|
Indice
|
CAP. 1 - INTRODUZIONE |
pag.4 |
|
CAP. 2 - LA FORZA NEL CALCIO
2.1 Forza nei calciatori:
considerazioni fisiologiche
2.2 Effetti dell’allenamento della forza in
relazione alla resistenza specifica del calcio.
2.3 L’allenamento della forza
nei calciatori
2.4 Scelta degli esercizi |
pag.5
pag.6
pag.7
pag.8
pag.11 |
|
CAP. 3 - ANALISI DEI GESTI TECNICI CON
BILANCIERE
3.1 Muscoli maggiormente interessai
3.2 Come rendere l’esercizio
di facile apprendimento
3.3 Mito da sfatare
3.4 Prevenzione |
pag.12
pag.16
pag.17
pag.18
pag.19 |
|
CAP. 4 - PROBLEMATICHE LEGATE ALL’USO DEGLI
ESERCIZI DI PESISTICA NEL CALCIO
4.1 Dove trovare applicazione |
pag.21
pag.22 |
|
CAP. 5 - CONCLUSIONI |
pag.23 |
|
BIBLIOGRAFIA |
pag.25 |
CAPITOLO 1
INTRODUZIONE
Il calcio è una delle discipline più praticate e diffuse nel
mondo, e come in tutti gli sports di alto livello la
componente fisica (qualità condizionali) ha assunto un ruolo
di primaria importanza.
I giocatori hanno bisogno di tecnica, tattica e capacità
fisiche per il successo.
Lo scopo di questa discussione è mirato a fare il punto
della situazione nei sistemi di preparazione atletica, ed
analizzare l’utilizzo di tecniche di potenziamento
muscolare, ben note negli sports di prestazione, ma viste
con molto scetticismo da molti preparatori nel mondo del
calcio.
Le esercitazioni che propongo sono alcuni degli esercizi
assistenziali delle pesistica, ad esempio: Strappi in piedi
dalla sospensione, Tirate strappo dalla sospensione e Girate
al petto (Esercizi di indubbia qualità).
Parlare di pesi, o meglio dell’uso di bilancieri nel calcio,
si rischia ancora oggi di sentirsi dire “ ma siamo sicuri
che servano!!!???”.
Le ipotesi che seguono, si avvicinano molto ad una
provocazione.
Paura di intraprendere nuove strade e quindi paura delle
critiche……? Convinzione che non servano questi mezzi……?
Oppure mancanza di competenza nell’uso di questi
esercizi…!!?
Con ciò non voglio affermare che queste proposte siano la
giusta strada, ma semplicemente agitare un po’ le acque, con
la speranza che qualcuno si soffermi a riflettere su queste
problematiche, senza elargire sentenze.
Io per primo non intendo dare sentenze, anche perché alla
fine di tutta la discussione, la mia conclusione è che non
sempre, è possibile applicare queste metodiche in ambito
calcistico.
Le problematiche sono troppe e a volte insormontabili
(mancanza di materiali, tempi ristretti e convinzioni
radicate con cui ci dobbiamo rapportare quotidianamente).
CAPITOLO 2
FORZA NEL CALCIO
I lavori ad alta intensità come sprint, contrasti e tiri
sono eventi da considerare e quindi valutare durante la
partita di calcio.
Uno scatto si verifica ogni 90”
(Reilly, Thomas ’76)
e dura 2/4 sec che costituiscono una percentuale che varia
dall’1 all’11% della distanza di gara
(Bangsbo ’91, Reilly, Thomas ’76)
che corrisponde allo 0,5-3% dell’effettivo tempo di gioco
(Bangsbo ’91).
Un calciatore professionista compie circa 50 cambi di
direzione con violente contrazioni, mantenendo l’equilibrio
e il controllo della palla con la continua pressione degli
avversari
(Withers ’82).
Nella maggior parte degli studi, la potenza muscolare è
misurata tradizionalmente con salti verticali, i risultati
emersi variano tra i 500-600 mm per giocatori professionisti
(Green ’92).
Si sono evidenziate correlazioni dirette tra la massima
forza espressa nel salto e le prestazioni di scatto
(Bangsbo ’94, Wisloff et al ‘04).
