Tecnica e tattica
La tecnica applicata nel
possesso di palla
Settore Tecnico
F.I.G.C. Corso Master 2002/2003 - Relatori : Roberto
Clagluna
Franco Ferrari
Indice:
· Introduzione,
tecnica di base e tecnica applicata
· Le trasformazioni del
calcio nell’era moderna
· Una nuova concezione
tecnica
· L’importanza
dell’allenamento
· Il ruolo
dell’allenatore
· Conclusione: I
presupposti per un buon allenamento
· Appendice: Definizione
delle fasi di possesso palla
1) Il controllo e la
difesa della palla
2) Il Passaggio
3) Il dribbling
4) Il tiro in porta
5) Lo smarcamento
Contromovimento
Sostegno offensivo
Velo
· Bibliografia
·
Esercitazioni: clicca per aprire il documento
INTRODUZIONE: TECNICA DI
BASE E TECNICA APPLICATA
La tecnica calcistica è il
complesso delle abilità inerenti i movimenti che il
giocatore è chiamato a compiere durante la gara, quando
si trova in contatto o comunque in relazione con la
palla.
Sotto il profilo didattico,
che è quello che maggiormente intendo sviluppare, si
parla di tecnica
di base, che
consiste nel contatto uomo - palla,
a prescindere da ogni fase
dello sviluppo del gioco,
e di tecnica
applicata, che è
invece relativa a tutti quegli accorgimenti per mezzo
dei quali i fondamentali
vengono espressi in
relazione allo sviluppo del gioco,
tenendo conto dei compagni e degli avversari, il tutto
nella forma più redditizia per lo sviluppo dell’azione.
La tecnica di base è dunque
un contenuto didattico preliminare, ma insostituibile,
anche se non sufficiente per la formazione del
calciatore che dovrà, per essere completo, perfezionare
la sua tecnica globale in situazione di gioco.
Per questo motivo ritengo
che l’allenamento moderno debba considerare entrambi gli
aspetti della tecnica. Per capire però quale peso dare
nell’allenamento a tecnica di base e tecnica applicata,
o meglio, quale relazione esista tra loro, ho voluto
definire molto brevemente come si sia evoluto il
concetto di “gioco del calcio” in questi ultimi 20 anni:
tutto ciò al fine di determinare come sia cambiato con
il modo di giocare anche il modo di allenare. So che
esistono molti modi di intendere il calcio moderno e
altrettante applicazioni, ognuna legata a qualche grande
nome di allenatore: a prescindere da essi, il mio
obiettivo nel corso di questa trattazione è di definire
quali per me siano le priorità e le metodiche più
appropriate e suggerire in questo senso una serie di
esercizi di allenamento.
LE TRASFORMAZIONI DEL
CALCIO NELL’ERA MODERNA
Per la mia rapida analisi
delle trasformazioni del calcio prendo in prestito
un’affermazione che condivido, secondo la quale “il
calcio deve sempre essere visto, considerato ed
analizzato sotto l’ottica dei suoi fattori fondamentali:
Tempo e Spazio”.
Negli anni 70 – 80 si
assisteva ad una
pressione statica
(determinata dalla
marcatura) che
assicurava spazi e tempi molto dilatati.
Le squadre attuavano una
sorta di pressione, ma questa era sviluppata quasi
esclusivamente nelle due zone difensive e quasi sempre
con pressioni individuali, data la disposizione delle
squadre in campo.
Raramente si assisteva a
raddoppi di marcatura e anche con le squadre disposte a
zona le coperture erano relative. Le zone di pressione
erano quindi ben definite e difficilmente si spostavano
a prescindere dalla posizione della palla.
Tutto ciò definiva un calcio
meno pressato, dove generalmente gli spazi e i tempi di
manovra erano più ampi (essendo le squadre più lunghe) e
dove spesso la tecnica di base era prevalente sulla
tecnica applicata.
In questo ambito, la
sequenza per chi riceveva palla era:
·
Gesto tecnico :
azione di tecnica di base con supporto di spazio e tempo
·
Scegliere :
pensiero, atto tattico (capire, valutare e decidere)
·
Eseguire :
azione di tecnica applicata
Esistevano quindi due
momenti tecnici: il primo, che era prettamente di
tecnica di base (stop, controllo, ecc.) e il secondo di
tecnica applicata (passaggio, dribbling ecc.); ma tra
essi si interponeva l’atto tattico, che poteva più o
meno prolungarsi secondo le zone di campo in cui si
operava e secondo la pressione statica esercitata dagli
avversari.
In questo momento tattico si
doveva capire
e
valutare per
scegliere le
varie opzioni di gioco.
Con l’avvento del calcio
moderno, molte variazioni nel modo di intendere lo
stesso, dovute a molteplicità di fattori, hanno imposto
una sequenza diversa a queste parole chiave.
Se, come abbiamo visto,
precedentemente si assisteva ad una
pressione “statica"
,
ai giorni nostri, essendo
mutate in modo sostanziale le situazioni tattiche ed
essendo con loro migliorate le condizioni psicofisiche,
si è determinato lo sviluppo di una
pressione
“dinamica”
con le squadre che si
muovono in funzione della posizione della palla. Di
conseguenza, gli spazi ed i tempi a disposizione sono di
molto diminuiti.
In questo ambito, la
sequenza per chi riceve palla non può più essere
Gesto tecnico – Scegliere
– Eseguire , ma:
·
Scegliere:
pensiero, atto tattico (capire, valutare e decidere)
·
Gesto tecnico:
azione di tecnica di base o di tecnica applicata a
seconda dello spazio e del tempo a disposizione
·
Eseguire:
azione di tecnica applicata
Analizziamo dunque le
differenze tra le due sequenze proposte.
Innanzitutto, nel calcio
attuale lo
scegliere è
divenuto un atto molto complesso ed articolato: esso
dipende sia dalla quantità di informazioni date dal
vissuto dell’allenamento, sia dalle opzioni date dal
movimento dei compagni (e dall’atteggiamento degli
avversari).
Inoltre, nella fase del
gesto tecnico,
più il tempo a disposizione e gli spazi si restringono,
più l’azione di tecnica di base confluisce rapidamente
in azione di tecnica applicata.
Ciò significa che il
gesto tecnico e
l’eseguire,
che prima erano divisi (quasi sempre dallo
scegliere)
e quindi distinti, ora si sono avvicinati.
In pratica, tecnica di base
e tecnica applicata si fondono spesso in un unico gesto.
UNA NUOVA CONCEZIONE
TECNICA
L’avvento delle sostanziali
modifiche appena sopra riportate ha portato alla
definizione di una diversa
concezione tecnica.
