|
INDICE
· PREMESSA…………………………………………………… 4
· INTRODUZIONE……………………………………………… 5
· Capitolo 1. ANATOMIA DELLA SPALLA……………………
7
1.1 Osso della spalla……………………………………… 10
1.2 I legamenti della spalla……………………………….. 13
1.3 Le borse della spalla………………………………….. 15
1.4 Le articolazioni della spalla…………………………...
16
1.5 I muscoli della spalla………………………………….. 20
· Capitolo 2. GLI INFORTUNI DEL PORTIERE………………
30
2.1 Le lussazioni…………………………………………… 32
2.1.1 Lussazione scapolo omerale……………………… 32
2.1.2 Lussazione acromio claveare…………………….. 34
2.2 Frattura della clavicola………………………………. 36
2.3 Impingement………………………………………….. 37
2.3.1 Rottura della cuffia dei rotatori…………………….
44
· Capitolo 3. PREVENZIONE…………………………………..
45
3.1 Fattori di rischio……………………………………….. 47
3.2 Esercizi compensatori………………………………... 49
· Capitolo 4. RIABILITAZIONE E CURA………………………
54
4.1 Lesioni della cuffia dei rotatori: test
diagnostici…… 57
4.2 Diagnosi per immagini……………………………….. 61
4.2.1 Radiologia convenzionale…………………………. 61
4.2.2 Ecografia…………………………………………….. 61
4.2.3 Metodiche contrastografiche……………………… 62
4.2.4 Risonanza magnetiche…………………………….. 62
4.3 Trattamento medico………………………………….. 65
4.4 Trattamento chirurgico……………………………….. 67
4.5 Riabilitazione………………………………………….. 68
4.5.1 Stretching…………………………………………… 69
4.5.2 Cinesiterapia passiva……………………………… 71
4.5.3 La ginnastica isometrica………………………….. 73
4.5.4 Il potenziamento con i pesi……………………….. 75
4.6 Nuove tecniche riabilitative………………………….. 79
· Capitolo 5. PROGRAMMI RIABILITATIVI…………………..
80
5.1 Trattamento conservativo della cuffia dei
rotatori…. 81
5.2 Riabilitazione dopo riparazione
chirurgica della cuffia dei
rotatori………………………………………………………. 82
5.3 Riabilitazione dopo un
intervento di artroscopia e
decompressione sotto acromiale………………………… 85
· CONCLUSIONI……………………………………………….. 88
· BIBLIOGRAFIA……………………………………………….. 89
· SITOGRAFIA………………………………………………….. 90
· RINGRAZIAMENTI…………………………………………… 91
PREMESSA
La mobilità della spalla nello sport rappresenta
un’arma a doppio taglio, permette infatti
elevate performance atletiche rendendola al
contempo vulnerabile ed esposta a possibili
lesioni.
Quella dei giovani sportivi è una delle
categorie più a rischio, nel senso che i
microtraumi più volte ripetuti e le continue
sollecitazioni possono causare lo sviluppo di
patologie più o meno gravi della spalla.
La patologia muscolo tendinea ed articolare
minore rappresenta un evento molto frequente
nella pratica di molte discipline sportive.
In uno sport come il calcio ad esempio è
possibile osservare e analizzare alcune delle
patologie della spalla, queste ultime sono
infatti legate soprattutto agli infortuni del
portiere.
Il portiere è, per il suo ruolo, esposto a
traumi diretti e indiretti che ne aumentano il
rischio. Le cadute sulla spalla nella presa
laterale del pallone sono causa di numerosi
infortuni per i calciatori che svolgono questo
ruolo.
Dal momento che pratico questo sport e ricopro
il ruolo di portiere all’interno della squadra,
ho ritenuto produttivo ed interessante a livello
personale approfondire questo argomento che
potrebbe riguardarmi direttamente.
INTRODUZIONE
Scopo della presente tesi è quello di fornire
informazioni sulle sindromi dolorose e
traumatiche della spalla, in particolare durante
gli infortuni subiti dai portieri, sia in forma
generale che come patologia; dal trattamento
cinesiterapico alle misure di prevenzione più
idonee per ridurre il rischio fino ad arrivare
alle pratiche di cura e riabilitazione.
Il tutto è accompagnato dalla dimostrazione di
alcuni esercizi e dalle figure.
La prima parte della dissertazione tratta
l’anatomia della spalla, sono prese in esame
tutte le componenti di questa articolazione, dal
momento che ognuna può entrare in gioco ogni
qual volta si verifichi un infortunio traumatico
o no.
Nella parte successiva, ho affrontato il tema
dei possibili infortuni che possono colpire un
atleta nello svolgimento del ruolo del portiere.
Proprio per il tipo di attività che quest’ultimo
si trova a compiere, sono molte le possibilità
che si verifichino dei traumi all’articolazione
della spalla; verranno inoltre distinte le
diverse tipologie di patologie che si possono
riscontrare nel portiere: della lussazione alla
frattura. Un’analisi particolare è stata svolta
sull’impingement.
Soffermandomi quindi sulla patologia della
cuffia dei rotatori, che è tra le più comuni
quando si parla di infortuni del portiere, o
approfondito l’analisi sottolineando e
descrivendo in primo luogo la prevenzione
considerando i fattori di rischio e tenendo in
considerazione gli esercizi compensatori.
L’ultima parte del lavoro è stata dedicata alla
riabilitazione e alla cura dell’atleta che ha
subito questo tipo di infortunio.
Per lo svolgimento di questa fase sono state
prese in considerazione tutte le possibili
diagnosi e test diagnostici utilizzati in campo
medico per identificare l’eventuale patologia e
la gravità del trauma.
Una volta riconosciuta la patologia si valuta se
intervenire chirurgicamente o se seguire un
trattamento medico conservativo.
Per concludere il nostro studio si è passati
infine all’analisi delle tecniche riabilitative
indicando i diversi “step” sino al recupero
completo, ed al ritorno dell’atleta all’attività
sportiva.
Per meglio comprendere questa fondamentale fase
sono stati riportati alcuni esempi pratici di
programmi riabilitativi; ogni programma si
riferisce al recupero di atleti sottoposti a
diversi tipi di trattamenti.
CAPITOLO 1
L’ANATOMIA DELLA SPALLA
La spalla fa parte delle articolazioni
sinoviali, vale a dire quelle articolazioni
dell’apparato scheletrico che consentono
movimenti alquanto liberi. In base alla forma
delle loro parti e ai movimenti che consentono,
tali articolazioni possono essere classificate
in sei tipi principali: articolazioni
sferoidali, articolazioni condiloidee,
articolazioni piane, ginglimi, articolazioni
trocoidi, articolazioni a sella.
La spalla è un’articolazione sferoidale, cioè il
tipo di articolazione con la gamma di movimenti
più vasta di qualsiasi altro tipo di
articolazione. Un’articolazione sferoidale, o
enartrosi, è costituita da un osso con una testa
sferica o leggermente ovoidale che si articola
con una cavità rotondeggiante di un altro osso.
L’articolazione della spalla è formata dalle
ossa omero, clavicola e scapola, legate fra loro
da alcuni legamenti e avvolte e attraversate da
muscoli che hanno funzioni sia di
stabilizzazione sia di mobilizzazione della
spalla. Muscoli e legamenti si inseriscono nelle
ossa e il loro movimento è facilitato dalla
presenza di alcune borse sierose.

