenare le situazioni di gioco che si possono presentare in occasione di cross laterali da fondo campo e sui quali il portiere non ha effettuato l’uscita.
I motivi di questa decisione possono essere molteplici e possono essere così riassunti:
- velocità della palla
- altezza da terra del cross
- distanza della traiettoria dalla porta
- dislocazione dei compagni e/o degli avversari

L’attuarsi di una o più di queste condizioni oppure anche la posizione iniziale o la valutazione errata della situazione in generale può portare il portiere a decidere di non effettuare l’uscita, rimanendo così a difesa della porta in attesa di una intercettamento da parte di un compagno o di una conclusione avversaria.
Questa situazione, che si ripete almeno una volta in ogni gara, spesso non viene allenata in modo specifico. In questo frangente occorre grande reattività e sangue freddo, il portiere deve rimanere in piedi con l’obiettivo di parare il pallone nel caso venga indirizzato nel raggio di azione del proprio corpo (zona tratteggiata), obbligando di conseguenza l’attaccante ad indirizzare il più laterale possibile il pallone per cercare il gol (zone scoperte). Questo comporta, da parte dell’avversario però anche una maggiore possibilità di commettere errori di mira. Allenare questa situazione significa intervenire per migliorare la reattività del portiere cercando di stimolarlo nell’intercettare i palloni indirizzati nel proprio raggio di azione anche in modo violento. Spesso si vedono portieri che anticipano troppo presto la parata o si fanno trovare in movimento al momento della conclusione con il risultato di non riuscire ad intercettare la palla anche se passa a pochi centimetri dal proprio corpo. La parata in anticipo deve essere effettuata solo in casi particolari e nei quali l’avversario sta colpendo la palla a botta sicura verso un angolo predefinito della porta, in tutti gli altri casi l’intervento ha maggiori probabilità di successo se il portiere si fa trovare fermo al momento della conclusione, senza mai fare la prima mossa.
Per costruire delle esercitazioni sempre diverse così da ricalcare al massimo tutte le possibili tipologie di conclusione se devono tenere presenti molti parametri, tra i più importanti possiamo considerare:

Traiettoria della palla.

1.Bassa – 2.Tesa – 3.A spiovere
Zona di impatto. In base a dove viene colpita possiamo avere:
1Primo Palo - 2.Centrale – 3.Secondo Palo
Distanza dalla Porta.
A seconda della distanza dalla porta possiamo avere: 1.Ravvicinata - 2.Media – 3.Lontana
Traiettorie
Le traiettorie della conclusione possono essere:
1.Rasoterra – 2.Mezza Altezza – 3.Alta – 4. A Salire – 5.A Pallonetto – 6.A scendere o schiacciata

Direzione della Conclusione

1.Sul primo palo – 2.Centrale – 3.Sul Secondo Palo
A seconda della conclusione possiamo avere:
Di piede rasoterra di prima - Di piede al volo - Di testa - Dopo controllo
La posizione iniziale del portiere può essere sempre diversa e può essere corretta in ragione del punto di partenza della palla, ma può anche essere errata così da costringere il portiere ad una rapida correzione.


3.5 TATTICA DI AIUTO ALLA DIFESA

Una delle caratteristiche che fanno un portiere di alto livello è la capacità tattica nella gestione della difesa. Il portiere deve essere considerato nel calcio moderno come il capitano del reparto difensivo in quanto, grazie alla sua posizione privilegiata che gli permette di avere una visione a 180°, è in grado di richiamare l'attenzione dei suoi compagni sui vari movimenti degli avversari. Lo scopo della gestione della difesa oltre a quello di permettere di avere sempre un controllo territoriale sugli avversari è sopratutto quello di far si che questi ultimi arrivino al tiro da posizione e condizione più disagiata possibile in modo da rendere le conclusioni in porta prevedibili. Tre sono i fattori da tenere presente per un buon sviluppo tecnico-tattico: la distanza, l’angolazione e l’intesa con i compagni.

La distanza del portiere dalla linea di porta è il concetto che vedremo quando si parlerà della bisettrice e quindi del restringimento dello specchio della porta. Un altro concetto fondamentale relativo alla distanza è quello della distanza tra il portiere e la linea difensiva. La linea difensiva è considerata quella linea immaginaria che collega in senso orizzontale al campo gli uomini della difesa. La distanza del portiere dalla linea difensiva può essere considerata come una molla chi si allunga quando la propria squadra è in fase offensiva e si accorcia quando la propria squadra è in fase difensiva. In ogni caso l'ampiezza in senso verticale di questo spazio,in fase difensiva, dovrebbe essere tale da impedire che venga sfruttato dagli avversari i quali cercano di mandare palla e giocatore proprio in questo spazio, che spesso risulta essere vuoto. Compito del portiere è quindi quello di tenere la difesa "più alta" o "più bassa" a seconda delle circostanze.