I corrispondenti valori individuati (Wisloff
et al ‘04)
sono:

2.1 Forza nei calciatori: considerazioni fisiologiche
In sports che richiedono accelerazioni e sviluppo di forza
esplosiva come scatti e salti, sono utilizzati una varietà
di metodi di allenamento per l’incremento della forza.
La capacità di sviluppare forza dipende da:
Ø velocità di accorciamento,
Ø tipo di fibre muscolari,
Ø numero di unità motorie attive nello stesso istante,
Ø area della sezione trasversa del muscolo,
Ø frequenza di impulso,
Ø substrato disponibile.
Lo sviluppo dei metodi di allenamento è basato sulla
specificità relativa allo sport interessato; tenendo quindi
in considerazione tipi di contrazioni, movimenti e velocità
(Behm, Sale ’93).
2.2 Effetti dell’allenamento della forza in relazione alla
resistenza specifica del calcio.
Gli effetti degli allenamenti combinati della forza e della
resistenza sono stati oggetto di numerose ricerche.
Alcuni studi hanno concluso che gli allenamenti di
resistenza inibiscono o interferiscono con lo sviluppo della
forza (Dudley,
Djamil ’85, Hickson ‘80).
Pochi studi hanno invece esaminato gli effetti degli
allenamenti di forza sulle prestazioni di resistenza.
Atleti con simili valori di potenza massima evidenziano
differente economicità e prestazione
(Helgerud ’94).
Alcuni autori hanno indicato che l’aumento della forza
potrebbe avere un effetto positivo sull’economia del gesto
( Johnston et al ’97, Paavolainen et al ‘99).
Hoff et al. nel 2002
dimostrarono una diretta relazione tra allenamenti della
forza massima con adattamenti nervosi e miglioramento
dell’economicità nel lavoro; questo tipo di allenamento ha
prodotto in un calciatore un miglioramento dell’economia
nella corsa del 4,7% con un incremento di 1 RM del 33,7% .
Non si sono osservate variazioni del peso corporeo, della
soglia anaerobica e della massima potenza aerobica.
2.3 L’allenamento della forza nei calciatori
La forza e la potenza unitamente alla resistenza sono una
parte importante per la prestazione del calciatore.
La forza massima è una qualità di base che influenza le
prestazioni di potenza, un suo incremento è generalmente
abbinato al miglioramento della forza relativa; sono state
evidenziate relazioni significative tra 1 RM,
l’accelerazione e la velocità di movimento già dal lontano
’77 (Buhrle,
Schmidtbleicher).
La relazione tra le prestazioni di forza e potenza è
supportata dalle correlazioni tra i risultati dei test di
salto verticali con i risultati sui 30 m di scatto;
l’incremento della forza di contrazione di uno specifico
muscolo o di gruppi muscolari determina miglioramenti nelle
capacità di accelerazione e nella velocità di un giocatore
(cambi di direzione e cambi di passo)
(Bangsbo ’91).
Hoff e Helgerud nel 2002
hanno dimostrato che l’allenamento di un calciatore,
effettuato 3 volte alla settimana per 8 settimane con
l’obiettivo di cercare adattamenti nervosi (4 serie da 5
ripetizioni usando un carico dell’85% di 1 RM con
accentuazione sul massimo reclutamento nelle azioni
concentriche), determinava un incremento in 1 RM nel ½ squat
da 161 a 215 Kg, la frazione della forza sviluppata era,
nello stesso tempo, aumentata del 52%.
I risultati sugli scatti nei 10 m migliorarono di 0,08 sec
da 1,91 a 1,81; nei 40 m di 0,13 sec da 5,68 a 5,65 .
Wisloff et al
nel ‘98 avevano affermato che un valore di 1 RM al ½ squat
pari a 200 Kg per un giocatore di 75 Kg è da considerarsi un
traguardo temporaneo e necessario di miglioramento.
