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Tecnica e tattica
Il calcio di rigore
Tesina di Alessandro Comi

Tratto dal sito calciatori.com

 

di Alessandro Comi

 

Lo scopo di questa tesina è di illustrare il ‘calcio di rigore’:quando viene concesso, i gesti motori del rigorista e del portiere, i fattori psicologici umani e tecnici espressi durante la sua esecuzione,il mondo e la psicologia che circonda questo evento calcistico,con riferimenti a statistiche,mass-media e le citazioni in libri e canzoni.



 

 Cos’è un calcio di rigore?

E’ un calcio di punizione diretto battuto dal dischetto, punto posizionato al centro dell’area di rigore,alla distanza di 11 metri dalla linea di porta.Di solito è assegnato dall’arbitro contro la squadra che commette, nella propria area di rigore e con il pallone in giuoco, un fallo punibile con un calcio di punizione diretta; i falli più frequentemente fatti sono per gioco violento ai danni di un avversario o il fallo di mano.

Prima di essere battuto ,tutti i calciatori,tranne colui che è designato al tiro e il portiere avversario devono rimanere all’interno del terreno di gioco ma fuori dell’area di rigore ad almeno 9,15 metri dal dischetto e più indietro di esso.Il portiere avversario deve trovarsi sulla propria linea di porta,tra i pali della stessa di fronte a chi batte,fino a quando non viene calciato il pallone.Colui che batte il calcio di rigore deve calciare il pallone in avanti e non potrà giocarlo una seconda volta fino a quando lo stesso non sarà giocato o toccato da un altro giocatore.Il pallone sarà considerato in gioco non appena avrà percorso una distanza pari alla sua circonferenza.Se il calcio di rigore viene concesso allo scadere di uno dei tempi regolamentari o supplementari e la gara viene prolungata per la sola esecuzione di detto calcio di rigore, la rete sarà considerata valida anche se il pallone tocca uno o entrambi i pali della porta,oppure la sbarra trasversale o il portiere o una combinazione di uno o più suddetti elementi, purché non sia stata commessa alcuna infrazione.

  Bisogna ricordare che,oltre al calcio di rigore assegnato durante la gara, nelle competizioni sportive,quali tornei o manifestazioni internazionali, in cui il risultato al termine dell’incontro è in parità, la squadra vincente viene decretata con l’esecuzione dei calci di rigore.

In questo caso l’arbitro sceglierà la porta dove saranno calciati tutti i rigori.Deve poi lanciare in aria una monetina e la squadra il cui capitano ha vinto il sorteggio tirerà il primo rigore. I rigori vengono calciati alternativamente.Se una squadra,anche prima dell’esecuzione di tutti e cinque i calci di rigore (di regola assegnati a ciascuna squadra),ha segnato più gol di quanti l’altra potrebbe segnare anche completando i propri cinque rigori, esecuzione dei rigori termina. Se alla fine dei cinque calci di rigore,le due squadre hanno segnato lo stesso numero di gol o non ne hanno segnato alcuno, si procede ad oltranza, nello stesso ordine,fino a quando una delle due squadre,a parità di rigori calciati ha segnato un gol più dell’altra.

In generale,possono essere scelti per l’esecuzione dei rigori solo quei giocatori che sono sul campo da gioco alla fine della partita, e, nel caso in cui previsti, dei tempi supplementari.

 Dal punto di vista tecnico il giocatore incaricato del tiro,deve avere delle buone doti calcistiche,buone capacità condizionali e coordinative,un buon riflesso oculo-podale.

Il segmento corporeo interessato nell’esecuzione comprende l’articolazione della gamba di appoggio al terreno che dovrà essere ben salda a terra nel momento del calcio e l’articolazione della gamba incaricata della battuta;le principali articolazioni che dovranno avere una buona mobilità sono la coxo-femorale,ginocchio e la tibio-tarsica.Anche il movimento del tronco per una eventuale finta è importante per ingannare il portiere.

Il calcio di rigore può essere battuto in modi diversi:

-di potenza

-di precisione

-di astuzia

Mentre per i primi due tipi il fattore genetico è molto determinante,il terzo tipo si può

effettuare con una finta o aspettando la prima mossa del portiere.

Per logica più qualità e capacità condizionali e coordinative possiede il rigorista,più alta sarà la percentuale realizzativa di un rigore.

