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Considerate essenziali
ed imprescindibili le
componenti fondamentali
del gioco del calcio,
dal Regolamento alla
Tecnica, alla Tattica
con le sue molteplici
derivazioni, sistema e
modulo, si presenta
quanto mai attuale ed
improrogabile valutare
un importante aspetto
del calcio giocato che,
a seconda delle
situazioni prese in
esame, produce effetti
immediati primo quello
di portare direttamente
al gol o, per meglio
dire, ad una
particolare, specifica
categoria di reti che si
possono e si devono
prevenire, quindi
evitare.
Tale problematica, a mio
avviso, non è stata
finora affrontata con la
dovuta attenzione e
considerazione, né tanto
meno risolta, da parte
degli addetti ai lavori,
lasciando intendere di
essere poco rilevante o
poco conosciuta, pur
prendendo atto che in
letteratura manca un
preciso e chiaro
riferimento in materia.
Per entrare nel merito
della questione ho
ritenuto opportuno e
prioritario classificare
i gol, tutti i gol
visibili sui campi di
gioco, realizzati nelle
circostanze e nei modi
più disparati, in due
grandi categorie,
evitabili ed
imparabili,
riportando la novità
anche nel mio
Dizionario-Glossario del
Gioco del Calcio.
Tale classificazione
trova la sua ragione
d’essere, la sua
giustificazione nel
fatto che se si riesce a
rimuovere, ad eliminare
sistematicamente e
correntemente la causa
diretta per cui un gol
viene segnato, facendo
ricorso agli
accorgimenti tecnici
specifici più idonei,
dopo aver individuato
l’errore commesso dal
difensore nella
situazione di gioco o di
palla inattiva, ciò
significa che quel gol,
essendo evitabile, si
può prevenire e quindi
eludere.
Appartengono alla prima
categoria e
statisticamente
rappresentano oltre il
60% del totale
complessivo quei gol che
si possono prevenire
applicando, osservando
le due regole difensive
da cui dipendono, la
“Posizione Frontale
Attiva”, che
tratterò nel presente
articolo ed il
“Controllo Visivo
Attivo”, che sarà
oggetto del prossimo.
Il rimanente 40%
comprende invece
l’insieme dei gol,
difficilmente parabili e
per questo spesso
spettacolari, da
manuale, realizzati su
episodi, situazioni di
gioco tra le più
svariate quali: un
dribbling vincente, un
intervento d’anticipo di
piede o di testa, un
appoggio smarcante al
compagno, un tiro di
rara potenza e
precisione balistica,
uno stacco di testa più
alto, una maggior
velocità nello scatto o
prestanza fisica nel
contrasto, un gesto
atletico di finezza,
imprevedibile (girata,
rovesciata, colpo di
tacco o di ginocchio)
oppure a seguito di un
calcio di rigore, di un
rimpallo favorevole, di
un rimbalzo ingannevole
su terreno gibboso, di
un errore o svista
arbitrale, di un
autogol, di una papera
oppure di una deviazione
involontaria del
portiere o del
difensore, di un fallo
inutile, di una
situazione d’inferiorità
numerica, di uno schema
collaudato e ben
congegnato sui calci
piazzati, di un
tentativo mal riuscito
di attuare il fuorigioco
e così via.
1) Sampdoria -
Juventus 2004-05
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Nell’esaminare la
tipologia di gol
evitabili collegati alla
“Posizione Frontale
Attiva” occorre
innanzi tutto
individuare, mettere a
fuoco le situazioni di
gioco che c’interessano
da vicino, emergenti dal
confronto, dal rapporto
diretto tra difensore e
palla gestita dal suo
diretto avversario, e
conseguentemente
valutare gli effetti
negativi (gol) causati
dalla reazione istintiva
di girarsi con la parte
posteriore del corpo per
cercar di ostacolare, di
intercettare la palla in
arrivo, proveniente da
tiri indirizzata in
porta oppure da passaggi
terminali tra avversari
immediatamente prima
della conclusione a
rete.
