Tecnica e tattica
Il calcio di rigore
Tesina di
Alessandro Comi
Tratto dal sito
calciatori.com
di Alessandro Comi
Lo scopo di
questa tesina è di illustrare il ‘calcio di
rigore’:quando viene concesso, i gesti
motori del rigorista e del portiere, i
fattori psicologici umani e tecnici espressi
durante la sua esecuzione,il mondo e la
psicologia che circonda questo evento
calcistico,con riferimenti a
statistiche,mass-media e le citazioni in
libri e canzoni.
Cos’è
un calcio di rigore?
E’ un calcio
di punizione diretto battuto dal dischetto,
punto posizionato al centro dell’area di
rigore,alla distanza di 11 metri dalla linea
di porta.Di solito è assegnato dall’arbitro
contro la squadra che commette, nella
propria area di rigore e con il pallone in
giuoco, un fallo punibile con un calcio di
punizione diretta; i falli più
frequentemente fatti sono per gioco violento
ai danni di un avversario o il fallo di
mano.
Prima di
essere battuto ,tutti i calciatori,tranne
colui che è designato al tiro e il portiere
avversario devono rimanere all’interno del
terreno di gioco ma fuori dell’area di
rigore ad almeno 9,15 metri dal dischetto e
più indietro di esso.Il portiere avversario
deve trovarsi sulla propria linea di
porta,tra i pali della stessa di fronte a
chi batte,fino a quando non viene calciato
il pallone.Colui che batte il calcio di
rigore deve calciare il pallone in avanti e
non potrà giocarlo una seconda volta fino a
quando lo stesso non sarà giocato o toccato
da un altro giocatore.Il pallone sarà
considerato in gioco non appena avrà
percorso una distanza pari alla sua
circonferenza.Se il calcio di rigore viene
concesso allo scadere di uno dei tempi
regolamentari o supplementari e la gara
viene prolungata per la sola esecuzione di
detto calcio di rigore, la rete sarà
considerata valida anche se il pallone tocca
uno o entrambi i pali della porta,oppure la
sbarra trasversale o il portiere o una
combinazione di uno o più suddetti elementi,
purché non sia stata commessa alcuna
infrazione.
Bisogna ricordare che,oltre al calcio di
rigore assegnato durante la gara, nelle
competizioni sportive,quali tornei o
manifestazioni internazionali, in cui il
risultato al termine dell’incontro è in
parità, la squadra vincente viene decretata
con l’esecuzione dei calci di rigore.
In questo
caso l’arbitro sceglierà la porta dove
saranno calciati tutti i rigori.Deve poi
lanciare in aria una monetina e la squadra
il cui capitano ha vinto il sorteggio tirerà
il primo rigore. I rigori vengono calciati
alternativamente.Se una squadra,anche prima
dell’esecuzione di tutti e cinque i calci di
rigore (di regola assegnati a ciascuna
squadra),ha segnato più gol di quanti
l’altra potrebbe segnare anche completando i
propri cinque rigori, esecuzione dei rigori
termina. Se alla fine dei cinque calci di
rigore,le due squadre hanno segnato lo
stesso numero di gol o non ne hanno segnato
alcuno, si procede ad oltranza, nello stesso
ordine,fino a quando una delle due squadre,a
parità di rigori calciati ha segnato un gol
più dell’altra.
In
generale,possono essere scelti per
l’esecuzione dei rigori solo quei giocatori
che sono sul campo da gioco alla fine della
partita, e, nel caso in cui previsti, dei
tempi supplementari.
Dal punto di
vista tecnico il giocatore incaricato del
tiro,deve avere delle buone doti
calcistiche,buone capacità condizionali e
coordinative,un buon riflesso oculo-podale.
Il segmento
corporeo interessato nell’esecuzione
comprende l’articolazione della gamba di
appoggio al terreno che dovrà essere ben
salda a terra nel momento del calcio e
l’articolazione della gamba incaricata della
battuta;le principali articolazioni che
dovranno avere una buona mobilità sono la
coxo-femorale,ginocchio e la
tibio-tarsica.Anche il movimento del tronco
per una eventuale finta è importante per
ingannare il portiere.
Il calcio di
rigore può essere battuto in modi diversi:
-di potenza
-di
precisione
-di astuzia
Mentre per i
primi due tipi il fattore genetico è molto
determinante,il terzo tipo si può
effettuare
con una finta o aspettando la prima mossa
del portiere.
