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La
crescita culturale di tecnici ed istruttori, delle loro
conoscenze tecniche, metodologiche e didattiche in
riferimento all’allenamento, ha convinto molte società
calcistiche dell’utilità di uno specialista da
affiancare allo staff tecnico che possa garantire un
allenamento estremamente curato e mirato alle reali
esigenze organiche e tecnico-tattiche del portiere. Si
sta vivendo un passaggio che da una superficialità
metodologica ci porta addirittura ad una periodizzazione
dell’allenamento del portiere all’ interno della
dinamica del gioco e del gruppo. E’ questo un vero
rinnovamento dove viene dedicato all’isolato del gruppo,
al giocatore diverso dagli altri, un coinvolgimento
sempre maggiore col gruppo di lavoro non solo da un
punto di vista atletico, ma anche e soprattutto
tecnico-tattico.
A grandi
linee si possono suddividere gli allenatori dei portieri
in due movimenti di pensiero: il primo movimento
caratterizzato dal pensiero metodologico che " più un
portiere lavora meglio é " ; il secondo, invece, che
cerca di tecnicizzare il gesto atletico specifico, in
pratica, più che allenare quantitativamente il
giocatore, tende a sviluppare sedute di tecnica
specifica prioritariamente rispetto alla quantità di
lavoro, creando quindi il particolare, le cosiddette
sfumature tecniche che certamente possono contribuire a
differenziare un bravo portiere da un grande portiere.
C’è forse una terza corrente di pensiero, quella in cui
si tende a far lavorare il portiere non più in
condizioni chiuse e stabili dove ambiente e situazione
non mutano, ma in condizioni aperte e flessibili dove le
variabili esecutive stimolano continuamente non solo i
processi senso-motori ma anche quelli di tipo
concettuale-intellettivo. Ed è a questo terzo tipo di
mov imento che credo di appartenere in seguito ad una
esperienza maturata sul campo nonché ad un’ampia
documentazione ed anche a conclusioni su alcune
importanti considerazioni.
Cosa
succede nella mente di un atleta o del portiere durante
l’esecuzione di un movimento? Cosa fa la differenza tra
l’esperto portiere ed il giovane portiere?
Come
motivare gli apprendimenti e le esercitazioni? Su quali
situazioni è basato l’apprendimento motorio del
portiere? Cosa accade nel portiere quando stabilizza un
movimento?
Per
poter rispondere a questa serie di domande ed altre
ancora che potrebbero emergere in un processo di
apprendimento motorio per un giovane portiere o per la
preparazione di un portiere adulto, bisogna considerare
che lo sviluppo di un soggetto è legato essenzialmente a
due fattori: maturazione ed apprendimento. Nello
sviluppo, quindi, non potendo intervenire sulla
maturazione in quanto evento biologico, si può incidere
attraverso la quantità e la qualità degli apprendimenti.
Nell’apprendimento il discente deve prestare la giusta
dose di concentrazione affinché l’informazione possa
giungere a livello di coscienza e venga effettivamente
compresa. Dopo aver effettuato la valutazione, si è
praticamente conclusa la cosiddetta fase afferente.
Inizia ora l’analisi di quelle che Hebb ha definito
variabili interventi che corrispondono a tutti quei
processi interposti tra lo stimolo e la risposta.
Nell’area 4 di Bordman detta motrice primaria è quella
che invia i comandi motori ai muscoli. Nell’area 6, o
motrice associativa, inizia la progettazione del
movimento e ne viene organizzato il controllo. Una volta
eseguito il movimento, il compito del portiere non è
ancora terminato perché se la prima esecuzione motoria è
imperfetta tenterà di migliorarla; il miglioramento
dell’azione motoria richiesta si realizza gradualmente
grazie alla ripetizione dell’allenamento. A questo punto
nel processo d’apprendimento interviene il feedback
psicologico per confrontare il movimento eseguito con il
programma progettato a livello centrale.
Con la
ripetizione il movimento viene gradualmente regolato
fino ad accadere che il soggetto lo stabilizzi prestando
sempre meno attenzione. Praticamente il portiere sta
automatizzando il gesto e quando diventa automatico è
divenuto abilità. A questo punto è chiaro che quando un
portiere lavora sullo stesso esercizio o gli stessi
esercizi da richiedere un’esecuzione motoria già apparsa
precedentemente e passata ad abilità, non c’è alcun tipo
di apprendimento e tale prestazione di tipo senso
motorio servirà esclusivamente a sollecitare solo alcune
qualità organiche dell’atleta.
