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Tecnica e tattica
La difesa elastica: nuova tattica difensiva nel
calcio moderno
Regolata dal Controllo Visivo Attivo del diretto
avversario da marcare e del portatore di palla,
la Difesa Elastica rappresenta la naturale
evoluzione e il superamento degli attuali
sistemi difensivi in base ai risultati ottenuti
e alle soluzioni proposte partendo dallo studio,
dall’osservazione attenta e dall’analisi
approfondita, soprattutto alla moviola, dei gol
evitabili di pertinenza.
di Giorgio Pivotti
Tratto dal
sito calciatori.com
Regolata dal Controllo Visivo Attivo del diretto
avversario da marcare e del portatore di palla,
la Difesa Elastica rappresenta la naturale
evoluzione e il superamento degli attuali
sistemi difensivi in base ai risultati ottenuti
e alle soluzioni proposte partendo dallo studio,
dall’osservazione attenta e dall’analisi
approfondita, soprattutto alla moviola, dei gol
evitabili di pertinenza.
Dopo aver classificato i GOL in due grandi
categorie, Evitabili ed Imparabili, secondo le
statistiche pari rispettivamente al 60% e al 40%
circa del totale di tutte le reti segnate, nel
precedente articolo ho preso in esame il primo
dei due gruppi di gol evitabili rientranti nel
rapporto di causa-effetto tra giocatore e palla
in arrivo, evidenziando gli errori di
atteggiamento commessi dai giocatori in fase
difensiva e suggerendo come deve essere
effettuata correttamente l’opposizione fisica e
quale tipo di esercitazione sia adatto a
risolvere la relativa problematica calcistica
applicando la regola della Posizione Frontale
Attiva.
Ora, meritevole parimente di uno studio
specifico, è il secondo gruppo di gol evitabili
collegati all’altra regola fondamentale di
difesa della porta, il Controllo Visivo
Attivo, che stabilisce come eseguire la
corretta marcatura dell’avversario sul piano
della posizione e del movimento per garantire al
difensore padronanza e sicurezza nel disimpegno,
per prevenire una particolare e pertinente
tipologia di gol che la difesa “a zona” con le
sue varianti non ha saputo finora impedire pur
essendo parte in causa.
Si tratta di un tema tattico di calcio giocato
che, nonostante l’importante attualità, a mio
avviso non ha trovato sufficiente interesse,
coinvolgimento da parte degli addetti ai lavori,
né fatto emergere proposte risolutive adeguate
perché, come indicato a proposito della
posizione frontale attiva, anche qui gli episodi
o le situazioni di gioco da prendere in esame,
sfuggono alla percezione visiva normale, non
sono oggetto di sufficiente attenzione critica,
perciò viene meno di conseguenza
l’individuazione, la rilevazione di determinati
errori comportamentali commessi dai difensori
nei momenti topici della gara, specie dentro
l’area di rigore, immediatamente prima che la
palla entri in rete.
I numerosi gol evitabili della specie, da me
registrati nelle videocassette e analizzati nei
minimi dettagli alla moviola, testimoniano in
modo eloquente la presenza di questi errori
tattici.
L’atteggiamento sbagliato dei difensori nel
marcamento si presenta, pure in questa
fattispecie, con un unico denominatore comune
che consiste nel lasciare incustodito o con
troppo spazio, nel trascurare il diretto
avversario, il quale, approfittando della
favorevole posizione di libertà in cui
viene a trovarsi, riesce di solito a concludere
facilmente a rete.
In proposito risulta evidente che le situazioni
di gioco da prendere in considerazione si
riferiscono alla zona arretrata del campo
durante la fase di contenimento, di non possesso
palla e riguardano i movimenti ed i momenti che
il difensore dovrà saper valutare
tempestivamente nell’assumere la posizione
giusta, più efficace per marcare correttamente
il diretto avversario in rapporto alla chiusura,
all’anticipo o al contrasto.
Prima di esaminare cosa succede nella realtà
calcistica, torna utile chiarire chi sono i
soggetti, gli attori protagonisti di queste
situazioni di gioco da esaminare, per arrivare
poi a dettare le linee guida di come deve essere
impostata, attuata la nuova tattica difensiva.
