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Utilizzo di esercizi della pesistica per sviluppare la forza nel calciatore, utilità e problematiche
...lo scopo di questa discussione è mirato a fare il punto della situazione nei sistemi di preparazione atletica, ed analizzare l’utilizzo di tecniche di potenziamento muscolare, ben note negli sports di prestazione, ma viste con molto scetticismo da molti preparatori nel mondo del calcio.

di Giorgio Bertoglio

SETTORE TECNICO F.I.G.C.


CORSO
PREPARATORI ATLETICI
2005
Relatore:
Prof. Mario MARELLA
Candidato:
Giorgio Bertoglio

 
   




Indice

CAP. 1 - INTRODUZIONE

pag.4

CAP. 2 - LA FORZA NEL CALCIO

2.1 Forza nei calciatori:
considerazioni fisiologiche
2.2 Effetti dell’allenamento della forza in relazione alla resistenza specifica del calcio.

2.3 L’allenamento della forza
nei calciatori

2.4 Scelta degli esercizi

pag.5

pag.6

pag.7

pag.8


pag.11

CAP. 3 - ANALISI DEI GESTI TECNICI CON
BILANCIERE

3.1 Muscoli maggiormente interessai

3.2 Come rendere l’esercizio
di facile apprendimento

3.3 Mito da sfatare

3.4 Prevenzione

pag.12


pag.16


pag.17

pag.18

pag.19

CAP. 4 - PROBLEMATICHE LEGATE ALL’USO DEGLI
ESERCIZI DI PESISTICA NEL CALCIO

4.1 Dove trovare applicazione

pag.21

pag.22

CAP. 5 - CONCLUSIONI

pag.23

BIBLIOGRAFIA

pag.25



CAPITOLO 1
INTRODUZIONE

Il calcio è una delle discipline più praticate e diffuse nel mondo, e come in tutti gli sports di alto livello la componente fisica (qualità condizionali) ha assunto un ruolo di primaria importanza.
I giocatori hanno bisogno di tecnica, tattica e capacità fisiche per il successo.
Lo scopo di questa discussione è mirato a fare il punto della situazione nei sistemi di preparazione atletica, ed analizzare l’utilizzo di tecniche di potenziamento muscolare, ben note negli sports di prestazione, ma viste con molto scetticismo da molti preparatori nel mondo del calcio.
Le esercitazioni che propongo sono alcuni degli esercizi assistenziali delle pesistica, ad esempio: Strappi in piedi dalla sospensione, Tirate strappo dalla sospensione e Girate al petto (Esercizi di indubbia qualità).
Parlare di pesi, o meglio dell’uso di bilancieri nel calcio, si rischia ancora oggi di sentirsi dire “ ma siamo sicuri che servano!!!???”.
Le ipotesi che seguono, si avvicinano molto ad una provocazione.
Paura di intraprendere nuove strade e quindi paura delle critiche……? Convinzione che non servano questi mezzi……? Oppure mancanza di competenza nell’uso di questi esercizi…!!?
Con ciò non voglio affermare che queste proposte siano la giusta strada, ma semplicemente agitare un po’ le acque, con la speranza che qualcuno si soffermi a riflettere su queste problematiche, senza elargire sentenze.
Io per primo non intendo dare sentenze, anche perché alla fine di tutta la discussione, la mia conclusione è che non sempre, è possibile applicare queste metodiche in ambito calcistico.
Le problematiche sono troppe e a volte insormontabili (mancanza di materiali, tempi ristretti e convinzioni radicate con cui ci dobbiamo rapportare quotidianamente).



 

 


CAPITOLO 2
FORZA NEL CALCIO


I lavori ad alta intensità come sprint, contrasti e tiri sono eventi da considerare e quindi valutare durante la partita di calcio.
Uno scatto si verifica ogni 90” (Reilly, Thomas ’76) e dura 2/4 sec che costituiscono una percentuale che varia dall’1 all’11% della distanza di gara (Bangsbo ’91, Reilly, Thomas ’76) che corrisponde allo 0,5-3% dell’effettivo tempo di gioco (Bangsbo ’91).
Un calciatore professionista compie circa 50 cambi di direzione con violente contrazioni, mantenendo l’equilibrio e il controllo della palla con la continua pressione degli avversari (Withers ’82).
Nella maggior parte degli studi, la potenza muscolare è misurata tradizionalmente con salti verticali, i risultati emersi variano tra i 500-600 mm per giocatori professionisti (Green ’92).
Si sono evidenziate correlazioni dirette tra la massima forza espressa nel salto e le prestazioni di scatto (Bangsbo ’94, Wisloff et al ‘04).