Per logica
più qualità e capacità condizionali e
coordinative possiede il rigorista,più alta
sarà la percentuale realizzativa di un
rigore.
Però alle
volte non bastano questi elementi,perché
associato a questi, un fattore
importantissimo è quello psicologico,in
quanto più un giocatore è “freddo”sul
dischetto,cioè non subisce i condizionamenti
dell’ambiente esterno e intorno a lui,più
riuscirà a concentrarsi sulla sua esecuzione
e quindi avrà maggiori probabilità di
successo.Per chi batte è molto importante lo
stato d’animo e lo stato fisico,infatti alle
volte molti giocatori scelgono il tiro di
potenza magari meno preciso perché si
sentono affaticati o hanno i riflessi poco
lucidi per effettuare un tiro di precisione.
Il portiere
dovrà avere anche lui delle buone capacità
condizionali e coordinative,una forte
reattività e forza esplosiva da fermo(in
quanto il portiere non si può muovere in
avanti e indietro la linea di porta prima
del tiro),e una buona dose di fortuna per
sperare di parare o indurre all’errore il
calciatore avversario.Dal punto di vista
psicologico il portiere deve essere
concentrato sulla palla e sul movimento
dell’arto che calcierà il pallone,però al
contrario di chi tira ha meno responsabilità
nel caso in cui subisca il gol,in quanto da
sempre vengono attribuiti più demeriti al
rigorista che sbaglia che riconosciuti
meriti al portiere che para o induce all’errore.Il
portiere si affida molto all’istinto e nel
caso non dovesse conoscere il modo di tirare
dell’avversario,deciderà nell’ultima
frazione di secondo prima della battuta,la
parte dove gettarsi per cercare di
intercettare la palla,oppure può anche lui a
sua volta cercare di ingannare il rigorista
con una finta.
La
psicologia è importante nello sport.
La concentrazione nell'esecuzione dei tiri
piazzati nel calcio, saper mantenere la
calma nel tirare un rigore, la forte
motivazione che sostiene l'atleta nei tempi
supplementari, l'abilità di eliminare i
fattori di distrazione e di prestare
attenzione del portiere: queste sono
solamente alcune delle caratteristiche
psicofisiche che contribuiscono al successo
di un atleta o di un'intera squadra e che
portano al risultato.
Quali pensieri attraversano la mente di un
calciatore mentre compie l'azione decisiva
per il goal ?. In questo caso il dialogo
interno è un fattore determinante per il
conseguimento del risultato: le gambe
"girano", come si dice in gergo, ma i
pensieri dell'atleta sono pensieri positivi,
pieni di fiducia nei propri mezzi fisici e
mentali.
E quanto conta la coesione di gruppo nel
mettere a punto una strategia di gioco ?.
Il fattore-squadra, cercato e ricercato in
allenamento, non è soltanto uno schema
tattico applicabile automaticamente, ma è
soprattutto un fattore umano che trova la
sua forza nelle adeguate relazioni
interpersonali fra gli atleti del gruppo.
Per vincere ci vogliono gambe, cuore e
testa: la condizione fisica e le capacità
tattiche e motorie dell'atleta sono il
fondamento su cui costruire una buona
performance, ma se aggiungiamo ad esse il
controllo emotivo sulle situazioni ed
abilità mentali sviluppate ed allenate, si
pongono le condizioni necessarie per
ottenere un buon risultato.
La psicologia dello sport si differenzia
dalla psicanalisi e dalla psicologia clinica
per i suoi fini e le sue metodologie: non è
una psicologia del profondo che opera alla
ricerca di una psicopatologia, ma è
piuttosto una psicologia dell'azione che si
pone come obiettivo la comprensione a 360°
dell'uomo e della sua preparazione sportiva.
Molti eventi calcistici di notevole
importanza quali Europei e Mondiali si sono
risolti ai calci di rigore oppure da un
calcio di rigore durante la partita,per
questo ultimamente molte squadre si sono
preparate in modo particolare cercando di
affinare il più possibile l’esecuzione dal
dischetto.L’Italia per esempio ha brutti
ricordi riguardo i rigori,infatti non
possiamo dimenticare le partite perse ai
rigori contro
Argentina(1990),Brasile(1994),Francia(1998),che
ci sono costate il via libera verso la
conquista della coppa del mondo. Ormai ai
mondiali saper tirare bene i rigori è
fattore determinante. Nel 1990 entrambe le
semifinali si decisero ai rigori,mentre la
finale fu decisa da un rigore a soli cinque
minuti dalla fine dei supplementari. Nel 94
fu la finale ad essere decisa ai rigori,
mentre nel 98 un quarto di finale si risolse
ai rigori. Per Italia e Inghilterra i rigori
sono un dramma, l'Italia ai mondiali non
vince ai rigori dall'86.