2) Perugia -
Juventus
1999-2000 (scudetto
perso dalla Juve)
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Una relazione di
causa-effetto che
provoca ricadute sullo
sviluppo del gioco,
talvolta con la
riconquista della palla
seguita da rapide
ripartente, più spesso
con la realizzazione in
prima o in seconda
battuta di gol dalle
caratteristiche
similari, ben
individuabili ad un
occhio attento, che si
possono prevenire e
quindi evitare facendo
ricorso agli
accorgimenti tecnici
previsti dalla citata
regola.
Prima di analizzare nel
dettaglio i singoli
momenti, aspetti della
gara che ci interessano,
per poi fornire
suggerimenti e consigli
utili per attuare con
efficacia e sicurezza
l’azione protettiva
della porta, arrivando a
formulare la regola
generale valida per
affrontare e risolvere
quest’importante
problematica calcistica,
occorre delineare,
individuare l’area di
ricerca del gioco.
Tra le molteplici azioni
che caratterizzano lo
sviluppo del gioco, va
presa in esame la fase
difensiva per inquadrare
il tema tecnico in
questione, per spiegare
in che modo il difensore
deve opporsi fisicamente
alla palla in arrivo per
annullare al meglio le
conseguenze del tiro,
del passaggio.
Risulta evidente che
tali circostanze di
gioco si manifestano e
si configurano durante
la conclusione
dell’azione offensiva
immediatamente prima che
la palla entri in rete.
Soffermandoci sulla
squadra che si sta
difendendo, nello
specifico si assiste
sovente al comportamento
sbagliato, alla reazione
scomposta dei difensori
i quali, sui tiri
fintati, piazzati o in
movimento contro la
propria porta oppure sui
passaggi terminali tra
avversari, si voltano,
si oppongono alla palla
quasi sempre senza
osservare la regola
della “Posizione
Frontale Attiva”.
3) Messina -
Lecce
2004-05
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Tale regole, riportata
anche nel mio
Dizionario-Glossario del
Gioco del Calcio, l’ho
definita come segue:
“Modo corretto
del difensore di opporsi
fisicamente ai tiri in
porta contro, come pure
ai passaggi di appoggio
terminale del diretto
avversario al compagno
solitamente dalle fasce
al centro, effettuati da
fermo o in movimento,
consistente nel rimanere
rivolto al battitore,
senza girarsi di fianco
o di schiena, per
controllare la palla in
arrivo, la sua
traiettoria, e, quindi,
per cercare,
regolarmente, con
movimenti di spostamento
del corpo e di
allungamento delle
gambe, in spaccata o in
scivolata, di
intercettarla,
d’impedire alla stessa,
stoppandola,
respingendola o
deviandola, di entrare
nello specchio della
porta o di giungere al
destinatario; il
giocatore deve opporsi
fisicamente al tiro con
la stessa mentalità e
gli stessi movimenti del
portiere, attivando
tutte le potenzialità
atletiche del corpo per
“parare” la palla senza
toccarla volontariamente
con mani e braccia.”
4) Juventus - Rapid
Vienna 2004-05
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Nella realtà del calcio
giocato succede di
notare con frequenza
come, già all’atto della
battuta e più ancora
all’arrivo della palla,
i difensori, effettivi
od occasionali, siano
portati istintivamente,
non correttamente, a
voltarsi, a girarsi di
fianco o di schiena,
alle volte accompagnando
l’avvitamento del corpo
con un movimento in
elevazione. Cosi facendo
i difensori perdono di
vista il controllo della
palla, la sua
traiettoria, tentano,
spesso invano, di
ostacolare il tiro con
la parte posteriore del
corpo, restando di
solito immobili, fermi,
mentre dovrebbero
impedire alla palla di
filtrare con un
intervento frontale,
attivo, dinamico, mirato
alla sua
intercettazione.
Un risvolto dalle
conseguenze analoghe si
riscontra anche nel
dribbling, allorquando
il possessore di palla
vedendo inutili, vani i
suoi tentativi di
superare il diretto
avversario, abile nel
non cadere nella
trappola delle mosse,
decide di cambiare
tattica optando per il
tiro fintato,
allo scopo di “far
paura”, di trarre in
inganno l’avversario e
quindi, sfruttando la
sua reazione a girarsi,
cogliere l’attimo per
prenderlo in contropiede
e saltarlo.