Da una parte c’è il difensore, dall’altra gli
avversari, precisamente quello diretto da
marcare, ed il suo compagno portatore di palla
più o meno lontano, che presi singolarmente
sembrano essere una variabile indipendente,
mentre in realtà si dispongono, si muovono,
giocano per fini comuni e contrapposti. Gli
ultimi due per tentare di finalizzare l’azione
scambiandosi la palla, il difensore per cercare
di intercettarla, d’interrompere il passaggio
intervenendo in prima o in seconda battuta sul
diretto avversario, controllato a vista in via
prioritaria durante la fase di marcatura, oppure
per lasciargli quello spazio che, valutata la
distanza e la sua posizione rispetto alla porta,
ritiene possa essere concesso senza dover
correre troppi rischi.
Solo se sarà in grado di gestire al meglio
queste tre opzioni d’intervento, momenti
rilevanti della sua azione di controllore, il
difensore potrà dire di aver assimilato e
rispettato il Controllo Visivo Attivo, la regola
che sta alla base della moderna tattica
difensiva, la “Difesa elastica”, di cui
parlerò più avanti.
Al riguardo occorre precisare subito che i
movimenti di chiusura, di copertura, di
riduzione degli spazi, nonché di posizione
effettuati dal difensore per marcare il diretto
avversario, dipendono da un gesto fisico-tattico
semplice ma fondamentale e irrinunciabile,
generalmente trascurato o poco conosciuto,
assente nel panorama calcistico, che permette al
difensore di controllare visivamente, in rapida
successione, sia lo svolgimento del gioco,
l’iniziativa del portatore di palla, sia,
soprattutto, la mobilità nello spazio
dell’avversario sottoposto alla sua marcatura.
Tale gesto consiste nel girare, muovere
lateralmente il capo, senza soluzioni di
continuità, a destra, a sinistra, allo scopo di
controllare visivamente, in modo attivo,
l’evoluzione prospettica della manovra
avversaria, dalla fonte del gioco al possibile
destinatario della palla. Ricorrendo a questo
gesto tattico il difensore è in grado di tenere
d’occhio e valutare, in tempo reale, la
posizione e la pericolosità del diretto
avversario da marcare, movendosi in sincronia
con lui a distanza di sicurezza, e seguire
contemporaneamente lo sviluppo dell’azione
contro.
Nella realtà calcistica odierna, invece, da
quando la zona è subentrata come tattica
difensiva adottata dalle squadre, i difensori,
nel disporsi a protezione della porta, si
mettono in linea, a forma di pettine, con gli
avversari, gli uni alternati agli altri,
distanziati tra loro da spazi non sorvegliati,
oltre misura e quindi rischiosi.
Tutto ciò accade perché i difensori che
dovrebbero marcare a uomo nella zona di
competenza, ma in pratica, sul campo, dimostrano
chiaramente di non saperlo fare, si muovono e si
posizionano solo in funzione della circolazione
della palla, con questa precisa intenzione,
aspettando d’intercettarla quando arriva in area
e tralasciando di controllare, di marcare il
diretto avversario lasciato spesso dimenticato,
indisturbato.
Nella fattispecie i difensori, stando in linea,
cercano in via preferenziale, prioritaria, di
occupare una posizione dentro l’area di rigore
che giudicano, valutano sia quella giusta,
corretta, efficace per andare con successo sulla
palla in arrivo, per neutralizzare il tiro, per
interrompere il passaggio tagliato o dalle
fasce, senza preoccuparsi troppo di quanto sta
accadendo alle loro spalle.
Privilegiare con l’attenzione, fissare con lo
sguardo la circolazione della palla, l’azione
individuale di chi la gestisce, per poi
posizionarsi in un punto dell’area di rigore
dove si ritiene sia più probabile intercettare
la palla in arrivo, annullare il passaggio, il
tiro, senza marcare il diretto avversario
lasciandolo libero di agire indisturbato, è una
scelta tattica sbagliata, controproducente, da
rivedere, un comportamento comune a molti
difensori causa di tanti gol evitabili, spesso
decisivi.