Però alle volte non bastano questi elementi,perché associato a questi, un fattore importantissimo è quello psicologico,in quanto più un giocatore è “freddo”sul dischetto,cioè non subisce i condizionamenti dell’ambiente esterno e intorno a lui,più riuscirà a concentrarsi sulla sua esecuzione e quindi avrà maggiori probabilità di successo.Per chi batte è molto importante lo stato d’animo e lo stato fisico,infatti alle volte molti giocatori scelgono il tiro di potenza magari meno preciso perché si sentono affaticati o hanno i riflessi poco lucidi per effettuare un tiro di precisione.

Il portiere dovrà avere anche lui delle buone capacità condizionali e coordinative,una forte reattività e forza esplosiva da fermo(in quanto il portiere non si può muovere in avanti e indietro la linea di porta prima del tiro),e una buona dose di fortuna per sperare di parare o indurre all’errore il calciatore avversario.Dal punto di vista psicologico il portiere deve essere concentrato sulla palla e sul movimento dell’arto che calcierà il pallone,però al contrario di chi tira ha meno responsabilità nel caso in cui subisca il gol,in quanto da sempre vengono attribuiti più demeriti al rigorista che sbaglia che riconosciuti meriti al portiere che para o induce all’errore.Il portiere si affida molto all’istinto e nel caso non dovesse conoscere il modo di tirare dell’avversario,deciderà nell’ultima frazione di secondo prima della battuta,la parte dove gettarsi per cercare di intercettare la palla,oppure può anche lui a sua volta cercare di ingannare il rigorista con una finta.

 La psicologia è importante nello sport.
La concentrazione nell'esecuzione dei tiri piazzati nel calcio, saper mantenere la calma nel tirare un rigore, la forte motivazione che sostiene l'atleta nei tempi supplementari, l'abilità di eliminare i fattori di distrazione e di prestare attenzione del portiere: queste sono solamente alcune delle caratteristiche psicofisiche che contribuiscono al successo di un atleta o di un'intera squadra e che portano al risultato.
Quali pensieri attraversano la mente di un calciatore mentre compie l'azione decisiva per il goal ?. In questo caso il dialogo interno è un fattore determinante per il conseguimento del risultato: le gambe "girano", come si dice in gergo, ma i pensieri dell'atleta sono pensieri positivi, pieni di fiducia nei propri mezzi fisici e mentali.
E quanto conta la coesione di gruppo nel mettere a punto una strategia di gioco ?.
Il fattore-squadra, cercato e ricercato in allenamento, non è soltanto uno schema tattico applicabile automaticamente, ma è soprattutto un fattore umano che trova la sua forza nelle adeguate relazioni interpersonali fra gli atleti del gruppo.
Per vincere ci vogliono gambe, cuore e testa: la condizione fisica e le capacità tattiche e motorie dell'atleta sono il fondamento su cui costruire una buona performance, ma se aggiungiamo ad esse il controllo emotivo sulle situazioni ed abilità mentali sviluppate ed allenate, si pongono le condizioni necessarie per ottenere un buon risultato.
La psicologia dello sport si differenzia dalla psicanalisi e dalla psicologia clinica per i suoi fini e le sue metodologie: non è una psicologia del profondo che opera alla ricerca di una psicopatologia, ma è piuttosto una psicologia dell'azione che si pone come obiettivo la comprensione a 360° dell'uomo e della sua preparazione sportiva.
Molti eventi calcistici di notevole importanza quali Europei e Mondiali si sono risolti ai calci di rigore oppure da un calcio di rigore durante la partita,per questo ultimamente molte squadre si sono preparate in modo particolare cercando di affinare il più possibile l’esecuzione dal dischetto.L’Italia per esempio ha brutti ricordi riguardo i rigori,infatti non possiamo dimenticare le partite perse ai rigori contro Argentina(1990),Brasile(1994),Francia(1998),che ci sono costate il via libera verso la conquista della coppa del mondo. Ormai ai mondiali saper tirare bene i rigori è fattore determinante. Nel 1990 entrambe le semifinali si decisero ai rigori,mentre la finale fu decisa da un rigore a soli cinque minuti dalla fine dei supplementari. Nel 94 fu la finale ad essere decisa ai rigori, mentre nel 98 un quarto di finale si risolse ai rigori. Per Italia e Inghilterra i rigori sono un dramma, l'Italia ai mondiali non vince ai rigori dall'86.
Per Argentina e Brasile i rigore sono invece una pacchia.
 