I corrispondenti valori individuati (Wisloff et al ‘04) sono:



2.1 Forza nei calciatori: considerazioni fisiologiche

In sports che richiedono accelerazioni e sviluppo di forza esplosiva come scatti e salti, sono utilizzati una varietà di metodi di allenamento per l’incremento della forza.
La capacità di sviluppare forza dipende da:

Ø velocità di accorciamento,
Ø tipo di fibre muscolari,
Ø numero di unità motorie attive nello stesso istante,
Ø area della sezione trasversa del muscolo,
Ø frequenza di impulso,
Ø substrato disponibile.

Lo sviluppo dei metodi di allenamento è basato sulla specificità relativa allo sport interessato; tenendo quindi in considerazione tipi di contrazioni, movimenti e velocità (Behm, Sale ’93).


2.2 Effetti dell’allenamento della forza in relazione alla resistenza specifica del calcio.

Gli effetti degli allenamenti combinati della forza e della resistenza sono stati oggetto di numerose ricerche.
Alcuni studi hanno concluso che gli allenamenti di resistenza inibiscono o interferiscono con lo sviluppo della forza (Dudley, Djamil ’85, Hickson ‘80).
Pochi studi hanno invece esaminato gli effetti degli allenamenti di forza sulle prestazioni di resistenza.
Atleti con simili valori di potenza massima evidenziano differente economicità e prestazione (Helgerud ’94).
Alcuni autori hanno indicato che l’aumento della forza potrebbe avere un effetto positivo sull’economia del gesto ( Johnston et al ’97, Paavolainen et al ‘99).
Hoff et al. nel 2002 dimostrarono una diretta relazione tra allenamenti della forza massima con adattamenti nervosi e miglioramento dell’economicità nel lavoro; questo tipo di allenamento ha prodotto in un calciatore un miglioramento dell’economia nella corsa del 4,7% con un incremento di 1 RM del 33,7% . Non si sono osservate variazioni del peso corporeo, della soglia anaerobica e della massima potenza aerobica.

2.3 L’allenamento della forza nei calciatori

La forza e la potenza unitamente alla resistenza sono una parte importante per la prestazione del calciatore.
La forza massima è una qualità di base che influenza le prestazioni di potenza, un suo incremento è generalmente abbinato al miglioramento della forza relativa; sono state evidenziate relazioni significative tra 1 RM, l’accelerazione e la velocità di movimento già dal lontano ’77 (Buhrle, Schmidtbleicher).
La relazione tra le prestazioni di forza e potenza è supportata dalle correlazioni tra i risultati dei test di salto verticali con i risultati sui 30 m di scatto; l’incremento della forza di contrazione di uno specifico muscolo o di gruppi muscolari determina miglioramenti nelle capacità di accelerazione e nella velocità di un giocatore (cambi di direzione e cambi di passo) (Bangsbo ’91).
Hoff e Helgerud nel 2002 hanno dimostrato che l’allenamento di un calciatore, effettuato 3 volte alla settimana per 8 settimane con l’obiettivo di cercare adattamenti nervosi (4 serie da 5 ripetizioni usando un carico dell’85% di 1 RM con accentuazione sul massimo reclutamento nelle azioni concentriche), determinava un incremento in 1 RM nel ½ squat da 161 a 215 Kg, la frazione della forza sviluppata era, nello stesso tempo, aumentata del 52%.
I risultati sugli scatti nei 10 m migliorarono di 0,08 sec da 1,91 a 1,81; nei 40 m di 0,13 sec da 5,68 a 5,65 .

Wisloff et al nel ‘98 avevano affermato che un valore di 1 RM al ½ squat pari a 200 Kg per un giocatore di 75 Kg è da considerarsi un traguardo temporaneo e necessario di miglioramento.

La realtà che si riscontra sul campo è caratterizzata dall’utilizzo delle seguenti metodiche al fine di apportare miglioramenti dei processi biologici con particolare riferimento allo sviluppo della forza (forza massima, forza istantanea, forza resistente) (Weineck ’94):

1. Metodi per lo sviluppo della forza massimale;
2. Metodi per lo sviluppo della forza istantanea;
3. Resistenza della forza.