Per quanto riguarda l’angolazione, la posizione che il portiere e la linea difensiva devono assumere dipende dalla posizione della palla (in prima istanza) e dei movimenti degli avversari (in seconda istanza) e ovviamente il tutto nella logica che deriva se si attua una difesa a zona o a uomo. Nel caso in cui la palla si trova nella zona laterale del campo il portiere deve stare attento affinché la difesa assuma la giusta posizione di "diagonale difensiva" chiamando tutti i compagni di reparto al giusto posto (pertanto deve conoscere bene la propria difesa) e inoltre deve stare attento all'inserimento di giocatori avversari che chiamano con il proprio movimento palla. Per fare un esempio prendiamo in esame la situazione in cui la palla si trova su una fascia laterale della tre quarti campo difensiva. Il portiere dovrà piazzarsi tra il secondo palo e il centro della porta e la linea difensiva posizionata diagonalmente con il primo difensore della linea a contrasto e il secondo pronto a scalare in caso di superamento del compagno. In una situazione del genere l'attaccante potrebbe guadagnare spazio nel lato forte con un'azione individuale o con l'ausilio di un compagno per cercare di portarsi in una posizione di tiro. In questo caso il portiere si sposta tra il centro della porta e il primo palo ad una distanza dalla linea di porta tale che gli permetta di intervenire su un cross corto e si deve al tempo stesso assicurare che lo spazio che ha lasciato alle sue spalle sia coperto da un suo compagno per intervenire su eventuali cross lunghi.

L’intesa costituisce un elemento importantissimo affinché l'operato della difesa sia efficace. Infatti a volte gli attaccanti avversari riescono a penetrare la linea difensiva grazie ad incomprensioni della difesa. Il portiere non solo deve interpretare i movimenti della propria difesa ma deve possibilmente anche guidarli grazie alla sua posizione che gli permette di vedere e valutare cose che i difensori non riescono ad osservare. Gli elementi che portano ad una buona intesa tra portiere e difesa sono i seguenti:
1.il portiere deve informare i compagni sulla situazione del lato debole (quello opposto alla posizione della palla in senso orizzontale al campo,in cui non si svolge l'azione), sincerandosi che non ci siano inserimenti di altri giocatori avversari e nel caso in cui questi ci fossero chiamare i compagni alla copertura.
2. il portiere deve, quando l’azione si svolge ai limiti dell'area di rigore, chiamare i compagni a chiudere la traiettoria del tiro per ostacolare o bloccare il tiro in porta.
3. il portiere deve informare il proprio compagno che si trova di fronte alla propria porta di quello che accade alle sue spalle e tranquillizzarlo in caso non ci siano avversari immediati o indirizzarlo per il passaggio nel caso fosse pressato.
4. il portiere deve comunicare inconfondibilmente e inequivocabilmente quando esce sulla palla,facendo capire che la palla è sua ("mia" o "lascia") e che il difensore deve andare in copertura o protezione del portiere stesso. A volte può succedere che mentre il portiere esce sulla palla, un difensore indietreggi per intervenire sulla stessa, cosa che può provocare oltre ad autogol contrasti che possono causare traumi ai due giocatori. Se la comunicazione è univoca problemi non c'è ne saranno.
5. il portiere deve, appena conquistata la palla far ripartire l'azione di contrattacco richiamando la squadra a "salire" verso il centrocampo. Questa azione creerà imprevedibilità e velocità di attacco, aumento della superiorità numerica a centrocampo, la squadra sarà comunque compatta e sicuramente lascerà qualche attaccante avversario in fuorigioco.

Il portiere deve essere tempestivo nel dare le informazioni ai propri compagni al fine di potersi opporre alla strategia avversaria velocemente e efficacemente. Deve comunicare con voce chiara ad alto volume, per farsi sentire, ed essere essenziale nel trasmettere l'informazione al compagno (pertanto si rende opportuno che negli allenamenti vengano sperimentati codici di comunicazione sintetici che inglobano un concetto complesso. Per esempio "arriva lungo" può significare un difensore avversario che si inserisce in profondità sul lato debole).