 

 

 

 
Il capitano dei tulipani Frank de Boer ammette che l’Olanda deve solo prendersela con sé stessa se non è riuscita a battere l’Italia nella semifinale giocata ad Amsterdam. L’Italia ha vinto per 3-1 ai rigori dopo che 120 minuti di gioco non erano bastati a produrre gol.

Com’è triste Amsterdam
De Boer e Kluivert hanno sbagliato un rigore a testa nei tempi regolamentari, in cui gli olandesi non sono riusciti ad aver la meglio di un’Italia ridotta in dieci per l’espulsione di Zambrotta poco dopo la mezz’ora. In seguito De Boer ha sbagliato un rigore anche nella sequenza dei calci di rigore finali. “Proprio perché abbiamo sbagliato due rigori nel tempo regolamentare, gli italiani sono arrivati alla lotteria dei rigori con un vantaggio psicologico” afferma. “È molto triste che sia finita. Penso che la possibilità di diventare campioni europei ci abbia messo una pressione incredibile addosso. Alla fine possiamo solo prendercela con noi stessi”.

L’incubo dei rigori
De Boer riconosce che i rigori sbagliati nei novanta minuti siano costati la partita agli olandesi. “Penso che se avessimo segnato uno dei due rigori contro l’Italia in dieci, non avremmo avuto problemi” dice. “Ci siamo allenati sui rigori ogni giorno e questa partita dimostra che segnare un rigore è sempre qualcosa di speciale e che non è proprio il nostro forte”. Gli olandesi sono usciti ai rigori nelle ultime tre edizioni del Campionato europeo, così come a Francia '98.

Con Toldo non si passa
Il capitano olandese ha visto i suoi due tentativi respinti da Francesco Toldo. “Per quanto riguarda il primo rigore, ho calciato davvero molto bene, come avevo fatto contro i cechi” rivela. “Forse il portiere aveva visto proprio quel rigore. Ma Toldo è molto alto e ha scelto l’angolo giusto. Ero convinto di aver tirato un buon rigore. Per il secondo rigore ho cercato solo di colpire forte verso il centro della porta, ma ero stanchissimo, non ho tirato molto bene

Il segreto di Bacigalupo era odiare il pallone
"E' un nemico che non deve entrare in casa" spiegava inventandosi un

training autogeno. 

 

 
     «Tirate, tirate, tanto prendo tutto»
     Toldo: «I rigori erano il mio incubo. Ora quando vedo l’uomo sul
     dischetto penso: te lo paro»
 
     «Prima restavo paralizzato e pensavo "ora mi fa gol, ora mi fa gol"».
     Poi, con un preciso anno di lavoro, tre anni fa ha imparato: «Un
     rigore si comincia a pararlo guardando negli occhi l'avversario». Il
     primo lo neutralizzò proprio contro la Francia...
 