1) Per lo sviluppo della forza massimale sono utilizzati diversi metodi tra cui:

Ø metodi di costruzione muscolare (carichi medi dal 40-60% di 1RM, velocità di esecuzione media, 10 ripetizioni con recupero tra le serie di 3-5 min;

Ø metodi di allenamento di coordinazione intramuscolare carichi elevati ed elevatissimi dal 80-100% di 1RM, con esecuzione esplosiva, da 1-3 ripetizioni con recupero tra le serie di 3-5 min;
Ø metodi di allenamento di coordinazione intermuscolare (giochi specifici, partite di allenamento e gare alla velocità massima possibile);

Ø allenamento combinato (utilizzando una combinazione dei metodi precedenti).

 

2) Per lo sviluppo della forza istantanea sono utilizzati diversi metodi tra cui:

Ø metodi di allenamento di coordinazione intramuscolare che utilizzano vari tipi di salti (con o senza carichi addizionali come zavorre; con o senza attrezzo supplementare come corde, bastoni, palloni medicinali. L’esecuzione deve essere esplosiva con 6-10 ripetizioni e recupero completo tra le serie);

Ø allenamento pliometrico (con o senza carichi addizionali come zavorre; con variazioni degli angoli di lavoro con 6-10 ripetizioni per 6-10 serie, con recupero completo);

Ø allenamento contrario della forza definito anche statico-dinamico (si utilizza il metodo del contrasto con alternanza di esercizi con carichi del 70% di 1RM ed esercizi con carichi del 40-50% di 1RM eseguiti in forma esplosiva);

Ø circuit training (forma d’allenamento con una durata delle sollecitazioni con una pausa completa tra le serie di 3-5 min e l’esecuzione è in forma esplosiva);

Ø metodi d’allenamento di coordinazione intermuscolare (giochi specifici, partite d’allenamento e gare, abbinamento con esercizi tecnici).

3) Per lo sviluppo della resistenza della forza si utilizza prevalentemente:

Ø il metodo di ripetizione circuit-training, nel quale si ricerca o lo sviluppo della resistenza di forza istantanea (allenamento della forza nel gioco) o lo sviluppo della forza resistente.


2.4 Scelta degli esercizi
La scelta degli esercizi spesso non cade su quelli che riteniamo più adatti per lo sviluppo delle qualità che ricerchiamo, ma siamo vincolati da tre principi: Semplicità, Efficacia, Praticità.

-Semplice, perché abbiamo a che fare con giocatori, abili nel gioco con la palla, un po’ meno con bilancieri e macchinari per il potenziamento.

-Efficace, perché quello che si cerca in ogni proposta è l’efficacia, in funzione delle qualità che stiamo ricercando.

- Praticità. Questo concetto riassume un po’ tutto ciò che dobbiamo ricercare in una esercitazione. Oltre alla semplicità ed efficacia, fa riferimento anche al concetto di tempo, ossia la necessità di ottimizzare i pochi minuti a disposizione per realizzare l’allenamento.

Più si sale di categoria e più mezzi e tempo abbiamo a nostra disposizione.
Più mezzi significa poter disporre di macchinari (Isotonici), per il potenziamento muscolare.
Sicuramente l’utilizzo di questi mezzi, permette di ottenere esercitazioni semplici e pratiche, ma sul fatto dell’efficacia, è assodato che presentano dei limiti.
Primo fra tutti è il limitato controllo neuro-motorio del movimento, che viene anzi guidato dalla macchina.
Non dimentichiamo che stiamo allenando uno sport d’abilità e destrezza ed anche la scelta degli esercizi deve tenere presente il nostro obiettivo e stimolare al meglio le componenti muscolari e del S.N.C.
La scelta di esercizi con bilancieri eseguiti a catena cinetica chiusa, risulta essere la più adatta per allenare i gesti specifici del calcio (scattare, saltare, frenare,ecc..) Verkhoshansky’88.

CAPITOLO 3
ANALISI DEI GESTI TECNICI CON BILANCIERE

Se è vero che dobbiamo avere presente nella scelta degli esercizi il gesto finale che vogliamo allenare, forse è bene domandarci se non sia meglio dedicarci di più ad esercizi con manubri e bilancieri.
La qualità di questi mezzi non è messa in discussione, anzi varie metodiche di lavoro Eccentriche, Statiche–Dinamiche e di Contrasto, sono proposte con l’uso di bilancieri e motivate con supporti fisiologici da autori come. Cometti ’88, Grosser ‘83.
L’impiego di questi mezzi permette una maggiore attivazione neuro-muscolare e qui un miglior controllo e padronanza del gesto (Verkhoshansky).