1.1 LE OSSA DELLA SPALLA
Lo scheletro dell’articolazione della spalla è
composto da omero, scapola e clavicola:


L’omero è un osso lungo che forma lo scheletro
del braccio, si articola con la scapola , col
radio e con l’ulna. L’estremità prossimale
dell’omero è ingrossata e si continua con il
corpo in prossimità del collo chirurgico.
Presenta una superficie articolare molto estesa
, quasi sferica, rivestita di cartilagine: è la
Testa dell’omero. La testa ha il contorno
delimitato da un lieve restringimento: il collo
anatomico e, in prossimità di questo , presenta
due rilievi, la grande e la piccola tuberosità .
La grande tuberosità presenta , nel suo contorno
superiore tre faccette, superiore , media ed
inferiore, sulle quali prendono rispettivamente
inserzione i muscoli sovraspinato, sottospinato
e piccolo rotondo. La piccola tuberosità da
attacco al muscolo sottoscapolare.


La Scapola è un osso piatto e sottile , di forma
triangolare , posto in posizione dorsale
,all’altezza della 3°, 7° costa. Si riconoscono
una faccia anteriore, costale, e una posteriore,
dorsale ; tre margini, tre angoli (distinti in
laterale, mediale ed inferiore). Nella faccia
anteriore è presente una leggera concavità che
prende il nome di fossa sottoscapolare. Sulla
faccia posteriore è presente la spina della
scapola, una sporgenza poco rilevata che si
continua, innalzandosi gradualmente, nell’acromion,
un robusto processo, ai cui margini è presente
una faccetta articolare di forma ovale , che si
pone in giunzione con la clavicola. La faccia
acromiale superiore è ricoperta dalla cute
mentre, quella inferiore, sovrasta
l’articolazione scapolo-omerale. Nella ragione
dorsale , al di sopra della spina , è situata la
fossa sovraspinata e, al di sotto di essa,
origina la fossa infraspinata. Il sottile
margine vertebrale costituisce un punto di
attacco per i muscoli provenienti dal torace e
dalla colonna vertebrale.
Il margine ascellare, più spesso , ospita la
tuberosità infraglenoidea , punto di origine del
capo lungo del tricipite brachiale. Il margine
superiore presenta lateralmente l’incisura della
scapola.
All’angolo della scapola si individua il collo
della scapola , dato da una faccia ovoidale,
leggermente concava, rivestita di cartilagine: è
la cavità glenoidea , punto di articolazione
dell’omero.
 
La Clavicola è un osso sottile , di sezione
rotondeggiante, a forma di S allungata. E’
situata alla base del collo, posta
orizzontalmente fra lo sterno e la spalla.
L’estremità mediale (o sternale) della clavicola
si articola con il manubrio dello sterno, mentre
quella laterale (o acromiale) si articola con l’acromion
della scapola. La clavicola sostiene la scapola
che si muove liberamente e in tal modo
contribuisce a mantenere in posizione la spalla.
Fornisce punti di attacco per muscoli delle
braccia, del torace e del dorso. A causa della
sua doppia curvatura allungata, la clavicola è
strutturalmente debole. Se viene compressa nel
senso della lunghezza, per una decisa pressione
esercitata sulla spalla, è soggetta
frequentemente a fratture.