La predisposizione di un
programma di allenamento
adeguato per imparare ad
affrontare queste
importanti situazioni di
gioco difensive,
richiede la conoscenza
delle seguenti modalità
di esecuzione
dell’opposizione fisica,
finalizzate alla
corretta impostazione
del gesto
atletico-comportamentale.
5) Milan -
Sampdoria
2006-07
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Quando la palla è
diretta contro il
difensore, questi, oltre
a rimanere in posizione
frontale, dovrà
adoperarsi per
ribatterla o deviarla in
tutti i modi consentiti,
all’occorrenza alzando
lateralmente la gamba
interessata, destra o
sinistra, astenendosi
dal sovrapporre,
dall’accavallare l’una
sull’altra come spesso
erroneamente si vede
fare nella realtà.
Infatti, se la palla
calciata contro passa
alla sua sinistra, il
difensore dovrà tentare
di toccarla allungando,
allargando
esclusivamente la
gamba sinistra, in
modo da sfruttare al
meglio il
movimento-gesto,
controllato e
funzionale, dell’arto
dal basso verso l’alto e
non la gamba
destra sormontata alla
sinistra, in modo rigido
e legnoso, con una
parziale rotazione del
corpo; viceversa se la
palla scorre alla sua
destra.
In simili circostanze di
gioco non è richiesto
necessariamente di
ribattere il tiro del
diretto avversario
perché, specie dalla
media-lunga distanza,
basta un leggero
spizzico alla palla per
deviarne la traiettoria
fuori dello specchio
della porta scongiurando
la minaccia, evitando il
gol.
Una maniera diversa di
interpretare questa
regola è la posizione
frontale passiva,
variante che però non
risolve il problema in
quanto lascia immutato
il potenziale pericolo
contenuto nei tiri
contro. Nella
fattispecie, infatti, il
difensore, anche se
resta rivolto al
battitore, spesso rimane
impassibile, immobile,
non opera alcun
tentativo con il corpo
per impedire alla palla
di filtrare, mostrando
alle volte di volersene
addirittura schernire,
schivare: un
atteggiamento che va
parimenti modificato e
corretto, non essendo
proficuo, anzi
contribuisce ad
accentuare maggiormente
la responsabilità del
difensore qualora la
palla dovesse finire in
rete.
In merito a questa
regola comportamentale
di tattica individuale
vorrei precisare un
aspetto collaterale
molto importante circa
la sua finalità
nell’ambito di
applicazione sul campo,
che non va intesa
riferita necessariamente
alla sola fase finale
dell’azione offensiva,
contrapposta a quella
difensiva per prevenire
i gol evitabili ma
estesa a qualsiasi zona
del terreno di gioco,
reparto o interlinea,
restando valida la sua
efficacia e pertinenza
sia per un attaccante
sia per un
centrocampista quando la
palla è in possesso
degli avversari.
6) Lione - PSV
2006
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Allo scopo di addestrare
i giocatori, abituandoli
a non voltarsi, a non
lasciarsi intimorire
dalla palla calciata
contro, anche quando si
trovano in barriera,
sono solito ricorrere ad
un allenamento studiato
appositamente, dal quale
ho potuto ricavare
risultati confortanti,
rispondenti alle
aspettative
indipendentemente dalle
fasce di età dei
calciatori interessati.
Se i più giovani sono
naturalmente meglio
predisposti a recepire
prima, ad applicare gli
insegnamenti, i
consigli, compresa la
regola della Posizione
Frontale Attiva, ciò non
toglie che gli stessi
risultati si possano
ottenere anche da coloro
che sono più avanti con
gli anni, hanno già alle
loro spalle una maggior
esperienza di gioco,
purché abbiano l’umiltà
di saper ascoltare, la
consapevolezza di
mettersi in discussione
e di trasferire nella
pratica le direttive del
mister.
Trattando questo
specifico argomento
tecnico specialmente
nelle occasioni
d’incontro con i
colleghi, sono solito
sostenere che il
verbo aggredire e
l’azione dell’aggredire
vanno usati solo con
riferimento alla palla e
non anche
all’uomo-avversario il
quale, invece, deve
essere pressato,
attaccato, contrastato,
marcato. E questo
per cercare di smorzare,
di attenuare l’eccessiva
animosità in campo e
fuori che talvolta anche
le parole, usate male,
possono contribuire ad
alimentare.