Per Argentina e Brasile i rigore sono invece
una pacchia.
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Il
capitano dei tulipani Frank de Boer
ammette che l’Olanda deve solo
prendersela con sé stessa se non è
riuscita a battere l’Italia nella
semifinale giocata ad Amsterdam.
L’Italia ha vinto per 3-1 ai rigori
dopo che 120 minuti di gioco non
erano bastati a produrre gol.
Com’è triste Amsterdam
De Boer e Kluivert hanno sbagliato
un rigore a testa nei tempi
regolamentari, in cui gli olandesi
non sono riusciti ad aver la meglio
di un’Italia ridotta in dieci per
l’espulsione di Zambrotta poco dopo
la mezz’ora. In seguito De Boer ha
sbagliato un rigore anche nella
sequenza dei calci di rigore finali.
“Proprio perché abbiamo sbagliato
due rigori nel tempo regolamentare,
gli italiani sono arrivati alla
lotteria dei rigori con un vantaggio
psicologico” afferma. “È molto
triste che sia finita. Penso che la
possibilità di diventare campioni
europei ci abbia messo una pressione
incredibile addosso. Alla fine
possiamo solo prendercela con noi
stessi”.
L’incubo dei rigori
De Boer riconosce che i rigori
sbagliati nei novanta minuti siano
costati la partita agli olandesi.
“Penso che se avessimo segnato uno
dei due rigori contro l’Italia in
dieci, non avremmo avuto problemi”
dice. “Ci siamo allenati sui rigori
ogni giorno e questa partita
dimostra che segnare un rigore è
sempre qualcosa di speciale e che
non è proprio il nostro forte”. Gli
olandesi sono usciti ai rigori nelle
ultime tre edizioni del Campionato
europeo, così come a Francia '98.
Con Toldo non si passa
Il capitano olandese ha visto i suoi
due tentativi respinti da Francesco
Toldo. “Per quanto riguarda il primo
rigore, ho calciato davvero molto
bene, come avevo fatto contro i
cechi” rivela. “Forse il portiere
aveva visto proprio quel rigore. Ma
Toldo è molto alto e ha scelto
l’angolo giusto. Ero convinto di
aver tirato un buon rigore. Per il
secondo rigore ho cercato solo di
colpire forte verso il centro della
porta, ma ero stanchissimo, non ho
tirato molto bene |
|
Il
segreto di Bacigalupo era odiare il pallone
"E' un nemico che non
deve entrare in casa" spiegava inventandosi un
training autogeno.
«Tirate, tirate, tanto prendo tutto»
Toldo: «I rigori erano il mio incubo. Ora quando
vedo l’uomo sul
dischetto penso: te lo paro»
«Prima restavo paralizzato e pensavo "ora mi fa gol,
ora mi fa gol"».
Poi, con un preciso anno di lavoro, tre anni fa ha
imparato: «Un
rigore si comincia a pararlo guardando negli occhi
l'avversario». Il
primo lo neutralizzò proprio contro la Francia...
di Luca Calamai
ANVERSA - Tre anni fa i rigori erano il suo incubo.
Francesco Toldo si
era sfogato, durante il ritiro precampionato, con
Paese, collaboratore
di Malesani, ed allenatore dei portieri della
Fiorentina. «Mister,
quando vedo un avversario che sistema il pallone sul
dischetto
comincio a pensare: "Ora mi fa gol, ora mi fa gol".
E resto come
paralizzato». Risultato: ogni rigore, una rete. Un
portiere impotente
davanti ai tiri dal dischetto mal si sposa con un
calcio che,
soprattutto nelle Coppe, assegna ai rigori un ruolo
spesso decisivo.
Il problema era stato discusso ed analizzato. Prima
di tutto dal punto
di vista tecnico. Il limite era nelle «gambe»: forti
ma non esplosive.