Nel calcio moderno con
questo concetto si intende la
capacità di eseguire un
movimento voluto,
cosciente e
giustificato
Questa nuova concezione
tecnica nasce da un apprendimento intelligente, che
sfrutti l’arma della motivazione (personale e di gruppo)
per rendere cosciente ogni movimento e dare ad esso una
finalità, con il preciso scopo di creare degli
automatismi che possano essere riutilizzati o modificati
secondo le diverse situazioni di gioco che via via si
presenteranno.
Personalmente ritengo che la
capacità tecnica di un giocatore non sia solo
attitudinale e che una buona collaborazione fra la mente
ed il corpo in movimento nasca anche dall’abitudine ad
analizzare e comprendere le più svariate situazioni di
gioco. In altre parole, un’attenta, creativa e metodica
opera di sensibilizzazione da parte dell’allenatore
permette alla mente del giocatore motivato di percepire
e riconoscere le sensazioni trasmesse dal corpo
attraverso i canali percettivi (tatto, vista, udito,
collocazione spazio/temporale…) e di conseguenza di
elaborare in tempi brevi una risposta adeguata ad una
determinata situazione.
In definitiva, l’allenatore
deve stimolare ed abituare i propri giocatori alla
lettura della situazione, utilizzando una grande varietà
di tempi e spazi a disposizione, per il raggiungimento
degli obiettivi, tenendo conto che durante la gara si
debbono affrontare problemi di tipo tecnico,
comunicativo, collaborativo, tattico e strategico.
Da parte sua, il giocatore
deve saper attivare la sua personale capacità di
adattarsi e risolvere problemi, sviluppando fantasia,
creatività, autonomia e discrezionalità, e sfruttando
tutte le esperienze precedenti in riferimento al
pensiero tattico.
L’IMPORTANZA
DELL’ALLENAMENTO
Per quanto ho vissuto nel
mio passato di giocatore e nel mio presente di
allenatore, credo fermamente che la chiave delle
risoluzioni positive dei problemi del gioco stia nel
“bagaglio”
di conoscenze frutto
delle esperienze vissute durante l’allenamento.
Oggi più che mai, con la
complessa struttura del gioco, il continuo mutare delle
situazioni, l’esistenza di tanti fattori coinvolti nel
rendimento individuale e di squadra, sono convinto che
l’allenamento
sia il punto
focale intorno al quale ruota il processo formativo del
giocatore sia dal punto di vista dello
scegliere
(atto tattico) che dell’eseguire
(atto tecnico),
anche se sono cosciente di tralasciare, in questo
contesto, la componente fisica e quella caratteriale,
che pure sono molto importanti.
L’attenzione che rivolgo
alla formazione di un giocatore in rapporto allo
sviluppo del gioco, infatti, non significa affatto che
voglio dimenticare gli altri aspetti che concorrono alla
formazione di un buon giocatore. In particolar modo mi
preme ricordare che la tecnica è un presupposto
fondamentale per il gioco collettivo, e che pertanto non
possiamo pensare di creare abilità complesse a
prescindere da quelle puramente individuali. In questo
senso il nostro compito di allenatori è quello di essere
attenti osservatori e di riservare uno spazio ed un
tempo adeguato anche allo sviluppo o al mantenimento dei
gesti tecnici. Se nel calcio moderno tecnica di base e
tecnica applicata possono arrivare a fondersi in uno
stesso gesto, significa che entrambe devono essere
allenate con uguale intensità.
IL RUOLO DELL’ALLENATORE
Dal momento in cui tra gioco
ed allenamento deve esistere una grande
“correlazione”,
compito dell’allenatore è
quello di facilitare il trasferimento nella gara, dando
la possibilità al giocatore di partecipare come
soggetto attivo,
in grado di vivere l’allenamento, e non come soggetto
puramente allenabile: cercando cioè di creare,
attraverso il maggior numero di informazioni e quindi di
vissuto,
giocatori che sappiano
“decidere”
nei modi e metodi più
corretti e che siano dotati di qualità adatte a
risolvere le molteplici soluzioni ed i quesiti tecnico –
tattici che la gara propone in continuazione.
E’ sviluppando queste
qualità nell’allenamento che permetteremo al giocatore
di essere creativo e costruttivo utilizzando il giusto
approccio nel momento giusto: un suo elevato rendimento
dipenderà dal “saper” cosa fare nelle diverse
circostanze della partita.
L’allenatore perciò deve
perfezionare un allenamento che fornisca:
· Una globalità
dell’attività agonistica per permettere un processo di
formazione
· Un’infinità di situazioni
varie e complesse, per far nascere nel giocatore
esperienze sempre nuove,
in modo che, dapprima
subendole e poi vivendole, egli le possa comprendere ed
analizzare coscientemente, in modo da affrontarle sempre
positivamente nella gara, potendole riconoscere.
· Situazioni che permettono
di accrescere il bagaglio personale di ognuno e quindi
migliorare gli aspetti di gioco.
· Esercitazioni tecniche,
tattiche e strategiche mirate in tutte le loro varietà
ed efficacia in modo da essere sublimate.
Tutto questo per permettere
al giocatore, nella gara, di esprimere oltre che un
gioco istintivo, anche uno organizzato, in quanto capace
di analizzare, elaborare, comprendere i diversi elementi
presenti nella competizione ed essere preparato,
nell’ambito della squadra, a dar vita ad una prestazione
ottimale.
Non è possibile chiedere o
pretendere dai propri giocatori un certo comportamento
tecnico – tattico, che non è realizzabile se, durante
gli allenamenti, non è stato mai o sufficientemente
provato e analizzato.
L’apprendimento si completa
solo attraverso l’imitazione (anche se ritengo che
questa fase sia soprattutto ad appannaggio dell’età
giovanile) e la sperimentazione attiva.
Quindi il nostro compito di
allenatori è dare:
· Al giocatore (e al gruppo)
la possibilità di migliorare il proprio apprendimento
nel saper
“leggere”
le varie informazioni in
modo da poter agire conseguentemente.
· Proporre compiti nuovi in
modo da obbligare il giocatore (e il gruppo) a ricercare
nuove e adatte soluzioni
aiutandolo nelle
scelte e
indirizzandolo
nelle giuste direzioni.
· Richiedere più metodi di
sviluppo e di esecuzione sia dal punto individuale che
collettivo.
· Proporre un allenamento
mirato, basato direttamente sul gioco vero, originale.
CONCLUSIONE: I
PRESUPPOSTI PER UN BUON ALLENAMENTO DELLA TECNICA
Sulla base di quanto
espresso finora, la mia idea è che quindi ogni
esecuzione proposta in allenamento debba essere la
rappresentazione di una o più situazioni di gioco nei
particolari e nel suo complesso, in modo da
rappresentare la complessità del gioco stesso.
