Tecnica e tattica
Fase di non possesso in una
dislocazione 5-3-2
Principi generali,
esercitazioni,
tipiche situazioni
di gioco.
Tratto dal sito
calciatori.com
di Marco Proto
Meccanismi difensivi
Da un'analisi limitata ad
un'osservazione tattica di tipo statico, si evince
chiaramente che una dislocazione 5-3-2 sul campo di
gioco comporta una copiosa occupazione dello spazio
centrale, nel quale si formano due strutture ad imbuto.
La logica conseguenza di ciò dovrebbe essere, e lo è in
molti casi, un'efficace restringimento degli interspazi
nelle zone antistanti la propria area o la propria
porta. A seconda del baricentro assunto dal collettivo
in contrapposizione alla manovra avversaria, si avrà una
maggiore concentrazione nella zona del centrocampo, o in
una zona più arretrata.
Il baricentro della squadra
costituisce un fondamentale dato tattico della fase di
non possesso, poiché determina la c.d.
linea del pressing,
cioè quella zona longitudinale del campo in cui inizia
l'azione combinata di pressione sul possesso palla
avversario. E oserei dire che questo deve essere un
aspetto mentale condiviso, comune e immediatamente
riconoscibile; non si può ottenere una buona
organizzazione dfensiva, se nella medesima situazione vi
sono giocatori che si posizionano, pensano e agiscono in
funzione di un pressing molto offensivo, ed altri che
invece fanno il tutto in funzione di un pressing da
innescare più in basso. Logicamente, rispetto ad altri
moduli che presentano (sempre secondo un'osservazione
limitata ad un punto di vista statico) un'occupazione
scaglionata delle zone laterali (4-4-2, 4-3-3 o 4-5-1,
3-4-3 o 5-4-1), il 5-3-2 è meno portato all'applicazione
di un pressing c.d.
ultraoffensivo.
Comunque, a prescindere da
queste considerazioni, ciò che permette al tecnico di
conferire al collettivo una buona organizzazione
difensiva è il lavoro sui concetti tattici di natura
individuale e collettiva, lavoro che deve rispettare gli
stadi della conoscenza, dell'applicazione stereotipata,
dell'applicazione complessa. Allenando soprattutto
l'intelligenza (da
intelligere
= capire, saper leggere o interpretare dati esterni),
piuttosto che la memoria o mere capacità
distanziometriche, si formeranno calciatori propositivi,
consapevoli, sicuri, e un eventuale errore del singolo
potrà essere facilmente rimediato e "mascherato" dal
reparto o dal collettivo.
Il concetto difensivo
principale da esplicare riguarda le modalità di
controllo degli avversari; questi ultimi compiono
movimenti, con e senza la palla, diretti al mantenimento
e alla finalizzazione del possesso; questi movimenti
vanno neutralizzati nel loro scopo, che è quello di
creare spazi utili (es. corridoi verticali) per sé e per
i propri compagni, e ciò può farsi:
-
con un dispositivo "a uomo",
nel quale il movimento del giocatore avversario va
controllato in ogni zona del campo, rispettando sempre
le regole fondamentali di una buona e vantaggiosa
marcatura
(stare tra avversario e porta; vedere sia la palla che
l'avversario); è necessario disporre, in una simile
organizzazione difensiva, di un giocatore libero da
marcartura diretta (appunto, il c.d.
libero),
che assolve compiti di copertura, di raddoppio, nonché
di impostazione; schematizzando, i punti di riferimento
del difendente a uomo sono: avversario, porta, palla,
compagni;
-
con un dispositivo "a zona",
nel quale il movimento del giocatore avversario va
controllato in funzione del suo rapporto
spazio-temporale con il movimento della palla. In
pratica, invece di controllare l'uomo, si copre la zona
di campo che potenzialmente può essere raggiunta dalla
palla, e soprattutto si copre l'azione di
pressione/marcatura che va effettuata sul possessore di
palla. Dunque la pressione sulla palla (sul suo
portatore, o sul suo ricevente, su cui deve avvenire la
presa di marcatura)
scala a seconda delle zone di copertura, mentre gli
altri difendenti assumono
prese di posizione
funzionali ad un
corretto equilibrio tra controllo dell'uomo e
occupazione dello spazio. Una simile organizzazione
difensiva consente di ottenere compattezza e superiorità
numerica nelle zone circostanti la palla (zona forte), e
nel contempo avere una preventiva copertura,
nelle zone più
lontane dalla palla (zone deboli); ciò favorisce
soprattutto le azioni di intercettamento, ed infatti
risulta naturale collegare l'organizzazione difensiva a
zona con la strategia del
pressing. La
predisposizione costante di reciproche coperture a
cascata non fa altro che generare la c.d.