Per neutralizzare un rigore bisogna essere come
molle. Una finta e
via. Con quel metro e novantadue disteso in
orizzontale. Bisognava
dare scatto a questo fisico da cestista. E su questo
aspetto fu
costruito un preciso programma di lavoro. Il primo
segnale positivo
arrivò proprio durante il campionato d'agosto, nel
Memorial Cecchi
Gori. Il primo tiro dagli undici metri
neutralizzato. Un sospiro di
sollievo. La fine di un incubo. «Sapete quale è la
differenza rispetto
a tre anni fa? Che ora quando l'attaccante
avversario deposita il
pallone sul dischetto la prima cosa che mi viene in
mente è: "Adesso
te lo prendo". Ed un rigore si comincia a pararlo
guardando negli
occhi l'avversario».
«Il fenomeno di Amsterdam», «Il gladiatore dell'ArenA»,
«L'uomo dei
miracoli». Francesco Toldo ieri si è divertito
sfogliando la rassegna
stampa. Quando, poi, ha scoperto di aver preso anche
qualche dieci in
pagella è scoppiato in una grassa risata. «Mai presi
a scuola simili
voti». Anche se, è giusto ricordarlo, si è sempre
difeso egregiamente.
E l'idea, un
giorno, di riprendere gli esami all'Isef non è
ancora del
tutto abbandonata. La prima telefonata è stata per
mamma Toldo. «Mi
raccomando, conserva la registrazione della
partita», ha detto in
perfetto dialetto veneto. Quello con il quale
dialogava spesso con
Malesani. Poi, ha contattato Gastone Rizzato. Il suo
procuratore. Un
amico. «Gastone, ti devo confessare una cosa: "Non
credevo di essere
così forte". Contro l'Olanda mi sentivo tranquillo
ed invincibile. Una
sensazione incredibile. Più loro venivano avanti,
più io ero sereno.
Ad un certo punto sono arrivato a dire ad alta voce:
"Tirate, tirate,
tanto prendo tutto". Probabilmente non mi avrebbero
segnato neppure
con una cannonata».
|
Ecco
un riepilogo degli ultimi 10 anni
per quanto riguarda i rigori
calciati, quelli segnati, quelli
falliti e la percentuale di
realizzazione in serie A dal 1988
al1998:
|
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|
calciati
|
segnati
|
falliti
|
%
realiz.
|
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1997/98
|
126
|
89
|
37
|
70,63%
|
|
1996/97
|
109
|
80
|
29
|
73,39%
|
|
1995/96
|
101
|
80
|
21
|
79,21%
|
|
1994/95
|
106
|
81
|
25
|
76,42%
|
|
1993/94
|
108
|
78
|
30
|
72,22%
|
|
1992/93
|
97
|
73
|
24
|
75,26%
|
|
1991/92
|
95
|
66
|
29
|
69,47%
|
|
1990/91
|
105
|
86
|
19
|
81,90%
|
|
1989/90
|
96
|
76
|
20
|
79,17%
|
|
1988/89
|
98
|
78
|
20
|
79,59
|
Biagio: un rigore
da psicologo
30 giugno 2000
 |
|
|
Luigi Di
Biagio al momento del calcio di rigore(Reuters) |
|
(ANSA) - Andare su
quel dischetto, due anni dopo la maledizione di
Parigi, non è stato facile per Gigi Di Biagio. Ma
aver trovato il coraggio di farlo, affrontando
l'inevitabile paura, è la prova che il
centrocampista azzurro è uomo di successo, capace
dopo esser caduto di rialzarsi e riscattarsi.
L'analisi del momento
vissuto da Di Biagio ieri ad Amsterdam è di Aldo
Carotenuto, docente di teoria della personalità alla
facolta di Psicologia dell'università "La Sapienza'"
di Roma. "Nella vita - spiega lo psicologo - si cade
sempre, e non sarebbe vita se non fosse fatta di
errori. Quello che conta è sapersi rialzare. E nel
momento in cui Di Biagio si è incamminato verso il
dischetto del rigore si è rialzato, riscattandosi,
non dai tifosi, ma di fronte a se stesso".
E nel riscatto, il
centrocampista dell'Inter, è stato d'esempio per
tutti, mostrando coraggio e determinazione. "Perchè
- dice Carotenuto - quello che inganna gli uomini è
il fermarsi di fronte alle difficoltà
dell'esistenza. Con il suo gesto Di Biagio ha
dimostrato di non aver paura delle sconfitte, di non
fermarsi. E toccare il fondo per poi tornare a galla
è una delle doti più importanti delle persone di
successo".
Nel momento di tirare
il rigore, Di Biagio ha avuto paura. E questo, per
Carotenuto, è sinonimo di persona forte. "Sì -
spiega - ha avuto paura più di ogni altra cosa,
perchè ha capito che in quel momento si giocava
tutto se stesso, con se stesso. Ma un uomo forte non
può non aver paura, è la vita che spaventa e solo
gli uomini forti la sanno affrontare".