A tal proposito credo torni utile ricordare la
massima latina “cogito ergo sum”, che tradotta
liberamente in italiano l’ho adattata come
segue: “vedo (l’avversario) quindi (lo) marco”.
D’altro canto l’atto del marcare mostra non di
rado il risvolto, il lato opposto dell’azione,
riscontrabile soprattutto sui calci piazzati,
vale a dire l’inseguimento sfrenato, la guardia
eccessiva del difensore sull’attaccante,
talvolta tollerata dagli arbitri ma punibile da
Regolamento, in cui si vede la “caccia”
all’avversario, controllato a vista con
trattenute, abbracci, cinture e spintoni, anche
lontani dalla distanza di gioco, come se la
palla non esistesse, in un duello corpo a corpo
fuori d’ogni logica calcistica, degno del
miglior rugby.
Anche il semplice contatto fisico con la mano o
con il braccio per “sentire” l’avversario e
marcarlo di conseguenza, è una variante
che sconsiglio di adottare perché non da
sufficienti garanzie di controllo, disorienta,
impedisce al difensore di posizionarsi
correttamente sul diretto avversario, lo perde
specie se sta in continuo movimento, corre il
rischio di commettere fallo o peggio ancora di
subire il calcio di rigore per trattenuta.
Nel merito va precisato che sono pochi quei
giocatori capaci di svolgere bene e in
maniera funzionale il loro compito difensivo
applicando la regola del Controllo Visivo
Attivo.
Se alcuni difensori ci riescono, a mio avviso,
ciò dipende unicamente dal carattere
combattivo, dal temperamento e
dall’accortezza che dimostrano di possedere
stando sempre vigili, attenti, reattivi e pronti
a capire la variabilità delle situazioni di
gioco in atto. Per predisposizione quindi e non
per effetto di una preparazione mirata,
di una formazione ricevuta o di un insegnamento
specifico, mancando in letteratura un chiaro,
preciso riferimento in materia di gol evitabili
e di prevenzione, mentre a livello didattico
tale problematica difensiva mi risulta non
essere stata finora adeguatamente affrontata, né
tenuta in debita considerazione dagli addetti ai
lavori, specialmente nel settore giovanile.
Una lacuna di non secondaria importanza
nell’ambito della tattica difensiva calcistica
di cui ci si dovrebbe far carico, intervenendo
con il contributo di tutti gli operatori sul
piano propedeutico attraverso l’individuazione e
l’analisi del problema, per arrivare poi ad uno
studio organico accompagnato da opportune
esercitazioni pratiche e supportato dalle
immagini televisive.
Rilevati gli errori dei difensori in fase di
marcatura che portano a segnare dei gol
evitabili e messo a fuoco gli aspetti principali
per trovare le soluzioni tattiche più idonee a
prevenirli, ho formulato una regola generale,
riportata anche nel mio libro
Dizionario-Glossario del Gioco del Calcio, dal
titolo “Controllo Visivo Attivo”, che di
seguito trascrivo:
“Atteggiamento da cui dipende la scelta corretta
della posizione di marcamento da parte del
difensore, consistente nel tenere d’occhio
contemporaneamente, inquadrati nello stesso
campo visivo, il portatore di palla che conduce
l’azione contro e, se rimane fermo, il diretto
avversario (situazione statica); al contrario,
se questi si mette in azione per proporsi
(situazione dinamica) cercando spazio, ma senza
andare nettamente in fuorigioco, il difensore
dovrà seguirlo alternando l’attenzione ora su di
lui, ora sul portatore di palla, con rapidi e
continui movimenti laterali del capo, in modo da
controllare la situazione del gioco e, nello
stesso tempo, effettuare spostamenti di
posizione sull’avversario per marcarlo stretto
se accentrato, meno stretto se defilato, con
l’accortezza di non concedergli mai quello
spazio che renderebbe vano l’anticipo, la
copertura, il contrasto o l’eventuale uno contro
uno, fatta salva la possibilità di andare sulla
palla qualora non giunga al destinatario.”
Leggendo questa regola la prima osservazione da
fare è la distinzione tra le due posizioni da
fermo o di movimento del giocatore da marcare,
da cui dipende il diverso, contrapposto
atteggiamento del difensore nel monitorare la
visione del gioco e conseguentemente la sua
azione di controllo.