3.6 LA POSIZIONE DEL PORTIERE

A volte il superamento in uno contro uno, dei passaggi filtranti o di dai e vai mettono l'attaccante davanti al portiere. In queste situazioni la capacità del portiere di chiudere il più possibile lo specchio della porta rappresenta l'unica ancora di salvezza per la propria squadra.
Il Portiere deve trovarsi ad una distanza dalla linea di porta tale che gli permetta di uscire con velocità sul pallone ma anche nella sicurezza di evitare di essere scavalcato con dei pallonetti. Conseguentemente se la palla viaggia sulla linea centrale del campo il piazzamento del portiere è il seguente:
• Se la palla si trova sulla tre quarti campo di attacco (tra i 70 ai 90 metri di distanza dalla propria porta) il portiere può stare fuori dalla sua porta in una distanza compresa tra i 12 e 18 metri dalla linea di porta, sempre in linea con la palla.
• Se la palla si trova nella zona centrale del campo (tra i 45 e 70 metri di distanza dalla propria porta) il portiere può stare fuori dalla sua porta in una distanza compresa tra i 6 e 12 metri dalla linea di porta, sempre in linea con la palla.
• Se la palla si trova nella propria zona di difesa (inferiore ai 45 metri dalla propria porta), il portiere può stare fuori dalla sua porta in una distanza compresa tra i 3 e 6 metri dalla linea di porta, sempre in linea con la palla.
• Se la palla si trova sulle fasce laterali a circa 30 - 40 metri dalla porta la posizione del portiere è tra il centro della porta e il secondo palo se si pensa che l'attaccante effettuerà un cross. Tale posizione varia velocemente nel momento in cui un'attaccante si centralizza o il portiere intuisce che si sta cercando di superare la difesa con azioni su spazi stretti. In questo caso bisogna spostarsi in uno punto compreso tra il primo palo e il centro della porta. La tattica del portiere è fondamentale nel cercare di intuire quello che gli avversari hanno in mente. La sua capacità di anticipazione di quello che potrà essere gli permetterà di guadagnare tempo e spazio prezioso. Un grande portiere, per essere tale, deve sviluppare grandi doti tattiche. Comunque questi movimenti chiuderanno, per quanto possibile lo specchio della porta.
Se l’attaccante supera la difesa e si sta creando una situazione di 1 contro 1 il portiere deve limitare il più possibile l'angolo di tiro in base alla posizione dell'attaccante con la palla, alla sua velocità, alle condizioni di controllo della palla da parte dell'attaccante alla possibilità di quest'ultimo di fare un passaggio ad un compagno e alla possibilità di recupero di un difensore .
Se la palla è sulla fascia laterale il portiere deve coprire l'angolo di tiro che va dal centro della porta al primo palo, e questa posizione si sposta sempre più sul primo palo a mano a mano che la distanza dell'attaccante dalla porta diventa più laterale e più corta nei confronti del portiere.

Se la palla è sulla fascia centrale il portiere deve coprire l'angolo di tiro che va dal centro della porta ai due pali,quindi tutta la porta. Bisogna in questo caso cercare di accorciare il più in fretta possibile lo spazio tra portiere e attaccante, sfruttando il momento in cui l'attaccante non ha il controllo diretto della palla.
Se da un lato è vero che bisogna chiudere più in fretta possibile la distanza tra portiere e attaccante, aumentando così lo spazio di copertura della porta, è altrettanto vero che più il portiere è vicino all'attaccante minore è il tempo che ha disposizione per reagire. E' importante che il portiere tatticamente conosca gli aspetti positivi e negativi delle varie possibilità di intervento di cui dispone e solo così potrà scegliere quella più indicata per quella determinata situazione.


3.7 LA BISETTRICE

La posizione che il portiere deve assumere in porta e fuori dalla porta dipende da diversi fattori e in particolar modo dalla distanza e dalla posizione della palla. Maggiore è la distanza della palla dalla porta più alta sarà la posizione del portiere. Per cui se la palla si trova nella tre quarti avversaria il portiere generalmente sta oltre l'area di rigore e a mano a mano che la distanza si riduce,ovvero che la palla arriva verso la propria porta in portiere arretra fino a posizionarsi a qualche metro dalla linea di porta quando l'azione si svolge ai limiti dell'aria. La giusta posizione è fondamentale per un tempestivo intervento ed è proprio il caso di dire che il portiere deve trovarsi al posto giusto al momento giusto. Convenzionalmente la posizione del portiere (bisettrice) è il centro di un triangolo lai cui base sono i due pali e la palla rappresenta il vertice. La posizione del portiere (alta o bassa) dipende dalla distanza della palla dalla porta.

A seconda dell’angolazione e della provenienza della palla il portiere deve cambiare la sua posizione in modo che sia la più corretta possibile rispetto alla traiettoria della palla. Egli deve sempre trovarsi più o meno verso la metà del triangolo formato dalle linee che uniscono la posizione della palla e i due pali della porta.