1.2 I LEGAMENTI DELLA SPALLA
L’articolazione della spalla è costituita dalla
testa arrotondata dell’omero e dalla cavità
glenoidea della scapola che è poco profonda.
Queste parti sono protette superiormente dall’acromion
e dal processo coracoideo della scapola e sono
mantenute unite da vari muscoli e tessuto
connettivo fibroso.
La capsula articolare della spalla è fissata
lungo la circonferenza della cavità glenoidea
della scapola e il collo anatomico del collo. La
capsula, benché avvolga completamente
l’articolazione, non è affatto aderente e di per
se stessa non è in grado di assicurare uno
stretto contatto tra i capi articolari ossei.
Tuttavia, essa è circondata e rinforzata da
muscoli e legamenti che hanno la funzione di
mantenere unite le parti articolari della
spalla.
I legamenti dell’articolazione della spalla
sono:
· Il legamento coracomerale : è composto da un
ampio fascio di tessuto connettivo che unisce il
processo coracoideo della scapola al tubercolo
maggiore dell’omero; rinforza la parte superiore
della capsula articolare.
· I Legamenti glenomerali : sono costituiti da
tre fasci di fibre che appaiono come
ispessimenti della parete ventrale della capsula
articolare e si estendono dal bordo della cavità
glenoidea al tubercolo minore e al collo
anatomico dell’omero.
· Legamento traverso dell’omero : è costituito
da una stretta fascia di fibre di tessuto
connettivo, e decorre tra il tubercolo maggiore
e quello minore dell’omero.
· Il labbro glenoideo : questo legamento è
composto da tessuto fibrocartilagineo. E’
fissato lungo il margine della cavità glenoidea
e forma un bordo con un orlo sottile libero che
serve a rendere più profonda la cavità stessa.

1.3 LE BORSE DELLA SPALLA
All’articolazione della spalla sono associate
anche diverse borse, che sono delle
cavità chiuse ripiene di liquido. Le borse sono
rivestite internamente da membrana sinoviale.
Queste strutture sacciformi contengono liquido
sinoviale e sono comunemente situate tra la cute
e le prominenze ossee sottostanti. Le borse
fungono da cuscinetti e favoriscono i movimenti
dei tendini che scorrono su elementi ossei o su
altri tendini.
Le principali borse dell’articolazione della
spalla sono :
· La borsa sottotendinea del muscolo
sottoscapolare , situata tra la capsula
articolare e il tendine del muscolo
sottoscapolare.
· La borsa sottodeltoidea , tra la capsula
articolare e la superficie profonda del muscolo
deltoide.
· La borsa sottoacromiale , tra la capsula
articolare e la superficie inferiore dell’acromion
della scapola.
· La borsa sottocoraoidea , tra la capsula
articolare e il processo coracoideo della
scapola.

In blu le borse della spalla
1.4 LE ARTICOLAZIONI DELLA SPALLA
Queste tre ossa, insieme allo sterno, osso
piatto situato nella parte anteriore e mediana
del torace, articolandosi fra di loro formano le
tre articolazioni fondamentali che sono la
gleno-omerale e l’acromion-claveare e la
sterno-clavicolare :
L’articolazione gleno-omerale è un’enartrosi
(articolazione che permette tutti i movimenti
compresa la rotazione) possiede la particolarità
di lavorare sospesa nel vuoto ed è costituita
dall’estremità sferoidale della testa omerale
che ruota su una superficie della scapola, detta
cavità glenoidea, che insieme ai legamenti
gleno-omerali consentono al braccio di compiere
una rotazione vicina ai 360° nello spazio e di
essere l’articolazione più mobile del corpo. La
testa dell’omero si presenta come un terzo di
sfera, liscia e rivestita di cartilagine ialina.
La cavità glenoidea è poco profonda ed ha
un’estensione inferiore alla testa dell’omero,
la sua superficie è rivestita da cartilagine
articolare . I mezzi di unione sono dati dalla
capsula articolare , rinforzata da fasci fibrosi
e dal legamento a distanza, il legamento
coracoomerale. La capsula articolare ha lo
strato fibroso formato come un manicotto
conoide, il cui segmento antero-inferiore è
rinforzato dai legamenti gleno-omerali
superiore, medio e inferiore. Il legamento
coraco-omerale si presenta come una spessa
lamina fibrosa che si estende dal margine del
processo coracoideo sino alla grande tuberosità
dell’omero, fondendosi con la capsula fibrosa,
al suo interno tappezzata dalla membrana
sinoviale. Quest’ultima riveste anche il
periostio del capo omerale.

L’articolazione acromion-claveare è un’artrodia
(articolazione a superficie piana) che connette
la clavicola all’acromion della scapola, per
mezzo delle loro superfici articolari
pianeggianti ed a contorno ovale, fra le quali è
interposto un disco fibrocartilagineo. I mezzi
di unione sono rappresentati dalla capsula
articolare e dal legamento coracoclavicolare. La
membrana sinoviale riveste la faccia interna
della capsula fibrosa, estendendosi sul
periostio e sino a raggiungere il contorno delle
superfici articolari. Il legamento
coracoclavicolare, mezzo d’unione fra processo
coracoideo e clavicola , si divide in due fasci,
uno anteriore e l’altro posteriore,
rispettivamente il legamento trapezoide ed il
legamento conoide. Quest’ultimo s’ inserisce
alla radice del processo coracoideo e alla
tuberosità coracoidea della clavicola. Grazie
all’articolazione acromion-claveare la scapola
modifica il suo rapporto con il torace e, grande
importanza hanno i legamenti conoide e
trapezoide che scaricano da questa articolazione
parte del peso derivante dall’arto , oltre a
limitarne la mobilità a favore del fissaggio
della scapola.