Infatti, se il diretto avversario non si muove
oppure cammina appena, per il difensore risulta
più agevole marcarlo, controllare la sua
posizione, potendo inquadrare nello stesso campo
visivo sia il portatore di palla sullo sfondo
sia l’attaccante in primo piano, senza dove
ricorrere a movimenti con la testa. In questo
caso il difensore raramente verrà a trovarsi
impreparato, fuori posto, distratto dovendo
intervenire.
Diverso invece sarà il comportamento del
difensore qualora il suo diretto avversario
cerchi spazio muovendosi per linee orizzontali o
con cambi di direzione, per farsi vedere, per
ricevere il passaggio dal compagno o per andare
a colpire la palla.
Se non vuole farsi sorprendere o intervenire in
ritardo, il difensore dovrà adottare, praticare
una diversa, più efficace tattica difensiva
basata proprio sul controllo visivo attivo
alternando lo sguardo, l’attenzione su entrambe
le parti in causa coinvolte nella manovra del
gioco d’attacco, il portatore di palla e il
diretto avversario da marcare.
Per assecondare tale impostazione
comportamentale il difensore, come sopra
accennato, non potrà fare a meno dei
movimenti laterali con il capo, in modo
attivo, dinamico, in uno con lo spostamento del
corpo; ciò gli consentirà non solo di seguire
l’evolversi dell’azione d’attacco ma soprattutto
di valutare e quindi decidere quale
posizione-distanza prendere correttamente
rispetto al diretto avversario, più stretta
dentro l’area di rigore, meno stretta verso le
fasce laterali.
Oltre alla distanza tra difensore e diretto
avversario va tenuto ben presente anche l’altro
aspetto altrettanto importante di questo nuovo
modo di marcare che riguarda la posizione
(postura) del difensore rispetto all’avversario
stesso, variabile secondo la zona del campo,
centrale o sulle fasce, interessata dalla
circolazione della palla.
Dentro l’area di rigore, in una situazione di
gioco con la difesa a tre e con palla verticale,
centrale alla porta, il difensore nel mezzo
dovrà cercare di stare alle spalle
dell’attaccante, mentre i due compagni laterali
faranno in modo di tenere i rispettivi avversari
di fianco verso l’esterno poco più alti;
se l’azione d’attacco si sviluppa invece sulle
due fasce laterali sarà il primo difensore più
vicino alla palla a porsi dietro all’attaccante
esterno, mentre gli altri due avranno cura di
marcare i diretti avversari mettendosi al loro
fianco leggermente arretrati.
Affrontando con i colleghi questo tema di
tattica difensiva sono solito sostenere che, in
fase di marcatura, la minaccia alla porta non
proviene tanto dalla palla calciata o appoggiata
nei traversoni, nei passaggi, quanto piuttosto
dall’avversario destinato a riceverla, chiamato
alla conclusione, l’unico capace di trasformarla
in rete; aspettare la palla o voler andare ad
intercettarla a tutti i costi in via
prioritaria, talvolta muovendosi in due sul
portatore, senza garantirsi, coprirsi le spalle,
costituisce un errore di tattica individuale
grave che, come spesso accade, può costare caro
al difensore, alla squadra causando dei gol
evitabili subiti proprio per mancato rispetto
del Controllo Visivo Attivo.
Una traiettoria inaspettata, calcolata male, una
deviazione improvvisa, un intervento fuori tempo
sulla palla, sono tutte situazioni di gioco,
evenienze imprevedibili da non sottovalutare
che, se si verificano, non lasciano scampo alla
difesa, al portiere, a beneficio esclusivo
dell’attaccante.
Per questo motivo va fatto capire, bisogna
insegnare che la palla in arrivo non costituisce
di per sé pericolo immediato specie se non
giunge a destinazione; lo diventa sicuramente
quando l’attaccante la riceve, se ne impossessa
senza essere marcato, peggio ancora se lasciato
libero, dimenticato in area di rigore.
E’ scontato che nulla vieta al difensore, in
posizione regolare di marcamento, considerare
l’ipotesi di andare sulla palla quando questa
risulta fuori della portata del diretto
avversario.