La realtà che si riscontra sul campo è caratterizzata
dall’utilizzo delle seguenti metodiche al fine di apportare
miglioramenti dei processi biologici con particolare
riferimento allo sviluppo della forza (forza massima, forza
istantanea, forza resistente)
(Weineck ’94):
1. Metodi per lo sviluppo della forza massimale;
2. Metodi per lo sviluppo della forza istantanea;
3. Resistenza della forza.
1) Per lo sviluppo della forza massimale sono
utilizzati diversi metodi tra cui:
Ø metodi di costruzione muscolare (carichi medi dal 40-60%
di 1RM, velocità di esecuzione media, 10 ripetizioni con
recupero tra le serie di 3-5 min;
Ø metodi di allenamento di coordinazione intramuscolare
carichi elevati ed elevatissimi dal 80-100% di 1RM, con
esecuzione esplosiva, da 1-3 ripetizioni con recupero tra le
serie di 3-5 min;
Ø metodi di allenamento di coordinazione intermuscolare
(giochi specifici, partite di allenamento e gare alla
velocità massima possibile);
Ø allenamento combinato (utilizzando una combinazione dei
metodi precedenti).
2) Per lo sviluppo della forza istantanea sono
utilizzati diversi metodi tra cui:
Ø metodi di allenamento di coordinazione intramuscolare che
utilizzano vari tipi di salti (con o senza carichi
addizionali come zavorre; con o senza attrezzo supplementare
come corde, bastoni, palloni medicinali. L’esecuzione deve
essere esplosiva con 6-10 ripetizioni e recupero completo
tra le serie);
Ø allenamento pliometrico (con o senza carichi addizionali
come zavorre; con variazioni degli angoli di lavoro con 6-10
ripetizioni per 6-10 serie, con recupero completo);
Ø allenamento contrario della forza definito anche
statico-dinamico (si utilizza il metodo del contrasto con
alternanza di esercizi con carichi del 70% di 1RM ed
esercizi con carichi del 40-50% di 1RM eseguiti in forma
esplosiva);
Ø circuit training (forma d’allenamento con una durata delle
sollecitazioni con una pausa completa tra le serie di 3-5
min e l’esecuzione è in forma esplosiva);
Ø metodi d’allenamento di coordinazione intermuscolare
(giochi specifici, partite d’allenamento e gare, abbinamento
con esercizi tecnici).
3) Per lo sviluppo della resistenza della forza si
utilizza prevalentemente:
Ø il metodo di ripetizione circuit-training, nel quale si
ricerca o lo sviluppo della resistenza di forza istantanea
(allenamento della forza nel gioco) o lo sviluppo della
forza resistente.
2.4 Scelta degli esercizi
La scelta degli esercizi spesso non cade su quelli che
riteniamo più adatti per lo sviluppo delle qualità che
ricerchiamo, ma siamo vincolati da tre principi: Semplicità,
Efficacia, Praticità.
-Semplice,
perché abbiamo a che fare con giocatori, abili nel gioco con
la palla, un po’ meno con bilancieri e macchinari per il
potenziamento.
-Efficace,
perché quello che si cerca in ogni proposta è
l’efficacia, in funzione delle qualità che stiamo
ricercando.
- Praticità.
Questo concetto riassume un po’ tutto ciò che dobbiamo
ricercare in una esercitazione. Oltre alla semplicità ed
efficacia, fa riferimento anche al concetto di tempo, ossia
la necessità di ottimizzare i pochi minuti a disposizione
per realizzare l’allenamento.
Più si sale di categoria e più mezzi e tempo abbiamo a
nostra disposizione.
Più mezzi significa poter disporre di macchinari
(Isotonici), per il potenziamento muscolare.
Sicuramente l’utilizzo di questi mezzi, permette di ottenere
esercitazioni semplici e pratiche, ma sul fatto
dell’efficacia, è assodato che presentano dei limiti.
Primo fra tutti è il limitato controllo neuro-motorio del
movimento, che viene anzi guidato dalla macchina.
Non dimentichiamo che stiamo allenando uno sport d’abilità e
destrezza ed anche la scelta degli esercizi deve tenere
presente il nostro obiettivo e stimolare al meglio le
componenti muscolari e del S.N.C.
La scelta di esercizi con bilancieri eseguiti a catena
cinetica chiusa, risulta essere la più adatta per allenare i
gesti specifici del calcio (scattare, saltare,
frenare,ecc..)
Verkhoshansky’88.