     di Luca Calamai
 
     ANVERSA - Tre anni fa i rigori erano il suo incubo. Francesco Toldo si
     era sfogato, durante il ritiro precampionato, con Paese, collaboratore
     di Malesani, ed allenatore dei portieri della Fiorentina. «Mister,
     quando vedo un avversario che sistema il pallone sul dischetto
     comincio a pensare: "Ora mi fa gol, ora mi fa gol". E resto come
     paralizzato». Risultato: ogni rigore, una rete. Un portiere impotente
     davanti ai tiri dal dischetto mal si sposa con un calcio che,
     soprattutto nelle Coppe, assegna ai rigori un ruolo spesso decisivo.
     Il problema era stato discusso ed analizzato. Prima di tutto dal punto
     di vista tecnico. Il limite era nelle «gambe»: forti ma non esplosive.
     Per neutralizzare un rigore bisogna essere come molle. Una finta e
     via. Con quel metro e novantadue disteso in orizzontale. Bisognava
     dare scatto a questo fisico da cestista. E su questo aspetto fu
     costruito un preciso programma di lavoro. Il primo segnale positivo
     arrivò proprio durante il campionato d'agosto, nel Memorial Cecchi
     Gori. Il primo tiro dagli undici metri neutralizzato. Un sospiro di
     sollievo. La fine di un incubo. «Sapete quale è la differenza rispetto
     a tre anni fa? Che ora quando l'attaccante avversario deposita il
     pallone sul dischetto la prima cosa che mi viene in mente è: "Adesso
     te lo prendo". Ed un rigore si comincia a pararlo guardando negli
     occhi l'avversario».
     «Il fenomeno di Amsterdam», «Il gladiatore dell'ArenA», «L'uomo dei
     miracoli». Francesco Toldo ieri si è divertito sfogliando la rassegna
     stampa. Quando, poi, ha scoperto di aver preso anche qualche dieci in
     pagella è scoppiato in una grassa risata. «Mai presi a scuola simili
     voti». Anche se, è giusto ricordarlo, si è sempre difeso egregiamente.
     E l'idea, un giorno, di riprendere gli esami all'Isef non è ancora del
     tutto abbandonata. La prima telefonata è stata per mamma Toldo. «Mi
     raccomando, conserva la registrazione della partita», ha detto in
     perfetto dialetto veneto. Quello con il quale dialogava spesso con
     Malesani. Poi, ha contattato Gastone Rizzato. Il suo procuratore. Un
     amico. «Gastone, ti devo confessare una cosa: "Non credevo di essere
     così forte". Contro l'Olanda mi sentivo tranquillo ed invincibile. Una
     sensazione incredibile. Più loro venivano avanti, più io ero sereno.
     Ad un certo punto sono arrivato a dire ad alta voce: "Tirate, tirate,
     tanto prendo tutto". Probabilmente non mi avrebbero segnato neppure
     con una cannonata».
    
Ecco un riepilogo degli ultimi 10 anni per quanto riguarda i rigori calciati, quelli segnati, quelli falliti e la percentuale di realizzazione in serie A dal 1988 al1998:
 

 
 
calciati
segnati
falliti
% realiz.
1997/98
126
89
37
70,63%
1996/97
109
80
29
73,39%
1995/96
101
80
21
79,21%
1994/95
106
81
25
76,42%
1993/94
108
78
30
72,22%
1992/93
97
73
24
75,26%
1991/92
95
66
29
69,47%
1990/91
105
86
19
81,90%
1989/90
96
76
20
79,17%
1988/89
98
78
20
79,59

 


 
 
   
   
   
   
   

 
Italia-Francia, Coppa del Mondo 1998
St. Denis, 3 luglio 1998
Italia-Francia 0-0. 3-4 dopo i calci di rigore
Luigi Di Biagio contro Fabien Barthez: traversa
 
   

 


© Foto Mezzelani - GMT
Italia-Germania, Campionati Europei 1996
Manchester, 19 giugno 1996
 
Italia-Germania 0-0
 
Gianfranco Zola contro Andreas Koepke: parato



 

 
 
 
 
   
   
   
   
     


© Foto Mezzelani - GMT
 
 
 
 
 

 
Italia-Brasile, Coppa del Mondo 1994
Pasadena, 17 luglio 1994
Italia-Brasile 0-0. 2-3 dopo i calci di rigore
Roberto Baggio contro Claudio Taffarel: fuori
   
 

Biagio: un rigore da psicologo
30 giugno 2000

 

 
Luigi Di Biagio al momento del calcio di rigore(Reuters)  

(ANSA) - Andare su quel dischetto, due anni dopo la maledizione di Parigi, non è stato facile per Gigi Di Biagio. Ma aver trovato il coraggio di farlo, affrontando l'inevitabile paura, è la prova che il centrocampista azzurro è uomo di successo, capace dopo esser caduto di rialzarsi e riscattarsi.

L'analisi del momento vissuto da Di Biagio ieri ad Amsterdam è di Aldo Carotenuto, docente di teoria della personalità alla facolta di Psicologia dell'università "La Sapienza'" di Roma. "Nella vita - spiega lo psicologo - si cade sempre, e non sarebbe vita se non fosse fatta di errori. Quello che conta è sapersi rialzare. E nel momento in cui Di Biagio si è incamminato verso il dischetto del rigore si è rialzato, riscattandosi, non dai tifosi, ma di fronte a se stesso".