Acromion e clavicola unite dal legamento
coracoacromiale
L’articolazione sterno-clavicolare fa parte
delle articolazioni dette a sella (articolazioni
che si formano tra ossa le cui superfici hanno
sia aree concave che convesse) e si stabilisce
tra l’estremità sternale della clavicola , il
manubrio dello sterno , e la prima cartilagine
costale. La superficie articolare della
clavicola è data da una faccetta piana che si
prolunga in direzione inferomediale verso lo
sterno. Sul manubrio dello sterno si trova
l’incisura clavicolare , più piccola della
superficie offerta dalla clavicola e , per
questo, si ha la presenza di un disco
fibrocartilagineo completo, per stabilire una
concordanza fra le due superfici articolari. I
mezzi d’unione sono dati dalla capsula
articolare e dal legamento costoclavicolare. La
capsula articolare è molto robusta, grazie
all’ispessimento del suo strato fibroso , che ,
avanti e in alto forma il robusto legamento
sternoclavicolare, che diparte dal contorno
anterosuperiore dell’estremità sternale della
clavicola, al contorno anterosuperiore
dell’incisura clavicolare dello sterno. La
capsula articolare risulta inoltre rinforzata da
un legamento sternoclavicolare posteriore.

Clavicola e sterno uniti dal legamento
sternoclavicolare
1.5 I MUSCOLI DELLA SPALLA
La spalla è costituita anche da un ampio
apparato muscolare deputato alla mobilizzazione
della stessa. I muscoli che ne fanno parte sono:
Il Deltoide: è uno spesso muscolo triangolare
che ricopre l’articolazione della spalla,
connette la clavicola e la scapola alla faccia
laterale dell’omero e abduce il braccio. Le sue
funzioni sono quelle di anteporre (fasci
anteriori) e retroporre (fasci posteriori) la
spalla; addurre, anteporre e retroporre il
braccio; ruotare il braccio in dentro e in
fuori.

L’’ Elevatore della scapola (o angolare della
scapola): è un muscolo nastriforme che decorre
quasi verticalmente lungo il collo e connette le
vertebre cervicali alla scapola. La sua azione
consiste nel sollevare la scapola.

Il Gran dentato (o Dentato anteriore): è un
ampio muscolo curvo , situato nella parete
laterale del torace, che origina dalle coste
superiori e si estende lungo la parte mediale
dell’ascella fino alla superficie ventrale della
scapola. La sua azione consiste nell’abbassare e
spostare in avanti la scapola, come avviene
quando si spinge qualcosa. Insieme al Trapezio
consente, ruotando la scapola, di elevare il
braccio in alto sul piano frontale e su quello
sagittale.

Il Gran dorsale: è un ampio muscolo triangolare
che si estende dalla parte interiore del dorso
fino all’ascella. Tira la spalla in basso e
indietro, da braccio avanti lo porta in fuori,
oppure in basso e in retroposizione.

Il Gran pettorale: è uno spesso muscolo a forma
di ventaglio localizzato nella parte superiore
del torace. Le sue fibre si estendono dal centro
del torace fino all’omero passando attraverso
l’ascella. Le sue funzioni sono di anteporre e
abbassare la spalla, addurre il braccio sia sul
piano frontale che su quello sagittale e
ruotarlo all’interno. Flette orizzontalmente il
braccio da in fuori ad avanti.

Il piccolo pettorale: è un muscolo piatto,
situato profondamente al grande pettorale, che
si estende lateralmente e verso l’alto dalle
coste alla scapola. La sua funzione è di
abbassare e anteporre la scapola, e di sollevare
le coste concorrendo all’ispirazione forzata.

Il Romboide: è composto dal piccolo romboide e
dal grande romboide. Ambedue connettono le
vertebre toraciche superiori alla scapola. La
loro funzione è di sollevare, addurre e
retroporre la spalla.

Il Grande rotondo: è un muscolo di forma
allungata e appiattita che origina dalla parte
inferiore della scapola per inserirsi
sull’omero. La sua azione è di addurre il
braccio sul piano frontale e sagittale,
retroporlo e ruotarlo internamente. Estende il
braccio orizzontalmente da avanti in fuori.

Il Piccolo rotondo: è un muscolo di piccole
dimensioni allungato e appiattito, che origina
dalla scapola e si inserisce sulla grande
tuberosità dell’omero. Estende orizzontalmente
il braccio da avanti lo porta fuori e lo ruota
esternamente.

Il Sopraspinato: è localizzato sulla superficie
posteriore della scapola. Origina dalla fossa
sopraspinata della scapola e si inserisce sulla
grande tuberosità dell’’omero. La sua funzione è
di addurre e ruotare esternamente il braccio.
Mantiene la testa dell’omero nella cavità
glenoidea della scapola.

Il sottoscapolare: è un grande muscolo
triangolare che copre la superficie anteriore
della scapola. Connette la scapola con la
piccola tuberosità dell’omero . La sua funzione
è di addurre e ruotare internamente il braccio.

Il Sottospinato: è un muscolo che occupa la
fossa sottospinata della superficie posteriore
della scapola. Le sue fibre collegano la scapola
all’omero. La sua funzione è di estendere
orizzontalmente il braccio da avanti in fuori e
lo ruota esternamente.

Il Trapezio: è un grande muscolo triangolare
situato nella parte superiore del dorso, che si
estende orizzontalmente dalla base cranica e
dalle vertebre cervicali e toraciche alla
spalla. Le sue fibre si dividono in tre fasci
distinti , denominati superiore, medio e
inferiore. Assieme, queste fibre assicurano la
rotazione della scapola. Le fibre superiori
sollevano la scapola e la spalla. Le fibre medie
avvicinano la scapola alla colonna vertebrale,
mentre le fibre inferiori determinano
l’abbassamento della scapola e della spalla.

