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La patologia
del muscolo
scheletrico
rappresenta
la
problematica
di più
frequente
riscontro in
ambito della
traumatologia
dello sport.
L’incidenza
di traumi
muscolari è
di circa il
30-40% del
totale degli
infortuni, a
seconda
della
disciplina
sportiva nel
calcio circa
il 70%.
Le lesioni
muscolari
possono
essere
provocate da
un evento
lesivo
agente
direttamente
dall’esterno
(contusioni)
o da una
sollecitazione
indiretta
(stiramento),
per forze
lesive
agenti
dall’interno
del muscolo
stesso. Le
lesioni
muscolari da
trauma
diretto sono
classificate
in tre gradi
di gravità:
lesione di
grado lieve,
di grado
medio,
lesione di
grado
severo.
Le
contusioni
di grado
lieve e
medio si
manifestano
con dolore
che
rapidamente
si riduce
fino a
diventare
modesto,
tumefazione
ed ecchimosi
per rottura
di piccoli
vasi. In
questi casi
il riposo
può non
essere
necessario.
Nelle
contusioni
di grado
severo è
presente una
lacerazione
importante
del muscolo
e si
manifestano
con dolore
intenso e
persistente,
abbondante
stravaso
ematico, e
marcata
limitazione
funzionale
con
impossibilità
a proseguire
nell’attività.
Il riposo
assoluto è,
in questo
caso,
necessario.
Le lesioni
muscolari da
“stiramento”
si
verificano
per lo più
per una
sollecitazione
intrinseca
del muscolo
in grado di
superare la
propria
resistenza,
che si
verifica per
un’alterata
distribuzione
della
tensione
interna al
tessuto. Il
risultato è
la rottura
dei ponti
tra i
filamenti
delle
proteine
contrattili
della fibra
muscolare,
actina e
miosina.
Tale evento
può
verificarsi
per una
sollecitazione
sopramassimale
agente su un
muscolo
integro, o a
causa di uno
stimolo più
lieve agente
su un
muscolo meno
resistente.
Le lesioni
muscolari
possono
essere
favorite da
inadeguato
riscaldamento,
condizioni
climatiche
non
favorevoli,
deficit di
elasticità
e/o di
forza,
pregresse
lesioni
muscolari,
dismorfismi
muscolari,
disidratazione,
squilibri
idrosalini,
squilibri
nutrizionali,
fatica
locale o
generale,
alterata
coordinazione
neuro-muscolare
e/o deficit
propriocettivo.
Per quanto
riguarda la
classificazione
delle
lesioni
muscolari da
trauma
indiretto
esiste una
grande
confusione.
Una di
queste le
suddivide in
tre gradi di
gravità, a
seconda del
tipo di
danno subito
dalle fibre
muscolari:
• -lesione
di I grado,
lesione di
II grado: è
coinvolto un
numero
superiore di
fibre
muscolari
(10-50%) con
sanguinamento
intramuscolare;
lesione di
III grado:
rottura
parziale o
totale di un
muscolo. Una
classificazione,
più semplice
e chiara,
suddivide le
lesioni
muscolari
indirette
in:
Contrattura:
dolore
muscolare
che insorge
quasi sempre
a distanza
dall’attività
sportiva
(dopo
qualche ora
o il giorno
dopo), mal
localizzato,
dovuto ad
un’alterazione
diffusa del
tono
muscolare
imputabile
ad uno stato
di
affaticamento
del muscolo,
in
assenza di
lesioni
anatomiche
evidenziabili
macro- o
microscopicamente.
Stiramento:
dolore
muscolare
acuto,
insorto
durante
l’attività
sportiva,
generalmente
ben
localizzato,
in assenza
di impotenza
funzionale
immediata,
ma che
costringe
l’atleta ad
interrompere
l’attività,
dovuto ad
alterazione
funzionale
delle
miofibrille,
ad
un’alterazione
della
conduzione
neuro-muscolare
o a lesioni
sub-microscopiche
a livello
del
sarcomero.
Strappo:
dolore
muscolare
acuto,
violento che
compare
durante
l’attività
sportiva,
dovuto a
lacerazione
di un numero
variabile di
fibre. La
quantità di
tessuto
muscolare
leso
suddivide lo
strappo in
I, II e III
grado.