In merito a questa regola comportamentale di
tattica individuale bisogna precisare che il suo
ambito di applicazione non riguarda solo la fase
finale dell’azione offensiva, contrapposta a
quella difensiva, con lo scopo di prevenire i
gol evitabili, ma è da considerarsi estesa ad
ogni zona del terreno di gioco, reparto o
interlinea, restando valida la sua efficacia e
pertinenza sia per un attaccante sia per un
centrocampista quando difendono.
Nella realtà odierna del calcio giocato una cosa
è certa, che il Controllo Visivo Attivo non
trova applicazione ed i numerosi gol derivanti
dalla mancata osservanza di tale regola, da me
registrati nelle videocassette, che si
riferiscono a partite dei massimi campionati
italiani ed esteri, nonché alle competizioni
internazionali, ne sono la prova concreta più
tangibile.
Come sopra accennato se queste situazioni di
scopertura difensiva nascono e sono così
frequenti nel calcio, il fatto si deve alla
disposizione in linea dei difensori davanti alla
porta, ognuno nella propria zona di competenza
tanto da disegnare, se vista frontalmente, una
fila orizzontale formata da una sequenza di
giocatori d’entrambe le squadre, alternati e
distanziati tra loro indipendentemente dal punto
di gioco della palla, con spazi e libertà di
movimento eccessivi.
Formulata la regola del Controllo Visivo Attivo,
ho sentito la necessità di approfondire
ulteriormente l’esame e lo studio dei gol
evitabili di pertinenza stabilendo che, come
provato dalle immagini filmate dei gol stessi,
la causa, la spiegazione di questi errori
tattici non risiede soltanto nell’atteggiamento
del singolo difensore, ma risente anche, in
maniera determinante, sia della difesa a zona
sia della tattica del fuorigioco, sua diretta
emanazione. Proprio per la disposizione in linea
dei difensori e l’attenzione privilegiata da
loro rivolta alla palla a scapito
dell’avversario da marcare, tutti aspetti
collegati alla difesa a zona, i gol evitabili
dipendenti dall’inosservanza del controllo
visivo attivo trovano terreno fertile per essere
segnati.
Quanto al fuorigioco verrebbe da dire a ragion
veduta che, con la difesa a zona, trova le
condizioni ideali per una facile e perfetta
applicazione, mentre nella realtà così non è,
spesso si verifica il contrario, non scatta pur
in presenza di automatismi collaudati, di
movimenti sincronizzati e i risultati sono sotto
gli occhi di tutti.
Riguardo poi all’offside la mia opinione rimane
negativa, lo ritengo un’azione di non gioco, di
mera furbizia come quando si alza il braccio per
segnalare sistematicamente la posizione
irregolare del giocatore, non importa se fondata
o meno, per invitare l’arbitro a fermare il
gioco, per niente spettacolare, che non rientra
nelle emozioni e nelle bellezze del calcio.
Inoltre, se analizziamo bene la situazione di
gioco specifica alla moviola, per mandare in
fuorigioco gli avversari, i difensori si
disinteressano completamente di loro, non solo
di quelli che si muovono sul filo del fuorigioco
ma anche di quelli che s’inseriscono
regolarmente da dietro per correre a raccogliere
la palla sul passaggio del compagno oltre la
linea difensiva, rimanendo impassibili,
spettatori a guardare la conclusione a rete
senza fare assolutamente nulla per difendersi,
per coprire, per tentare di marcare.
Alle volte, ironia della sorte, succede che a
cadere nella trappola del fuorigioco siano
logicamente le punte ma risultando la loro
posizione ininfluente, l’azione non viene
fermata dall’arbitro e fatta proseguire perchè
sulla palla è andato un centrocampista
regolarmente partito da dietro.
Per quanto sopra indicato, a mio parere il gioco
a zona, la difesa a zona con la tattica del
fuorigioco hanno ormai fatto il loro tempo, non
sono più in sintonia con le esigenze del calcio
moderno, veloce con la palla, rapido nei
movimenti. Se poteva andare bene anni fa, quando
il calcio si giocava con caratteristiche
sostanzialmente diverse da quelle attuali, per
ritmo minore e per spazio e tempo maggiori,
quando la velocità di circolazione della palla e
di corsa dei giocatori era inferiore, non
paragonabile certo a quella odierna molto
elevata, la possibilità di recupero sul diretto
avversario più alla portata del difensore, voler
insistere, continuare ancora con la difesa a
zona appare anacronistico, non conviene, prova
ne sia i tanti gol evitabili segnati.