E’ pratica ormai diffusa in vari sports di prestazione e di squadra l’utilizzo di esercitazioni che affondano lo loro radici nella pratica della pesistica.
Alcune di queste esercitazioni come ad esempio lo Strappo in piedi, la Tirata e la Girata al petto, vengono utilizzate per lo sviluppo della forza e della sua espressione nell’unità di tempo “Potenza”.
Parlare di pesistica, si pensa spesso all’immagine dell’uomo grande grosso e poco agile, neppure bello a vedersi….. che ci viene proposta in televisione in occasione delle olimpiadi.
Ma la pesistica non ha nulla a che fare con quello appena descritto!
Si tratta di una disciplina olimpica che richiede prime fra tutte grandi doti di coordinazione, velocità, scioltezza, agilità e per ultimo di forza.
La forza a sé, non serve se non associata a tutte le qualità appena elencate.
Ecco perché queste esercitazioni hanno trovato applicazione in numerose discipline come nell’atletica leggera, ma anche in sport di squadra come Rugby, Basket, Pallavolo, Football Americano ed altri.





Inoltre questi sono esercizi che coinvolgono più fasci muscolari in un lavoro che richiede grande sinergia.
Non sono movimenti analitici, ideali per un lavoro di strutturazione muscolare, ma si tratta di un insieme di contrazioni, coordinate tra loro, che hanno un unico fine…… Il gesto finale, proprio come nelle situazioni di gioco (salto, scatto…..).
Ma allora perché non ipotizzare il loro utilizzo nel calcio?
Analizzando questi movimenti, riscontriamo che alcune delle qualità stimolate sono quelle ricercate nella preparazione dei calciatori.


TIRATE DALLA SOSPENSIONE:


Fase di tirata: Apertura contemporanea degli angoli delle ginocchia e delle anche, con intervento finale di estensione sulle punte dei piedi e sollevamento delle spalle. Le braccia rimangono distese.



STRAPPO IN PIEDI DALLA SOSPENSIONE:


La posizione di partenza è del tutto simile a quella della tirata, ma l’esercizio si conclude con una fase aerea e l’incastro del bilanciere.


Fase aerea: Ci si lascia cadere dopo la tirata al disotto del bilanciere, portando i piedi in fuori, a circa la larghezza delle spalle e con le punte dei piedi leggermente divaricate.
Fase di incastro: Si blocca il bilanciere sopra la testa in posizione di semiaccosciata.




GIRATE AL PETTO:

Anche la girata si compone di una fase di tirata iniziale e una fase aerea.
La differenza del gesto rispetto allo strappo, sta nell’impugnatura del bilanciere, che deve essere più stretta, circa la larghezza delle spalle (nello strappo è soggettiva, dipende dalla mobilità delle spalle).
L’esercizio termina con un incastro del bilanciere sulle spalle, che si ottiene sollevando nella parte finale della tirata i gomiti in alto e girandoli attorno all’attrezzo.

Questi esercizi, stimolano tutti i fasci muscolari della schiena e delle gambe.
Questo è un grande vantaggio in termini di tempo, perché ci possiamo permettere di completare l’allenamento con poche esercitazioni di complemento.


3.1 Muscoli maggiormente interessai:
Gli esercizi di pesistica si possono definire come una successione di contrazioni muscolari concatenate tra loro e con una precisa sequenzialità (catena cinetica). Prima i muscoli più forti e per ultimo i muscoli più deboli.
I muscoli maggiormente interessati sono nell’ordine di intervento:
- Estensori delle anche e delle gambe.(Glutei, Ischio - crurali, Quadricipite F.).
- Estensori del busto (Lombari).
- Erettori della colonna (Muscoli posturali - contrazione isometrica).
- Estensori dei piedi (Gastrocnemio, Soleo).
- Elevatori delle spalle (Trapezio Superiore).

E’ importante che durante l’esecuzione, non ci sia un intervento delle braccia, se non nella parte finale del movimento.
Questo perché utilizzando muscoli più deboli (braccia) prima di quelli più forti (gambe, schiena), si interromperebbe la sequenzialità della catena cinetica e l’esercizio risulterebbe lento e poco efficace.