Nello Schema a fianco, quando la palla segue la traiettoria 1, il portiere X è a qualche metro più avanti della linea di porta ma è piazzato sulla linea centrale del triangolo.
Quando la palla segue la traiettoria 2, X si trova a destra della linea poichè la zona del primo palo è più vulnerabile rispetto a quella del secondo palo. Quando la palla segue la traiettoria 3, X si trova a sinistra, poiché la zona del primo palo, ora sul lato sinistro, è quella più vulnerabile rispetto al secondo palo. Si noti inoltre che se il pallone si fosse mosso con due spostamenti successivi, dalla traiettoria 2 alla 1 e poi dalla 1 alla 3, il portiere deve modificare ben due volte e velocemente la sua posizione per poter essere in linea tra la porta e il pallone. Molto importante è la tecnica usata per muoversi: bisognerebbe essere rapidi nei movimenti, con veloci aggiustamenti laterali, quasi scivolando con i piedi sul terreno. Evitare i saltelli e l’incrocio delle gambe. Avere sempre una posizione d'equilibrio è il segreto. Più velocemente il portiere si piazza sulla linea di tiro, tanto più velocemente si potrà portare avanti lungo questa linea o rimanere in una posizione di equilibrio e trovarsi nella condizione ottimale per opporsi al tiro.
Avanzando sul segmento della linea di tiro il portiere aumenta notevolmente la capacità di copertura dello specchio di porta, come si nota in figura A. Se poi la parata viene eseguita scegliendo una traiettoria di intervento in diagonale, cioè attaccando la palla, la distanza tra la traiettoria del pallone con quella del portiere diminuisce, e quindi migliora l’efficacia dell’azione difensiva, come si può vedere dal confronta tra le figure B e C.


4 FASE OFFENSIVA


In una ricerca di Manoni e Filippi, che hanno analizzato le gare, durante i Mondiali di Calcio 1994, di tutti i portieri che vi hanno partecipato, è stato evidenziato che la fase offensiva dei portieri è stata in media del 64,3% rispetto all’intera attività svolta. Di questa percentuale però, solo il 30% delle loro azioni hanno avuto esito positivo. In particolare è emerso che Bonner, portiere dell’Eire, aveva effettuato ben 152 azioni d’attacco, che hanno rappresentato il 77,1% delle sue azioni complessive. Il dato che fa maggiormente riflettere riguarda il fatto che solo 5 azioni offensive su 33 sono andate a buon fine, mentre le altre 28 sono state intercettate dagli avversari.
I dati da allora non sono variati di molto, infatti, durante la gara, è stato stimato che un portiere effettua circa il 60% delle azioni totali. Da qui nasce l’importanza di dedicare una parte dell’allenamento alla fase offensiva.
Le azioni offensive del portiere si verificano quando il pallone è in possesso dello stesso che lo dovrà distribuire secondo la situazione di gioco che si è venuta a creare oppure secondo le indicazioni dell’allenatore.
Le azioni offensive possono essere divise in due categorie: rilanci con le mani e rinvii coi piedi. Il lancio del pallone con le mani è solitamente più preciso rispetto a quello con i piedi, ma non può essere utilizzato per distanze lunghe , anche se ci sono portieri che riescono a lanciare a distanze notevoli conservando un buon livello di precisione. I rilanci con le mani possono essere a loro volta divisi in:

ƒ Rilanci con palla rasoterra: è un gesto tecnico che viene utilizzato quando non ci sono giocatori avversari nella traiettoria. Il pallone viene lanciato come una palla da bowling, facendolo scivolare sul terreno, portando avanti l’arto inferiore contrario al braccio utilizzato per lanciare.

ƒ Rilancio sopra la spalla: è un rilancio utilizzato quando il compagno da servire si trova ad un massimo di 35 metri di distanza. Assomiglia al lancio del giavellotto, per cui il pallone viene portato con il palmo della mano all'altezza della spalla a gomito flesso, il corpo è in posizione laterale e l'arto libero punta verso il bersaglio. Il lancio si conclude con la distensione dell'arto .

ƒ Rilancio a Bilanciere: viene utilizzato su distanze anche superiori a 35 metri e poiché la traiettoria è a parabola può essere utilizzato anche per rinviare il pallone oltre gli avversari. Bisogna tener presente che la velocità della palla è modesta. La mano che tiene la palla si trova sul braccio disteso in posizione posteriore bassa,mentre l'arto libero in posizione anteriore alta. Il braccio con la palla si muove quindi effettuando un lancio con movimento dal basso-dietro all' avanti-alto mentre l'arto controlaterale effettua il movimento esattamente contrario. Ovviamente prima il pallone viene lasciato e maggiormente alta sarà la sua traiettoria. Gli arti inferiori, uno avanti e l'altro dietro, garantiscono un buon equilibrio.