diagonale difensiva
(molto evidente su attacchi laterali), nella quale si
applica il corretto equlibrio tra marcare (controllo
l'uomo che, nella zona, può risultare pericoloso; devo
cercare di vedere la palla e l'uomo) e coprire (occupo
lo spazio, così mantengo la squadra corta, compatta, e
funzionale ad un restringimento degli spazi e dei tempi
di gioco; copro gli spazi antistanti la mia area/porta).
Schematizzando, i punti di riferimento del difendente a
zona sono: palla, porta, compagni, avversari.
Nelle figure 13, 14, 14A e
14B forniamo un'interpretazione visiva dei due
dispositivi, e si comprendono quindi le differenze
essenziali in relazione ad una medesima situazione di
gioco.

Figura 13.
Il portatore di palla D ha superato il proprio
controllore, e si trova a condurre la palla frontalmente
alla porta. Le marcature degli attaccanti A-B-C sono
assegnate rispettivamente ai giocatori 3-5-2. I
movimenti coordinati e contestuali dei tre attaccanti
vengono curati e assorbiti individualmente, in base alle
regole fondamentali di una corretta marcatura. In
figura, è visualizzata l'ipotesi di un passaggio sul
movimento di A, e quindi il libero 6 va in copertura
sulla marcatura di 3. Nel caso in cui D avanzasse ancora
in azione di conduzione, la chiusura spetterebbe proprio
al libero 6, con i giocatori 2-3-5 in marcatura più
allentata per poter eventualmente intervenire sulla
palla in caso di dribbling. Si noti come nella globale
azione difensiva, i principali punti di riferimento
siano gli avversari, i cui movimenti vanno francobollati
a prescindere dagli spazi e tempi della giocata.
Figura 14.
Il collettivo è organizzato difensivamente secondo i
concetti della zona totale. Il portatore di palla D si
trova, momentaneamente, in situazione di palla libera,
potendo condurre la palla in maniera tale da poter anche
"vedere" dinanzi a sé. Il reparto difensivo "scappa"
leggermente indietro a protezione della propria porta,
per non concedere spazi e tempi vantaggiosi ai movimenti
degli avversari senza palla, ed inoltre si pone a
copertura del proprio componente 6, nella cui zona è
diretto il possesso di palla del giocatore D; il
difendente 6 deve essere pronto, con una opportuna
postura del corpo, a gestire una situazione di 1>1, la
cui efficacia può portare a risultati vantaggiosi per il
proprio collettivo (rallentamento, restringimento,
intercettamento-ripartenza, attuazione del fuorigioco,
raddoppio).
Figura 14A.
Spesso un'azione di conduzione della palla frontalmente
alla porta avversaria, può facilmente tradursi in una
situazione di palla coperta; è sufficiente una
conduzione con sguardo rivolto esclusivamente a terra, o
un allungarsi eccessivamente della palla. E' quello il
momento giusto per salire in blocco verso la palla (che
non è giocabile), e predisporre combinate azioni di
pressione-copertura. In figura, la conduzione di D si è
chiaramente avviata nella zona coperta dal giocatore 5,
il quale può ora effettivamente andare in pressione
sulla palla, opportunamente coperto dai propri compagni.