Ogni esercitazione sarà un
“momento”
una “situazione”
una
“tematica”
che i giocatori devono affrontare con la mentalità
giusta e nelle situazioni tecnico - tattiche che si
troveranno a vivere nelle vere competizioni. Poiché ai
giorni nostri un gioco sempre più rapido ha richiesto un
adattamento degli schemi ed un affinamento della
tecnica, data la velocizzazione dei diversi gesti, per
migliorare il bagaglio tecnico della squadra sarà
altrettanto importante che le esercitazioni tecniche
siano effettuate:
· ad alta intensità
· con la massima attenzione,
concentrazione e applicazione
· in modo che si debba,
nell’esercitazione, effettuare i diversi gesti tecnici
ad una velocità uguale o superiore a quella che sarà
loro richiesta nel corso della partita, dato che, nei
centri celebrali della coordinazione, la velocità è un
fattore molto importante
· in presenza di avversari
veri o presunti.
I giocatori considerati
bravi saranno quelli che sanno cosa devono fare in quel
particolare momento, piuttosto che come farlo.
Le esercitazioni nel loro
insieme (sia di tecnica di base che applicata) dovranno
comprendere le componenti reali di gioco: velocità,
continuità delle azioni stesse, susseguirsi continuo di
modificazioni, presenza dell’avversario, paura di
sbagliare, aiuto proposto dai compagni, ecc.
In altre parole
nell’allenamento, bisognerà creare un
“ CLIMA REALE ”
e non artificiale.
APPENDICE: DEFINIZIONE
DELLE FASI DI POSSESSO PALLA
Mi sembra importante a
questo punto definire in termini concettuali le fasi di
possesso palla:
A)
Possesso diretto
- in riferimento al possesso individuale (se stessi)
1) controllo e difesa
2) passaggio
3) dribbling
4) tiro in porta
B)
Possesso indiretto
- in riferimento al possesso palla di un compagno
1) smarcamento
2) contromovimento
3) sostegno offensivo
4) velo
Per molte di queste fasi ho
deciso di trascrivere, riportandole con caratteri in
corsivo, degli stralci di alcuni articoli pubblicati da
Antonio Acconcia
sul Notiziario del Settore tecnico
(più precisamente il numero
6 / 2001, p.28-31; numero 1 / 2002, p. 34-39; numero 2 /
2002 p. 25-30):
essi sono tanto semplici ed
esaurienti da rendere inutile qualsiasi mio tentativo di
creare qualcosa di nuovo a riguardo.
A)
Possesso diretto
1) – Il controllo e la
difesa della palla
“Per quanto concerne
questo elemento di tecnica applicata, assume
un’importanza determinante il gesto tecnico dello stop.
E’ implicito quindi che il calciatore debba disporre di
un’appropriata preparazione tecnica e coordinativa
specifica, e sarà quindi opportuno addestrarlo ad una
corretta esecuzione di tutti i vari tipi di stop,
tenendo conto della necessaria progressività
metodologica.
(…)
Fattori fondamentali
-
Il calciatore deve essere in
possesso di una buona capacità di valutazione spazio
–temporale, cioè quella capacità che gli consenta di
effettuare un’appropriata valutazione della distanza,
della traiettoria e della velocità con cui arriva la
palla.
-
Il calciatore non dovrà
aspettare la palla, ma dovrà portarsi il più rapidamente
possibile sul punto di arrivo di questa, per non
rischiare l’anticipo e per predisporre il proprio corpo
già in equilibrio per effettuare lo stop.
-
Sarà comunque fondamentale
per il calciatore a conclusione del movimento di
smarcamento, per venire in appoggio al compagno, “non
dare le spalle al campo” ma orientare il proprio corpo
in modo da avere a disposizione un campo visivo il più
ampio possibile,
-
In presenza di un
avversario, al momento della ricezione, sarà
fondamentale mantenere la copertura della palla,
frapponendo il proprio corpo tra questa e l’avversario
stesso controllandola con l’arto opposto rispetto alla
sua posizione.
-
Il calciatore dovrà
effettuare lo stop il più rapidamente possibile, oltre
che in base alla traiettoria e alla velocità con cui
arriva la palla, alla situazione contingente e
conseguentemente all’obbiettivo che egli stesso vuole
raggiungere, posizionandosi nella direzione verso la
quale intende proseguire.
In talune situazioni,
soprattutto in fase di impostazione, sia davanti alla
zona pericolosa che a centro campo, nella tipica giocata
a due tocchi, sempre in sicurezza, sarà opportuno
controllare la palla con un piede per poi calciarla con
l’altro, avendo l’accortezza di orientare la punta del
piede partente (quello che ha anche effettuato lo stop)
già verso l’obbiettivo, in modo così da guadagnare
tempo.
Nella circolazione della
palla da una parte all’altra del campo, con questa
proveniente da sinistra,
e dovendola indirizzare
sulla propria destra, sarà opportuno che il calciatore
la controlli con l’interno piede destro per poi
calciarla col sinistro, e viceversa, con palla in arrivo
da destra, stop con l’interno piede sinistro e passaggio
di destro.
Anche durante una corsa
di smarcamento in profondità, sarà opportuno, al momento
del controllo di palla, avere il corpo rivolto nella
direzione verso cui si intende proseguire o concludere
l’azione.
Nel caso dello stop a
seguire, sarebbe opportuno abbinare al gesto una finta,
una sorta di contromovimento, per potersi meglio
sottrarre da un’eventuale marcatura dell’avversario.
Così come lo stop di
interno piede su traiettoria rasoterra, oltre a
permettere al calciatore di giocare in sicurezza (stop e
do), soprattutto nei pressi della zona pericolosa, gli
consentirà, se attaccato alle spalle da un avversario,
di sottrarsi alla sua marcatura: stop, finta, portando
via la palla con l’interno dell’altro piede in direzione
opposta.
Con il rallentamento
della velocità della palla, effettuato generalmente con
l’interno piede, l’attaccante, andando incontro a
questa, oltre a mantenerne la copertura, potrà
proseguire nella direzione stessa della palla.”
2) – Il passaggio
“Potrebbe essere definito
come l’atto di indirizzare la palla verso il compagno.
E’ il gesto tecnico del
calciare applicato allo sviluppo del gioco, può essere
quindi considerato l’elemento che collega la tecnica
individuale al gioco collettivo.