7) Palermo -
Roma
2006-07
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Se il concetto di
aggressione della palla,
intesa come qualcosa che
va cacciata, braccata,
catturata per impedire
di filtrare, di passare,
di penetrare, facesse
parte integrante della
formazione, del bagaglio
tecnico del calciatore,
indipendentemente dal
ruolo, il problema dei
gol evitabili si
presenterebbe senz’altro
ridimensionato, avrebbe
minor peso, sempre che a
livello addestrativo,
istruttivo ci fosse
un’adeguata informativa
e preparazione da parte
degli operatori di
settore.
8) Italia U.21 -
Austria 2006
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Bisogna tuttavia
rilevare e riconoscere
che vi sono dei
giocatori i quali per
spirito combattivo e
slancio, impeto
agonistico, per
carattere, per scelta
personale, non esitano a
fare ricorso ad ogni
loro mezzo, capacità,
risorsa fisico-atletica
e qualità tecnica per
intervenire con
movimenti del corpo,
delle gambe, testa
compresa, in difesa
della propria porta,
della propria zona,
restando caparbiamente,
intenzionalmente,
coraggiosamente di
faccia, frontali alla
palla in arrivo.
9) Francia - Italia
2006
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A mio avviso
l’atteggiamento di
questi giocatori
nell’applicare
correttamente la regola
della “Posizione
Frontale Attiva” non
rappresenta il frutto di
un insegnamento
specifico,
finalizzato, ricevuto a
monte, mancando nella
realtà, ripeto,
quell’azione
propedeutica che gli
addetti ai lavori
dovrebbero saper
indicare e garantire a
livello di studio nei
corsi per allenatori o
durante la loro
permanenza alla
conduzione tecnica della
squadra.
Al riguardo molti
giocatori portano come
pretesto il timore di
farsi male all’impatto
con la palla e in tal
modo giustificano la
loro reazione di
girarsi, di mostrare la
schiena all’avversario,
cosa che non esito
definire come un atto di
rinuncia alla difesa.
Una “paura” peraltro
ingiustificata sul piano
dell’effettivo pericolo
personale, in quanto
l’esercizio e
l’addestramento, se
opportunamente curati ed
assimilati, sono in
grado di assicurare ai
giocatori
quell’autocontrollo e
quelle cautele che gli
consentono di
proteggersi, di
ripararsi le parti più
esposte del corpo
proteggendo nello stesso
tempo la propria porta.
A tal proposito torna
utile e vantaggioso
prendere ad esempio,
imitare l’atteggiamento
del portiere quando è
chiamato alla parata, ad
intervenire, a distanza
anche ravvicinata, sui
tiri piazzati o in
movimento calciati
contro per mandare la
palla in rete in prima o
seconda battuta. In
simili circostanze di
norma il portiere non
reagisce mai girandosi o
voltandosi alla palla
perché evidentemente ciò
non fa parte del suo
schema mentale che lo
spinge per ruolo, ma
anche per essere stato
preparato, formato a
difendere la propria
porta, a neutralizzare
le conclusioni
avversarie ricorrendo
alle potenzialità
fisico-atletiche del
corpo per cercare di
bloccare, respingere o
deviare la palla fuori
dei pali. Altrettanto
vale a tutto campo per
il giocatore e
specificamente per i
difensori se vogliono
contribuire a prevenire
i gol evitabili.
Il calciatore, pertanto,
nell’applicare
correttamente la tattica
individuale difensiva
sulla palla in arrivo è
tenuto ad immedesimarsi
nella funzione di
portiere, affrontando la
situazione con
caratteristiche e
mentalità uguali alla
sua per aggredire la
palla in modo attivo,
frontale, per fare
opposizione fisica come
se si trattasse di
“parare” il tiro, la
conclusione a rete,
escluse mani e braccia.
Cosa dire allora di
certe entrate in takle
scivolato, a gambe tese,
della durezza di certi
interventi, contrasti,
colpi proibiti
sull’uomo, spesso
intenzionali per far
male, che possono
procurare altri e ben
più gravi danni sul
piano fisico e
dell’incolumità del
giocatore?