 

Esercizio 1
L’allenamento si svolge su tratti di campo delle seguenti lunghezze.
• 10-20 metri per il rotolamento del pallone.
• 20-30 metri per il rilancio da sopra la spalla.
• 30-40 metri per il rilancio con estensione del braccio sopra la spalla.
Vengono effettuati i vari lanci ponendo dei persagli da colpire, allenando così oltre alla tecnica la precisione. L'esercizio contemporaneamente può essere eseguito da due portieri di cui uno effettua il lancio e l'altro esegue il controllo del pallone(allenamento della tecnica podalica).
I rinvii coi piedi possono invece essere distinti in:

ƒ Rinvii al volo
ƒ Rinvii di controbalzo
ƒ Rinvii al volo laterale


Per una squadra moderna è importante che il portiere sappia eseguire al meglio anche la fase offensiva che, unità ad una buona fase di transazione, può creare schemi offensivi che iniziano direttamente dall’estremo difensore.
Nel momento in cui il portiere decide di passare la palla ad un compagno è importante stabilire quale tecnica utilizzare (fatta eccezione per le rimesse da fondo campo) e cioè se passare la palla con i piedi o con le mani.
Come abbiamo visto il rinvio con i piedi che può avvenire al volo o a di controbalzo. Nel calcio di rinvio al volo il pallone viene tenuto con le braccia quasi completamente distese e il pallone viene rilasciato dall'altezza del bacino. Il pallone viene colpito davanti al corpo, nella sua parte inferiore lungo l'asse verticale con un angolo d'uscita di circa 45°. Il piede d'appoggio è arretrato.
Nel calcio di rinvio di controbalzo invece il pallone viene colpito nel momento in cui tocca terra, in questo caso il pallone avrà una traiettoria più bassa e veloce che gli permetterà di raggiungere il punto prestabilito più velocemente possibile.

Esercizio 1
L'allenamento si svolge in una metà campo. Nella linea di centrocampo vengono messe tre porte piccole, una centralmente e due lateralmente. Il portiere ,alternando calci al volo con calci di controbalzo, cercherà di centrare le tre porte. A mano a mano che il grado di precisione aumenta si allunga la distanza tra il portiere e le porticine.

Esercizio 2

Quando si + raggiunto un buon livello di precisione si possono effettuare simulazioni di gioco .Un giocatore (rosso) avversario passa la palla in profondità a destra a ad un proprio compagno il quale effettua un cross dentro l'area. Il portiere va in presa e rilancia alla sua destra su una porticina per un contrattacco nella zona di campo più sicura. Ripetere l'esercizio dall'altro lato e al centro. I giocatori blu esercitano una resistenza passiva permettendo l'effettuazione del cross.


5 FASE DI TRANSAZIONE

Oltre alle fasi offensiva e difensiva, quindi di possesso o non possesso palla, esiste una terza fase, che identifica il momento della riconquista o della perdita della palla. Nel calcio moderno si da molta importanza a questo aspetto, poiché dai rilievi statistici si è notato che una parte consistente dei gol realizzati nascono da una perdita di possesso palla e dal successivo contrattaco veloce.
Per quanto riguarda il portiere, la fase di transazione può essere divisa in due gruppi:

ƒ Transazione da palla inattiva, cioè quando il portiere effettua una ripresa del gioco con una rimessa dal fondo, oppure con una punizione a favore.

ƒ Transazione con palla in gioco, cioè quando il portiere, dopo aver intercettato la palla in fase di difesa della porta o dello spazio, ha la possibilità di avviare immediatamente un’azione d’attacco.