Lo Sternocleidomastoideo: è un muscolo lungo
situato ai lati del collo, che si estende dal
torace sino alla base del cranio, posteriormente
all’orecchio. Le sue funzioni principali sono di
flettere e inclinare il capo, ma anche di
sollevare la spalla.

Il Succlavio: è un muscolo situato completamente
sotto la clavicola, ricoperto dal grande
pettorale. Origina dalla superficie inferiore
della clavicola e si inserisce sulla prima
costa. La sua funzione è di avvicinare la
clavicola alla prima costola.

L’infraspinato: è un muscolo appiattito che
origina dalla scapola e si inserisce sulla
grande tuberosità dell’omero. La sua funzione è
di ruotare all’esterno.
Il Coracobrachiale: è un muscolo che origina per
mezzo di un tendine rotondo dall’apice del
processo coracoideo della scapola e s’ inserisce
sulla dialisi dell’omero. La sua funzione è di
addurre il braccio a livello dell’articolazione
della spalla.

Il Tricipite brachiale: è un muscolo che
possiede tre capi ed è l’unico situato nella
parte posteriore del braccio. Connette l’ulna
con l’omero e la scapola. La sua funzione, oltre
a quella principale è di estendere
l’avambraccio, è anche di addurre il braccio sul
piano frontale e sagittale.

Il Bicipite brachiale: è un muscolo carnoso di
forma allungata, situato nella parte anteriore
del braccio. Connette la scapola col radio. La
sua funzione principale è di flettere
l’avambraccio e di spinarlo se si trova in
pronazione. L’altra funzione è quella di
estendere il braccio orizzontalmente da in fuori
a avanti.

La stabilità della spalla dipende molto dallo
stato e dall’efficienza di questi muscoli, che
attraversano e avvolgono l’articolazione. Il
rischio di infortuni è molto alto se c’è uno
squilibrio di forza e flessibilità fra gruppi di
muscoli opposti e antagonisti. Una prevenzione
efficace dei problemi è il rafforzamento di
tutta la muscolatura che sostiene la spalla ma ,
in particolare l’allenamento e la giusta
attenzione per uno strato più profondo di
muscoli e tendini che prendono il nome di
cuffia dei rotatori.
Per cuffia dei rotatori si intende un
complesso muscolare e capsulo-tendineo
costituito dalla capsula articolare
scapolo-omerale, dai muscoli brevi della spalla
(sopraspinato, sottospinato, piccolo rotondo
e sottoscapolare) e dalle loro espansioni
tendinee. I tendini confluiscono verso il collo
dell’omero e si uniscono alle fibre della
capsula articolare , formando una vera e propria
“cuffia” che , ricoprendo la testa dell’omero,
s’ interpone fra questa , l’acromion e il
deltoide.

Cuffia dei rotatori vista anteriore:
1-sottoscapolare; 2-inserzione del sovraspinato;
3-legamento coraco-acromiale; 4-capo lungo del
bicipite

Cuffia dei rotatori vista posteriore: 1-
sottospinato; 2- piccolo rotondo
CAPITOLO 2
GLI INFORTUNI DEL PORTIERE
A causa delle molteplici cadute che il portiere
si trova ad effettuare nello svolgimento del
proprio ruolo, egli è soggetto a diverse
patologie traumatiche in particolare della
spalla. Nel tuffo sulla spalla a braccio abdotto
è possibile che lo sportivo subisca diverse
tipologie di traumi.
L’attività sportiva praticata dal portiere può
determinare quindi lesioni a carico della spalla
prevalentemente di tipo traumatico acuto come la
lussazione scapolo-omerale e acromion-claveare o
le fratture ossee dei diversi componenti
dell’articolazione o ancora la sindrome da
attrito acromio-omerale o sindrome da “impingement”.
Nei paragrafi che seguono verranno brevemente
descritte questa tre principali patologie che
possono verificarsi durante l’infortunio di un
portiere.

2.1 LE LUSSAZIONI
Per lussazione si intende la perdita di rapporti
reciproci fra due superfici articolari, cioè fra
le due ossa che formano l’articolazione.
La causa più frequente è legata a traumi diretti
(spinta, caduta) che, imprimendo
all’articolazione una sollecitazione abnorme,
forzano il capo articolare oltre il fisiologico
angolo di movimento così che esca dalla sua sede
anatomica producendo lacerazioni della capsula e
dei legamenti.
Le lussazioni sono meno frequenti delle
fratture. Il sintomo principale è il dolore
acuto legato ad una evidente deformità
dell’articolazione interessata che non è in
grado di attuare alcun movimento.
Ĕ importante distinguere le forme traumatiche da
quelle non traumatiche.
La lussazione traumatica deriva il più delle
volte da una caduta che può essere determinata
da un meccanismo diretto (caduta sul moncone);
oppure indiretto (caduta sul braccio teso).
La lussazione atramautica segue ad un gesto
banale o ad un trauma che in un soggetto normale
viene giudicato insufficiente per provocare una
lussazione.
2.1.1 LUSSAZIONE SCAPOLO-OMERALE