Questo
succede quando il miglioramento del gesto avviene
attraverso una serie di ripetizioni stereotipate o
chiuse. Per il portiere, in questo caso, il movimento
automatizzato difficilmente potrà essere scisso in
sottoprogramma e potrà utilizzarlo solo globalmente; se
vorrà utilizzarne solo una parte incontrerà
notevolissime difficoltà ed impiegherà moltissimo tempo.
Se il perfezionamento del movimento viene costruito in
modo aperto, flessibile, variabile, versatile, il
portiere potrà scomporlo in sottoprogrammi e potrà
adottarlo alle situazioni più diverse. Esempio pratico:
se alleno il portiere sull’uscita in presa alta
ripetendo in forma stereotipata il gesto, egli
acquisisce un’abilità chiusa che dovrà essere resa
variabile altrimenti non c’è più apprendimento e durante
la gara l’azione sarà ripetuta come nell’addestramento.
Rendere aperta una situazione vuol dire variare il
gesto. Essendo il gioco di squadra una disciplina
situativa a variabili aperte, l’addestramento deve
rispecchiare fedelmente queste priorità proponendo
variabili spaziali, temporali, tattiche, qualitative,
quantitative e situazioni di gioco che ripetono in forma
reale quello che succede o potrebbe succedere in una
fase di gara. E’ da considerare infatti che portieri
evoluti non abituati ad esprimere tecnicamente alcuni
gesti motori dovuti a modifiche del regolamento, hanno
incontrato maggiori difficoltà d’apprendimento rispetto
ai principianti che si sono apprestati ad eseguire per
le prime volte lo stesso movimento.
Va
comunque detto che sia il metodo delle ripetizioni
stereotipate che quello delle ripetizioni in situazioni
variabili sono due itinerari ugualmente validi ma in
contesti diversi. Es: se un giovane portiere di
otto/dieci anni ha appena iniziato una fase di
istruzione tecnica sul lanciare, ha tutto il diritto di
provare a lanciare in tutti i modi possibili ed
immaginabili perché sta costruendo il proprio bagaglio
motorio. Al contrario un portiere evoluto che possiede
già un bagaglio motorio adeguato, deve migliorare
attraverso la ripetizione il reclutamento delle unità
motorie per effettuare un lancio sempre più lungo e
preciso. Detto ciò è chiaro che per un portiere (od un
atleta in generale) apprendere non è mai diventare
capaci di ripetere lo stesso gesto, ma fornire con mezzi
diversi una risposta adatta alla situazione. In base
alle sue conoscenze il portiere deve imparare ad
ottimizzare la sua azione pratica. In situazioni
pratiche bisogna che esista a rmonia tra sapere, volere
e potere . Il portiere va edotto! L’istruzione e la
situazione insegnano.
L’esperto portiere di calcio (il nostro obiettivo) esce
su un pallone in presa alta e nello stesso tempo valuta
le strategie di comportamento prevedendo dove compagni
ed avversari si troveranno nel giro di qualche attimo.
Questo non è altro che strategia: capacità di conduzione
diretta che l’atleta acquisisce per controllare le
operazioni di intervento, di apprendimento, di
riflessione. Controlla il movimento. Una delle
differenze principali tra bravissimi e meno bravi è il
grado ed il tipo di implicazione cosciente prima,
durante e dopo la prestazione motoria. (cfr. Singer).
Un
sistema stereotipato di agenti di eccitazione, secondo
lo schema classico, produce un sistema stereotipato di
processi nervosi (allenamento in condizioni chiuse:
routine). Quindi si può supporre che un’alterazione
degli agenti stimolatori ed il cambiamento delle
condizioni standard nelle quali viene rielaborato lo
stereotipo motorio porti alla sua distruzione, per cui
l’elaborazione dell’abilità tecnica diventa più
difficile.
Invece è
proprio la variazione delle condizioni che porta ad una
maggiore precisione ed esecuzione dell’abilità di quella
ottenuta mantenendo una stretta costanza delle
condizioni di allenamento.