E nel riscatto, il centrocampista dell'Inter, è stato d'esempio per tutti, mostrando coraggio e determinazione. "Perchè - dice Carotenuto - quello che inganna gli uomini è il fermarsi di fronte alle difficoltà dell'esistenza. Con il suo gesto Di Biagio ha dimostrato di non aver paura delle sconfitte, di non fermarsi. E toccare il fondo per poi tornare a galla è una delle doti più importanti delle persone di successo".

Nel momento di tirare il rigore, Di Biagio ha avuto paura. E questo, per Carotenuto, è sinonimo di persona forte. "Sì - spiega - ha avuto paura più di ogni altra cosa, perchè ha capito che in quel momento si giocava tutto se stesso, con se stesso. Ma un uomo forte non può non aver paura, è la vita che spaventa e solo gli uomini forti la sanno affrontare".

Nella sera di Di Biagio un'altra maledizione è stata scacciata con forza: quella dell'Italia eterna sconfitta ai calci di rigore. "Anche gli azzurri hanno superato il loro dramma - spiega lo psicologo - grazie alla determinazione. Non si sono mai demoralizzati e gli episodi della partita ne hanno fortificato il carattere". Tutto il contrario degli olandesi che "avevano la certezza di vincere e man mano che passava il tempo non sono più riusciti a connettere fino a smontarsi definitivamente e crollare davanti a Toldo”.

Qui di seguito una canzone di De Gregori e un breve racconto,ci illustrano il momento clou della partita, quando il calciatore è a un passo dalla gloria ma prima deve fare i conti con la “paura”…..che gli fa tremare le gambe.

 

LA LEVA CALCISTICA DELLA CLASSE '68

      Sole sul tetto dei palazzi

      sole che batte sul campo di pallone

      e terra e polvere che tira vento e poi magari piove

      Nino cammina che sembra un uomo con le scarpette di gomma dura

      dodici anni e il cuore pieno di paura

      Ma Nino non avere paura di tirare un calcio di rigore

      non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore

      un giocatore lo vedi dal coraggio dall'altruismo e dalla fantasia

      E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai

      di giocatori tristi che non hanno vinto mai

      ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro

      e adesso ridono dentro al bar e sono innamorati da dieci anni

      con una donna che non hanno amato mai

      chissà quanti ne hai visti chissà quanti ne vedrai

      Nino capì fin dal primo momento, l'allenatore sembrava contento

      e allora mise il cuore dentro le scarpe

      e corse più veloce del vento

      prese un pallone che sembrava stregato

      accanto al piede rimaneva incollato

      entrò nell'area tirò senza guardare

      ed il portiere lo fece passare

      ma Nino non avere paura di tirare un calcio di rigore

      non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore

      un giocatore si giudica dal coraggio dall'altruismo e dalla fantasia

      Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette

      quest'altr'anno giocherà con la maglia numero sette

      (F. De Gregori)

 

 