Il passaggio serve
fondamentalmente a :
-
guadagnare tempo e spazio
-
superare uno o più
avversari;
-
mantenere il possesso di
palla
Il passaggio richiede
inoltre un minor consumo energetico rispetto al
dribbling e alla guida della palla.
Il tempo del passaggio
è dettato dal movimento senza palla del possibile
ricevitore.
Il passaggio può essere:
- Diretto:
se viene effettuato
sulla figura del proprio compagno. Ad esempio, se
indirizzato a un compagno che, muovendosi in diagonale,
venga in appoggio per costituire un punto di riferimento
per il portatore di palla. Se il compagno fosse marcato,
il passaggio dovrebbe essere effettuato sul piede
opposto al lato dove si trova l‘avversario, in modo da
consentirgli di effettuare una buona copertura della
palla.
- Indiretto:
se viene effettuato nello spazio libero, sulla direzione
di corsa del compagno. Ad esempio, se la palla viene
indirizzata in profondità oltre la linea di una difesa
schierata a zona nell’interspazio tra due difensori, per
l’inserimento da dietro di un compagno
Il passaggio inoltre può
essere:
- Breve o medio breve:
entro i 15-20 metri.
Può essere effettuato
calciando con l’interno
piede: viene
utilizzato maggiormente davanti alla zona pericolosa,
dove il portatore deve giocare in sicurezza (entro il
proprio campo visivo) per garantirsi una maggiore
precisione, ma anche a centrocampo, dove non può
permettersi di perdere palla.
Può anche essere
effettuato con l’esterno
collo piede:
viene utilizzato più frequentemente in fase di
finalizzazione, dove occorre più rapidità e più
imprevedibilità, anche durante una corsa veloce.
- Lungo:
oltre i 20-25 metri.
Può essere effettuato
calciando con l’interno
collo piede:
potendo abbinare potenza a precisione, può essere
abbinato a cambi di gioco, cross, traversoni, ecc.
Può essere effettuato
anche con l’esterno
collo piede: non
garantisce la medesima precisione del calcio di interno
collo piede, ma potrebbe sopperire alla mancanza del
piede meno abile, ed essere utilizzato al meglio durante
una corsa veloce.
Il passaggio può anche
essere effettuato con la
punta del piede:
questo tipo di calcio sarà usato prevalentemente su
terreni fangosi, ma potrà essere usato anche per
anticipare l’intervento dell’avversario.
In rapporto alle linee
perimetrali del campo, il passaggio può anche essere
così definito:
- Passaggio in
profondità:
La palla si muove tendenzialmente lungo l’asse maggiore
del campo; viene utilizzato soprattutto per le
verticalizzazioni, previo movimento senza palla degli
attaccanti atto a creare spazio per vie centrali.
- Passaggio
incrociato:
il cosiddetto cambio di gioco, con la palla che viene
calciata dalla zona destra del campo a quella sinistra o
viceversa. Questo passaggio viene usato pure
nell’applicazione di uno sviluppo di tattica: il gioco
dalla parte cieca – sviluppo di tattica in fase di
possesso, che può essere utilizzato come contromossa
alla zona, al pressing e al fuorigioco. Attraverso una
fitta rete di passaggi, congiuntamente al rallentamento
del ritmo di gioco, si cerca di attrarre i giocatori
avversari in una determinata zona di campo, per poi
metterli in difficoltà grazie ad una cambio di gioco
nello spazio opposto, resosi libero, dove si andrà ad
inserire imprevedibilmente un compagno. Ecco che in
questo contesto tattico, disporre del calciatore col
passaggio di 40-50 metri nei piedi (con palla veloce e
traiettoria tesa per guadagnare tempo), sia condizione
determinante.
-
Passaggio trasversale:
con palla
che si sposta parallelamente all’asse mediano del campo.
Contrariamente ai due precedenti, con questo tipo di
passaggio non si conquista spazio. Tra l’altro, il
passaggio trasversale potrebbe rivestire connotati di
notevole pericolosità, se effettuato ad esempio nel
contesto di una circolazione della palla, da destra a
sinistra o viceversa, sia nei pressi della zona
pericolosa che a centrocampo. Soprattutto nel caso in
cui il calciatore decidesse di giocare la palla
dall’esterno verso l’interno, si potrebbe dare origine
ad un intercettamento molto pericoloso da parte di
qualche avversario seminascosto, che taglierebbe fuori
sia chi effettua il passaggio, sia il possibile
ricevitore. Quindi (…) sarà obbligo del ricevitore
arretrare in diagonale verso il portatore di palla,
invitandolo ad effettuare un passaggio indietro.
- Passaggio in
diagonale:
con la palla che si muove
obliquamente rispetto alla linea mediana del campo, come
ad esempio nel caso appena citato, ma anche in
situazioni in cui si debba comunque guadagnare spazio.
Per effettuare triangolazioni, passaggi a muro o uno –
due ecc.
- Passaggio indietro:
nel caso vi sia l’impossibilità di giocare la palla in
avanti, vuoi perché gli spazi sono chiusi, vuoi perché i
compagni sono marcati, sarà opportuno, anziché dare un
calcione alla palla, effettuare un passaggio indietro al
compagno venuto a sostegno, che avrà un campo visivo
migliore a disposizione. Non si guadagnerà spazio, ma
avremo senza dubbio la possibilità di mantenere il
possesso palla, e comunque, nel frattempo, qualche
situazione potrebbe sbloccarsi.
Anche in fase di
finalizzazione, l’attaccante spalle alla porta,
trovandosi nell’impossibilità di potersi girare,
dovrebbe cercare di trovare un appoggio indietro per
quel compagno, che avesse la possibilità di proseguire
l’azione, o di concluderla con il tiro in porta.
Al momento del passaggio,
se possibile dovranno essere considerate ed
eventualmente valorizzate le caratteristiche del
possibile ricevitore:
-
per giocatori veloci:
dovranno essere effettuati passaggi indiretti, nello
spazio sulla corsa
-
per giocatori lenti:
passaggi diretti, sulla figura
-
per giocatori dotati di
elevazione: potranno essere effettuati passaggi con
traiettoria aerea
Ad esempio, disponendo di
attaccanti veloci ma di bassa statura, sarebbe
improponibile chiedere agli esterni di andare al cross
dal fondo imprimendo traiettorie molto alte; sarebbe più
opportuno giungere alla finalizzazione attraverso veloci
verticalizzazioni, uno –due, tagli, corse orizzontali e
taglio o movimenti a L, movimenti a mezzaluna ecc.
Tuttalpiù, i cross potrebbero essere con traiettoria
bassa e tesi sul primo palo, per un’eventuale
spizzicata.
Il calciatore, nel
momento dell’esecuzione del passaggio, deve tener conto
dei fattori TEMPO e SPAZIO a seconda delle situazioni.