CAPITOLO 3
ANALISI DEI GESTI TECNICI CON BILANCIERE
Se è vero che dobbiamo avere presente nella scelta degli
esercizi il gesto finale che vogliamo allenare, forse è bene
domandarci se non sia meglio dedicarci di più ad esercizi
con manubri e bilancieri.
La qualità di questi mezzi non è messa in discussione, anzi
varie metodiche di lavoro Eccentriche, Statiche–Dinamiche e
di Contrasto, sono proposte con l’uso di bilancieri e
motivate con supporti fisiologici da autori come.
Cometti ’88, Grosser ‘83.
L’impiego di questi mezzi permette una maggiore attivazione
neuro-muscolare e qui un miglior controllo e padronanza del
gesto (Verkhoshansky).
E’ pratica ormai diffusa in vari sports di prestazione e di
squadra l’utilizzo di esercitazioni che affondano lo loro
radici nella pratica della pesistica.
Alcune di queste esercitazioni come ad esempio lo Strappo in
piedi, la Tirata e la Girata al petto, vengono utilizzate
per lo sviluppo della forza e della sua espressione
nell’unità di tempo “Potenza”.
Parlare di pesistica, si pensa spesso all’immagine dell’uomo
grande grosso e poco agile, neppure bello a vedersi….. che
ci viene proposta in televisione in occasione delle
olimpiadi.
Ma la pesistica non ha nulla a che fare con quello appena
descritto!
Si tratta di una disciplina olimpica che richiede prime fra
tutte grandi doti di coordinazione, velocità, scioltezza,
agilità e per ultimo di forza.
La forza a sé, non serve se non associata a tutte le qualità
appena elencate.
Ecco perché queste esercitazioni hanno trovato applicazione
in numerose discipline come nell’atletica leggera, ma anche
in sport di squadra come Rugby, Basket, Pallavolo, Football
Americano ed altri.
Inoltre questi sono esercizi che coinvolgono più fasci
muscolari in un lavoro che richiede grande sinergia.
Non sono movimenti analitici, ideali per un lavoro di
strutturazione muscolare, ma si tratta di un insieme di
contrazioni, coordinate tra loro, che hanno un unico fine……
Il gesto finale, proprio come nelle situazioni di gioco
(salto, scatto…..).
Ma allora perché non ipotizzare il loro utilizzo nel calcio?
Analizzando questi movimenti, riscontriamo che alcune delle
qualità stimolate sono quelle ricercate nella preparazione
dei calciatori.
TIRATE DALLA SOSPENSIONE:

Fase di tirata:
Apertura contemporanea degli angoli delle ginocchia e delle
anche, con intervento finale di estensione sulle punte dei
piedi e sollevamento delle spalle. Le braccia rimangono
distese.
STRAPPO IN PIEDI DALLA SOSPENSIONE:

La posizione di partenza è del tutto simile a quella della
tirata, ma l’esercizio si conclude con una fase aerea e
l’incastro del bilanciere.
Fase aerea:
Ci si lascia cadere dopo la tirata al disotto del
bilanciere, portando i piedi in fuori, a circa la larghezza
delle spalle e con le punte dei piedi leggermente
divaricate.
Fase di incastro:
Si blocca il bilanciere sopra la testa in posizione di
semiaccosciata.
GIRATE AL PETTO:

Anche la girata si compone di una fase di tirata iniziale e
una fase aerea.
La differenza del gesto rispetto allo strappo, sta
nell’impugnatura del bilanciere, che deve essere più
stretta, circa la larghezza delle spalle (nello strappo è
soggettiva, dipende dalla mobilità delle spalle).
L’esercizio termina con un incastro del bilanciere sulle
spalle, che si ottiene sollevando nella parte finale della
tirata i gomiti in alto e girandoli attorno all’attrezzo.
Questi esercizi, stimolano tutti i fasci muscolari della
schiena e delle gambe.
Questo è un grande vantaggio in termini di tempo, perché ci
possiamo permettere di completare l’allenamento con poche
esercitazioni di complemento.
3.1 Muscoli maggiormente interessai:
Gli esercizi di pesistica si possono definire come una
successione di contrazioni muscolari concatenate tra loro e
con una precisa sequenzialità (catena cinetica). Prima i
muscoli più forti e per ultimo i muscoli più deboli.