Posizione di partenza errata
L’esecuzione sarà sicuramente poco efficace, perché vengono messi in tensione muscoli (braccia), che dovrebbero intervenire nella parte finale del movimento.
Il dorso curvo causa un eccessivo stiramento di tutta la muscolature profonda del dorso (Erettori della colonna non in tensione).
Da qui la necessità di insegnare da subito la corretta posizione della schiena, ancora prima di ogni altro movimento.


3.2 Come rendere l’esercizio di facile apprendimento:
La variante della partenza del bilanciere al disopra del ginocchio, ha lo scopo di rendere il movimento di più semplice esecuzione, accentuando anche le caratteristiche di esplosività.
Si annullano quasi totalmente le difficoltà coordinative, in quanto il movimento diventa simile ad un salto in alto.
Diventa più facile anche il controllo della posizione della schiena.
E’ necessario nell’insegnamento di questi movimenti, creare prima di tutto i presupposti per una corretta posizione della schiena e solo dopo si passa al movimento nel suo insieme.

La schiena in questa posizione non potrebbe sostenere un grande carico, anzi nessun carico.
Eppure questa è la posizione tipica di chi si presta a sollevare un bilanciere per la prima volta.
E’ necessario assimilare le singole fasi del gesto ripetendole inizialmente lentamente, con lo scopo di automatizzare il gesto.
Solo dopo aver raggiunto una sufficiente padronanza possiamo aumentare la velocità di esecuzione.

3.3 Mito da sfatare:
La possibilità di controllare il movimento in ogni sua singola fase e la possibilità di graduare il carico, fanno si che queste siano esercitazioni realizzabili da tutti coloro che non presentano a priori problematiche alla schiena.
Anzi….! La muscolatura Dorso - Lombare durante l’esercizio viene sollecitata in contrazione isometria e quindi possiamo considerare questi esercizi adatti anche ai più giovani (14-15 anni), se usiamo carichi ridotti (asta vuota 2/3 Kg), allo scopo di creare in loro la percezione di una corretta postura ed un adeguato tono muscolare.
Non dimentichiamo una delle caratteristiche principali di queste esercitazioni.
La possibilità di graduare il carico e quindi di adattarlo al potenziale di tutti, cosa che spesso non viene presa in considerazione, quando si propongono esercizi di balzo e di pliometria (l’impatto a terra dopo un salto esercita una pressione fino a 2 volte il proprio peso a livello delle vertebre lombari).
Studi hanno dimostrato che la colonna vertebrale è una struttura molto delicata se assume atteggiamenti sbagliati, come ad esempio se viene flessa lateralmente o in avanti.
Ma al contrario se mantenuta nella sua posizione fisiologica, quindi eretta, può sopportare sollecitazioni in verticale fino a sette volte il peso corporeo.

 



 


3.4 Prevenzione
Le cause generali dei dolori alla schiena sono:

-Atteggiamenti posturali non corretti
-Esercizi eseguiti scorrettamente
-Tensione muscolare eccessiva dovuta a stress fisico e psicologico
-Scadente tono muscolare
-Sovrappeso

Ma le cause più direttamente collegate all’allenamento sono:
- Insufficiente riscaldamento
- Squilibri di forza ed elasticità muscolare
- Residuo di tossine nei muscoli, derivante da un inadeguato tempo di recupero
- Sollecitazione continue dei dischi vertebrali (i dischi si assottigliano e si disidratano, a causa di una mancata nutrizione che avviene per l’effetto “pompa”, ossia la continua compressione e decompressione dei dischi stessi ).










Gli accorgimenti per evitare scompensi muscolari, sono gli stessi che si devono adottare quando applichiamo altre metodiche per lo sviluppo della forza (Squat, Pressa, Balzi, M. Balzi, Drop Jump, ecc…):
- Potenziamento addominale
- Stretching Dorso – Lombare
- Decompressione Lombare (Esercizi di sospensione)


ESERCIZI PREVENTIVI – SCARICO DELLA COLONNA

 


CAPITOLO 4
Problematiche legate all’uso degli esercizi di pesistica nel calcio


Come gia detto precedentemente nel nostro lavoro dobbiamo rapportarci con atleti abili nell’uso della palla, ma un po’ meno abili ed interessati agli esercizi di potenziamento muscolare.
Gli esercizi di pesistica, avendo una componente di difficoltà più alta rispetto ad altri più tradizionali (Squat, Pressa, Balzi…), richiederebbero molto tempo per essere assimilati .
Inoltre è necessario durante un allenamento di questo tipo, che l’allenatore sia presente e presti attenzione all’esecuzione del movimento di ogni giocatore.
Dovremmo immaginare quindi di strutturare un allenamento con più giocatori ed allenatori, che lavorano contemporaneamente nello stesso momento.
Nell’ottica di una prima squadra questo sembra improponibile!!