Si è formata la c.d. piramide difensiva, e risulta
attuabile la tattica del fuorigioco nei confronti degli
attaccanti i cui tagli erano diretti oltre la linea,
poiché il giocatore D si è precluso una proficua giocata
della palla. Si noti proprio come i movimenti di A-B-C
non siano stati completamente assorbiti dai difendenti
delle rispettive zone, poiché nessuno di loro è stato
effettivamente innescato dal possessore di palla.
Figura 14B.
In figura è visualizzata l'ipotesi che D, invece di
effettuare un'azione di conduzione, sceglie di
appoggiare immediatamente la palla sul movimento di A.
Si noti come il principale punto di riferimento, per i
difendenti, sia sempre il movimento della palla. Si crea
la diagonale difensiva, a copertura della
pressione/marcatura ad opera del giocatore 3; è
evidente, in questa diagonale, come i giocatori 6 e 2
assumano prese di posizione idonee:
-
alla copertura di 3-5;
-
alla reciproca copertura;
-
al restringimento degli
spazi e dei tempi di gioco nelle zone circostanti la
palla;
-
alla formazione di un blocco
difensivo corto e compatto;
-
ad un corretto controllo
dell'uomo nella propria zona, ponendosi all'interno del
triangolo palla-porta-uomo; in tal caso, se il giocatore
A riuscisse a crossare immediatamente, si potrebbe
efficacemente anticipare-marcare l'uomo della propria
zona.
Proprio la corretta
applicazione dei concetti della zona, consente di
chiarire un aspetto piuttosto spinoso collegabile ad una
dislocazione 5-3-2: il taglio in diagonale sotto il
difensore esterno. Abbiamo chiarito che un concetto-base
della difesa a zona è la presa di marcatura sul
movimento effettivamente innescato, e ciò presuppone che
il difendente parta in pressione allorquando parta
effettivamente la palla, e nel momento della ricezione
da parte dell'avversario deve assumere una postura
idonea ad affrontare la situazione di 1>1.
Nella figura 15,
in cui è evidenziato il taglio sotto il laterale 2, il
centrocampista 8 non pensa collettivamente e secondo i
principi del collettivo a zona, poiché segue il
movimento dell'avversario, senza preoccuparsi del
movimento effettivo della palla. In tal modo, rischia di
disorganizzare momentaneamente il sistema difensivo,
soprattutto in relazione agli spazi contrassegnati dai
cerchi gialli, facilmente attaccabili in seguìto ad una
serie di necessarie chiusure e scalature.
Nelle figure 16A-16B-16C,
invece, vengono visualizzate le corrette opzioni
difensive in base al movimento della palla:
Figura 16A.
La palla si muove dalla fascia verso il centro, nella
zona occupata da 8 (che non si è fatto attrarre dal
taglio); 8 può andare in pressione sulla palla,
opportunamente coperto (mediante formazione della
piramide difensiva) dai compagni 2-7-9.
Figura 16B.
Il possessore di palla decide di innescare
immediatamente il taglio; la porta e l'area sono
comunque ben coperte dai giocatori 6-4-5 (un corollario
positivo del 5-3-2 è proprio quello di avere una
copertura efficace e costante dei tre difensori
centrali, coadiuvati da almeno un esterno), in attesa
che si realizzi il recupero di 2 sulla fascia destra. Il
centrocampista 8, valutata la situazione tattica
circostante, può decidere se andare in raddoppio, se
mettere in zona d'ombra un movimento di sostegno, o
rimanere in copertura preventiva per pressare su uno
scarico.
Figura 16C.
Viene servita una punta che va a fungere da appoggio. Il
difensore di zona può prenderne la marcatura,
opportunamente coperto dai compagni di reparto 2-4; 8
può andare in raddoppio, mettere in zona d'ombra un
eventuale sostegno, o porsi in funzione di una
successiva copertura.
Di sicuro, in uno sport
open skill
quale il calcio, la gestione delle situazioni non è così
schematica ed automatica; ciascun giocatore impegnato
nella fase di non possesso (= difendente, o difensore in
senso lato), è chiamato ad una lettura possibilmente
anticipata del gioco, e soprattutto deve essere efficace
nell'adattamento repentino al nuovo e successivo
contesto tattico.