Alcuni sostengono che la difesa “a uomo”, quella
classica, di lontana memoria, non andrebbe
cambiata ma, semplicemente, trasferita e
praticata nella “zona”, quasi a voler
consolidare, a non spezzare il filo che lo lega
al gioco a zona cui crede fermamente fin dalla
prima ora.
Ritengo che marcare “a uomo” nella zona, ammesso
di saperlo fare, sia limitativo, condizionato
dal mantenere la posizione e la linea dei
difensori, sia causa di marcature interrotte,
saltate, semplicemente perché l’attaccante
movendosi alla ricerca dello spazio o della
combinazione, sovverte ogni forma di vincolo
tattico del difensore sul diretto avversario
nella propria zona di competenza, con scambi di
posizione e movimenti veloci che per essere
arginati richiedono altre e più moderne
soluzioni tattiche difensive.
Dopo aver valutato e studiato attentamente tutti
questi aspetti che interessano la tattica
difensiva, partendo dai gol evitabili e dal
Controllo Visivo Attivo, sono arrivato ad
elaborare, a mettere a punto un nuovo sistema
difensivo, che ho chiamato Difesa Elastica e che
considero essere la naturale evoluzione, il
superamento della difesa a zona. Da precisare
che tale sistema difensivo non va frainteso con
l’elastico difensivo, la tattica di movimento
della linea difensiva dal basso in alto e
viceversa.
L’elemento distintivo principale, mutuato dal
controllo visivo attivo, della Difesa Elastica
rispetto alla difesa a zona, sta nel movimento
laterale, repentino della testa cui i difensori
devono far ricorso, senza soluzioni di
continuità, per controllare visivamente la
circolazione della palla e per tenere d’occhio
contemporaneamente il diretto avversario da
marcare. La marcatura non è vincolata al
mantenimento della linea difensiva, è
incompatibile con la tattica del fuorigioco
ricercata sistematicamente, non si esercita solo
nella zona di competenza, ma varia con la
posizione dei difensori in rapporto alla
dislocazione della palla, centrale o sulle
fasce, riduce o allenta in modo elastico gli
spazi nei confronti del diretto avversario in
rapporto alla sua posizione-pericolosità, ma
sempre con la sicurezza e l’accortezza di
controllarlo in modo da non farsi sorprendere,
intervenire d’anticipo o di contrasto, mai
rimanendo immobili.
Riporto qui di seguito la definizione di
Difesa Elastica:
“Nuovo, moderno sistema tattico difensivo che
consiste nel marcare il diretto avversario, alle
spalle, da parte del difensore centrale e,
stando in posizione laterale interna,
leggermente arretrata, da parte dei difensori
esterni, quando la palla giocata è frontale alla
porta; quando viene giocata sulle fasce, i
diretti avversari sono marcati, alle loro
spalle, dal difensore esterno, di fianco da
quello centrale e di lato interno dall’altro
difensore opposto, stando leggermente arretrati
e a distanza variabile sempre più stretta dentro
l’area di rigore, con l’accortezza di mantenere
tali posizioni previo controllo visivo attivo
muovendo il capo in rapida successione sul
portatore di palla e sullo stesso diretto
avversario, per tenere d’occhio la situazione
del gioco e quindi valutare e decidere in tempo
reale quanto staccarsi o avvicinarsi (concetto
di elasticità) nella marcatura per contrastarlo,
per non lasciarlo solo indisturbato, per
intervenire d’anticipo, per non farsi
sorprendere nell’eventuale successivo uno contro
uno; la tattica del fuorigioco, derivato del
gioco a zona, non si presta alla difesa elastica
e pertanto non va ricercata a priori, salvo che
il diretto avversario, nel tentativo di
smarcamento, non venga a trovarsi in posizione
nettamente irregolare rispetto alla linea
difensiva.”