Per quanto riguarda i traumi dell’articolazione
scapolo-omerale, i rapporti articolari che si
interrompono, sono quelli tra la testa
dell’omero e la cavità glenoidale della scapola
(lussazione scapolo-omerale). Quest’ultima è
quella più frequente, causata dall’ampiezza
dell’arco del movimento, può prodursi in diversi
piani (anteriore, posteriore, ascellare…).
In realtà nello sportivo il 95% delle lussazioni
gleno omerali è anteriore e si produce per un
trauma prodotto mentre il braccio è alzato ed
extrarotato.
Dal punto di vista della gravità, la lussazione
scapolo-omerale, è molto traumatica. La più
frequente in ambito sportivo perché
l’articolazione scapolo-omerale è molto
instabile, per così dire “appesa”, ossia tenuta
insieme dalla capsula, dai legamenti e muscoli
che lavorano attorno alla spalla.
La testa dell’omero può lussare in varie
direzioni,
Anche se in genere è una lussazione di tipo
anteriore. Ĕ estremamente dolorosa in quanto la
persona non può muovere l’intero braccio.
Nella lussazione della spalla si crea una
lesione della capsula e dei legamenti e, in
alcuni casi, si distacca il cosiddetto cercine
glenoideo che è un anello di fibrocartilagene
che circonda la cavità glenoidea e che è
fondamentale per aumentare la stabilità della
testa dell’omero.
Se questo si distacca, si crea una zona di
minore resistenza e le persone che hanno avuto
una prima lussazione possono andare incontro a
lussazioni ripetute anche con traumi sempre più
lievi, sino ad arrivare alle lussazioni abituali
(senza traumi) o addirittura alle lussazioni
volontarie (la spalla si lussa e viene rimessa a
posto dal paziente).
La sintomatologia è quella che si nota nelle
lesioni traumatiche della spalla con il soggetto
che , per il dolore, inclina il più possibile il
capo verso la spalla lussata, in modo da
permettere il riscaldamento del muscolo trapezio
e contemporaneamente sorregge con la mano il
gomito del lato lussato.
2.1.2 LUSSAZIONE ACROMIO CLAVEARE
Il meccanismo traumatico della lussazione
acromio claveare è generalmente dovuto ad un
trauma diretto sulla spalla, con braccio
addotto, che spinga l’acromion medialmente e
verso il basso (caduta sul moncone della
spalla).

Questa è causata dalla perdita di rapporti
articolari tra estremità distale della clavicola
e acromion (scapola).
Se il trauma è di lieve entità si rompe la
capsula ed il legamento acromio-clavicolare
superiore, in genere medialmente all’inserzione
del menisco, così questo rimane inserito sull’acromion.
Questa è la distorsione di I grado, che non
determina spostamento.
Con una forza più violenta si rompe anche il
legamento acromioclavicolare inferiore,
disinserendosi dalla sua inserzione claveare
insieme al periostio della superficie inferiore
della clavicola. Ciò provocherà una
sublussazione (con spostamento minore del
diametro dell’osso) o distorsione di II grado.
Nelle lesioni di III grado si rompono anche i
legamenti conoide e trapezoide assieme alla
fascia clavipettorale. Ciò provoca una perdita
completa dei rapporti articolari.
Rockwood descrive un tipo di lesione ancora più
grave in cui si verifica l’evulsione
dell’origine claveare del deltoide ed una
lesione orizzontale tra le fibre del trapezio
che si inseriscono sia sull’acromion che sulla
clavicola. In questo caso la scapola, con l’acromion,
cade in basso ed in avanti e la clavicola si
sposta in alto ed indietro. Nelle lussazioni
complete si osserva una tipica salienza del
profilo superiore della spalla ed e’ presente il
segno del "tasto di pianoforte" (premendo sulla
clavicola la lussazione si riduce, per
riprodursi immediatamente quando si rilascia la
pressione). Il trattamento è conservativo nella
lussazione acromio claveare stadio I e II,
mentre il trattamento chirurgico può essere
adottato nei caso più complessi.

2.2 FRATTURA DELLA CLAVICOLA
Traumi diretti sulla spalla o cadute sul gomito
o sulla mano, sono evenienze molto frequenti in
quasi tutti gli sport; nel calcio e in
particolare osservando i movimenti effettuati da
chi pratica il ruolo del portiere, si possono
riscontrare molteplici infortuni dovuti a questi
tipi di traumi.
La natura ha pensato bene di difenderci creando
la clavicola, un ossicino sottile che si rompe
facilmente, ma che si aggiusta anche se i
monconi non vengono riportati a stretto
contatto. Se così non fosse probabilmente questi
traumi avrebbero conseguenze molto più severe
sul rachide cervicale, sulla spalla e sulla
gabbia toracica.

2.3 “IMPINGEMENT”
Sindrome da attrito acromio-omerale
Nel 1972 Neer ha reso popolare il concetto di
sindrome da conflitto notando che la cuffia dei
rotatori era potenzialmente soggetta ad un
insulto meccanico ripetuto da parte dell’arco
coraco-acromiale sovrastante durante
l’elevazione del braccio.
Le sue osservazioni hanno evidenziato l’arco
funzionale anteriore del movimento della spalla
con il risultante conflitto della cuffia contro
gli speroni e le escrescenze che si estendono
dal terzo anteriore dell’acromion e dal
legamento coraco-acromiale.