La presa
di decisione, la determinazione del portiere sul suo
comportamento, su come agirà, avviene in base alla sua
anticipazione della situazione. Prendere una decisione è
collegato con l’anticipazione dettagliata del risultato
d’azione del suo problema. Un portiere può in certe
situazioni uscire su di un cross per una presa, una
deviazione, un’uscita bassa; può parare o respingere in
base alla variante che gli sembra ottimale anticipando
in frazioni di secondo quelli che sono i possibili tiri
o cross e le reazioni dei suoi compagni o avversari.
Il suo
comportamento si basa su di uno stretto collegamento tra
anticipazione della situazione ed anticipazione
dell’obiettivo e del programma, dove sono incluse tutte
le condizioni esterne (compagni, avversari, palla, ecc.)
e traiettorie della palla (senso motorio).
Quando
un giocatore con un chiaro contromovimento tira in
porta, il portiere anticipa nei suoi parametri
spazio-temporali il movimento del tiro che eseguirà, il
movimento della palla e lo inserisce nel suo progetto
d’azione. Ciò gli permette di reagire tempestivamente ed
eventualmente di parare il tiro. Invece è difficile che
possa raggiungere un pallone che gli arriva teso e che
vede solo quando è già in volo perché era coperto da
compagni od avversari o perché il segnale preparatore al
tiro avviene quando il portiere è obbligato a valutare
la traiettoria di un cross dal suo punto di partenza.
Questo spiega l’aumento del tempo di reazione nelle fasi
di analisi ed elaborazione, da parte del portiere, dei
segnali in arrivo e, di conseguenza, un accorciamento
della fase di selezione delle possibili soluzioni da
adottare, che già sono ridotte a causa delle minori
esperienze di simili circostanze. E’ probabile che il
portiere si rifugi in una r isposta istintiva che
risulterà tanto più infruttuosa quanto minore è il tempo
per cogliere i segnali preparatori.
Come si
interviene in questi casi?
Nel
primo caso (in cui il portiere percepisce che il
giocatore con un contromovimento sta tirando in porta ed
anticipa nei suoi parametri S/T il tiro e la palla
inserendoli nel suo movimento) durante lo svolgimento di
esercitazioni senso-percettive, l’attenzione del
portiere non deve essere rivolta alla sola palla che,
prima di essere calciata, non fornisce elementi di
analisi obiettiva sulla sua successiva traettoria.
L’attenzione deve essere mobilitata sul contesto più
ampio palla-calciatore, in quanto l’informazione
significativa sulla parabola che seguirà la palla è già
presente nella gestualità di colui che la sta calciando.
Il
portiere che "para d’istinto" o che ha "ottimi
riflessi", sono espressioni che hanno significato
pregnante solo nel secondo caso citato, cioè quando il
portiere dà inizio ad una fenomenologia che sortirà in
una parata solo al momento in cui la palla lascia il
piede del calciatore.
Quando
mancano i segnali che preparano il portiere ad un
intervento la situazione per l’estremo difensore è
difficile e nelle esercitazioni bisogna proporre
attività dove la palla è assente dal campo visivo
centrale, ma può entrarvi da qualsiasi lato; la palla è
all’interno del campo d’attenzione del portiere ma,
nella zona periferica, possono inserirsi compagni o
avversari ; ci sono più palloni nel campo visivo del
portiere con altrettanti giocatori che possono tirare in
porta; ci sono porte multiple da difendere sistemate
parallelamente o in linea dove il processo motorio,
innescato dal primo portiere dà inizio all’intervento
dell’altro portiere.
La
misura con la quale un portiere, dunque, riesce ad
inserire correttamente nel proprio programma l’azione
degli avversari, dei compagni di gioco, il movimento
della palla od in altre circostanze a ridurre i tempi di
reazione che danno inizio ad un processo d’intervento
quando mancano tutti i segnali preparatori, dipende
dall’esercizio e dalla qualità dell’allenamento svolto.
Da
quanto si è detto si evince che la capacità è una serie
specifica di risposte motorie a segnali particolari in
determinate situazioni, l’abilità è invece un aspetto
generale che contribuisce al successo nella prestazione
di molte attività. La capacità è in funzione dell’imput
(ricezione ed analisi dell’informazione), dei processi
centrali (controllo e decisione) e dell’output (funzioni
motorie). La capacità si può descrivere sotto il profilo
della velocità, della precisione, della forza,
dell’efficienza e della adattabilità o di una loro
qualsiasi combinazione. Es: la capacità di un portiere
può essere quella di tuffarsi nella forma,
nell’efficienza, nel tempo e nella posizione giusta tra
le gambe di un attaccante lanciato a rete; l’abilità
dello stesso portiere è il successo più o meno ottenuto
dalla prestazione (capace di tuffarsi sulle gambe e
abile nello strappargli la palla ; capacità motoria di
precisione spazio-temporale, forma, ecc... abile a
conseguire lo scopo).