10) Torino -
Chievo
2006/07
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A supporto di questo mio
studio ho provveduto a
registrare in
videocassette una serie
numerosa di gol della
specie, riprodotti da
partite giocate ai
massimi livelli, nei
campionati di serie
A-B-C, coppe e
competizioni
internazionali. E’ mia
consuetudine, seguendo
il metodo di lavoro
adottato
nell’approfondire
argomenti o temi tecnici
particolari, soprattutto
se innovativi, trattare
la materia non solo
scrivendo o parlando, ma
soprattutto
accompagnando la tesi
sostenuta con prove e
documenti filmati
ricavati dalla realtà
del calcio giocato.
Un gol su tutti, tra i
più clamorosi di quelli
evitabili, che vorrei
portare com’esempio
principe per le
immediate e rilevanti
conseguenze avute, si
riferisce alla partita
Perugia - Juventus del
campionato 1999/2000,
vinta per 1 a 0 dai
padroni di casa, costato
alla squadra bianconera
nientemeno che la
perdita dello scudetto,
laddove sul tiro del
perugino Calori, con
forza appena sufficiente
per mandare la palla in
rete, il difensore
juventino che gli stava
davanti si è opposto
fisicamente con una
girata prima di fianco e
poi di schiena
disattendendo in pieno
la regola della
Posizione Frontale
Attiva. Nessuna voce
critica allora si era
alzata per spiegare,
rilevare questo
clamoroso errore
difensivo.
L’analisi e la dinamica
di esecuzione di questo
gol decisivo che si
poteva e si doveva
prevenire, costituiscono
temi tecnici importanti
e specifici che
continuano a non trovare
spazio nei dibattiti,
nei commenti televisivi,
nei corsi per
allenatori, nello stesso
spogliatoio.
Tutto ciò rappresenta
un’evidente lacuna
informativa e culturale
sul piano calcistico che
mi auguro possa essere
colmata con il
contributo di tutti gli
addetti ai lavori, come
ho cercato fin qui di
fare nell’ambito
dell’analisi condotta su
una particolare
categoria di gol
evitabili.
Giorgio Pivotti,
ex dipendente di banca
ora in pensione, abita a
Castelfranco Veneto
(TV).
Al calcio, il suo sport
preferito, si è
avvicinato fin da
giovanissimo per poi
proseguire a giocare in
ambito dilettante.
Dopo aver partecipato
nel 1978 al corso per
allenatori di terza
categoria, conseguita
l’abilitazione si è
dedicato in prevalenza
alla conduzione tecnica
di squadre giovanili
anche se non in via
continuata per motivi
professionali.
Ciò tuttavia non gli ha
impedito di seguire il
calcio a livello di
studio e di
approfondimento e nel
1985, raccolte alcune
considerazioni,
osservazioni tecniche
sul calcio giocato, le
invia al Notiziario del
Settore Tecnico della
Figc dove vengono
pubblicate come uno dei
primi articoli scritti
da un allenatore
dilettante.
Da allora altri
contributi appaiono
sulla stessa rivista, su
L’Allenatore dell’Aiac
che nel numero di
luglio/agosto 2008
pubblica il suo ultimo
articolo “Tattiche
moderne antigol” e dallo
scorso anno anche sui
siti Internet, integrati
dalle immagini filmate
dei gol dimostrativi.
Ha suddiviso i gol,
oggetto principale dei
suoi studi sul calcio,
in due grandi categorie
imparabili ed
evitabili, facendo
di quest’ultimi il suo
pallino con le regole
appositamente elaborate
per imparare a
prevenirli, la Posizione
Frontale Attiva ed il
Controllo Visivo Attivo.
Un percorso di ricerca e
di analisi che si è
andato perfezionando nel
tempo fino a proporre un
nuovo, inedito sistema
difensivo chiamato
“Difesa Elastica” più
rispondente alle
esigenze del calcio
moderno.
Nel 2004 da alle stampe
il suo primo libro dal
titolo
“Dizionario-Glossario
del Gioco del Calcio” a
cura della casa editrice
Nuova Prhomos di Città
di Castello (PG), un
lavoro voluto con
convinzione e
determinazione avendo
verificato che un testo
del genere, di così
ampia portata con oltre
2.200 voci, non era mai
stato scritto prima, e
quindi con la
consapevolezza di
colmare un vuoto
esistente nel panorama
della nostra letteratura
sportiva e calcistica in
particolare.
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