In ogni caso,
l'addestramento alla fase di non possesso non può
prescindere dalla conoscenza, e dal corretto utilizzo,
dei principi di tattica individuale. A tal fine, sono
utili determinati lavori di 1>1, 2>2 e 3>3; tra
innumerevoli varianti, ne vediamo dei semplici esempi
nelle figure 17-18-19. Queste esercitazioni devono
essere l'occasione, per il tecnico, di proporre
accorgimenti e consigli utili nella gestione di
situazioni base della fase di non possesso (1>1
frontale, laterale, di spalle; modalità di contrasto
frontale, laterale; piede forte, piede debole;
temporeggiamento e copertura; lato forte, lato debole;
palla libera, palla coperta).
Per quanto concerne lo
sviluppo dei profili di tattica collettiva, possono
risultare utili lavori analitici, svolti in
inferorità/superiorità numerica, come illustrati nelle
figure 20-21-22.
La mentalizzazione del
gruppo al fatto che una buona fase di difesa nasce dal
posizionamento degli attaccanti e centrocampisti, e
soprattutto da un comune e condiviso approccio alla
manovra avversaria, si può ottenere con lavori 11>11 (un
esempio in figura 23).
Figura 17.
Esercitazione 1>1, che rappresenta l'archetipo della
fase di non possesso.
Varianti:
come in
figura 17A-17B-17C-17D,
il tecnico trasmette la
palla ad un attaccante; il difensore, partendo da una
posizione prestabilita, deve difendere la propria porta;
può prevedersi una zona franca in cui il tecnico può
posizionarsi per scambiare con l'attaccante. In questi
tipi di lavoro, come già detto, il tecnico può porre in
evidenza gli aspetti di una corretta marcatura; in
particolare:
-
nella marcatura
frontale, sarà
importante innanzitutto proteggere lo spazio dietro a
sé, e precipuamente la porta; dunque è importante porsi,
nell'azione di marcatura diretta, all'interno del cono
visivo possessore palla - porta. Ulteriore obiettivo del
difensore è quello di "invitare" l'avversario a condurre
la palla verso l'esterno; in tal senso, oltre al
posizionamento tra palla e porta, è importante non
affrontare mai l'avversario con i piedi orizzontali,
bensì in divaricata antero-posteriore. Possibilmente,
sarebbe l'ideale portare l'avversario dalla parte del
suo "piede debole"; a tal fine, può risultare utile
appoggiare in avanti - nella divaricata
antero-posteriore - il piede corrispondente a quello di
conduzione dell'avversario. E' importante, inoltre, non
avere la frenesia di andare al contrasto; per il
difensore, infatti, è molto più proficuo non farsi
puntare, guardare solo la palla, assorbire nello spazio
la conduzione, e prima o poi sarà lo stesso attaccante a
dover prendere una decisione. Al momento opportuno, si
può andare ad effettuare an'azione di contrasto
frontale, con la corretta postura del corpo. Ma sarà già
stato importante, per il difensore, non aver concesso il
dribbling o il tiro da
posizione
favorevole. Ricordiamo sempre che il calcio è un gioco
di squadra, e quindi la riconcquista della palla non può
- e non deve - passare esclusivamente per un' azione
individuale di contrasto diretto
-
nella marcatura
laterale, sarà
importante costringere l'avversario a decentrarsi, e a
non farsi superare sul proprio lato cieco. Al momento
opportuno, può essere effettuato un contrasto laterale,
scivolato, o di spalla
-
nella marcatura
di spalle (o da
tergo),
sarà fondamentale per il
difensore vedere sia la palla che il proprio avversario,
e sarà dunque necessario mantenere una certa distanza
(braccio-avanbraccio) dal giocatore in possesso o in
immediata ricezione. Ciò non consente, tra l'altro,
all'attaccante di "sentire" il difensore, sfruttando il
corpo di questi come perno, e quindi superarlo in
rotazione. Nel caso in cui l'attaccante si giri, il
difensore ben distanziato potrà efficacemente tentare
l'azione di contrasto. Altrimenti, la decisione di un
passaggio arretrato o orizzontale sarà già un successo
tattico per il difendente; non si deve cadere, infatti,
nell'errore di concentrarsi
esclusivamente
sulla riconcquista diretta e individuale, spesso
commettendo anche falli inutili. Per quanto concerne
l'anticipo, esso va tentato solo in condizioni di
sicurezza (adeguata copertura; caratteristiche tecniche
e fisico-atletiche del difensore e dell'attaccante). Un
attimo prima della effettiva ricezione, il difensore
deve essere abile nel mantenere gli appoggi in
divaricata antero-posteriore, per risultare reattivo
nella successiva corsa di spostamento; difatti può
verificarsi un stop a segure (e qui la presa di
marcatura dovrà essere efficace), uno stop difettoso
(può essere effettuata un'azione di intercettamento o
contrasto), oppure un passaggio immediato (e qui deve
essere prontamente assunta una idonea presa di posizione
in base alla nuova situazione di gioco)
Figura 18.