Un passaggio lento può
dare tempo all’avversario di prendere posizione, di
anticipare o intercettare la palla.
In fase di
finalizzazione, una manovra lenta dà modo alla squadra
avversaria di concentrarsi dinanzi alla zona pericolosa;
quindi, per evitare ciò, sarà opportuno che i passaggi
siano veloci con palla tesa e rasoterra, cioè
immediatamente giocabile. Pochi passaggi ma veloci.
In fase di impostazione,
davanti alla zona pericolosa, sarà opportuno giocare in
sicurezza (all’interno del cono visivo). Se la squadra
avversaria dovesse accennare movimenti a pressione, a
quel punto sarebbe opportuno effettuare una circolazione
veloce della palla, grazie a passaggi tesi e veloci con
palla rasoterra, in modo da non offrire punti di
riferimento per pressioni individuali, raddoppi e azioni
coordinate di pressing.
Va comunque sottolineato
che non sempre è consigliabile far circolare la palla in
modo veloce; talvolta è consigliabile anche il
contrario: vi sono infatti delle situazioni tattiche in
cui il ritmo di gioco deve essere rallentato, per poi
magari essere accelerato nuovamente (es: gioco dalla
parte cieca) e quindi anche il passaggio potrà essere
più o meno veloce.
E’ particolarmente
importante che il calciatore effettui il passaggio
comunque con imprevedibilità,
in modo di non far capire
troppo in anticipo agli avversari dove vuole giocare la
palla.
Le capacità coordinative
sono assai importanti nell’esecuzione del passaggio; ne
citiamo 2 tra le tante:
- La
capacità di differenziazione,
che permette di gradualizzare in modo preciso la forza
da impiegare nel gesto tecnico.
- La
capacità di orientamento,
che consente al calciatore di muoversi nello spazio in
riferimento alla posizione della palla, dei compagni e
degli avversari.
Essa viene associata con
la cosiddetta VISTA PERIFERICA.
Nel caso in cui il
terreno di gioco sia fangoso, sarà opportuno effettuare
il passaggio colpendo la palla nella sua parte
inferiore, per imprimere una traiettoria aerea ,
impedendogli così di impantanarsi nel terreno; così come
in caso di terreno bagnato, sarà più logico effettuare
passaggi tesi ma sulla figura del compagno.
Il passaggio potrà essere
effettuato anche con il COLPO DI TESTA, utilizzando la
fronte, che essendo superficie ampia e piatta, garantirà
precisione. Collocandosi frontalmente nei confronti
della palla e grazie ad un accentuato inarcamento, si
potrà offrire al gesto anche più potenza.”
3) – Il dribbling
“ (…) Questo elemento di
tecnica applicata , pur essendo un comportamento
puramente individuale, riveste nel contesto collettivo a
livello tattico, un aspetto determinante, in quanto col
dribbling si può acquisire
superiorità numerica
e non solo; il dribbling può anche essere considerato
una valida contromossa al pressing avversario, in
particolare a quello difensivo.
Il dribbling è un’azione
Psico-Fisico-Tecnica del calciatore, compiuta col
preciso obbiettivo di superare uno o più avversari,
mantenendo il possesso di palla.
I fattori che determinano
quindi la predisposizione del calciatore a questo tipo
di azione sono molteplici:
tecnici,
coordinativi,
condizionali
e, non ultima, la
personalità
dell’individuo.
La personalità
dell’individuo è un fattore importante e pluricomposito:
le qualità psicologiche ricoprono un ruolo fondamentale
(il calciatore intelligente capisce quando e dove
effettuare il dribbling).
Ad esempio, durante
un’azione di pressing ultraoffensivo avversario, a
ridosso della zona pericolosa, sarebbe molto rischioso
effettuare il dribbling, e potrebbe essere più opportuno
optare con un lancio con l’intento di scavalcare la zona
del pressing. E’ invece più consigliabile effettuare il
dribbling in fase di finalizzazione, anche come
contromossa al pressing difensivo.
Il dribblatore deve
possedere equilibrio emotivo e fiducia in se stesso,
deve cioè essere conscio delle proprie possibilità,
senza però sopravvalutarsi. Deve sapersi prendere delle
responsabilità, sapendo a cosa si espone, sia in senso
positivo che in senso negativo. (…)
Come già accennato in
precedenza, il dribbling viene usato più frequentemente
in fase di finalizzazione, oppure in situazioni di
difficoltà, quando cioè il portatore di palla non ha
alternative di passaggio.
In fase di
finalizzazione, può capitare che, grazie ad un’abile
movimento di allontanamento dalla linea palla-porta
delle punte, il portatore riesca a dare scacco al libero
o al centrale difensivo, creando così un uno-contro-uno.
In un contesto
situazionale, sarà opportuno, dato anche l’aspetto
estremamente personale del dribbling, dare solo alcuni
input al dribblatore:
-
conoscenza del lato debole
dell’avversario
-
nel puntare il difensore,
l’attaccante deve cercare di acquisire più velocità
possibile, senza peraltro pregiudicare il controllo
della palla
-
se il difensore si trova in
posizione di divaricata laterale, l’attaccante deve
costringerlo con delle finte a mantenere un equilibrio
precario e saltarlo così dalla parte dove è rimasto
sbilanciato
-
se il difensore assume una
posizione antero-posteriore, l’attaccante deve saltarlo
sul piede più avanzato, nel momento in cui questi lo
poggia a terra in modo da coglierlo sbilanciato e
controtempo
-
deve mantenere possibilmente
la copertura della palla
-
non deve farsi portare verso
zone esterne lontano dalla porta
La
finta
è parte integrante del dribbling.
E’ un movimento
d’inganno, la cui caratteristica più importante è la
verosimiglianza. Può assumere le forme più varie ed
essere effettuata con più parti del corpo (col tronco,
con le gambe, con cenni della mano, anche con uno
sguardo).
