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Scolasticamente, ad oggi, esistono due grandi categorie di capacità
motorie, a rappresentare la prima importante suddivisione di una
complessa classificazione, successiva ed a queste subordinata.
Le
capacità coordinative e le capacità fisiche sembrerebbero
caratterizzare i vari aspetti della motricità.
Mentre
le prime assolverebbero agli aspetti qualitativi del movimento, laddove,
a livello fisiologico, le fasi di reclutamento e di sincronizzazione
degli interventi muscolari dovrebbero tendere alla miglior economicità,
le seconde si occuperebbero di mantenere il più a lungo possibile
“pulite” le procedure di cui sopra (resistenza).
Inoltre, eventuali vincoli temporali forzerebbero il tutto a svolgersi
nei lassi più brevi possibili (velocità e forza).
S’intuisce immediatamente che in ogni movimento le citate capacità sono
continuamente e, soprattutto, CONTEMPORANEAMENTE, implicate.
La
SPECIFICITA’ dell’esercizio determinerà quindi le percentuali e le
modalità con cui queste saranno chiamate ad ottemperare.
Eseguire contrazioni nel rispetto integrale degli interventi di gruppi
muscolari assolutamente vincolati tra loro, attraverso successioni
contrattili specifiche per ogni gesto, ed all’interno di coinvolgimenti
cosiddetti “a catena”, consente di riprodurre fedelmente anche una bio –
meccanica dell’esercizio, laddove inesattezze di pochi gradi
produrrebbero risultati ben lontani dalle convenienze dell’azione e
quindi anche maggiormente dispendiosi.
Insomma, un codice, che volesse identificare i coefficienti d’impiego
delle varie capacità coinvolte in un singolo movimento risulta
praticamente irripetibile.
E per
un’identica azione ogni individuo manifesta coefficienti di spesa
necessariamente propri.
Sul
costo di un movimento s’inserisce peraltro il nodoso argomento dei
sistemi di rifornimento energetico, da quando, nel lontano 1933, lo
studioso R. Margaria espose e successivamente sviluppò i principi bio -
chimici dai quali ancor oggi la teoria dell’allenamento sportivo prende
spunto.
Purtroppo, attraverso una eccessiva semplificazione delle teorie
concluse dall’autore, le metodologie di allenamento suddividono
piuttosto distintamente i vari processi di approvvigionamento,
identificando la fisiologia del movimento con 3 importanti riferimenti
di base:
· Il
lavoro aerobico
· Il
lavoro anaerobico alattacido
· Il
lavoro anaerobico lattacido
La
quantificazione dei singoli aspetti metabolici sembra fornire
sufficienti garanzie per ritenere corretta una determinazione di
parametri sui quali lavorare ed incrementarne le capacità con
conseguenti massimi vantaggi durante la gara.
Una
sommaria suddivisione, sostanzialmente fondata sull’utilizzo o meno di
ossigeno e sull’accumulo o meno di lattati nel sangue, rappresenta il
sostegno dal quale progettare ogni programma di condizionamento
organico.
Ed in
effetti ogni attività fisica richiama a processi di rifornimento nei
quali prevale un meccanismo sugli altri.
Tipicamente la corsa lunga lenta viene assimilata ai lavori di tipo
aerobico, soddisfatta con la sola respirazione, i lanci e i salti, ma
anche le corse di brevissima durata rientrano nei lavori cosiddetti
anaerobici alattacidi, e si giovano delle risorse “a pronto impiego”
(ATP preformato e fosfocreatina), mentre le corse sostenute e protratte,
fino ad alcuni minuti, innescherebbero manifesti sviluppi
d’intossicazione ematica, introducendo peraltro l’attivazione di un
processo chimico assai oneroso, la glicolisi anaerobica.
Questa
impostazione ha orientato alcuni studi e le conseguenti teorie e
metodologie applicate verso programmi che portassero all’innalzamento di
alcune capacità attraverso percorsi opinabili almeno sotto un paio di
importanti aspetti o quantomeno non estendibili a tutte le attività:
1. i
principi dell’ allenamento, anche nelle complesse ed articolate
discipline di situazione, eludono il concetto dell’integrazione tra i
vari sistemi bio – chimici, durante il lavoro, proponendo mezzi dedicati
al potenziamento mirato ad uno specifico sistema ed ottenendo obiettivi
d’incremento non sulla miscela di rifornimento utile al modello
specifico, ma bensì su una precisa capacità metabolica.
2. Con
riferimento particolare agli sport situazionali, la tipologia delle
proposte contempla scarse connessioni con i “modelli funzionali”, che,
come rilevato nelle precedenti considerazioni, constano di dinamiche
assolutamente proprie, laddove capacità condizionali e coordinative sono
richiamate in una contemporanea partecipazione. Tra l’altro immerse in
contesti di gioco abbondanti d’informazioni, anche loro decisamente
concorrenti e condizionanti sulla scelta dell’azione da compiere ed
ovviamente sull’azione stessa.
La
peculiarità e la ricchezza dei ragguagli derivanti da una situazione di
gioco attribuisce oltretutto una evidente precedenza agli elementi
nervosi del movimento, piuttosto che a quelli organico - muscolari,
deputati unicamente alla fase esecutiva.
La
qualità e la funzionalità di questa vanno chiaramente ricercati a
livello del SNC, che nella mera contrazione trasferisce i momenti neuro
– motori dell’atleta.