Nella sera di Di
Biagio un'altra maledizione è stata scacciata con
forza: quella dell'Italia eterna sconfitta ai calci
di rigore. "Anche gli azzurri hanno superato il loro
dramma - spiega lo psicologo - grazie alla
determinazione. Non si sono mai demoralizzati e gli
episodi della partita ne hanno fortificato il
carattere". Tutto il contrario degli olandesi che
"avevano la certezza di vincere e man mano che
passava il tempo non sono più riusciti a connettere
fino a smontarsi definitivamente e crollare davanti
a Toldo”.
Qui di seguito una
canzone di De Gregori e un breve racconto,ci
illustrano il momento clou della partita, quando il
calciatore è a un passo dalla gloria ma prima deve
fare i conti con la “paura”…..che gli fa tremare le
gambe.
LA LEVA CALCISTICA
DELLA CLASSE '68
Sole sul tetto
dei palazzi
sole che
batte sul campo di pallone
e terra e
polvere che tira vento e poi magari piove
Nino cammina
che sembra un uomo con le scarpette di gomma
dura
dodici anni e
il cuore pieno di paura
Ma Nino non
avere paura di tirare un calcio di rigore
non è mica da
questi particolari che si giudica un
giocatore
un giocatore
lo vedi dal coraggio dall'altruismo e dalla
fantasia
E chissà
quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di giocatori
tristi che non hanno vinto mai
ed hanno
appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso
ridono dentro al bar e sono innamorati da
dieci anni
con una donna
che non hanno amato mai
chissà quanti
ne hai visti chissà quanti ne vedrai
Nino capì fin
dal primo momento, l'allenatore sembrava
contento
e allora mise
il cuore dentro le scarpe
e corse più
veloce del vento
prese un
pallone che sembrava stregato
accanto al
piede rimaneva incollato
entrò
nell'area tirò senza guardare
ed il
portiere lo fece passare
ma Nino non
avere paura di tirare un calcio di rigore
non è mica da
questi particolari che si giudica un
giocatore
un giocatore
si giudica dal coraggio dall'altruismo e
dalla fantasia
Il ragazzo si
farà anche se ha le spalle strette
quest'altr'anno giocherà con la maglia
numero sette
(F. De
Gregori)
 |
 |
Avevano scelto
lui, e lui non
poteva
rifiutare.
L'avevano scelto
per le sue doti,
per il suo
carattere, ma
soprattutto per
quel suo
fenomenale piede
destro, un laser
a detta del
mister; Duillio
doveva tirare un
calcio di rigore
e non poteva
sbagliare.
La partita era
stata fino a
quel momento
abbastanza
noiosa, era una
finale del
resto, le
squadre
arroccate sulle
loro linee,
pensavano più a
difendere, che a
far pressing;
poi il fallo,
giusto pochi
attimi prima del
triplice
fischio, quando
ormai gli
spettatori si
pregustavano i
supplementari,
forse per un
attimo di
distrazione, un
fuorigioco male
impostato, sta
di fatto che
l'arbitro aveva
indicato
immediatamente
il centro
dell'area, senza
neanche
consultare il
guardalinee,
sicuramente
sollevato per
questo. Ora
spettava a lui,
al numero 7 , al
suo magico
destro. Tra i
compagni di
squadra c'era
chi lo
tranquillizzava
e chi lo
incitava, tutti
molto
preoccupati, ma
più leggeri,
soavi, ad una
spanna almeno
sopra di lui;
gli tiravano
pacche sulle
spalle, gli
sussurravano che
la vittoria era
vicina, ma
nessuno che si
azzardava a
dirgli che in
caso di destino
avverso non
sarebbe stato
lui il capro
espiatorio,
l'incapace che
non sapeva
neanche tirare
un rigore,
perché si sa
come la pensa la
gente, che
quando un rigore
viene parato,
non è merito del
portiere, ma
colpa di chi
l'ha calciato.
Ma Duillio non
ascoltava,
guardava
solamente quel
pallone così
tondo tra le sue
mani, e pensava,
pensava a DE
Gregori, al suo
Nino, anche lui
numero 7, anche
lui alle prese
con un calcio di
rigore, al
tiraccio di
Baggio e alle
lacrime di
capitan Baresi
in quella tanto
sfortunata
finale dei
mondiali 1994,
al sonoro
"stunc" della
traversa presa
da Di Biagio
quattro anni
dopo; non voleva
che finisse
così.