Le capacità coordinative
che possono intervenire durante l’esecuzione del
dribbling sono molteplici, eccone alcune:
-
capacità di
differenziazione:
è la capacità di gradualizzare in modo preciso la forza
da impiegare nella guida della palla
-
capacità di reazione:
è la capacità di reagire il più rapidamente possibile ad
un segnale, magari dopo aver effettuato una finta, e
aver notato lo sbilanciamento dell’avversario,
anticipando il suo intervento
-
capacità di equilibrio:
è la capacità di mantenere il proprio corpo in
condizioni ideali di appoggio al terreno, soprattutto da
un punto di vista dinamico
-
capacità di combinazione od
accoppiamento:
è la capacità di coordinare più gesti nella stessa
azione (ad esempio: finta e guida della palla)
-
capacità di adattamento e
trasformazione:
è la capacità del dribblatore di rispondere
istantaneamente allo sbilanciamento dell’avversario,
dopo aver eseguito una finta, con l’immediata esecuzione
di un’azione intenzionale (ad esempio: la guida della
palla)
Determinanti nel
dribbling sono anche le
capacità condizionali,
come velocità e forza. Soprattutto la
velocità
ricopre un ruolo importante, in particolar modo la
velocità di decisione, che consentirà al calciatore di
agire velocemente da un punto di vista psico-motorio:
capire e decidere immediatamente che tipi di dribbling
effettuare è dote essenziale del dribblatore, come del
resto lo è conseguentemente anche la capacità di
reazione, che consentirà all’attaccante di eseguire il
movimento il più rapidamente possibile.”
4) – Il tiro in porta
“E’ un elemento di
tecnica applicata di fondamentale importanza, perché
rappresenta la finalizzazione, l’obbiettivo di ogni
situazione, sia collettiva che individuale in fase di
possesso.
L’attaccante che conclude
a rete deve tener conto di alcuni parametri, quali:
-
La posizione della palla (la
distanza dalla porta, la posizione più o meno decentrata
rispetto alla porta, il contatto o meno della palla con
il terreno)
-
La situazione contingente,
riferita sia ad elementi soggettivi che oggettivi
(posizione degli avversari, portiere compreso, dei
compagni, condizioni meteorologiche
Per l’esecuzione del
tiro, l’attaccante ha inoltre a disposizione tre
opzioni:
-
il tiro cosiddetto di
potenza
-
il tiro di precisione
-
il tiro in cui vengono
abbinate potenza e precisione
Nel
tiro in porta dalla lunga
distanza
(20-25 metri circa dalla porta) tendenzialmente
occorrerà imprimere al calcio la massima potenza, a
discapito di una certa precisione; l’obbiettivo minimo
sarà quindi quello di centrare la porta, mentre
l’obbiettivo ideale, per i più bravi, sarà quello di
calciare la palla nello spazio tra palo e portiere. In
questo caso, il tiro potrà essere effettuato calciando
con il collo pieno del piede.
L’approccio (o la
rincorsa) dovrà essere diritto rispetto all’obbiettivo.
Per imprimere una traiettoria rasoterra, sarà opportuno
che, al momento dell’impatto, il piede d’appoggio sia
posizionato accanto alla palla e sulla sua stessa linea,
in modo da consentire al calciatore di mantenere il
corpo nel giusto equilibrio; la punta del piede sarà
rivolta verso l’obbiettivo.
La massima escursione
della gamba, con la relativa oscillazione e la
conseguente rapida distensione dell’articolazione del
ginocchio, garantiranno la massima velocità d’impatto
del piede calciante sul centro palla e ,
conseguentemente, la maggior potenza possibile del tiro
in porta.
L’articolazione della
caviglia dovrà essere ben bloccata, e la punta del piede
tesa verso il basso.
Il tiro in porta potrà
essere effettuato anche con l’esterno collo, soprattutto
per sostituire l’arto debole, la punta del piede
d’appoggio sarà orientata leggermente verso l’esterno,
per dar modo al piede calciante di entrare meglio tra
palla e piede portante.
Con il calcio di drop il
tiro acquista la massima potenza;, un accorgimento utile
sarà quello di tenere il piede d’appoggio leggermente
più avanti rispetto alla linea della palla, in modo da
tenere bassa la traiettoria del tiro. (…)
Nel
tiro in porta dalla media
distanza
(15-20 metri circa dalla porta), oltre al calcio di
potenza che, data la minor distanza dalla porta, potrà
acquisire requisiti di maggiore precisione, il
calciatore potrà calciare anche con l’interno collo del
piede, in modo da conferire al proprio tiro una miscela
di potenza e precisione. Nel calcio di interno collo,
l’approccio sulla palla sarà obliquo rispetto
all’obbiettivo, prendendo posizione dalla parte opposta
del piede con cui si calcia. Il piede d’appoggio dovrà
essere posizionato sulla stessa linea, ma più distante
dalla palla rispetto al calcio di collo pieno, in modo
da consentire alla gamba portante di piegarsi e alla
gamba calciante di distendersi.
Questo tipo di calcio
consentirà all’attaccante, sempre che ne abbia il tempo,
dato che ci troviamo nella zona calda del campo, di
indirizzare più facilmente la palla verso un angolo
della porta, ricorrendo talvolta anche al tiro ad
effetto. (…)
Il tiro in porta dalla
breve distanza (entro l’area di rigore) può essere
effettuato sia con il collo che con l’esterno collo del
piede, utilizzando la massima potenza, in modo da poter
anticipare il gesto tecnico del portiere. A tal fine può
essere utilizzato, data la rapida oscillazione, anche il
calcio con la punta del piede che, oltre ad essere
utilizzato per anticipare l’intervento dell’avversario
anche durante una mischia, potrà essere utilizzato anche
in caso di terreno fangoso.
Per il tiro in porta di
precisione è possibile cercare il goal anche col calcio
di interno piede, che conferisce al tiro in porta la
massima precisione, dato che si va a colpire la palla
con la superficie più ampia del piede. Il tiro in porta
con l’interno del piede non garantisce però molta
potenza, in quanto dispone di un’oscillazione della
gamba calciante limitata, ed il movimento è privo della
distensione dell’articolazione del ginocchio.
E’ sconsigliabile il
tiro, se il portiere in uscita chiude lo specchio della
porta, o se comunque un difensore si pone sulla linea
palla-porta, sarà preferibile saltarlo in dribbling o
effettuare un passaggio ad un compagno.
Considerazioni
generali
Nei tiri da posizione
decentrata, da media e lunga distanza, sarà opportuno
che l’attaccante cerchi il secondo palo, cosicché, se la
palla finisse fuori dallo specchio della porta, il tiro
potrebbe diventare un passaggio per un compagno che
arrivi esternamente da dietro. Quindi, da sinistra
l’attaccante calcerà col collo del piede sinistro e da
destra, col collo del piede destro.
Se l’attaccante dovesse
convergere al centro da destra verso sinistra calcerà di
sinistro e, viceversa, se dovesse muoversi da sinistra
verso destra, calcerà col piede destro, anche
nell’eventualità di anticipare l’intervento del
difensore.
Sui calci di punizione
diretti nella zona calda, per scavalcare la barriera e
indirizzare la palla in porta lontano dalla portata del
portiere, l’attaccante calcerà col piede sinistro da
destra, e viceversa col piede destro da sinistra.