Neer ha quindi poi anche descritto 3 stadi di
conflitto con un continuum che alla fine porta
alla lesione della cuffia dei rotatori.
Stadio 1: edema ed emorragia
· Età tipica < 25 anni
· Decorso clinico reversibile
· Trattamento conservativo
Lo stadio 1 corrisponde ad una reazione di edema
e di microemorragie nella borsa
sottoacromio-deltoidea. Si manifesta con dolori
che si verificano dopo un lavoro prolungato, o
dopo migliaia di movimenti ripetuti con il
braccio in elevazione anteriore e in rotazione
interna.
Stadio 2: fibrosi e tendinite
· Età tipica tra i 25 e i 40 anni
· Decorso clinico con dolore ricorrente con
l’attività
· Trattamento da valutare opportunità di una
borsectomia e acromioplastica
Lo stadio 2 corrisponde ad una fibrosi della
borsa sottoacromio-deltoidea, con una tendinite
del sovraspinoso e/o del capo lungo del
bicipite. Sul piano clinico, i dolori si
verificano durante una elevazione prolungata del
braccio ed obbligano il paziente ad arrestare la
sua attività. Il dolore recede con il riposo.
Questo stadio non è mai totalmente regressivo,
la borsa ha perduto infatti le sue capacità di
scivolamento ed i tendini hanno già subito un
danno irreversibile.
Stadio 3: speroni ossei e rotture tendinee
· Età tipica > 40 anni
· Decorso clinico con disabilità progressiva
· Trattamento: acromioplastica ant., riparazione
della cuffia dei rotatori
Lo stadio 3 è caratterizzato da lesioni tendinee
più gravi e più soventemente da una rottura, su
base degenerativa, della cuffia o del capo lungo
del bicipite. I dolori sono permanenti, anche
notturni, ed impediscono al paziente di dormire
sulla spalla.
Non bisogna credere che vi sia un rapporto
diretto o un’evoluzione obbligata da uno stadio
all’altro. Bisogna piuttosto capire che questi
differenti stadi sono il risultato degli stessi
microtraumi su dei tendini la cui resistenza
diminuisce con l’età. Gli esercizi ripetuti o
prolungati con il braccio in elevazione
anteriore (pitturare un tetto, pulire dei vetri,
servire a tennis…), possono portare anche un
soggetto giovane ad un edema ed a
micro-emorragie per il fenomeno di attrito
nonostante che i tendini siano perfettamente
sani. D’altra parte in un paziente di più di 50
anni, lo stesso tipo di esercizio darà luogo ad
una tendinite molto più grave; addirittura in
alcuni casi ad una lesione degenerativa del
sovraspinoso o del capo lungo del bicipite, in
quanto i muscoli della cuffia sono atrofici ed i
loro tendini usati e fragili, per il lungo tempo
passato in una lotta incessante contro il
deltoide.
Neer nel definire "l’impingement syndrom"
affermava che il 95% delle rotture della cuffia
erano secondarie al conflitto subacromiale.
A supporto di tale sua convinzione altri 2
autori: Morrison e Bigliani nel 1976 descrissero
le varianti morfologiche dell’acromion
correlandole percentualmente al rischio di
lesione a carico della sottostante cuffia dei
rotatori:

Classificazione della morfologia acromiale
Morrison-Bigliani 1976
|
Acromion piatto o tipo I° |
68% |
|
Acromion curvo o tipo II° |
28% |
|
Acromion ad uncino o tipo III° |
3% |
Il termine "defilé del sopraspinoso" è stato
introdotto per indicare lo spazio al di sotto e
anteriormente all’acromion, al legamento
coraco-acromiale e all’articolazione
acromionclavicolare.

Il muscolo sopraspinoso giace nella fossa
omonima e il suo tendine al di sotto di queste
due strutture. Il restringimento di questo
"defilé" è la causa più frequente della sindrome
da conflitto.
Il restringimento può essere dovuto alla forma o
all’inclinazione dell’acromion, alla presenza di
osteofiti sulla superficie inferiore
dell’articolazione acromion-clavicolare o alla
presenza di uno sperone anteriormente all’acromion.
 
Riassumendo, possiamo affermare che i meccanismi
lesionali a carico delle strutture osteotendinee
della spalla sono rappresentati da:
1. Attrito subacromiale
2. Trazione
3. Trauma
a. microtrauma lavorativo
b. trauma diretto (caduta)
4. degenerazione (30% della popolazione > 40
anni)
La causa determinante per il realizzarsi della
sindrome da attrito sottoacromion-coracoideo è
rappresentata dalle alterazioni degenerative del
tendine sopraspinoso e del CLB, che, perdendo la
loro funzione, determinano instabilità con
risalita della testa omerale.
Possiamo così riassumere in una successione
schematica gli eventi fisiopatologici della
patologia degenerativa sottoacromio-coracoidea:
1. Sovraccarico funzionale del tendine del
sopraspinoso da solo o in associazione ad altre
strutture tendinee
2. ridotta capacità del sopraspinoso a mantenere
centrata la testa omerale
3. sovraccarico del tendine del CLB
4. sindrome da attrito del sottospinoso e
tenosinovite cronica CLB
5. rottura cuffia e CLB
6. artrosi acromio-clavicolare

