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Anche questa seconda parte si propone come tematica
principale la tipicità delle catene di gioco, intese come
una serie di movimenti coordinati e funzionali tra loro in
relazione ad una determinata situazione di possesso palla;
esse rispondono ai medesimi criteri di spazio e tempo in
qualunque sistema di gioco vengano "interpretate". E, come
nella parte I, partiamo per surrogare la tesi, dalla
scomposizione dello stereotipo del c.d. "trequartista"
isolato in un "3-4-1-2".
Questa volta la lavagna tattica iniziale, su cui i
svilupperanno ragionamenti ed osservazioni, sarà però un
sistema di gioco che prevede 5 difensori (3 centrali, 2
esterni), 3 centrocampisti (1 centrale, 2 mezzali;con
vertice basso costituito dal centracampista centrale), 2
punte.(v. fig.1)
La domanda principale che i giocatori impegnati in un tale
sistema di gioco è logicamente questa: come va aiutato
l'esterno in una situazione, specialmente potenziale (quando
sta cioè per ricevere), di possesso palla?

La figura 2 propone delle soluzioni alternative su cui potrà
contare l'esterno che è in una situazione potenziale di
possesso palla. In generale, si "accenderanno", con
movimenti coordinati e funzionali tra loro, i seguenti
compagni:
· la "sua" mezzala (in tal caso il 10;mentre l'altra coppia
è costituita dal binomio 7-8) taglia davanti alla palla:
a) per ricevere lungolinea;
b) per ricecere orientato verso la palla.
· la "sua" punta (quella cioè che è sul lato forte
dell'azione) va ad integrarsi con il movimento della
mezzala:
a) effettua un movimento d'incontro;
b) cerca lo smarcamento in profondità.
· il difenbsore centrale più vicino (in tal caso il 5) si
proporrà come sostegno arretrato;
· il centrocampista centrale (4) si proporrà a sostegno,
anche dopo aver triangolato con i difensori opposti, per
aggirare il pressing degli avversari. Tale movimento del
centrocampista è un movimento fondamentale in tutti i
sistemi di gioco, poiché costituisce quel "passaggio di
disimpegno" che è preparatorio di una verticalizzazione
efficace della manovra o su un utilissimo cambio di gioco
(per esempio sull'esterno opposto 7, o su incrocio tra 7 che
si butta centralmente e 8 che si allarga).
Nell'ambito di tale organizzazione tattica si possono
proporre le seguenti soluzioni tecniche:

Le figg.3-4-5
mostrano la catena di gioco che si innesca in aiuto
all'esterno (3) che sta per ricevere palla. La prima
soluzione tecnica è quella più semplice: lancio immediato
sulla mezzala (10). Nella seconda invece l'esterno chiama in
causa la punta (11) venuta incontro. La terza invece
presuppone la collaborazione, nei tempi e spazi giusti, di 3
giocatori. La punta che viene incontro (11) scarica sul
centrocampista (4) venuto a sostegno, che può verticalizzare
con estrema velocità sul movimento della mezzala (10).
Il movimento chiave è quello della mezzala sul lato
forte dell'azione. Come visto in figura 1, essa può tagliare
sulla linea della palla anche orientandosi spalle alla porta
avversaria, per poter ricevere "sui piedi" e non nello
spazio,sulla corsa.
Si può ben notare come una tale catena di gioco costituisca
anche il risultato di una razionale collaborazione , in un
sistema base 4-4-2, tra terzino sinistro (3), esterni di
centrocampo (10), centrocampista centrale (4) e punta sul
lato forte dell'azione (11). E perché no, ripropone anche
quel tipo di lavoro che effettua una punta esterna sinistra
nell'interspazio in un sistema base 3-4-3, che a sua volta
abbiamo dimostrato come in molte situazioni di gioco vada a
costituire quell' "1" con cui si indica il famoso
"trequartista" nel c.d. "3-4-1-2".
In effetti la c.d. mezzala in un modulo di gioco 5-3-2, in
determinate situazioni può anche diventare quel giocatore
che si inserisce nello spazio in profondità sul lato debole
dell'azione, svolgendo appunto lo stesso lavoro di una punta
esterna in un 3-4-3 o di une esterno di centrocampo in un
4-4-2.

Nella figura 6 il movimento chiave della mezzala sul
suo esterno che è in una situazione potenziale di possesso
palla, propone una catena di gioco che in un certo senso è
l'interpretazione tecnico-tattica, alla situazione di gioco,
diametralmente opposta a quella proposta nelle figg.3-4-5.
Nel primo caso infatti (v. fig.6) la mezzala sul lato
forte dell'azione non taglia davanti alla palla (per poi
poter quindi occupare l'interspazio eventualmente creatosi
oppure per poter cercare la profondità), bensì si propone a
sostegno del suo esterno (7), con la "sua punta" (9) che va
incontro per un eventuale appoggio immediato,e l'altra (11)
che attacca lo spazio. L'altra mezzala, quindi, si propone
in profondità. Dunque si ripropone la stessa
utilizzazione degli spazi e delle corse di
smarcamento per crearli e per attaccarli di quando
una punta esterna va in appoggio su un centrocampista
centrale e le altre 2 (la centrale e l'altra esterna)
tagliano in profondità per dettare un'immediata
verticalizzazione della manovra.
Tale catena di gioco (che, come visto,è anch'essa
tipica, all'interno di qualsiasi sistema di gioco
venga proposta) racchiude innumerevoli soluzioni tecniche,
la cui efficacia e varietà , anche in questo caso, dipende
poi dalla combinazione di svariati fattori (tasso tecnico
degli interpreti, conoscenze tecnico-tattiche degli
interpreti, fattori fisici e psicologici, reazioni degli
avversari, ecc…).


Conclusioni
Il gioco offensivo di una squadra prevede l'utilizzo di
pochi e semplici concetti
fondamentali. Questi sono identici sia per il
campione professionista che per il calciatore di una squadra
amatoriale. Al di là delle "etichette" e delle formule(
rappresentate dai vari moduli di gioco e dei vari ruoli,
strategie "vincenti" - possesso palla o verticalizzazione?-
il "fantasista-trequartista",ecc…) contano le scelte
tecnico-tattiche che il giocatore deve prendere un
intervallo di tempo quasi impercettibile. E le capacità
tecnico-tattiche possono essere notevolmente "amplificate",
se si vanno ad amalgamare con ulteriori capacità
tecnico-tattiche elevate. Così l'organizzazione
tecnico-tattica di una squadra va ricercata essenzialemnte
in un'utilizzo globale razionale delle caratteristiche dei
giocatori in campo, in relazione a determinate situazioni di
gioco.
Per questo abbiamo cercato di dimostrare che non vi è poi
tanta differenza tra 3-4-1-2 e 3-4-3 (si attacca con i
medesimi concetti), e quindi tra questi sistemi e un 5-3-2 o
4-4-2 (a seconda del movimento chiave, o della scelta
tecnico-tattica della mezzala in relazione alla situazione
di gioco che propone il suo esterno in possesso palla).
Logicamente, si potrebbe condurre la stessa analisi su 4-4-2
e 4-3-3,e così via (per non parlare dei famosi "4-4-1-1 e
4-2-4" che , a mio modestissimo parere, mi sembrano delle
forzature esagerate).
Il calcio si gioca, si vince e si perde, sul campo, e ciò
che accade in partita è difficimelmente trasportabile su
fogli di carta o peggio su discorsi aposteriori.
Marco Proto
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