Sensazioni,
immagini ,parole
che lasciano il
segno nella vita
di un giovane,
che non ti fanno
mai dimenticare,
nel bene e nel
male, quegli
attimi, gli
attimi in cui ti
tiri su i
calzerotti e
t'infili la
maglia nei
pantaloncini,
perché è così
che ti ha
insegnato tuo
padre, gli
attimi in cui ti
guardi intorno e
vedi il
pubblico, il
dodicesimo
giocatore, che
ti incita, ti
sbeffeggia,
inneggia al tuo
nome, gli attimi
in cui poggi il
pallone su quel
cerchio bianco
in mezzo
all'area, ad
undici metri
dalla porta,
attimi che ti
rimangono
segnati sulla
pelle, che il
tempo non lava,
ma incide.
E giunse il suo
momento. Duillio
spolverò il
pallone, in
fondo doveva
essere un suo
alleato, se lo
rigirò tra le
mani indeciso in
quale posizione
poggiarlo, poi
decise che una
valeva l'altra,
in fondo non ci
aveva mai
creduto, e lo
posò
semplicemente
sul dischetto.
Alzò gli occhi e
vide il
portiere.
Cappelino
rigirato,
braccia
allargate,
maglietta
multicolor,
troppo
appariscente per
i gusti di
Duillio,
pantaloncini e
tuta sporchi di
terra, sorriso
per l'occasione
stampato in
faccia; pronto e
concentrato già
da qualche
minuto, preciso
sulla linea di
porta, forse un
po' spostato
sulla destra,
terribilmente
puerile, faceva
venire una gran
voglia di
tirarli una
bomba proprio
lì, dove il
presuntuoso
aveva lasciato
quello spazio
tanto invitante.
Ma no, Duillio ,
aveva già deciso
avrebbe tirato
come suo solito;
un tiro
piazzato,
preciso, deciso
e chiaramente
sulla destra. Si
guardò intorno
ancora un
attimo, poi si
rivolse al
cielo, scandì a
mezza bocca le
parole di una
preghiera,
breve, di
qualche secondo,
seguita da un
rapido segno
della croce; che
ipocrita pensò
tra se e se
Duillio, in
chiesa ci andava
si e no per
Natale, ma
questo pensiero
fu talmente
veloce che la
coscienza di
Duillio non se
ne accorse
neppure. Il
silenzio
improvvisamente
si fece largo
sul campo di
gioco, basta
ripensamenti,
ora non ci si
poteva più
tirare indietro.
Duillio prese
qualche metro di
distanza dal
pallone, il
giusto per una
buona rincorsa,
poi guardò
l'allenatore,
chissà cosa
s'aspettava ,
forse uno
sguardo teso o
un gesto
d'incoraggiamento,
invece il mister
lo guardava
sorridendo,
sereno; un
brivido pervase
la schiena del
ragazzo e
finalmente pensò
che comunque
fosse andata,
quel sorriso gli
sarebbe rimasto
per sempre nel
cuore. Il
silenzio venne
fragorosamente
rotto dal
fischio
dell'arbitro,
Duillio partì,
senza indugio,
guardando fisso
il portiere,
calciò il
pallone come non
aveva mai fatto
prima, un collo
pieno, dritto
sotto il sette,
il portiere si
lanciò ma
invano. La
parrocchia
esplose in un
boato, talmente
forte da coprire
perfino il
triplice fischio
dell'arbitro;
Duillio corse
verso i
compagni,
felice,
entusiasta,
mentre il
mister, don
Giulio, lo
guardava da
lontano, quel
dodicenne dalle
gambe tanto
secche, per il
suo modesto
parere di ex
giocatore, aveva
della stoffa.
Alla consegna
delle medaglie e
della coppa
Duillio non
smise mai di
sorridere, ma il
suo pensiero era
già altrove, a
casa, con la sua
famiglia dove
almeno per
quella sera non
si sarebbe
parlato d'altro
che di quel
fenomenale
calcio di
rigore. |
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Se poi tutte queste
emozioni vissute attraverso gli altri non dovessero
bastare per aver acquisito almeno un briciolo delle
emozioni che trasmette un tiro dagli undici metri
l’unico rimedio è…prendere un pallone,posizionarlo
sul punto di battuta e rendersi protagonisti di
questo evento che è parte integrante del gioco più
bello del mondo:”IL CALCIO”.
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