Più breve è la fase di transazione, maggiori saranno i pericoli che si possono creare, in quanto spesso gli avversari risulterebbero sorpresi e mal posizionati. C’è quindi la possibilità concreta di sviluppare veloci azioni di contrattacco anche in superiorità numerica.
Si nota spesso, anche ad alti livelli, che alcuni portieri, una volta entrati in possesso della palla, non sanno cosa fare, non hanno soluzioni tattiche ed i compagni non si fanno trovare smarcati, cosi verrà effettuato un rilancio lungo senza un obiettivo preciso, concedendo agli avversarsi il tempo di posizionarsi.
Il portiere deve essere allenato a leggere ed agire in tali frangenti, diventando un’ulteriore arma offensiva. Si dice infatti che nel calcio moderno il portiere, quando entra in possesso di palla, diventa il prima attaccante. In situazioni di palla inattiva una ripartenza rapida è più difficilmente realizzabile, in quanto, se si è già recuperata la palla, l’unico modo per una veloce ripresa del gioco è l’appoggio ad un compagno, anche se spesso, la zona è trafficata da avversari che ne impediscono l’azione. Alcuni allenatori hanno nei loro schemi una situazione di ripartenza veloce del portiere, al quale viene richiesto, dopo aver intercettato il pallone, di correre fino al limite dell’area e rilanciare in corsa verso i compagni del reparto offensivo. Questo è più facilmente realizzabile in seguito ad un uscita alta in quanto il corpo si trova già proiettato verso la palla e la prosecuzione della corsa risulta naturale. Questo tipo di ripartenza rapida risulta più difficoltosa da eseguirsi quando il portiere effettua una parata di difesa della porta bloccando la palla, soprattutto se l’intervento è in tuffo; questo perché la parata viene fatta in forma statica o acrobatica, e viene richiesto un tempo maggiore per giungere al limite dell’area ed effettuare il rilancio. In questo caso si coglie l’occasione per far respirare e salire la squadra per poi effettuare un rilancio con palla a terra o palla in mano, oppure si aspetta che un compagno si abbassi velocemente per poi ripartire con un azione di possesso palla. Effettuando una parata in tuffo, risulta perciò evidente che è più difficile cogliere scoperta e sbilanciata la squadra avversaria; può risultare perciò efficace e veloce appoggiare con le mani verso uno degli esterni per un rapido inizio di un’azione manovrata.
Quando invece la palla rimane viva, cioè il portiere ne è in possesso ma non può toccarla con le mani a seguito di un passaggio da un compagno o perché si trova fuori area di rigore, le situazioni che si presentano possono essere di controllo, gestione e rilancio o appoggio, oppure di rilancio o di appoggio di prima. In entrambe le ultime due situazioni i passaggi o i rilanci non devono essere effettuati casualmente ma si deve cercare una trasmissione efficace con l’obiettivo primario di non perdere il possesso de pallone. Nel caso in cui il portiere è chiamato a gestire il pallone, la destrezza nella tecnica offre una maggiore sicurezza ai compagni, che possono utilizzare l’estremo difensore come scarico, o in situazione di difficoltà, come appoggio, costringendo gli avversari ad allungare ulteriormente la squadra. Se invece il portiere è pressato da uno o più giocatori avversari deve essere in grado di appoggiare di prima ad un compagno libero o di rilanciare con sufficiente disinvoltura, non solo nei palloni rasoterra, ma anche rimbalzanti o con particolari traiettorie.
Spesso, soprattutto a livelli non professionistici o nei settori giovanili, si assiste a partite durante le quali le quali non appena il portiere afferra in presa alta la sfera, intorno a lui diviene tutto uno sbraitare di richieste da parte dei compagni “passa, passa”, da parte degli spettatori “tira sotto”, e da parte della panchina “ falli uscire, falli salire”. Nella trasformazione dell’azione difensiva in offensiva, il portiere deve innanzitutto riconoscere la situazione tattica che ha portato ad un’azione di gioco conclusa con un traversone alto: varie, infatti, possono essere le situazioni che portano al traversone. Esaminiamo alcune di queste al fine di utilizzarle per fotografare situazioni di gioco reali che meglio possono far intendere al portiere come comportarsi nel dare inizio ad un’ azione d’attacco.

A) Squadra avversaria nella propria metà campo impegnata nella fase difensiva, recupera il pallone e immediatamente tenta, mediante lancio lungo a scavalcare il centro campo, di servire un attaccante lateralmente (contropiede). Questi, controllato il pallone, effettua un traversone ad “incrociare”, indirizzandolo verso il centro area con l’intento di servire il compagno più avanzato che, con un movimento di taglio verso l’interno, aveva chiamato il passaggio.

B) Squadra avversaria nella propria metà campo impegnata nella fase difensiva, recupera il pallone e, con azione manovrata, costruisce un’azione offensiva corale che porta la maggior parte dei giocatori oltre il centrocampo; azione che sfocia in un traversone indirizzato nell’area di rigore.

C) Palle inattive d’alleggerimento che si attuano quando la squadra non ha interesse a schierarsi nella metà campo avversaria con la maggior parte dei suoi uomini, poiché il fine ultimo non è tentare la realizzazione di una rete, ma allontanare il pallone dalla propria metà campo per “alleggerire” la pressione esercitata dagli avversari e, nel contempo, mantenere occupati tutti gli spazi all’indietro a protezione della porta per non trovarsi, dopo aver perso la palla, scoperti (impreparati) di fronte a un’immediata ripartenza avversaria.

D) Palle inattive quali calci d’angolo e/o punizioni contro, calciate dalla ¾ e oltre della propria metà campo, nelle quali i giocatori della squadra avversaria sono schierati, per la maggior parte, all’interno o a ridosso dell’area di rigore.