Infatti
spesso dico che un portiere efficiente può anche
essere poco efficace. L’allenamento dovrebbe
accostarsi quanto più possibile alle situazioni di gara
e non ad attività artificiosa che sopprimono capacità a
scapito di altre. L’allenamento che si trasforma troppo
in routine è noioso. Bisogna ravvivare l’ambiente
mostrando interesse al progresso degli atleti.(Singer).
Nell’acquisizione di molte capacità motorie i segnali
visivi (soprattutto nelle fasi iniziali) sono segnali
sensoriali molto importanti. La vista raccoglie più del
60% delle informazioni che percepisce il nostro corpo ed
è per questo che dubito dell’efficacia e dell’efficienza
di alcuni esercizi nei quali il portiere si esercita con
gli occhi bendati. Ciò serve solo a migliorare le
capacità acustiche dell’atleta o quelle plantari e
labirintiche. Un portiere che deve effettuare una parata
con occhi bendati avendo come riferimento il rumore del
rimbalzo e facendo appello al suo intuito ha più senso
in uno spettacolo circense che in un addestramento
mirato alla disciplina sportiva.
I
segnali cinestetici sono importanti, ma entrano in causa
quando la capacità appresa è a livelli superiori di
progresso e vengono sollecitati per migliorare
nell’atleta le informazioni che provengono dal corpo
eliminando in questo caso un organo di senso capace di
"inquinare" in certi casi tali informazioni. (Es: le
vertigini).
Il
portiere deve essere rapido, agile, forte e coraggioso.
L’abilità nel controllare il peso del corpo, reagire e
muoversi rapidamente in funzione della palla sono
requisiti indispensabili. Deve avere una buona
concentrazione e l’abilità di anticipare un tiro od una
deviazione. In quest’ultimo caso (quando viene
anticipato un tiro), la sua posizione deve essere la più
bassa possibile. Più bassa è la posizione, maggiore è la
flessione di anche, ginocchia e caviglie, maggiore è
l’allungamento dei muscoli che può essere impiegato in
un movimento più rapido. Il piede di stacco per una
parata in tuffo o una deviazione è quello interno (il
più vicino alla palla) in quanto l’inclinazione del
corpo verso la palla fa sollevare il piede esterno
prematuramente. Invece ritengo che (a differenza di
quanto si legge) i piedi del portiere debbano essere
puntati in direzione della palla anche sui calci
d’angolo (quindi paralleli alla linea di porta) e
cambiare posizione man mano per seguirne la trai ettoria.
Il
portiere in questa situazione (calcio d’angolo) non
dovrebbe avere i piedi ad angolo retto perché anche se
questa posizione aiuta a muoversi verso il campo,
impedisce il movimento d’attacco in presa verso la
palla, in quanto il piede perpendicolare alla linea di
porta ha poca forza in questa posizione.
Il
maggior numero dei salti in presa alta vengono eseguiti
staccando con un solo piede perché lo stacco così
effettuato è più rapido (il movimento di stacco con
entrambe le gambe permette d’elevarsi di più, ma è meno
rapido del precedente).
I
portieri del settore agonistico della società di calcio
PRO VIGEVANO lavorano su di una programmazione (divisa
in mesocicli) composta da ben 259 esercizi tutti
strutturati in maniera diversa che interessano la
destrezza, la reattività, l’acrobatica, l’equilibrio,
l’orientamento e situazioni di gioco. Inoltre altre
innumerevoli esercitazioni oltre a quelle citate danno
spazio alla tecnica di base offensiva e difensiva. Altre
ancora servono per il miglioramento organico.
Le
esercitazioni sono frutto di una vasta bibliografia ed
un’ampia documentazione in merito traendo spunto anche
da scuole europee.
Altre
esercitazioni sono riproduzioni di addestramenti di
altre discipline specifiche come VB, B, HB; altre ancora
sono state ideate dal sottoscritto, sperimentate,
provate sul campo e rese operative con alcuni
aggiustamenti spaziali o temporali.
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