Esercitazione 2>2. In figura, il difensore B deve
costantemente equilibrarsi tra le azioni di copertura,
marcatura e fuorigioco; quindi può, a seconda della
situazione tattica:
-
allentare il controllo
dell'uomo, e accentuare la copetura sul compagno A
-
porsi in copertura più
larga, per non avere lato cieco rispetto all'uomo senza
palla, e quindi controllandolo meglio
-
salire in linea,
accompagnando la pressione di A, poiché la profondità
non è più attaccabile (con trasmissione o conduzione
della palla)
Figura 19.
Esercitazione 3>3. La squadra in non possesso deve
impedire agli avversari di condurre la palla oltre la
propria linea di meta. Si valorizza, dunque, l'azione di
copertura su un eventuale dribbling avversario, nonché
la copertura in diagonale sul lato debole.
Figura 20.
Esercitazione 5>5. Un giocatore (colore nero) si muove
in una zona franca, in cui può condurre e trasmettere la
palla senza alcuna opposizione, ma non può superare la
sua linea di delimitazione. Nello spazio attivo di
gioco, si affrontano cinque difensori (colore granata) e
quattro attaccanti (colore giallo). I cinque difensori
saranno continuamente impegnati in azioni di
pressione/marcatura, di copertura reciproca, di
scalamento di marcature, e di intercettamento su
passaggi alti e bassi.
Figura 21.
Esercitazione 6>7. Si suddivide una metà campo in due
separati spazi di gioco (in figura, zona 1 e zona 2).
Nella prima zona si gioca un 2>2, in cui l'obiettivo
degli attaccanti (colore giallo) è di servire e fare da
sostegno in favore dei compagni situati nella zona
successiva. Nella seconda zona si gioca un 5>4. In
pratica la linea difensiva si comporterà in conseguenza
dell'efficacia della pressione nel 2>2. Nel caso in cui
un componente della linea difensiva riesca ad
impadronirsi della palla, dovrà immediatamente lanciare
in direzione della zona antistante, nella quale i gialli
dovranno ricominciare l'azione offensiva.
Figura 22.
Esercitazione 7>8 in una metà campo; in effetti, la
squadra che attacca (colore giallo) può disporre di un
esterno in sovrannumero, che il tecnico può posizionare
su una delle due fasce. In questo tipo di lavoro, si
cura con attenzione la collaborazione, in fase di non
possesso, tra i due reparti di difesa e centrocampo.
Figura 23.
Esercitazione 11>11 in campo ridotto. La squadra
deputata alla fase di possesso (colore blu), ha
l'obiettivo di segnare utilizzando al massimo 3 tocchi.
Dunque, nella prestazione della squadra difendente,
viene accentuato l'utilizzo delle tecniche di contrasto
indiretto e di intercettamento; e quindi si sviluppa un
lavoro improntato alla ricerca della compattezza e della
pressione collettiva. In caso di intercettamento della
palla, la squadra difendente deve prodursi in ripartenze
senza opposizione, con l'obiettivo di segnare
utilizzando al massimo 2 tocchi.