I muscoli maggiormente interessati sono nell’ordine di
intervento:
- Estensori delle anche e delle gambe.(Glutei, Ischio -
crurali, Quadricipite F.).
- Estensori del busto (Lombari).
- Erettori della colonna (Muscoli posturali - contrazione
isometrica).
- Estensori dei piedi (Gastrocnemio, Soleo).
- Elevatori delle spalle (Trapezio Superiore).
E’ importante che durante l’esecuzione, non ci sia un
intervento delle braccia, se non nella parte finale del
movimento.
Questo perché utilizzando muscoli più deboli (braccia) prima
di quelli più forti (gambe, schiena), si interromperebbe la
sequenzialità della catena cinetica e l’esercizio
risulterebbe lento e poco efficace.
Posizione
di partenza errata
L’esecuzione sarà sicuramente poco efficace, perché vengono
messi in tensione muscoli (braccia), che dovrebbero
intervenire nella parte finale del movimento.
Il dorso curvo causa un eccessivo stiramento di tutta la
muscolature profonda del dorso (Erettori della colonna non
in tensione).
Da qui la necessità di insegnare da subito la corretta
posizione della schiena, ancora prima di ogni altro
movimento.
3.2 Come rendere l’esercizio di facile apprendimento:
La variante della partenza del bilanciere al disopra del
ginocchio, ha lo scopo di rendere il movimento di più
semplice esecuzione, accentuando anche le caratteristiche di
esplosività.
Si annullano quasi totalmente le difficoltà coordinative, in
quanto il movimento diventa simile ad un salto in alto.
Diventa più facile anche il controllo della posizione della
schiena.
E’ necessario nell’insegnamento di questi movimenti, creare
prima di tutto i presupposti per una corretta posizione
della schiena e solo dopo si passa al movimento nel suo
insieme.

La schiena in questa posizione non potrebbe sostenere un
grande carico, anzi nessun carico.
Eppure questa è la posizione tipica di chi si presta a
sollevare un bilanciere per la prima volta.
E’ necessario assimilare le singole fasi del gesto
ripetendole inizialmente lentamente, con lo scopo di
automatizzare il gesto.
Solo dopo aver raggiunto una sufficiente padronanza possiamo
aumentare la velocità di esecuzione.

3.3 Mito da sfatare:
La possibilità di controllare il movimento in ogni sua
singola fase e la possibilità di graduare il carico, fanno
si che queste siano esercitazioni realizzabili da tutti
coloro che non presentano a priori problematiche alla
schiena.
Anzi….! La muscolatura Dorso - Lombare durante l’esercizio
viene sollecitata in contrazione isometria e quindi possiamo
considerare questi esercizi adatti anche ai più giovani
(14-15 anni), se usiamo carichi ridotti (asta vuota 2/3 Kg),
allo scopo di creare in loro la percezione di una corretta
postura ed un adeguato tono muscolare.
Non dimentichiamo una delle caratteristiche principali di
queste esercitazioni.
La possibilità di graduare il carico e quindi di adattarlo
al potenziale di tutti, cosa che spesso non viene presa in
considerazione, quando si propongono esercizi di balzo e di
pliometria (l’impatto a terra dopo un salto esercita una
pressione fino a 2 volte il proprio peso a livello delle
vertebre lombari).
Studi hanno dimostrato che la colonna vertebrale è una
struttura molto delicata se assume atteggiamenti sbagliati,
come ad esempio se viene flessa lateralmente o in avanti.
Ma al contrario se mantenuta nella sua posizione
fisiologica, quindi eretta, può sopportare sollecitazioni in
verticale fino a sette volte il peso corporeo.

3.4 Prevenzione
Le cause generali dei dolori alla schiena sono:
-Atteggiamenti posturali non corretti
-Esercizi eseguiti scorrettamente
-Tensione muscolare eccessiva dovuta a stress fisico e
psicologico
-Scadente tono muscolare
-Sovrappeso
Ma le cause più direttamente collegate all’allenamento sono:
-
Insufficiente riscaldamento
-
Squilibri di forza ed elasticità muscolare
-
Residuo di tossine nei muscoli, derivante da un inadeguato
tempo di recupero
-
Sollecitazione continue dei dischi vertebrali (i dischi si
assottigliano e si disidratano, a causa di una mancata
nutrizione che avviene per l’effetto “pompa”, ossia la
continua compressione e decompressione dei dischi stessi ).