La sindrome da attrito acromio-omerale o”impingement”
(dall’inglese: to impinge, ledere) è quindi
causata da un abnorme attrito tra l’arco
coracoacromiale, da un lato e il tubercolo
maggiore omerale ed i tendini della cuffia dei
rotatori dall’altro.
Per usare una definizione di Neer: “…al
momento dell’elevazione del braccio in rotazione
interna sul piano della scapola, l’inserzione
del sopraspinoso e il capo lungo del bicipite
vengono in conflitto con il becco acromiale
anteriore e con il legamento acromiocoracoideo.
Tale conflitto si verifica quando le capacità
funzionali della borsa sottoacromio-deltoidea
vengono superate e le lesioni all’interno dei
tendini della borsa sottoacromio-deltoidea
vengono superate e le lesioni all’interno dei
tendini della cuffia evolvono in tre stadi…”
Concludendo questo argomento è importante
evidenziare che è sempre di Neer la moderna
classificazione delle “Impingement Syndromes”
(termine moderno, un po’ più ampio delle
sindromi da attrito acromio-omerale, che indica
l’insieme delle condizioni patologiche
degenerative dei tendini della cuffia, ma anche
della borsa subacromiale e del capo lungo del
bicipite, causate dall’attrito con l’arco
acromio-omerale).
Neer classifica queste lesioni degenerative in
due gruppi separati: 1) outlet impingement; 2)
non outlet impingement.
Il primo gruppo comprende le sindromi da attrito
determinate dal restringimento del canale
coracoacromiale entro il quale scorre il tendine
del sovraspinoso. Questa è secondo Neer la
patologia dolorosa cronica , più frequente nelle
spalla.
Le cause sono : osteofita anteriore: displasia
dell’acromion; eventuali modificazioni congenite
del profilo e dell’angolo acromiale possono
essere alla base di forme giovanili da attrito;
irregolarità dell’articolazione
acromion-claveare: la sporgenza della sua
superficie anteriore può essere tale da
determinare il conflitto del sovraspinoso
nell’abduzione oltre i 70°. Mentre il secondo
gruppo comprende i casi in cui il canale
acromio-coracoideo è solitamente regolare , il
conflitto avviene per attrito tra le strutture
molli periarticolari e l’acromion per
un’alterata meccanica del movimento, a sua volta
secondaria a patologia dell’omero, o della
scapola, come per esempio: prominenza del
tubercolo maggiore: causato da un dismorfismo
congenito; vizio di consolidazione del collo
omerale: la cuffia dei rotatori entra in
conflitto con la scapolo-omerale durante i
movimenti; perdita dei
depressori della testa omerale: la lesione dei
muscoli tonici stabilizzatori (depressori della
testa) permette ai muscoli fasici l’innalzamento
della testa omerale e non più l’abduzione. Le
lesioni della cuffia dei rotatori e del tendine
del capo lungo del bicipite sono quindi causa
sia iniziale che mantenente il conflitto: è un
circolo vizioso.
Le ipersollecitazioni funzionali e/o le
alterazioni strutturali delle componenti
osteo-legamentose si riflettono sulla borsa
sottoacromiale determinando inizialmente
alterazioni flogistiche acute e non. In uno
stadio successivo la borsa va incontro a flogosi
cronica responsabile di un ispessimento delle
sue pareti .Se, nonostante, l’ispessimento della
borsa , la cuffia dei rotatori è sottoposta ad
un eccessivo attrito contro l’arco
coraco-acromiale , possono verificarsi
alterazioni strutturali sia dei tendini della
cuffia , sia del tendine del capo lungo del
bicipite.
I primi possono subire microlacerazioni e
successivamente erosioni superficiali o rotture
parziali ; il secondo può presentare una
tenosinovite cronica e rotture parcellari del
ventre tendineo.
Nei casi tipici il dolore è presente nell’arco
di movimento compreso tra 70° e 120°,
corrispondente alla fase di scivolamento del
trochite al di sotto dell’arco coraco-acromiale.
Il dolore è acuto dalla pressione digitale al
davanti del margine anteriore dell’acromion,
soprattutto se associata a flessione o abduzione
passiva dell’arto, o dalla sola flessione
passiva del braccio oltre i 90°. Quest’ultima
manovra “test di attrito” è considerata
patognomonica della sindrome da attrito
acromio-omerale.
Nella gran parte dei casi la sindrome si.
risolve con il trattamento conservativo: terapia
medica antiflogistica , fisioterapia.
2.3.1 ROTTURA DELLA CUFFIA DEI ROTATORI
Con questo termine vengono indicate “le lesioni
con soluzione di continuità all’interno della
cuffia , che provocano un passaggio del prodotto
di contrasto tra l’articolazione gleno-omerale e
la borsa sottoacromiale” (TRATTAMENTO CHIRURGICO
DELLA SPALLA DOLOROSA DA LESIONI DELLA CUFFIA….,Walch,
Boileau, Noel, Liotard).
La rottura dei tendini della cuffia è dovuta ad
alterazioni degenerative del tessuto tendineo,
che possono essere primitive o conseguenti a
fenomeni di attrito acromioomerale. Alle
alterazioni degenerative si può sovrapporre un
evento traumatico , che , vincendo la ridotta
resistenza meccanica dl tessuto tendineo ne
determina la rottura.
La rottura interessa di solito soggetti in età
media o senile. Al di sotto dei 40 anni la
lesione è rara. Sono colpiti di preferenza i
soggetti maschi che svolgono , o hanno svolto
nella vita lavorativa, attività manuali. Dei due
lati, il più frequentemente interessato è quello
dominante.
La rottura tendinea può essere parziale o
completa:
Rotture parziali: in questo caso la lesione può
interessare la superficie borsale o, più
raramente quella articolare della cuffia. Queste
rotture costituiscono una forma intermedia tra
le tendiniti e le rotture complete. Possono
essere distinte in tre forme anatomiche:
superficiali, intratendinee o profonde.
La loro eziopatogenesi è, molto diversa, ma il
punto in comune è dato dal dolore, ad insorgenza
soprattutto notturna, che impedisce al soggetto
di dormire sulla spalla.
Rotture complete: in questo caso la lamina
tendinea è interrotta a tutto spessore per un
‘estensione variabile.
Alcuni autori (G.Walch, P.Boileau, E.Noel,
J.Liotard) sottolineano che il termine “rottura
completa” è senz’altro scorretto perché tra una
rottura del sopraspinoso o del sottoscapolare
esiste tanta differenza quanto quella tra una
rottura dei legamenti crociati anteriori o
posteriori nel ginocchio.
|