Da breve distanza,
l’attaccante potrebbe cercare anche il primo palo:
calciando forte sotto la traversa, se il portiere non
dovesse rimanere in piedi, potrebbe essere anche goal. E
data la minor distanza dal primo palo, con una rapida
escursione ed oscillazione, l’attaccante potrebbe
comunque anticipare l’intervento dell’estremo difensore.
Il tiro in porta può
essere effettuato anche di testa. Su cross da fondo
campo, sarà opportuno che l’attaccante non si faccia
attrarre troppo dalla palla: il trovarsi troppo in
anticipo all’appuntamento con essa lo potrebbe
costringere a colpire di testa indietreggiando. Il
comportamento ideale sarebbe quello di andare in corsa
sulla palla partendo da dietro, con i conseguenti
vantaggi:
-
poter saltare più in alto;
imprimere più potenza nel colpo di testa;- un più ampio
controllo visivo con la conseguente possibilità di
indirizzare meglio la palla
- poter andare in anticipo
per una deviazione in porta”
A)
Possesso indiretto
1) - Lo smarcamento
“Questo primo elemento di
tattica individuale è un fondamentale supporto per
l’economia del gioco collettivo in fase offensiva.
Calcisticamente parlando
lo smarcamento è sinonimo di mobilità, uno dei “principi
generali” della tattica e concetto fondamentale per lo
sviluppo del gioco.
Per il portatore di palla
la staticità dei propri compagni è un aspetto
estremamente deleterio; solo attraverso il movimento
senza palla è possibile offrirgli più alternative di
passaggio, più soluzioni di gioco, in modo da creare,
nel contesto di un necessario equilibrio tattico, una
inscindibile sequenza di sviluppi inderogabili:
-
sostegno al portatore di
palla
-
conseguimento della
superiorità numerica
-
mantenimento del possesso
palla
Cos’è lo smarcamento?
In sintesi, è quel
comportamento che consente al calciatore di escludere la
marcatura dell’avversario andando a ricevere palla nello
spazio.
Ma è altresì vero che
grazie a questo movimento il calciatore potrà indurre il
proprio marcatore a seguirlo, con la conseguente
creazione di spazio, essenziale per imprevedibili
inserimenti atti ad acquisire ampiezza e profondità.
In talune situazioni, è
possibile inoltre che il calciatore si muova verso uno
spazio già occupato da un compagno che, a sua volta,
sarà costretto a liberare quella determinata zona con un
altro movimento, per cui il movimento di un calciatore
diventerà un “moltiplicatore di movimenti”.
Quando si effettua lo
smarcamento?
E’ inevitabile che nello
sviluppo di certe situazioni di gioco, il fattore tempo
sia di fondamentale importanza.
A tal proposito, come
regola generale, si può asserire che lo smarcamento
viene effettuato dal calciatore, nel momento in cui si
rende conto che il compagno in possesso di palla è
realmente in condizione di poterla trasmettere.
In certe situazioni,
soprattutto in fase di finalizzazione, può capitare di
anticipare il movimento di smarcamento, confidando anche
su particolari capacità tecniche del compagno, prima
ancora che questi riceva palla, facendo però attenzione
a non finire in fuorigioco.
In certe situazioni, è
possibile effettuare uno smarcamento quando, pur non
essendoci i presupposti per ricevere, si cerca col
movimento senza palla la possibilità di creare comunque
una nuova situazione.
Dove effettuare lo
smarcamento?
Nella cosiddetta “zona
luce”, cioè in uno spazio di campo libero entro cui il
calciatore possa essere visto dal compagno e dove sia in
grado di controllare la palla senza che il marcatore
avversario abbia la possibilità di intercettarla.
E’ altresì importante che
il possibile ricevitore tenga conto delle qualità
tecniche del portatore di palla, smarcandosi in un
determinato spazio, in modo tale da poter essere
raggiunto dal passaggio più o meno facile del compagno.
A tal proposito il fattore Spazio assume una importanza
rilevante così come la capacità di orientamento, quella
capacità, cioè, che consente al calciatore di sapersi
muovere nello spazio in riferimento alla posizione della
palla, dei compagni e degli avversari.
Nella situazione in cui
l’attaccante non avesse possibilità di soluzioni valide
sia in appoggio che in profondità, la corsa di
smarcamento potrebbe essere effettuata anche verso una
zona di campo dove non sia possibile ricevere palla, con
la sola finalità di creare comunque spazio per eventuali
inserimenti di qualche compagno.
Nella situazione in cui
l’attaccante, muovendosi spalle alla porta, all’interno
della zona calda, dovesse giocare la palla indietro ad
un compagno, dovrebbe effettuare una corsa di
smarcamento, nella direzione opposta del passaggio
effettuato, in modo da vedere palla e porta.
Come effettuare lo
smarcamento?
Principalmente con delle
corse in diagonale,.
Il calciatore durante il
movimento deve cercare di guardare la palla,
predisponendo il proprio corpo in modo tale da averlo
orientato nella direzione verso la quale intende
proseguire l’azione. Tutto ciò renderà più semplice
l’esecuzione del gesto tecnico che dovrà essere
effettuato conseguentemente.
Un importante vantaggio
di cui è possibile usufruire da una corsa in diagonale è
senza dubbio la copertura della palla.
Il calciatore, al momento
della ricezione, dovrà frapporre il proprio corpo tra
avversario e palla e, controllandola con l’arto opposto,
rispetto alla posizione dell’avversario, ridurrà il
rischio di subire un possibile anticipo.
Inoltre, in fase di
finalizzazione, muovendosi in diagonale e cercando di
acquisire profondità verso la porta avversaria, oltre
alla copertura della palla, il calciatore potrà
beneficiare di un campo visivo completo: vedere palla e
porta con il corpo orientato verso di essa. E’ senza
dubbio una situazione ottimale per la finalizzazione.
Tra l’altro, col movimento in diagonale, come già in
precedenza è stato sottolineato, l’attaccante potrà
creare spazio per possibili inserimenti e rapide
verticalizzazioni; e ci sarà comunque un vantaggio, nel
porre il difensore nell’incertezza di decidere se
marcare l’avversario o coprire lo spazio.
Contro difese schierate a
zona, non sempre le corse in diagonale potranno essere
profonde a causa di pressing e fuorigioco; a tal
proposito potranno essere utilizzate delle alternative
individuali come:
- tagli – corsa
orizzontale e taglio – movimenti a mezzaluna e taglio –
corse in sovrapposizione.