Come si evince da quanto sopra, l’assetto tattico tenuto dalla squadra avversaria nelle situazioni descritte in A e in C è difensivo; mentre è offensivo nelle situazioni descritte in B e in D.
Ciò che bisogna far comprendere al portiere (specialmente se giovane) è l’importanza delle conoscenze tattiche, dell’esatta lettura della situazione simultaneamente alla rapidità di decisione (rinvio con le mani o lancio lungo calciato). Quando la squadra avversaria ha un assetto tattico difensivo e tutti gli spazi all’indietro sono ristretti, far iniziare un’azione offensiva con lancio lungo calciato da parte del portiere potrebbe non sortire effetti utili, in quanto i calciatori avversari, ben posizionati e tutti fronte alla palla, avranno maggiori possibilità di far propria la sfera. Così come, quando la squadra avversaria ha un assetto tattico offensivo e lo spazio utile intorno al portiere è ridotto dalla presenza di attaccanti e centrocampisti avversari, iniziare un’azione offensiva mediante rinvio con le mani potrebbe risultare inadeguato e arrecare difficoltà per lo sviluppo di gioco al compagno al quale è indirizzata la sfera, a causa della pressione facilmente realizzabile sullo stesso. E’ pertanto necessario da parte dell’allenatore trasmettere al portiere le conoscenze necessarie per comprendere in maniera univoca le situazioni; tutti i calciatori in campo devono saper decifrare la situazione e tutti devono pensare nel medesimo modo al fine di raggiungere un determinato obiettivo. E’ indispensabile che un’idea comune guidi il gruppo, poi, ovviamente, il singolo sarà l’interprete attivo del proprio ruolo in base alle caratteristiche nonché alle qualità tecniche e tattiche. Pertanto è preferibile che, nelle situazioni descritte in A e in C, il portiere trasformi l’azione difensiva della parata con presa in uscita alta, in un’azione d’attacco mediante rinvio con le mani ad un proprio compagno, in quanto lo scopo è quello di portare la palla nella metà campo avversaria tramite un’azione manovrata che permetta di allargare le maglie avversarie sfruttando il campo, oltre che in lunghezza, anche in tutta la sua larghezza.
Quando la squadra avversaria ha un assetto tattico offensivo, come nelle situazioni descritte in B e in D, lo spazio utile intorno al portiere è ridotto dalla presenza di giocatori avversari, e ovviamente la concentrazione difensiva sarà minore rispetto alle situazioni descritte in A e in C, pertanto è preferibile che il portiere trasformi l’azione difensiva della parata con presa in uscita alta in un’azione d’attacco mediante lancio lungo calciato in quanto lo scopo è quello di far giungere velocemente la sfera al reparto più avanzato affinché possa sfruttare lo spazio libero a disposizione e concludere rapidamente a rete.
L’obiettivo del preparatore sarà quindi quello di proporre esercitazioni che prevedano una conoscenza chiara della situazione, così da programmare in anticipo l’azione successiva che andrà ad eseguire una volta entrato in possesso di palla.
Prima di vedere le esercitazioni specifiche per allenare la Fase di Transazione, è opportuno che il portiere sia ben allenato sulla fase offensiva vista in precedenza, e sia a conoscenza delle differenti Tattiche di Squadra.


Esercizio 1

L’allenatore M lancia la palla verso P, che deve giocarla verso il compagno indicato in modo visivo dall’allenatore durante la fase di volo della palla. Se il braccio destro è alzato il portiere deve giocare la palla a sinistra, altrimenti a destra. Se entrambe le braccia sono alzate dovrà giocarla al centro. Chi riceve deve controllare e rigiocare la palla verso P che nel frattempo ha ripreso la corretta posizione in porta.
Per ricreare una situazione più simile alla gara l’allenatore può inserire un comando vocale o visivo per indicare la situazione SOLO o UOMO. In questo caso il portiere, se è solo, po’ effettuare il rilancio dopo aver controllato la palla, se invece è pressato da un UOMO deve rilanciare di prima.

Esercizio 2

Il portiere P scambia con P1 e P2. Se l’allenatore alza il braccio destro indica che un ipotetico avversario proviene dalla sinistra del portiere, e viceversa. A questo punto P deve orientare il controllo della palla verso il lato libero e giocarla in quella direzione.
Come variante si può introdurre che on entrambe le braccia alte il portiere deve effettuare un rilancio di prima,mentre con entrambe le braccia basse ha il tempo di controllare ed effettuare il rilancio.