Non meno importante è l’aspetto motivazionale.
Molti calciatori, anche professionisti vedono gli allenamenti in palestra come una spina nel fianco e una perdita di tempo.
Immaginiamo per un attimo di volergli fare eseguire un gesto tecnico complesso come quelli appena descritti.
Tutto è possibile, ma molto rischioso in una realtà in cui quello che conta è il risultato immediato e in cui le novità sono sempre viste con grande scetticismo.
Questa è la realtà con la quale dobbiamo rapportarci ogni giorno.



4.1 Dove trovare applicazione..

All’interno delle prime squadre l’unica realtà che potrebbe trarre vantaggio da queste esercitazioni, è quella dei portieri.
Lavorando in un rapporto di 1 a 2 o 1 a 3 con il proprio preparatore, potrebbero realizzare un allenamento di questo tipo, considerando anche la maggior disponibilità di tempo che hanno da dedicare allo sviluppo della potenza.

Se ci spostiamo nei settori giovanili invece, le possibilità di applicazione diventano numerose.
La maggiore disponibilità di tempo e il maggior interesse per lo sviluppo fisico dei ragazzi, ci permettono di essere più elastici nella scelta degli esercizi.
Ovviamente in base all’età avremo diversi obiettivi:

- 14 – 15 anni : potenziamento dorsale, con particolare attenzione alla postura della schiena (Esempio: Squat a Strappo, Tirate dalla sospensione) con carichi leggeri 2/3 Kg.

SQUAT A STRAPPO TIRATE DALLA SOSPENSIONE

- 16 – 17 anni: Si può già parlare di potenziamento muscolare, sviluppo graduale della forza e della sua componente esplosiva. Gli esercizi che si possono proporre a questa età, sono quelli già descritti nel capitolo precedente, preoccupandoci più dell’esecuzione corretta del movimento e della velocità piuttosto che del carico.

CONCLUSIONI


Forza e resistenza sono due elementi indispensabili, necessari ma non sufficienti. Ricordiamo che tecnica e tattica rimangono gli elementi fondamentali, per la buona prestazione del calciatore.
Forza e resistenza devono quindi essere allenate.
Attualmente è individuato come metodologia di allenamento dei calciatori il principio di specificità, che viene considerato il metodo più efficace per determinare anche il miglioramento delle due capacità.
Alcune ricerche condotte su tali allenamenti non supportano questa opinione (Helgerud, Hoff et al), mentre altre ritengono il principio di specificità il metodo migliore a questo fine.
E’ stato dimostrato che l’allenamento della forza massima, determina miglioramenti negli scatti e nei salti per il calciatore; gli stessi allenamenti migliorano la prestazione aerobica attraverso un’ottimizzazione dell’economia del gesto.
Sport di squadra come il Rugby, Football Americano, la Pallavolo e il Basket, hanno preso in considerazione da tempo l’impiego di esercitazioni della pesistica, come base per il miglioramento della forza.
La motivazione è da ricercare nella migliore qualità del gesto, che stimola un maggiore controllo neuro – motorio di tutta quella parte di muscolatura interessata nei gesti specifici dei giochi di squadra (scatti, cambi di direzione, salti, ecc...).
Questo non è avvenuto nel calcio e le motivazioni possono essere tante: - Mancanza di tempo – Poca fiducia in esercizi che non si conoscono – Oppure scetticismo verso tutto ciò che si allontana dal tradizionale?
Secondo alcuni fisiologi, lo sviluppo della forza dovrebbe essere la nuova frontiera della metodologia nell’allenamento del calcio, tenendo presente, però, che, non sempre, le linee guida teorizzate dalla scienza sono di facile applicazione in un mondo che mette al centro di ogni aspetto il risultato, sia in termini prestativi che economici.
Noi preparatori dobbiamo cercare di non cullarci nei nostri mezzi, ma ricercare in quello che ci viene proposto, ciò che riteniamo ci possa servire.
Non è necessario stravolgere nulla delle nostre metodiche, ma semplicemente è doveroso arricchire le nostre conoscenze, per poter fare scelte consapevoli e non figlie di pregiudizi.

 


BIBLIOGRAFIA

 

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