Gli accorgimenti per evitare scompensi muscolari, sono gli
stessi che si devono adottare quando applichiamo altre
metodiche per lo sviluppo della forza (Squat, Pressa, Balzi,
M. Balzi, Drop Jump, ecc…):
-
Potenziamento addominale
-
Stretching Dorso – Lombare
-
Decompressione Lombare (Esercizi di sospensione)
ESERCIZI PREVENTIVI – SCARICO DELLA COLONNA

CAPITOLO 4
Problematiche legate all’uso degli esercizi di pesistica nel
calcio
Come gia detto precedentemente nel nostro lavoro dobbiamo
rapportarci con atleti abili nell’uso della palla, ma un po’
meno abili ed interessati agli esercizi di potenziamento
muscolare.
Gli esercizi di pesistica, avendo una componente di
difficoltà più alta rispetto ad altri più tradizionali
(Squat, Pressa, Balzi…), richiederebbero molto tempo per
essere assimilati .
Inoltre è necessario durante un allenamento di questo tipo,
che l’allenatore sia presente e presti attenzione
all’esecuzione del movimento di ogni giocatore.
Dovremmo immaginare quindi di strutturare un allenamento con
più giocatori ed allenatori, che lavorano contemporaneamente
nello stesso momento.
Nell’ottica di una prima squadra questo sembra
improponibile!!
Non meno importante è l’aspetto motivazionale.
Molti calciatori, anche professionisti vedono gli
allenamenti in palestra come una spina nel fianco e una
perdita di tempo.
Immaginiamo per un attimo di volergli fare eseguire un gesto
tecnico complesso come quelli appena descritti.
Tutto è possibile, ma molto rischioso in una realtà in cui
quello che conta è il risultato immediato e in cui le novità
sono sempre viste con grande scetticismo.
Questa è la realtà con la quale dobbiamo rapportarci ogni
giorno.
4.1 Dove trovare applicazione..
All’interno delle prime squadre l’unica realtà che potrebbe
trarre vantaggio da queste esercitazioni, è quella dei
portieri.
Lavorando in un rapporto di 1 a 2 o 1 a 3 con il proprio
preparatore, potrebbero realizzare un allenamento di questo
tipo, considerando anche la maggior disponibilità di tempo
che hanno da dedicare allo sviluppo della potenza.
Se ci spostiamo nei settori giovanili invece, le possibilità
di applicazione diventano numerose.
La maggiore disponibilità di tempo e il maggior interesse
per lo sviluppo fisico dei ragazzi, ci permettono di essere
più elastici nella scelta degli esercizi.
Ovviamente in base all’età avremo diversi obiettivi:
- 14 – 15 anni
: potenziamento dorsale, con particolare attenzione alla
postura della schiena (Esempio: Squat a Strappo, Tirate
dalla sospensione) con carichi leggeri 2/3 Kg.
SQUAT A STRAPPO TIRATE DALLA SOSPENSIONE
  
- 16 – 17 anni:
Si può già parlare di potenziamento muscolare, sviluppo
graduale della forza e della sua componente esplosiva. Gli
esercizi che si possono proporre a questa età, sono quelli
già descritti nel capitolo precedente, preoccupandoci più
dell’esecuzione corretta del movimento e della velocità
piuttosto che del carico.
CONCLUSIONI
Forza e resistenza sono due elementi indispensabili,
necessari ma non sufficienti. Ricordiamo che tecnica e
tattica rimangono gli elementi fondamentali, per la buona
prestazione del calciatore.
Forza e resistenza devono quindi essere allenate.
Attualmente è individuato come metodologia di allenamento
dei calciatori il principio di specificità, che viene
considerato il metodo più efficace per determinare anche il
miglioramento delle due capacità.
Alcune ricerche condotte su tali allenamenti non supportano
questa opinione (Helgerud, Hoff et al), mentre altre
ritengono il principio di specificità il metodo migliore a
questo fine.