 
Avevano scelto lui, e lui non poteva rifiutare. L'avevano scelto per le sue doti, per il suo carattere, ma soprattutto per quel suo fenomenale piede destro, un laser a detta del mister; Duillio doveva tirare un calcio di rigore e non poteva sbagliare. 
La partita era stata fino a quel momento abbastanza noiosa, era una finale del resto, le squadre arroccate sulle loro linee, pensavano più a difendere, che a far pressing; poi il fallo, giusto pochi attimi prima del triplice fischio, quando ormai gli spettatori si pregustavano i supplementari, forse per un attimo di distrazione, un fuorigioco male impostato, sta di fatto che l'arbitro aveva indicato immediatamente il centro dell'area, senza neanche consultare il guardalinee, sicuramente sollevato per questo. Ora spettava a lui, al numero 7 , al suo magico destro. Tra i compagni di squadra c'era chi lo tranquillizzava e chi lo incitava, tutti molto preoccupati, ma più leggeri, soavi, ad una spanna almeno sopra di lui; gli tiravano pacche sulle spalle, gli sussurravano che la vittoria era vicina, ma nessuno che si azzardava a dirgli che in caso di destino avverso non sarebbe stato lui il capro espiatorio, l'incapace che non sapeva neanche tirare un rigore, perché si sa come la pensa la gente, che quando un rigore viene parato, non è merito del portiere, ma colpa di chi l'ha calciato. Ma Duillio non ascoltava, guardava solamente quel pallone così tondo tra le sue mani, e pensava, pensava a DE Gregori, al suo Nino, anche lui numero 7, anche lui alle prese con un calcio di rigore, al tiraccio di Baggio e alle lacrime di capitan Baresi in quella tanto sfortunata finale dei mondiali 1994, al sonoro "stunc" della traversa presa da Di Biagio quattro anni dopo; non voleva che finisse così. Sensazioni, immagini ,parole che lasciano il segno nella vita di un giovane, che non ti fanno mai dimenticare, nel bene e nel male, quegli attimi, gli attimi in cui ti tiri su i calzerotti e t'infili la maglia nei pantaloncini, perché è così che ti ha insegnato tuo padre, gli attimi in cui ti guardi intorno e vedi il pubblico, il dodicesimo giocatore, che ti incita, ti sbeffeggia, inneggia al tuo nome, gli attimi in cui poggi il pallone su quel cerchio bianco in mezzo all'area, ad undici metri dalla porta, attimi che ti rimangono segnati sulla pelle, che il tempo non lava, ma incide. 
E giunse il suo momento. Duillio spolverò il pallone, in fondo doveva essere un suo alleato, se lo rigirò tra le mani indeciso in quale posizione poggiarlo, poi decise che una valeva l'altra, in fondo non ci aveva mai creduto, e lo posò semplicemente sul dischetto. Alzò gli occhi e vide il portiere. Cappelino rigirato, braccia allargate, maglietta multicolor, troppo appariscente per i gusti di Duillio, pantaloncini e tuta sporchi di terra, sorriso per l'occasione stampato in faccia; pronto e concentrato già da qualche minuto, preciso sulla linea di porta, forse un po' spostato sulla destra, terribilmente puerile, faceva venire una gran voglia di tirarli una bomba proprio lì, dove il presuntuoso aveva lasciato quello spazio tanto invitante. Ma no, Duillio , aveva già deciso avrebbe tirato come suo solito; un tiro piazzato, preciso, deciso e chiaramente sulla destra. Si guardò intorno ancora un attimo, poi si rivolse al cielo, scandì a mezza bocca le parole di una preghiera, breve, di qualche secondo, seguita da un rapido segno della croce; che ipocrita pensò tra se e se Duillio, in chiesa ci andava si e no per Natale, ma questo pensiero fu talmente veloce che la coscienza di Duillio non se ne accorse neppure. Il silenzio improvvisamente si fece largo sul campo di gioco, basta ripensamenti, ora non ci si poteva più tirare indietro. Duillio prese qualche metro di distanza dal pallone, il giusto per una buona rincorsa, poi guardò l'allenatore, chissà cosa s'aspettava , forse uno sguardo teso o un gesto d'incoraggiamento, invece il mister lo guardava sorridendo, sereno; un brivido pervase la schiena del ragazzo e finalmente pensò che comunque fosse andata, quel sorriso gli sarebbe rimasto per sempre nel cuore. Il silenzio venne fragorosamente rotto dal fischio dell'arbitro, Duillio partì, senza indugio, guardando fisso il portiere, calciò il pallone come non aveva mai fatto prima, un collo pieno, dritto sotto il sette, il portiere si lanciò ma invano. La parrocchia esplose in un boato, talmente forte da coprire perfino il triplice fischio dell'arbitro; Duillio corse verso i compagni, felice, entusiasta, mentre il mister, don Giulio, lo guardava da lontano, quel dodicenne dalle gambe tanto secche, per il suo modesto parere di ex giocatore, aveva della stoffa. 
Alla consegna delle medaglie e della coppa Duillio non smise mai di sorridere, ma il suo pensiero era già altrove, a casa, con la sua famiglia dove almeno per quella sera non si sarebbe parlato d'altro che di quel fenomenale calcio di rigore. 
 

 

Se poi tutte queste emozioni vissute attraverso gli altri non dovessero bastare per aver acquisito almeno un briciolo delle emozioni che trasmette un tiro dagli undici metri l’unico rimedio è…prendere un pallone,posizionarlo sul punto di battuta e rendersi protagonisti di questo evento che è parte integrante del gioco più bello del mondo:”IL CALCIO”.