A tal riguardo I TEMPI DI
GIOCO saranno di fondamentale importanza! Sarà comunque
facoltà del calciatore, in molte situazioni, abbinare al
movimento di smarcamento una finta, una sorta di
contromovimento, in modo tale da trarre in inganno il
proprio avversario per potersi meglio liberare dalla
marcatura. Il calciatore potrà così venire incontro per
poi andare in profondità; potrà fingere l’ampiezza per
poi trovare la profondità; potrà fingere la profondità
per poi trovare ampiezza; potrà fingere la profondità
per poi venire incontro.
In talune situazioni, su
cross dalla fasce laterali, l’attaccante, in una
frazione di secondo:
- potrà far finta di
cercare il primo palo per poi staccarsi e prendere
posizione nell’interspazio tra difensore e difensore,
alle spalle del proprio marcatore, o, viceversa.
- potrà fingere di
staccarsi per poi cercare l’anticipo, cercando di
prendere l’avversario in controtempo
2) – Il contromovimento
E’ il movimento d’inganno
che un giocatore deve compiere per eludere la marcatura
di un avversario.
Consiste nell’eseguire prima
un movimento d’inganno (lungo – corto) per poi fare il
contrario; questo permette a colui che deve ricevere la
palla di guadagnare dello spazio rispetto a chi in quel
momento lo sta marcando.
Il contromovimento deve
essere eseguito nei tempi adeguati, in modo di trarre
vantaggio dello spazio ottenuto.
E’ un movimento che si può
attuare in tutte le zone del campo, per la ricerca dello
spazio libero,
e nei più svariati modi:
· Lungo – corto, per palla
incontro
· Corto – lungo, per palla
in profondità
· Dentro – fuori, per palla
esterna
· Fuori – dentro, per palla
interna per tagli.
Il contromovimento ha la sua
efficacia migliore quando un attaccante, al limite
dell’area, con il contro movimento (corto - lungo) elude
la marcatura e il fuorigioco, e se, una volta ricevuta
palla può andare facilmente alla conclusione in porta.
3) – Il sostegno
offensivo
E’ il movimento che permette
al possessore di palla di avere sempre la possibilità di
giocare all’indietro in sicurezza, e in caso di perdita
della stessa, di avere la copertura di un compagno.
Ottimo quando si riesce ad
effettuare in tutte le zone del campo.
4) – Il velo
E’ il movimento d’inganno
teso a creare maggior libertà ad un compagno e favorirlo
per uno smarcamento o per una conclusione, ostacolando
il difensore impegnato a marcarlo.
A mio giudizio esiste anche
un velo articolato che permette di andare alla
conclusione: dopo essere andato incontro al passatore di
palla, il giocatore lascia filtrare il passaggio per un
compagno posto alle sue spalle, e, fatta passare la
palla, esegue (girandosi) un movimento a mezza luna per
ricevere con un eventuale 1 – 2
ESERCITAZIONI
Sulla base di quanto
enunciato in teoria fino a questo punto e facendo
riferimento alle 5 situazioni di possesso palla definite
nel capitolo precedente, come era già nei miei
intendimenti iniziali vengo ora a proporre una serie di
esercizi che riguardano prevalentemente quegli aspetti.
Prima di passare alla loro
esposizione, vorrei precisare i miei criteri di
classificazione e di definizione degli stessi.
Innanzitutto, tengo a
precisare che ho inserito un discreto numero di
esercitazioni riguardanti ogni fase di possesso palla,
perché credo molto nel concetto della motivazione
singola e di gruppo e quindi nella nostra responsabilità
nel mantenerla viva. Per questo scopo, ritengo che la
varietà degli esercizi sia altrettanto importante della
metodicità del nostro lavoro. E’ vero che non bisogna
mai perdere di vista l’obiettivo primario prefissato, ma
è altrettanto basilare evitare i presupposti della noia
e, di conseguenza, della deconcentrazione dei singoli (e
di conseguenza della squadra). La novità e la varietà
stimolano l’attenzione, e rendono il giocatore
partecipe.
Negli schematici riferimenti
ad ogni singolo esercizio ho voluto evidenziare gli
obiettivi principali.
Parlo di obbiettivi
principali, in quanto gli esercizi che simulano una
situazione di gioco difficilmente riguardano una sola
situazione di possesso palla: quasi sempre, infatti, si
tratta di esercitazioni complesse che implicano più fasi
e, pertanto, anche obbiettivi secondari. In questo
senso, proprio perché ritengo che ogni squadra faccia
storia a se, propongo che sia ogni singolo allenatore,
con creatività ed abilità, ad estrapolare dai miei
suggerimenti i concetti di maggiore funzionalità in
rapporto ai singoli e al gruppo di cui dispone. Nella
stesura non mi sono volutamente soffermato sugli aspetti
specifici delle 5 fasi di possesso (scelta del tipo di
passaggio, modalità di smarcamento, impostazione del
dribbling, tipologia di tiro, ecc): penso che quanto
descritto da Acconcia nel paragrafo precedente sia un
ottimo pozzo di suggerimenti per completare ogni
esercizio in fase di applicazione, ogniqualvolta la
specifica situazione lo richiederà.
Per quanto riguarda le
modalità di esecuzione, ho cercato di definire gli
esercizi nel modo più chiaro, asettico e conciso
possibile: spero che chi vorrà utilizzarli possa
ricavare da essi i concetti chiave per creare una
personale interpretazione da portare sul suo campo, da
spiegare ai suoi giocatori, per creare con essi le sue
sinergie. Anche per quanto riguarda gli spazi ed i tempi
di esecuzione di questi esercizi, ritengo che ogni
singolo allenatore debba definire autonomamente queste
variabili in relazione alle risposte della sua squadra,
pertanto quelli che proporrò come aspetti
spazio-temporali ideali, dovranno essere sempre
considerati passibili di dilatazioni o restringimenti.
Esercitazioni: clicca per aprire il documento:
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BIBLIOGRAFIA
ACCONCIA A.,
La tecnica applicata come
presupposto del gioco collettivo,
in “Notiziario del Settore
Tecnico” n° 6/2001, editore F.I.G.C. Settore Tecnico,
Firenze 2002, pagg. 28 –31
ACCONCIA A.,
La tecnica applicata come
presupposto del gioco collettivo,
in “Notiziario del Settore
Tecnico” n° 1/2002, editore F.I.G.C. Settore Tecnico,
Firenze 2003, pagg. 34 –39
ACCONCIA A.,
La tecnica applicata come
presupposto del gioco collettivo,
in “Notiziario del Settore
Tecnico” n° 2/2002, editore F.I.G.C. Settore Tecnico,
Firenze 2003, pagg. 25 –30
FERRARI F.,
Elementi di tattica
calcistica,
Edizioni Correre, Milano 2001, passim
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