E’ stato dimostrato che l’allenamento della forza massima,
determina miglioramenti negli scatti e nei salti per il
calciatore; gli stessi allenamenti migliorano la prestazione
aerobica attraverso un’ottimizzazione dell’economia del
gesto.
Sport di squadra come il Rugby, Football Americano, la
Pallavolo e il Basket, hanno preso in considerazione da
tempo l’impiego di esercitazioni della pesistica, come base
per il miglioramento della forza.
La motivazione è da ricercare nella migliore qualità del
gesto, che stimola un maggiore controllo neuro – motorio di
tutta quella parte di muscolatura interessata nei gesti
specifici dei giochi di squadra (scatti, cambi di direzione,
salti, ecc...).
Questo non è avvenuto nel calcio e le motivazioni possono
essere tante: - Mancanza di tempo – Poca fiducia in esercizi
che non si conoscono – Oppure scetticismo verso tutto ciò
che si allontana dal tradizionale?
Secondo alcuni fisiologi, lo sviluppo della forza dovrebbe
essere la nuova frontiera della metodologia nell’allenamento
del calcio, tenendo presente, però, che, non sempre, le
linee guida teorizzate dalla scienza sono di facile
applicazione in un mondo che mette al centro di ogni aspetto
il risultato, sia in termini prestativi che economici.
Noi preparatori dobbiamo cercare di non cullarci nei nostri
mezzi, ma ricercare in quello che ci viene proposto, ciò che
riteniamo ci possa servire.
Non è necessario stravolgere nulla delle nostre metodiche,
ma semplicemente è doveroso arricchire le nostre conoscenze,
per poter fare scelte consapevoli e non figlie di
pregiudizi.
BIBLIOGRAFIA
1. Apor P.,
Successful formulae for fitness training Science and
football in: Reilly T., Lees A., Davis K. et al.
editors; London: Spon, 1988: 95-107
2. Balsom P.,
Evaluation of physical performance, in: Ekblom B.
editor, Football soccer, Oxford: Blackwell 1994: 102-122
3. Bangsbo J., Lindquist F.,
Comparison of various exercise tests with endurance
performance during soccer in professional players, Int.
J. Sports Med., 1992, 13: 125-132
4. Bangsbo J., Norregaard L. & Thorso F.,
Activity profile of competition soccer, Canadian Journal
of Sports Science 1991, 16: 110-116
5. Bangsbo J.,
Quantification of anaerobic energy production during
intense exercise, Med Sci Sport Exerc 1998, 30: 47-52
6. Bosco C.,
Aspetti fisiologici della preparazione fisica del
calciatore, Società Stampa Sportiva 1990, 133-138.
7. Di Prampero P.D., Finera Limas F., Sassi G.,
Maximal muscular power, aerobic and anaerobic, in the
athletes performing at the XIXth Olimpic
8. Games in Mexico,
Ergonomics 1970, 13: 665-674
9. Dudley G.A., Djamil R.,
Incompatibility of endurance and strength training modes
of exercise, J. Appl Physiol, 1985, 59: 1446-1451
10. Hickson R.C.,
Interference of strength development by simultanious
training for strength and endurance, Eur J. Appl
Physiol, 1980, 45: 255-263
11. Hoff J., Helgerud J.,
Maximal strength training enhances running economy and
aerobic endurance performance, in Hoff J., Helgerud J.
editors, Football (soccer): new developments in physical
training research, Trondheim: Norwegian University of
Science and Technology 2002: 39-55
12. Margaria R., Aghemo P., Rovelli E.,
Measurement of muscular power (anaerobic) in man, J
Appl Physiol 1966, 21: 1661-1664
13. Paavolainen L., Hakkinen K. et al,
Explosive strength training improve 5 Km running time by
improving running economy and muscle power, J. Appl
Physiol 1999, 86: 1527-1533
14. Weineck J.,
La preparazione fisica ottimale del calciatore,
Calzetti Mariucci editore 1994, 201-234
15. Wisloff U., Helgerud J., Hoff J.,
Strenght and endurance of elite soccer players, Med
Sci Sports Exerc 1998, 30: 462-467
16. Wisloff U., Castagna C., Helgerud J. et al,
Maximal squat Strength is strongly correlated to spreent
performance in elite soccer players, Br J Sports Med
2004
|