Diagnosi e
recupero
La diagnosi
delle
lesioni
muscolari è
spesso
difficoltosa,
soprattutto
quando si
tratta di
riconoscere
l’estensione
di un danno
di modesta
entità,
situato
profondamente
e nel
contesto di
masse
muscolari
ipertrofiche
(quali
quelle
dell’atleta).
La storia, e
la
descrizione
della
modalità di
insorgenza
del dolore e
della
sensazione
soggettiva
avvertita
dall’atleta,
rappresentano
il primo e
spesso
decisivo
momento
della
diagnosi. Un
dolore
muscolare
che insorge
qualche ora
dopo
l’attività
sportiva,
mal
localizzato
è indicativo
di
contrattura
muscolare.
Un dolore
acuto
durante
attività
sportiva,
accompagnato
da forte
dolore e
immediata
limitazione
funzionale è
segno di
lesione
muscolare da
strappamento.
L’ispezione
e la
palpazione,
possono
rivelare la
presenza di
una
tumefazione
locale o
diffusa, una
modificazione
del profilo
cutaneo
dovuta alla
vera e
propria
interruzione
delle fibre
(nelle
lesioni di
III grado).
La diagnosi
strumentale
delle
lesioni
muscolari si
avvale
dell’ecografia,
in grado di
identificare
con
precisione
la sede e
l’estensione
del danno.
Tale
metodica
permette di
distinguere
i vari tipi
e gradi di
lesione,
nonché di
valutarne le
eventuali e
comuni
complicanze.
Il migliore
trattamento
delle
lesioni
muscolari è
quello
finalizzato
a: limitare
il danno,
prevenire
complicanze
e recidive,
favorire la
guarigione
riducendo i
tempi di
recupero. Il
trattamento
dei traumi
muscolari si
articola in
tre fasi.
Durante le
prime 24-48
ore è
necessario
limitare lo
stravaso
ematico e
l’edema, che
si
verificano
in
conseguenza
della
vasodilatazione
e della
lesione del
tessuto
interessato
dall’evento
lesivo. Si
applicano
pertanto
riposo,
ghiaccio,
compressione,
elevazione.
Al fine di
ridurre la
sintomatologia
dolorosa si
ricorre a:
farmaci (in
particolare
FANS e
miorilassanti)
elettro-terapia
antalgica e
ionoforesi
con sostanze
analgesiche,
antiflogistiche,
antiaggreganti
e
fibrinolitiche.
I farmaci
non riducono
il tempo di
guarigione.
Questo è
legato
all’entità
della
lesione e
alla
capacità di
recupero
biologiche
che può
essere, a
parità di
lesione,
diversa da
soggetto a
soggetto.
Una volta
iniziato il
processo di
riparazione
(dopo 48-72
ore), si
utilizzano:
trattamenti
strumentali,
esercizi di
mobilizzazione
attiva ed
assistita.
Esercizi di
allungamento
muscolare,
idromassaggio
e
massoterapia.
Dal 15°-30°
giorno, a
seconda
dell’entità
della
lesione e
della
struttura
lesa, inizia
la fase del
recupero
funzionale;
si tratta di
recuperare
il trofismo
muscolare,
la forza
muscolare e
lo schema
motorio. La
prevenzione
delle
lesioni
muscolari da
trauma
indiretto si
basa
essenzialmente
sull’eliminazione
di eventuali
fattori di
rischio (dismorfismi
muscolari,
squilibri
nutrizionali,
alterata
coordinazione
neuro-muscolare,
deficit
propriocettivo,
ecc.) ed in
generale
sull’allenamento
eccentrico.
Durante la
contrazione
di tipo
eccentrico
la
vascolarizzazione
muscolare è
infatti
interrotta,
attivando il
meccanismo
anaerobico
di
produzione
dell’energia;
questo
determina un
aumento
della
temperatura
locale,
acidosi e
una marcata
anossia
cellulare,
fattori che
indeboliscono
il tessuto
muscolare.
Il razionale
dell’allenamento
eccentrico è
quello di
abituare i
distretti
muscolari
maggiormente
a rischio ad
un
microambiente
per essi non
fisiologico.
Tale
tipologia di
allenamento
viene
utilizzata
anche nella
prevenzione
delle
recidive
dopo lesione
muscolare.
> Valentina
Di Tante,
Scuola di
Specializzazione
Medicina
dello Sport
> Giorgio
Galanti,
Direttore
Scuola di
Specializzazione
Medicina
dello Sport
dell’Università
di Firenze | |
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