Esercizio 3

 

Gara tra i portieri. M1 o M2 calciano in area dei cross e il portiere P deve intervenire in presa alta, proseguire la corsa di qualche metro dopo l’atterraggio e nel calciare in uno dei quadrati chiamato dall’allenatore. I quadrati sono posti nella metà campo opposta ed hanno un lato di circa 10 metri. Gli altri portieri hanno il compito in prima battuta di disturbare il portiere nella fase di uscita e successivamente lo devono infastidire nel rilancio.
Se l’intervento è effettuato correttamente in presa vale un punto e se con il successivo rilancio, il portiere centra il quadrato chiamato, ne guadagna uno ulteriore. I portieri si alternano e vince chi, al termine del numero delle ripetizioni prestabilite, ha totalizzato il maggior numero di punti.

CONCLUSIONI

Il portiere, col passare degli anni, è diventato un ruolo che necessita una conoscenza sempre più ampia di gesti tecnici, soprattutto quelli riguardanti la tecnica podalica. Deve sapere valutare e conoscere le varie situazioni di gioco, e divenire parte integrante del gioco di squadra. Parallelamente a questa evoluzione dell’estremo difensore, anche le conoscenze del suo preparatore devono essere ampliate. Non basta più che il portiere eviti il gol, ora il portiere deve sapere come, e quando tuffarsi sul pallone, con quale tecnica si può ottenere un determinato risultato, in quale situazione è opportuno agire in un determinato modo, ecc. Per capire tutte queste componenti assume primaria importanza il ruolo del Preparatore dei Portieri. Durante la stesura di questa tesi, ho analizzato diversi gesti tecnici che, tutto sommato, possono essere riconosciuti negli stessi gesti tecnici eseguiti 20 o 30 anni fa. Dove sta quindi la differenza? Sta nella mentalità che il preparatore è in grado di insediare nel portiere, trasformandolo da semplice gregario utile solo in fase difensiva, a vero e proprio elemento fondamentale per un buon sviluppo anche delle azioni di attacco.
Ho analizzato aspetti che possono sembrare banali, come la tecnica di caduta sul tuffo, ma che, se prendiamo esempi pratici sui campi da calcio, mancano completamente nella formazione del portiere. Questo perché molti preparatori utilizzano ancora un metodo vecchio, basato solamente su una serie di tuffi senza obbiettivi precisi, se non quello di evitare il gol. Cercando invece di rispettare anche gli obiettivi tecnici illustrati in questa tesi sarà possibile formare un portiere con un’ottima tecnica specifica, una buona tecnica podalica e soprattutto con una mentalità moderna.



BIBLIOGRAFIA

L’ATTACCO ALLA PALLA – TECNICHE E TATTICHE PER IL PORTIERE MODERNO
Claudio Filippi – Calzetti Mariucci Editore 2006

MATERIALE DIDATTICO “ STAGEGOALKEEPER FASSOLI – MICILLO ARONA 2008”
Pietro Fassoli – Davide Micillo

OTTIMIZZAZIONE DELL’ALLENAMENTO DEL PORTIERE NEL SETTORE GIOVANILE
Claudio Del Ciello – Calzetti Mariucci Editore 2004

GIOCO ED ESERCIZIO TECNICO NELL’ALLENAMENTO DEL PORTIERE
Claudio Del Ciello – Calzetti Mariucci Editore 1998

ARTICOLI TECNICI PRESENTI DELLA SITOGRAFIA A CURA DI:
Claudio Rapacioli, Preparatore Portieri Primavera e Allievi e coordinatore area portieri Settore Giovanile Piacenza Calcio

Gianluca Spinelli, Preparatori Preparatori Portieri Genoa C.F.C.
Claudio Del Ciello, Scuola Calcio Federale Roma
Alessandro Carta, Coordinatore Preparatori Portieri S.S. Lazio Calcio



SITOGRAFIA

www.ilportiere.com
www.portieridicalcio.it
www.ilportiere.it
www.calciatori.com
www.noiportieridicalcio.it

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio Gianluca Spinelli che mi ha dato preziosi consigli e materiale su come sviluppare questo testo.
Un ringraziamento va anche alla società U.S. Ornavassese, prima società che mi ha permesso di lavorare effettivamente come Preparatore dei Portieri ed in particolare a Tiziano Tinelli, Mister della squadra Juniores, che mi ha fatto capire come gestire un gruppo nella situazione della piccola provincia, dove spesso ti trovi con ragazzi poco motivati dai quali, però, hai sempre voglia di tirare fuori il meglio.
Un grazie anche al Prof. Fabio Bolzoni che mi ha seguito durante una fase del mio tirocinio e grazie al quale ho potuto lavorare, allo “Stage Goalkeeper Fassoli – Micillo, Arona 2008”, al fianco di Davide Micillo e Pietro “il Maestro” Fassoli. A quest’ultimo, ora mio supervisore nella scuola di portieri dell’Arona Calcio, devo la mia conoscenza sul campo del ruolo del portiere dal punto di vista tecnico e delle metodiche di allenamento.