Ho inoltre ideato e sviluppato alcune
esercitazioni finalizzate all’addestramento,
all’applicazione del controllo visivo attivo
nella Difesa Elastica, che ripropongono gli
stessi movimenti, inducono agli stessi
atteggiamenti mentali dei difensori da
trasferire poi nella realtà del calcio giocato,
sul campo.
A beneficiare di questo nuovo moderno sistema
difensivo sarà sicuramente la componente
dinamica del gioco del calcio, che diverrà più
spettacolare, emozionante e divertente, dovendo
gli attaccanti stare in continuo movimento per
cercare spazio, per svincolarsi dalla guardia
dei diretti controllori, a loro volta costretti
ad una difesa altrettanto mobile, attenta per
poter intervenire al posto giusto nel momento
giusto; una tendenza innovativa sul piano della
tattica difensiva individuale e di reparto che
con la Difesa Elastica spero possa fare scuola
nel calcio.
Anche gli addetti ai lavori che si occupano di
calcio nei giornali, nelle radiocronache, nelle
telecronache e nei dibattiti televisivi
dovrebbero far sentire la loro voce qualificata
in proposito.
In questi casi si resta spesso nel vago
chiamando in causa la difesa con termini
generici come disattenzione, distrazione,
incertezza, indecisione, amnesia, dimenticanza,
sorpresa, scoperta, immobile, imbambolata,
impreparata, dormita.
Tutto ciò perchè non si tiene conto, non si pone
mai l’accento, con sufficiente attenzione
critica, all’analisi approfondita dei gol
evitabili, alla responsabilità del giocatore che
quando sbaglia difendendo a zona, sembra non
avere mai colpe, pertanto la sua tattica
difensiva non viene adeguatamente commentata né
messa in discussione.


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Roma Parma


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Inter Torino


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Reggina Milan


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Fenerbache Siviglia


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Udinese Genoa


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Roma Milan


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Bologna Frosinone
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Catania Napoli
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Giorgio Pivotti,
ex dipendente di banca ora in pensione, abita a
Castelfranco Veneto (TV).
Al calcio, il suo sport preferito, si è
avvicinato fin da giovanissimo per poi
proseguire a giocare in ambito dilettante.
Dopo aver partecipato nel 1978 al corso per
allenatori di terza categoria, conseguita
l’abilitazione si è dedicato in prevalenza alla
conduzione tecnica di squadre giovanili anche se
non in via continuata per motivi professionali.
Ciò tuttavia non gli ha impedito di seguire il
calcio a livello di studio e di approfondimento
e nel 1985, raccolte alcune considerazioni,
osservazioni tecniche sul calcio giocato, le
invia al Notiziario del Settore Tecnico della
Figc dove vengono pubblicate come uno dei primi
articoli scritti da un allenatore dilettante.
Da allora altri contributi appaiono sulla stessa
rivista, su L’Allenatore dell’Aiac che nel
numero di luglio/agosto 2008 pubblica il suo
ultimo articolo “Tattiche moderne antigol” e
dallo scorso anno anche sui siti Internet,
integrati dalle immagini filmate dei gol
dimostrativi.
Ha suddiviso i gol, oggetto principale
dei suoi studi sul calcio, in due grandi
categorie imparabili ed evitabili,
facendo di quest’ultimi il suo pallino con le
regole appositamente elaborate per imparare a
prevenirli, la Posizione Frontale Attiva ed il
Controllo Visivo Attivo. Un percorso di ricerca
e di analisi che si è andato perfezionando nel
tempo fino a proporre un nuovo, inedito sistema
difensivo chiamato “Difesa Elastica” più
rispondente alle esigenze del calcio moderno.
Nel 2004 da alle stampe il suo primo libro dal
titolo “Dizionario-Glossario del Gioco del
Calcio” a cura della casa editrice Nuova Prhomos
di Città di Castello (PG), un lavoro voluto con
convinzione e determinazione avendo verificato
che un testo del genere, di così ampia portata
con oltre 2.200 voci, non era mai stato scritto
prima, e quindi con la consapevolezza di colmare
un vuoto esistente nel panorama della nostra
letteratura sportiva e calcistica in
particolare. | |
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