Una simile progressione
didattica è strutturata su un aspetto fondamentale
dell'iter formativo del calciatore: l'
anello di congiunzione
tra tattica
individuale e tattica collettiva. Le due sfere di
insegnamento e di applicazione non vanno affatto scisse.
Occorre rendere consapevole ciascun membro del gruppo
che - da un lato - la sua azione difensiva va inserita e
coordinata in una dimensione più ampia;e che -
dall'altro lato - il raggiungimento di obiettivi tattici
collettivi non può prescindere dai presupposti di base
della tattica individuale, anzi gli ultimi sono
funzionali
ai primi. Tutto ciò,
inevitabilmente, significa conferire una buona
organizzazione difensiva alla squadra. In proposito,
visualizziamo determinate situazioni di gioco nelle
figure 24 e 25.
Figura 24.
L'esterno 3, molto rischiosamente, si è mosso per una
pressione alta sulla palla, abbastanza oltre la linea di
metà campo. Ciò dovrebbe direttamente ed inevitabilmente
comportare un pericolo? Niente affatto; una buona
organizzazione collettiva può - e deve - sopperire;
occorre ricomporre, con le opportune scalature, la
compattezza tra le due linee.
In effetti, a livello di
tattica di reparto e di squadra, il criterio-guida
principale è quello della individuazione della ZONA
FORTE e della ZONA DEBOLE; ciò consente, in qualsiasi
situazione e all'interno di qualsivoglia modulo, una
difesa efficace mediante una
razionale
occupazione collettiva degli spazi di gioco.
Volendo soffermarci su un
aspetto strettamente numerico - ma senza degenerare in
analisi erroneamente scollegate dai presupposti
cognitivi e applicativi di tattica individuale -
si potrebbe
semplificare il tutto nella formula del costante "3+1"
in relazione alla palla. Cosa significa avere il "3+1"
in relazione alla palla?
Per
avere il "3" nella zona
forte, si vuole
intendere la predisposizione di due reciproche coperture
a favore dell'uomo che, secondo i principi della zona,
va in pressione sulla palla.
Per
avere l' "1" nella zona
debole, si vuole
intendere che
la presa di posizione
dell'ultimo uomo della diagonale di copertura, deve
essere funzionale ai probabili sviluppi del gioco, e
quindi deve essere contestualmente idonea:
-
all'intercettamento di una
trasmissione orizzontale o leggermente diagonale della
palla
-
alla chiusura in
pressione/marcatura su passaggio indirizzato nella sua
zona di copertura
-
a costituire una soluzione
efficace in caso di ripartenza
Logicamente, in caso di
progressivo avvicinamento alla propria porta, si
accentuano gli aspetti del controllo dell'uomo e dell'
eventuale presa di marcatura, a scapito della copertura
dello spazio in ottica di restringimento, raddoppio,
pressing (v. figura 25). Infatti, aumentano
considerevolmente le possibilità di conclusione
ravvicinata verso la propria porta.
Figura 25.
La diagonale di copertura
dell'esterno destro 2 è più larga e bassa, a protezione
della propria porta. In questo genere di situazioni, a
prescindere da un corretto posizionamento collettivo
mediante le diagonali di copertura in relazione alla
palla, è opportuno ricordare che il bravo difendente non
deve mai totalmente perdere di vista l'uomo che - con un
certo coefficiente di probabilità - può essere raggiunto
dalla palla e concludere a rete; in relazione a questa
lettura prognostica del gioco, sono importanti
determinati elementi di valutazione in riferimento al
possessore di palla avversario: orientamento visivo;
possibilità di giocata; abilità tecniche; abilità
motorie. Quindi, il difensore deve:
-
assumere un posizionamento
che sia funzionale ad un'eventuale presa della marcatura
-
in caso di posizionamento
errato di un compagno perché non idoneo ad un potenziale
controllo dell'uomo, scalare la copertura/marcatura, se
a sua volta dispone di una copertura che può scalare;
altrimenti deve arrangiarsi a controllare a "triangolo
aperto", cioè possibilmente riuscire a controllare
entrambi gli avversari che possono ricevere e risultare
molto pericolosi
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