Ottimizzare la durata (resistenza) e la frequenza (velocità e forza)
delle reiterazioni non consente di trascurare quei momenti di
elaborazione – scelta su quanto analizzato, canalizzandoli in risposte
economiche (coordinazione) ed evidentemente finalizzate ad uno scopo
(pensiero tattico).
Questa
contemporaneità degli interventi dovrebbe razionalmente far riflettere
sulla possibilità di considerare l’atleta nella propria unitarietà ed
unicità, organizzando programmi di condizionamento che valutino siffatte
priorità.
Sollecitare per blocchi le diverse parti (?) costituenti un’espressione
motoria rischierebbe senza dubbio di produrre, in definitiva,
caratteristiche di lavoro improprie.
Un
lavoro “a secco” sulla potenza aerobica, ad esempio, consente di
adattare l’atleta, ma su prestazioni fisiologicamente non funzionali
rispetto a quanto richiesto dal modello specifico, caricandolo di
fatiche inutili e sottraendo tempo ad altri aspetti, magari deficitari e
comunque da proporre in modo congiunto.
Va
peraltro riconosciuto che, da qualche tempo, nell’ambito dei giochi
sportivi, una metodologia che preveda l’incremento degli obiettivi
tecnici ed atletici ottenuto, in prevalenza, attraverso mezzi di tipo
integrato e situazionale sembra incontrare significativi consensi.
Durante gli allenamenti sono sempre più numerosi quei tecnici che
stabiliscono proposte “integrate” col fine d’incrementare aspetti
correlati al sistema nervoso insieme a quelli di tipo bioenergetico.
Nell’analizzare i vantaggi offerti, preferendo questa alternativa
metodologica,
deve
pure essere sottolineata l’affermazione dell’importante principio
dell’individualizzazione del carico.
Le
reazioni fisiologiche di un soggetto alla somministrazione di un lavoro
assumono tipicità esclusive.
Le
metodologie tradizionali “a secco” stabiliscono distanze da ricoprire
per un certo numero di volte, ad un certo ritmo di corsa e con un
recupero prestabilito tra le corse. E questo se non per tutto il gruppo
almeno per sottogruppi affini, precedentemente testati.
Tale
carico determinerà aggiustamenti ed adattamenti conseguenti
assolutamente personali e non standardizzati sul gruppo. Gli effetti
saranno eterogenei e, nei casi più favorevoli, ogni atleta ne trarrà
diverso beneficio.
Le
proposte situazionali vantano il pregio di calibrarsi sul singolo
atleta, coinvolgendolo in impegni che, oltre ad avere il merito di
riproporre indicazioni assai prossime alla prestazione di gara,
consentono di ottimizzarne il carico, tarandolo sulle capacità personali
e momentanee.
L’atleta va inteso quindi nella sua unitarietà psico – fisica, ma
altresì come prodotto di una sommatoria unica ed irripetibile e con
risposte proprie ad ogni forma di stimolazione.
Per
concludere elenchiamo alcune indicazioni - valutazioni di possibile
utilità nell’ avvicinarsi a questi metodi di allenamento:
·
dimensioni e forma dello spazio all’interno del quale far svolgere
siffatte proposte rappresentano un parametro dal quale ne consegue una
tipologia di corsa correlata con una contemporanea
facilitazione/complicazione sotto l’aspetto tecnico-coordinativo.
· Il
numero dei giocatori coinvolti aumenta/riduce l’intensità della
proposta.
Il
parametro intensità, riferito al modello funzionale, coinvolge
l’incremento/decremento di tutte le capacità richiamate, laddove una
semplificazione del mezzo potrebbe rientrare in una fase iniziale di
apprendimento.
·
Situazioni di sotto/sopranumero, aumentano/riducono le difficoltà di
lettura del gioco, favorendo un rafforzamento sotto gli aspetti tecnico
- tattici, ma altresì, interessando la componente organico – muscolare.
·
Particolari condizionamenti ( tocchi limitati…) possono nuovamente
incrementare il numero delle corse senza palla (capacità condizionali),
nella contemporanea effettuazione di aspetti tecnico (trasmissione
palla) – tattici (smarcamento) del gioco.
· La
tipologia della meta può a sua volta indirizzare verso strategie di
gioco favorevoli alla realizzazione dell’obiettivo (linea, porta, porte
laterali …), sempre in abbinamento a momenti di contemporaneo
coinvolgimento atletico.
Le
competenze, ma anche la fantasia e l’iniziativa del tecnico andranno a
rappresentare quei valori aggiunti necessari nel conferire reale
spessore didattico affinché i ragguagli siano diretti al concreto
insegnamento di una azione motoria finalizzata ed idonea ad uno scopo.
Ringraziamenti:
esprimo sincera gratitudine verso il Prof. Riccardo Capanna.
Dalle
Sue argute considerazioni nascono inevitabilmente, in chi nutre
interesse per l’argomento, consistenti dubbi sulle attuali teorie dell’
allenamento, in particolare se riferite a discipline articolate,
situazionali e collettive come i giochi sportivi.
Emanuele Bruzzone:
allenatore di base FIGC,
istruttore calcio FIGC,
diplomato ISEF,
laureato in Scienze Motorie.
ebruzz@dipteris.unige.it
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